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DOCUMENTO
tratto dal n. 11 - 1998

Dei presidenti patrioti e delle interferenze papali


La raccolta degli articoli di Giulio Andreotti pubblicati sul quotidiano Il Tempo dal 26 settembre al 17 novembre. Inoltre proponiamo ai lettori, per l’interesse dei temi trattati, un’intervista che il nostro direttore ha rilasciato alla Stampa. E un breve ricordo di Vittorio Orefice apparso sul Corriere della Sera


Gli articoli di Giulio Andreotti apparsi su Il Tempo


26 settembre
Saragat, un grande patriota

Un grande patriota è stato solennemente ricordato nel centenario della nascita, il presidente Giuseppe Saragat, mettendosi in luce i momenti più rilevanti della sua vita: dagli anni dell’esilio antifascista alla presidenza dell’Assemblea costituente e alla presidenza della Repubblica.
Fece impressione nel 1946 l’accreditata voce che per lui avesse votato l’ultima regina d’Italia. Pochi mesi dopo, staccandosi dai socialisti alleati dei comunisti fu determinante nella difesa democratica dell’Europa occidentale. Nella situazione odierna sembra impossibile che l’aggettivo “socialdemocratico” fosse divenuto allora l’epiteto più offensivo nella lotta politica.
Un solo grave errore resta a suo carico. Ritenendo nel 1953 che De Gasperi stesse accordandosi con l’onorevole Nenni (il che era assolutamente falso) fece cadere il governo. La memoria di questa vicenda non mi impedisce di associarmi con convinzione al tributo reso alla memoria di un grande personaggio.


27 settembre
Viva il re di Spagna, nato a Roma

Martedì prossimo, nel corso della visita ufficiale a Roma, il re di Spagna sarà solennemente ricevuto nei due rami del Parlamento, prendendo la parola sia nell’aula di Montecitorio che a Palazzo Madama. L’omaggio è più che dovuto nei confronti di un sovrano che ha assolto in modo stupendo al ruolo di garante delle libertà democratiche in un Paese dove si temevano fondatamente, dopo il tramonto del generale Franco, momenti di disordine, di vendette e di instabilità. Ma l’introduzione di questa novità nel protocollo delle visite di Stato mi sembra che abbia un significato anche di profondo mutamento degli umori politici degli italiani. Sarebbe stato impensabile qualche anno fa prevedere un discorso alle Camere del presidente Nixon o del presidente Podgorny. Adesso gli spazi si allargano e si può innovare. Se poi qualcuno del cerimoniale nutrisse delle preoccupazioni si potrebbe stabilire che le sedute d’onore del Parlamento si effettuano solo per capi di Stato esteri nati a Roma. Qui infatti ebbe i natali sua maestà Juan Carlos di Borbone.


28 settembre
Ora l’Europa sbanda a sinistra

A parte il dispiacere personale per il cancelliere Kohl cui mi legano ricordi personali, amicizia e vicende politiche e di governo vissute insieme, sono preoccupato per il numero eccessivo di governi socialisti dentro l’Unione europea che rischiano di dare una monotonia politica pericolosa. Farei lo stesso ragionamento se in Europa ci fossero tredici governi democristiani, o comunque di centro. Vi è un’altra preoccupazione ed è rappresentata dal piccolo margine che ha caratterizzato il risultato elettorale di queste ore. Con un margine così piccolo il governo tedesco è parlamentarmente debole e una Germania debole non è utile all’Europa.
Ho vissuto con il cancelliere Kohl molte vicende, specialmente il momento dell’unificazione tedesca e ammirai la grandissima capacità e anche il coraggio di respingere un governo di coalizione che, in quel momento, sembrava potesse essere utile per non caricare solo su una parte politica tutti i pesi dell’unificazione stessa.


