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LE SPOGLIE DI SAN LUCA
tratto dal n. 11 - 1998

«Custodiamo un prezioso e straordinario tesoro»


Intervista con Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova


Intervista con Antonio Mattiazzo di Stefania Falasca


«Vorremmo che non ci succeda quello che accadde ai Magi quando dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme e domandarono: “Dov’è il Re dei Giudei che è nato?” (Mt 2, 2). Gli abitanti di Gerusalemme non se ne erano resi conto. Così è avvenuto che dei cristiani ortodossi orientali, monaci del Monte Athos e il metropolita di Tebe, sono venuti a Padova per venerare san Luca, mentre molti padovani ignoravano la tradizione della sua presenza a Padova. Se i risultati delle analisi scientifiche convergessero a stabilire la consistenza della tradizione, noi a Padova dovremmo renderci conto del prezioso e straordinario tesoro che custodiamo». Così ha affermato il vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, in occasione della festa annuale di san Luca il 18 ottobre. Il 17 e il 18 ottobre scorsi, infatti, le reliquie dell’evangelista Luca sono state esposte alla venerazione dei fedeli nella Basilica di Santa Giustina a Padova.

Eccellenza, il 17 settembre scorso si è proceduto ad aprire nella Basilica di Santa Giustina l’urna contenente le reliquie attribuite a san Luca evangelista al fine di compiere una ricognizione scientifica. Quale è stato il motivo che l’ha indotta a prendere questa importante decisione?
ANTONIO MATTIAZZO: Il motivo che mi ha spinto ad intraprendere questa decisione è stata una richiesta del tutto imprevista che mi è pervenuta dall’arcivescovo di Tebe, sua eminenza il metropolita Hieronimus. In una lettera, scritta in greco e portante la data del 18 ottobre 1992, il metropolita di Tebe, che era venuto a Padova per venerare san Luca, mi chiedeva di donare alla Chiesa di Tebe «un frammento significativo delle reliquie da deporre là dove si trova ed è venerato oggi il sepolcro sacro dell’evangelista». L’arcivescovo di Tebe non aveva infatti alcun dubbio che le reliquie conservate nella chiesa di Santa Giustina fossero quelle dell’evangelista Luca; che il corpo di san Luca, originariamente sepolto a Tebe e da qui traslato a Costantinopoli, fosse stato successivamente trasportato a Padova. Nella sua lettera proponeva anche di organizzare delle solenni celebrazioni in onore dell’evangelista e aggiungeva: «Riteniamo che tali celebrazioni avvicineranno i fedeli delle due diocesi, renderanno più profonda la fraternità dei due vescovi, incrementeranno il cammino dell’ecumenismo, cose oggi più che mai necessarie nelle presenti circostanze».
A seguito di questa richiesta, lei ha quindi costituito una commissione scientifica...
MATTIAZZO: Sì, ho proceduto a costituire una commissione con l’incarico di esaminare la questione della consistenza storica della tradizione concernente la presenza delle reliquie di san Luca a Padova, ma è apparsa subito chiara l’esigenza di procedere, oltre che all’analisi storica, anche ad una ricognizione scientifica dei resti. Ho quindi nominato allo scopo un ristretto comitato scientifico. Quando poi si è venuto a conoscenza dell’atto notarile della ricognizione compiuta sulle reliquie nel 1463 e, da uno studio storico del professor Prevedello, monaco del monastero benedettino di Santa Giustina, si è saputo che il cranio del supposto corpo di san Luca venne traslato a Praga nella Cattedrale di San Vito nel 1354, i membri del comitato scientifico hanno chiesto di poterlo esaminare. Ho scritto allora una lettera all’arcivescovo di Praga, il cardinale Miloslav Vlk, per chiedergli di prestarci la reliquia del cranio per la ricognizione.
Però solo a settembre di quest’anno la commissione scientifica ha potuto esaminare il cranio attribuito a san Luca conservato nella Cattedrale di Praga...
MATTIAZZO: La risposta si è fatta attendere. In effetti la mia richiesta si è inserita in una disputa tuttora in corso tra lo Stato e la Chiesa nella Repubblica Ceca, disputa concernente la proprietà della Cattedrale di San Vito, confiscata dal regime comunista e non ancora restituita alla diocesi. A luglio ho finalmente ricevuto la notizia che ci sarebbe stato prestato il cranio per alcuni giorni. Questo è stato portato a Padova il 20 settembre dal decano della Cattedrale di Praga, monsignor Jan Matejka, e da un esperto paleontologo, professor Emanuel Vlcek, che aveva nel frattempo proceduto ad un accurato esame della reliquia. Da parte mia ho provveduto a informare la Santa Sede circa la decisione di procedere alla ricognizione, chiedendo l’autorizzazione di donare al metropolita di Tebe un frammento significativo delle reliquie nel caso in cui le condizioni del corpo l’avessero consentito. La Congregazione delle cause dei santi, interpellata anche la Segreteria di Stato e il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mi comunicava l’autorizzazione.
Gli studiosi hanno verificato come il cranio giunto da Praga si articoli perfettamente con lo scheletro padovano che è stato rinvenuto acefalo. Ma per attestare l’autenticità delle reliquie di san Luca sono necessarie ancora ulteriori indagini...
MATTIAZZO: Agli esperti è ora demandato di studiare con tutti i moderni strumenti scientifici le reliquie, gli oggetti e i documenti che le accompagnano. Da parte mia mi limito a rilevare l’importanza eccezionale di questa ricognizione. Non si tratta di studiare l’autenticità delle reliquie di un personaggio recente e di ambito locale, ma di uno dei quattro evangelisti, di valore quindi universale. La nostra fede non si basa certo sull’autenticità o meno delle reliquie che una antica tradizione attribuisce a san Luca. Ma se i risultati della ricognizione convergessero a stabilire con certezza la consistenza di tale tradizione, noi a Padova dovremmo renderci conto del prezioso e straordinario tesoro che custodiamo. Pertanto la diocesi di Padova, insieme con la comunità dei monaci benedettini di Santa Giustina, in seguito all’evento della ricognizione, si propongono di valorizzare la figura e l’opera di san Luca anche nella prospettiva del Giubileo del duemila.


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