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RAPPORTO STATO-CHIESA
tratto dal n. 01 - 2008

La lezione di Rodano


Il cardinale Bagnasco ha recentemente sostenuto che i rapporti tra Chiesa e Stato erano migliori nel momento della contrapposizione, che non escludeva il dialogo, tra Dc e Pci. Franco Rodano fu uno dei maggiori pensatori di quella stagione politica e la sua testimonianza andrebbe rimeditata


di Adriano Ossicini


Franco Rodano con la moglie Marisa

Franco Rodano con la moglie Marisa

In un lucido intervento sul Corriere della Sera Marisa Rodano commentava il discorso del cardinale Bagnasco che aveva sostenuto che in Italia i rapporti tra Chiesa e Stato erano stati più chiari e sostanzialmente migliori nel periodo in cui il nostro Paese era sostenuto da un dialogo, oltre che da una contrapposizione, fra Democrazia cristiana e Partito comunista. Le argomentazioni della Rodano sono molto importanti e la documentazione della sua personale esperienza politica è illuminante. Ma bisogna ricordare che il problema di fondo è quello del tema sempre ricorrente della laicità, anche in relazione al rapporto tra Chiesa e Stato.
Dobbiamo partire da lontano, da quando cioè, dopo molte vicissitudini risorgimentali, i cattolici finalmente, caduto il non expedit di Benedetto XV, ebbero un loro ruolo nel Paese con il Parito popolare di don Sturzo. Fu un’avventura straordinaria perché questo partito, pur inserendo i cattolici nella vita politica, raccoglieva anche una grande tradizione risorgimentale, le grandi tematiche di Rosmini, alcuni aspetti importanti dell’avventura di Murri e alcune profonde istanze di carattere sociale. Con il fascismo tutto questo crollò e si arrivò a un rapporto tra Stato e Chiesa sostanzialmente legato a un appoggio determinante della Chiesa al regime. Una grande esperienza andò, in parte, dispersa, rimanendo legata solo alle grandi testimonianze di Donati e di Ferrari, alla coraggiosa solitudine di De Gasperi e di alcuni pochi popolari rimasti antifascisti. Quello che viene chiamato “laicato cattolico” fu spinto dal Vaticano a dare un determinante appoggio al fascismo ricevendo in cambio una religione… di Stato. E bisogna partire, allora, dal 1938, quando, a causa delle leggi razziali, una parte, pur piccola, del laicato cattolico si organizzò per un’azione di rottura contro la collusione fra fascismo e Vaticano. Torno sulla vicenda della Sinistra cristiana, che fondammo in quell’anno, per ricordare che in quel momento, e solo a partire da quel momento, ci fu un rapporto operativo abbastanza intenso, anche se carico di rischi, fra dei cristiani in politica e il Partito comunista. Questo rapporto, rivelatosi necessario nella lotta contro il fascismo, si solidificò nella Resistenza. Nell’iniziale vicenda della Sinistra cristiana il problema della laicità della politica fu posto in modo molto chiaro, anche in riferimento all’importanza e ai limiti del collegamento con il Partito comunista. E debbo ricordare che anche nei miei rapporti personali con alcuni dirigenti del Partito comunista durante la lotta clandestina – per esempio quelli intensi con Pietro Ingrao – risultò chiaro non solo il loro interesse per le nostre posizioni, ma la loro visione di un rapporto profondamente rispettoso con la Chiesa. La Chiesa abbandonò lentamente la sua posizione di appoggio al fascismo che nella sostanza terminò con la caduta del regime. Ma non c’è dubbio che fin dal 1938 c’erano nella Chiesa, anche ai più alti livelli, posizioni differenti. Il fatto che quando io ero in carcere, classificato come “sovversivo” e imputato di collegamenti operativi con il Partito comunista, il Papa facesse scrivere dal cardinale Maglione a Mussolini perché mi fosse sottoposta una domanda di grazia – che rifiutai –, è segnaletico di un certo orientamento; così come pure il fatto che il presidente della Fuci, Giulio Andreotti, a nome di quella organizzazione, proprio il giorno stesso in cui ero uscito dal carcere, in condizioni fisiche precarie per i maltrattamenti subiti, mi inviasse una lettera con un… assegno di sostegno per le mie cure! Ma quello che è più importante è l’appoggio sistematico dato dalla Chiesa cattolica, tramite il Vicariato di Roma, alla formazione partigiana da me guidata nella capitale durante la Resistenza, formazione che operava in stretta collaborazione con l’organizzazione partigiana comunista. Attraverso questi elementi, si può capire come, fin dalla Resistenza, il rapporto non solo tra Chiesa e Stato, ma tra Chiesa e Partito comunista, nonostante le asperità, si ponesse nei termini anche di un dialogo. In questo senso è emblematico un carteggio dell’ottobre 1943 fra Andreotti – che come presidente della Fuci era profondamente legato a Pio XII –, Franco Rodano e me. Andreotti, anche a nome del Papa, metteva in guardia Franco Rodano per il tipo di collaborazione politica che quest’ultimo aveva proposto di realizzare con il Partito comunista, in modo particolare per le implicazioni teoriche di questo tipo di collaborazione. Le risposte di Rodano e le mie furono in parte identiche, in parte profondamente differenti. Rodano rivendicava l’importanza di un’alleanza politica e di un dialogo anche a livello teorico con il Partito comunista; questo lo portò, poi, a entrare nel Partito comunista. Io sostenevo l’importanza di un’alleanza politica, ma rimarcavo una profonda distinzione sul piano teorico. Ciononostante debbo dire che il rapporto tra Andreotti e Rodano proseguì – pur nelle distanze a un certo punto drammatiche – in modo serio ed ebbe anche un’importanza politica di grande rilievo. Purtroppo poi la situazione internazionale, il Patto di Yalta e la collocazione dell’Italia nel quadro delle alleanze atlantiche, la guerra fredda e, oltretutto e più di tutto, la documentazione che la Chiesa aveva sui drammi (anche sul piano religioso) del mondo comunista, portarono a irrigidimenti e a rotture. Ma, nonostante questo, certi atteggiamenti del Partito comunista furono tali da permettere oggi al cardinale Bagnasco e a Marisa Rodano di affermare e documentare che un certo dialogo su temi di fondo ebbe una particolare importanza.
Alcide De Gasperi durante un comizio in piazza Duomo a Milano, il 13 aprile 1948