30 settembre
È bizzarro nazionalizzare lo sport

Le recenti vicende del mondo sportivo, con polemiche arrivate anche al vaglio degli esperti del Comitato internazionale olimpico, stanno rapidamente sconfinando in una discussione globale sulle federazioni e sul Comitato nazionale. Il rischio che per buttar via l’acqua sporca si getti anche il bambino esiste e va messo in evidenza. Tanto più che ho letto su La Stampa un titolo: La storia del Coni: Onesti doveva liquidarlo. Non è giusto dire questo. Giulio Onesti affrancò lo sport dalle interferenze politiche, garantendo l’autosufficienza finanziaria attraverso i proventi del Totocalcio e stimolando uno sviluppo fortissimo in tante discipline. Realizzò – non lo si dimentichi – due splendide Olimpiadi: Cortina d’Ampezzo nel 1956 e Roma nel 1960. Il motto «lo sport agli sportivi» fu adottato dai governi De Gasperi ed è stato finora rispettato. È vero: tante cose sono cambiate; e interessi enormi entrano in gioco con i diritti televisivi e tanti retroscena mercantili, legittimi ma devianti. Mi sembra però bizzarro che mentre si esalta la privatizzazione dell’energia elettrica e si ipotizza quella delle poste si voglia nazionalizzare lo sport. Non è possibile che non vi sia un altro detersivo per far pulizia.


3 ottobre
In Europa nostalgie monocolori

Eccettuata la Spagna, tutti i Paesi che contano in Europa oggi hanno una maggioranza di sinistra. Questa palese espressione di gioia è compresa in una intervista rilasciata a commento della sconfitta della Democrazia cristiana in Germania da un importante personaggio socialista italiano. A parte il declassamento di alcuni Paesi, non proprio consono allo spirito dell’Unione, esprimo una viva preoccupazione. Quando i Paesi della Cee erano in maggioranza democristiani non era mai venuto in mente a Kohl o ad altri di issare sulla nave comune il vessillo dello scudo crociato. La politicizzazione di parte è sotto tutti i profili dannosa. Tra l’altro allontana una tappa che è sotto molti aspetti importante; e cioè il passaggio dalle decisioni all’unanimità a quelle a maggioranza. Per il resto, se son rose fioriranno. Tradotto in termini pratici questo vuol dire che se il cancelliere Schröder troverà modo di dimostrare la validità di utili ricette per combattere meglio la disoccupazione (uno dei cavalli di battaglia della sua vittoria), ne saremo davvero lieti; ne trarremo tutti vantaggio e ci sforzeremo di imitarlo.


6 ottobre
Il gioco purtroppo contagia il Paese

Leggo che si sta lavorando per dar vita a un’agenzia per la gestione di tutti i giochi. Dinanzi alla mole delle scommesse pubbliche la figura del vecchio Ispettore delle Lotterie che trovava il suo giorno di gloria in settembre a Merano ormai è più che depassata. Può darsi quindi che un profondo riordino si imponga; ma sotto questo impulso tecnico si annida la vecchia aspirazione di espropriare sia l’Unire che il Coni. Con l’ippica ci sono silenziosamente quasi riusciti; e ora le traversie del Coni sembra offrano una insperata occasione favorevole alla ministerializzazione. Ho molti dubbi su questa opportunità. C’è poi da riflettere sulla febbre del gioco che sta arrivando a punte incredibili. In Parlamento siamo stati finora perplessi sull’apertura dei casinò; ma con il nuovo corso non so quanto resti valida questa prudenza. E mi dispiace.


11 ottobre
Rivedere le regole sulla giustizia spettacolo

Si è svolto a Nizza un seminario internazionale di avvocati con il proposito di censurare le manifestazioni della “giustizia spettacolo”. Deve essere evidentemente un fenomeno piuttosto diffuso se vi si dedica una riflessione di tre giorni con la partecipazione anche del guardasigilli francese. I risultati però sono stati modesti. I difensori della riservatezza non hanno convinto i rappresentanti della stampa, che hanno ribadito la loro convinzione sulla utilità delle cronache giudiziarie a ogni fase processuale. Molti però censurano le violazioni del segreto istruttorio, che peraltro sono sempre attribuite a ignoti. Una nota positiva è data dal proposito di fare “pubblicamente” macchina indietro quando le conclusioni di Tribunali e Corti siano assolutorie. L’Associazione internazionale degli avvocati si è impegnata presso l’Onu a rivedere le regole della giustizia penale nell’ambito della tutela dei diritti civili.


