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IDEE
tratto dal n. 04 - 2000

RUSSIA. Incontro con Michail Gorbaciov

La Realpolitik e la “politica morale”


Kissinger ha criticato quanti, negli ultimi venti anni, hanno gestito la politica con «l’arroganza di chi ritiene di essere nel giusto». Gorbaciov rilancia: «Non c’è più spazio per queste “vertigini” per i successi raggiunti»


Intervista con Michail Gorbaciov di Giovanni Cubeddu


«Se io non avessi iniziato la perestrojka probabilmente avreste davanti a voi ancora oggi il segretario del Pcus!».
L’inattesa affermazione dell’“orgoglio sovietico” di Gorbaciov si è avuta a Roma, dove Gorbaciov ha presentato il libro di un suo amico (Roulette russa di Giulietto Chiesa). Poi Michail Sergejevic è volato negli States, a parlare con Henry Kissinger di geopolitica: dell’impero americano nel XXI secolo e di cosa gli Stati Uniti pensano di se stessi. In un altro contesto sarebbe stata un’esercitazione accademica; dopo la fine dell’era Eltsin e in piena campagna per le presidenziali americane è indizio di qualcosa di più.
Gorbaciov appare tranquillo e padrone del suo futuro politico. E traspare in lui una certa soddisfazione: «Durante le elezioni russe ho potuto partecipare a trasmissioni televisive, dare i miei giudizi sui risultati del voto» dice. «E per la prima volta, dopo circa dieci anni nell’era Eltsin, ho potuto farlo in diretta nelle prime due reti, che sono statali. C’era interesse per la mia opinione. Direi che il periodo passato della mia vita, nel quale sono stato un “dissidente” nel mio Paese, è finito».

Lei ha affermato pubblicamente di aver parlato con Prodi e di averne riferito al neopresidente Putin. Significa che lei avrà nuove responsabilità politiche in Russia?
Michail GORBACIOV: Ho già detto di non avere intenzione di assumere alcuna funzione politica, in qualsiasi sede reale dell’apparato statale. Mi occupo tutto il tempo di politica… Soprattutto ora, da quando cioè sono stato eletto presidente del Partito socialdemocratico della Russia.
Quella che si annuncia come l’era Putin viene già catalogata come un regime «con tratti democratici ma decisamente autoritario». Questa definizione è di Henry Kissinger, che prevede inoltre la ripresa economica della Russia.
GORBACIOV: Alla Russia probabilmente, oltre alla necessità di conservare l’attaccamento a libertà, democrazia, mercato e apertura, servirà anche l’introduzione di qualche elemento autoritario. Perché ci sono dei problemi molto complessi…
Dunque concorda con Kissinger: Putin agevolerà la crescita della Russia…
GORBACIOV: Ciò dipenderà dalle scelte che il neopresidente farà. Se riesce a capire e accettare il segnale datogli dalle elezioni, dall’afflusso massiccio di elettori alle urne e dal mandato fiduciario che la gente gli ha conferito già al primo turno, allora avrà non soltanto grandi problemi da affrontare ma allo stesso tempo grandi chance da sfruttare. E la gente lo potrà appoggiare perfino nelle questioni che in altre occasioni gli sarebbe stato difficile risolvere.
Le leggo un giudizio che Kissinger ha dato sulla politica estera di potenza degli Stati Uniti: «Non si tratta di arroganza del potere, ma di arroganza da parte di chi ritiene di essere nel giusto. È il dibattito che da vent’anni ormai si sviluppa in America tra Realpolitik e politica morale». Ancora: «Quando l’America esercita la sua leadership – troppo spesso, per i miei gusti – lo fa in nome di quelli che considera princìpi universali. Si può anche definirlo un delirio, ma è un dato di fatto della vita politica». Allora?
GORBACIOV: Penso che qui si senta “l’eco” della lotta presidenziale, senza dubbio! Ma, comunque, si può dire che ha ragione Kissinger quando sostiene che è come se gli americani non vedessero che il tempo fuori è cambiato, e tirano ormai altri venti… Direi che si tratta di una “malattia”, che è peggio del complesso d’inferiorità. Si tratta del complesso del vincitore. Ecco perché i nostri partner americani – perché sono nostri partner, visto che abbiamo fatto insieme molte cose e altrettante ce ne sarebbero da fare – pensano che tocchi esclusivamente a loro risolvere i più scottanti problemi della politica internazionale e che nessuno faccia alcunché prima che loro muovano un dito. Devo dire che si tratta del mancato adeguamento ai nuovi impegni e alla situazione attuale. Ora sono aperte le chance per il dialogo, per cercare insieme le soluzioni.
Non c’è più spazio per queste “vertigini” per i successi raggiunti. Anche perché quando i successi vengono ottenuti escludendo gli altri, sono assai instabili.
Perciò, se non accetto gli argomenti elettorali di Kissinger, dico però che la sua affermazione, in questo caso, è giusta.
Infine, crede che con Putin vi sarà più spazio per il dialogo della Chiesa cattolica con i cristiani russi e l’Ortodossia?
GORBACIOV: Se Putin avesse le riforme in tasca, darebbe maggiore ascolto alle richieste della Chiesa cattolica. Ma se non riuscisse a liberarsi dall’abbraccio ingombrante di coloro che lo hanno eletto, allora dovrà tenersi stretto all’Ortodossia russa, non potrà permettersi aperture. Probabilmente, questo è lo scenario.


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