Alcide De Gasperi durante un comizio in piazza Duomo a Milano, il 13 aprile 1948

La vicenda della Sinistra cristiana e del suo scioglimento è in questo senso indicativa. È noto come, per opposte ragioni, De Gasperi e Togliatti fossero interessati alla fine di questa realtà, che, per diversi motivi, era di ingombro ai loro orientamenti politici. Per De Gasperi era fondamentale l’unità dei cattolici, per Togliatti era importante un dialogo diretto con la Democrazia cristiana. C’è un avvenimento che, in modo singolare, chiarisce queste tesi. Durante la campagna elettorale del 1946, io sostenni, in un articolo di fondo su l’Unità, che l’appoggio della Chiesa all’unità politica dei cattolici era contrario alla libertà di coscienza. Non solo ebbi seri guai con il Santo Uffizio, ma Togliatti polemizzò personalmente con me dichiarando che non voleva in alcun modo entrare in conflitto su questo tema con la Chiesa. Certo ormai è chiaro che, a prescindere dalla buona volontà, il progetto di Togliatti di una stabile collaborazione tra Partito comunista e Democrazia cristiana – progetto cui Rodano e i suoi compagni diedero appoggio con lo scioglimento della Sinistra cristiana – era errato, e avevano ragione coloro che come me sostenevano che una tale collaborazione non poteva durare. E infatti non durò. Ma ciò nonostante – e la Rodano lo documenta – il Partito comunista di Togliatti non solo non interruppe il suo lavoro di collaborazione a una Costituente repubblicana, ma perseguì lucidamente (vedi l’approvazione dell’articolo 7) un dialogo con la Chiesa cattolica che ebbe aspetti di grande rilievo. E qui voglio ricordare, nel venticinquesimo della sua scomparsa, un uomo di cultura e un politico, Franco Rodano. Non posso non ricordare che nei problemi della laicità, nel rapporto dei cristiani con la politica, nelle relazioni fra Chiesa cattolica e Partito comunista, il ruolo di Rodano fu decisivo. Continuo a pensare di aver avuto ragione a perseguire una linea politica che mi portò, tra l’altro, ad argomentare (con posizioni poi rivelatesi esatte) la mia opposizione allo scioglimento della Sinistra cristiana. E penso che si sia dimostrato – anche per il mio lungo, successivo, impegno politico da indipendente – come la mia posizione in politica, discutibile o no, fosse sostanzialmente laica. Ma altrettanto laica, nonostante alcuni contrasti, fu quella di Rodano. Non poche polemiche ci sono state su una sua presunta non laicità. Polemiche assolutamente inconsistenti. Rodano non fondò nessun cattocomunismo, fu profondamente cattolico per fede e un serio e coerente militante comunista in politica. Quando nel volume Laboratorio politico. Il compromesso storico, Paolo Sordi e Pino Trotta parlano di una «teologia politica del compromesso storico», soffermandosi in particolare sui rapporti fra Rodano e don Giuseppe De Luca, svolgono argomentazioni del tutto errate. La loro collaborazione fu legata all’importante mediazione svolta da Rodano attraverso il sacerdote per una ripresa dei rapporti tra Chiesa cattolica e Unione Sovietica e per un dialogo sul tema fondamentale della laicità in politica. E nella teoria del compromesso storico, che è una lucida conseguenza delle posizioni di Rodano, non c’è alcuna caduta della laicità, ma solo la convinzione della necessità e della possibilità di uno stabile rapporto fra Partito comunista e Democrazia cristiana. Che questa ipotesi si sia rivelata errata è dimostrato anche dal fallimento del compromesso storico. Ma questo non significa che ci fossero delle cadute sul piano della laicità! Non si può non rilevare quanto Rodano avesse argomentato e analizzato, con grande anticipo, talvolta in modo profetico, i temi di fondo che il Concilio Vaticano II con grande coraggio avrebbe affrontato successivamente. E trovo che sarebbe di grande interesse che fossero ripubblicati, discussi e meditati tre grandi suoi saggi: Lettere dalla Valnerina, Lezioni di storia “possibile”, Lezioni su servo e signore. Sono testi straordinari che fanno di Rodano uno dei pensatori di maggiore rilievo di una nostra stagione politica. Certo, per certi aspetti, nella drammatica situazione culturale e politica che noi stiamo vivendo, una testimonianza come la sua andrebbe rimeditata, anche quale espressione di quel dialogo importante ricordato dal cardinale Bagnasco e da Marisa Rodano.


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