3 novembre
Oggi negli Stati Uniti È il giorno del giudizio

Negli Stati Uniti vi è oggi la grande tornata elettorale. A due anni di distanza sia dalla vecchia che dalla nuova votazione presidenziale alla consultazione del popolo viene dato un preciso significato di sondaggio del livello di favore dell’opinione pubblica verso la Casa Bianca. Questa volta, date le code della nota vicenda sentimentale (si fa per dire) di Clinton, si pensa che saranno gli americani a decidere anche se potrà cavarsela con una censura o se dovrà lasciare il posto al suo vice. Non nascondo che a me sembra doppiamente errata questa connessione. Da un lato non capisco perché se un elettore del Wisconsin vuol cambiare il proprio rappresentante questo significhi che è a favore o contro la castità matrimoniale del presidente. Ma anche il ruolo mondiale che Washington esercita in tutti i campi non dovrebbe essere messo in gioco per un episodio comunque personale. Ma purtroppo è così. Il primo mercoledì di novembre degli anni pari è il giorno del Giudizio.


4 novembre
Non sia demonizzato il sistema proporzionale

La percentuale degli americani che si reca alle urne continua a essere a stento la metà degli aventi diritto. Gli altri non vanno al mare, come usa dirsi da noi, ma a lavorare. Forse il votare il mercoledì è in parte concausa di questo assenteismo.
La preoccupazione che la gente non partecipasse alle votazioni era da noi vivissima durante l’Assemblea costituente e c’era chi voleva che si fissassero sanzioni per i trasgressori. Ci si contentò della presa di nota degli assenti. Di fatto per molti anni le percentuali italiane sono state esemplari, con una recente inversione di tendenza che alcuni attribuiscono alla fine della guerra fredda e delle contrapposizioni frontali. È un fenomeno da non sottovalutare. Con quale legge elettorale si voterà? Si pone innanzitutto il quesito sulla sorte “costituzionale” della proposta di referendum per sopprimere l’attuale quota attribuita con la proporzionale. Vi sono poi sul tavolo varie ipotesi: dal metodo del doppio turno di coalizione a quello suggerito dal professor Sartori. Ma altri schemi sono e saranno messi allo studio. Demonizzare a priori il sistema proporzionale con soglia minima di un cinque per cento, ad esempio, non è così giusto, proprio mentre alla Camera dei comuni si fa strada il proporzionalismo e il Parlamento europeo lo considera idoneo alla sua legge elettorale.
Almeno se ne discuta.


6 novembre
Nessuna forzatura alla Costituzione se si sostiene la scuola privata

Nelle dichiarazioni iniziali del presidente D’Alema vi è stato un accenno, brevissimo ma significativo, al tormentato problema della scuola non pubblica, che da più parti gli veniva posto come urgente ed ineludibile. Negli ultimi cinquant’anni – si è quasi retoricamente chiesto – chi ha governato? A prima vista sembrava che si rivolgesse ai nuclei di proliferazione postdemocristiana, ma in realtà l’intoppo più serio credo lo si trovi ideologicamente altrove. Come del resto fu per la riforma nel Concordato con la Santa Sede sulla quale i comunisti erano d’accordo da molto prima, ma non lo erano i socialisti.
Vi è però un punto che va chiarito, perché è stato finora l’ostacolo a provvedere. Si tratta dell’articolo 33 della Costituzione. «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».
Orbene, le ultime quattro parole furono aggiunte su proposta del liberale onorevole Corbino e approvate con 244 voti a favore e 204 contro (tra cui il mio). Corbino però aveva chiarito di voler escludere l’obbligo di aiuti pubblici, ma lasciare aperta la «Facoltà di Dare o di non Dare». Con legge ordinaria possono pertanto prevedersi sostegni concreti alle scuole private senza la minima forzatura costituzionale.
Il resto è proprio del dibattito politico.


