Venti anni dopo
Giulio Andreotti

La lettera autografa di Vittorio Bachelet (nella foto) indirizzata a Giulio Andreotti presidente del Consiglio, il 5 agosto 1979: «Caro Giulio, nel momento in cui lasci la presidenza del Consiglio desidero farti giungere il mio saluto e dirti il mio grazie per quanto hai sempre fatto per facilitare il mio lavoro. Con ogni augurio ti abbraccio. Tuo, Vittorio Bachelet». Sotto la lettera, il tagliandino elettorale di Bachelet per le elezioni per il Comune di Roma del 1976
Ma – e qui l’omissione è stata più rilevante – di Bachelet non può dimenticarsi l’impegno nella rivista di Paolo Emilio Taviani, Civitas. Lo stesso Taviani scriverà al riguardo.
Un’altra lacuna (non sembrino questi rilievi in contrasto con il giudizio positivo che ho dato del seminario rievocativo) mi è sembrata nei confronti di una analisi della azione direttiva di Bachelet come vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, carica tra l’altro squisitamente politica. Per quel che so fu rispettoso della professionalità, dei giudici ma attento, nei limiti del possibile ad impedire non tanto lo spirito di corpo quanto la rigidità delle divisioni organizzative interne dei togati.
La sua designazione era stata fortemente ostacolata dalle sinistre che gli votarono contro compatte. Riuscì eletto con grande fatica e soltanto perché in via eccezionale andò a votare (per lui) il presidente della Repubblica Leone. Il tempo e le circostanze non sono passati invano. L’altro giorno alla Cancelleria tra gli oratori vi era proprio il professor Conso, l’antagonista di quella difficile elezione.
Una analisi attenta e laudativa dell’attività scientifica ed accademica di Vittorio è stata fatta da professori già suoi allievi o suoi colleghi di Università. Il tutto riassunto molto bene nel profilo globale tracciato dal presidente Casavola.
Mi piace concludere questo ricordo con un passo di Bachelet che, alcuni anni fa, L’Osservatore Romano pubblicò nella rubrica dei pensieri spirituali: «I tempi attorno a noi non sono facili: le difficoltà politiche, le incertezze, le contraddizioni ci ammoniscono che sarà un cammino non privo di rischi che chiederà tutto il nostro senso di responsabilità, soprattutto tutta la nostra semplice fede, tutta la nostra vivace speranza, tutta la nostra più vera carità».
A nessuno sfugge la perdurante attualità di questa riflessione.