8 novembre
Per cementare la pace bisogna coinvolgere anche Assad e la Siria

Mi trovai per caso una volta a Gerusalemme quando scoppiò uno degli ordigni attraverso i quali i nemici della pacificazione cercano di bloccare il dialogo. Compresi allora che se non si scoraggiano questi terroristi dichiarando che il dialogo comunque non si interrompe il rischio dei drammatici attentati continuerà. Anzi, mentre si registra un intensificato impegno degli Stati Uniti (particolarmente significativo perché sviluppato in pieno periodo elettorale, indice cioè di una adesione degli ebrei americani in passato molto diffidenti in proposito) i fanatici temono di perdere quota e occorre evitare a ogni costo battute d’arresto. Sembra che Clinton vada di persona a consacrare a Gaza l’intesa realizzata tra Arafat e Netanyahu, con i buoni uffici del re di Giordania. Molto bene. Forse nell’occasione o altrimenti, dovrebbe prendere contatti con Assad. Dimenticando la Siria non si chiuderà mai il penosissimo contenzioso.


12 novembre
La rivolta dei primi cittadini

Non voglio entrare nel problema “caldo” di un possibile partito dei sindaci e del suo avvenire. Sono però necessarie alcune considerazioni per potersi orientare. La cosiddetta crisi dei partiti ha avuto una incidenza profonda, cancellandone alcuni, obbligando altri a cambiare la ragione sociale; e consigliando i nuovi a chiamarsi altrimenti (Alleanza, Forza, ecc.). Che poi il numero dei partiti oggi sia più alto di “prima” è uno di quei paradossi di questo periodo che forse continuerà a lungo a chiamarsi di transizione. Accantonate le ideologie e logorati i vecchi e costosi modelli organizzativi con dichiarata illegalità del riservato modo di finanziamento aggiuntivo a quello pubblico, sembra logico che si cerchino aggregazioni diverse e che si pensi a un rapporto nuovo con la popolazione. Di qui l’idea della politicizzazione delle rappresentanze territoriali. La Francia ha in materia una vecchia tradizione che ha resistito a tutti i cambiamenti. Gran parte dei membri del Parlamento francese sono sindaci o appartenenti a consigli periferici. Non dico che questa concezione sia importabile da noi. Ma penso che se ne debba discutere, senza intolleranza e spocchia.


17 novembre
Ankara ricordi quante volte l’abbiamo sostenuta

La questione curda occupa da tempo attenzione e preoccupazione di governi, di servizi di sicurezza, di cultori di storia. Persino gli apologeti del grande Ataturk sono costretti a fare qualche riserva sui suoi programmi di modernizzazione proprio a causa della marcia indietro che fece fare al riconoscimento di spazi di autonomia per la popolazione curda. Ma oggi il problema che abbiamo da risolvere è in un certo senso limitato ed insieme più complesso: che si decide per il guerrigliero Ocalan di cui i turchi chiedono la consegna?
Ci siamo trovati più volte in delicate situazioni del genere, da quando il governo francese ci teneva il broncio per l’accoglienza non giudiziaria che da noi trovava qualche “ribelle” algerino in lotta per l’indipendenza. A un certo punto De Gaulle convinse i suoi connazionali che si doveva voltare pagina e l’Algeria si vide riconosciuta la sua sovranità; cosicché il nostro contenzioso con Parigi fu archiviato.
Ma qui è diverso. Non si tratta – almeno per i non oltranzisti – di una guerra di secessione, ma della rivendicazione di salvaguardie giuridiche della specificità di una componente di uno Stato multietnico. Proprio perché l’Italia si è fatta carico delle aspirazioni turche a entrare nell’Unione europea, credo che il governo di Ankara debba evitare verso di noi toni ultimativi sul caso Ocalan; sul quale sventuratamente si sta attizzando anche una delle tante polemiche interne.
Senza urtare suscettibilità, ritengo che vi sia una regola non offensiva per l’altrui sovranità. Avendo noi ripudiato per Costituzione la pena di morte, non possiamo espellere uno straniero che rischi nella sua patria l’impiccagione. Si badi. Non si tratta di diritto d’asilo, che presuppone l’illiberalità di uno Stato estero. È molto di meno e molto di più.
Può persino darsi – io me lo auguro – che i turchi, anche in vista dell’Europa, trovino un modus vivendi con la minoranza curda e, in quel giorno, emanino una amnistia politica. Occorre evitare che per qualcuno la riabilitazione avvenga solo “alla memoria”.


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