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IL SACRAMENTO DELLA...
tratto dal n. 02/03 - 2008

Un sacramento decisivo per la salvezza delle anime


Intervista con il vescovo Gianfranco Girotti, reggente del Tribunale della Penitenzieria apostolica


Intervista con Gianfranco Girotti di Gianni Cardinale


Gesù risorto con i due discepoli di Emmaus

Gesù risorto con i due discepoli di Emmaus

Il Tribunale della Penitenzieria apostolica è il più antico dicastero vaticano attualmente in attività e ha la competenza su tutto ciò che attiene al cosiddetto “foro interno”, anche non sacramentale. Si occupa, in pratica, di trattare le cause che riguardano le assoluzioni dalle censure e le dispense riservate al Papa. È un dicastero che ha fini esclusivamente spirituali, la cui attività è ordinata direttamente alla “salus animarum”, e che per questo ha l’obbligo di rispondere celermente alle richieste che arrivano: non va mai in vacanza. È l’unico organo che funziona pienamente anche durante il periodo della sede vacante, quando tutti gli altri uffici della Santa Sede possono adempiere solo all’ordinaria amministrazione.
La Penitenzieria lavora con discrezione e solitamente non finisce sotto i riflettori dei mass media. Ma ogni regola ha la sua eccezione e così, recentemente, anche la Penitenzieria ha avuto il suo momento di ribalta sulla stampa italiana e internazionale. È successo in occasione del “Corso sul ‘foro interno’” che la Penitenzieria ha tenuto dal 3 all’8 marzo scorso. A fare “rumore” sono state in particolare alcune affermazioni fatte dal reggente – il numero due dopo il cardinale James Francis Stafford – della Penitenzieria, il vescovo Gianfranco Girotti, francescano conventuale. 30Giorni lo ha intervistato.

Eccellenza, ha avuto una vasta eco sui mass media il fatto che lei, nella sua relazione al “Corso sul ‘foro interno’” organizzato di recente dalla Penitenzieria apostolica e in una intervista rilasciata a L’Osservatore Romano, abbia ripescato una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, pubblicata nel 1998, da cui si evince che in Italia la Confessione è un sacramento poco “frequentato”…
Gianfranco Girotti: Si tratta in effetti di dati sconfortanti, per certi versi inquietanti. Anche perché riguardano un Paese, l’Italia, in cui il processo di secolarizzazione è certamente meno sviluppato rispetto ad altre realtà del mondo occidentale. Il che fa pensare che altrove la realtà sia anche peggiore. Papa Luciani, di venerata memoria, diceva che dopo il Concilio di Trento aumentarono le confessioni e diminuirono le comunioni: dopo il Concilio Vaticano II, invece, sono aumentate le comunioni, ma sono diminuite le confessioni.
La ricerca in questione risale a dieci anni fa. Ce ne sono state altre successive?
Girotti: No, a nostra conoscenza non sono state fatte altre ricerche.
Avete la sensazione che ci sia una ripresa?
Girotti: Purtroppo no. Non si avvertono segnali in questo senso.
Eppure durante il Giubileo del 2000 sembrava che la confessione fosse tornata in auge, specialmente tra i più giovani.
Girotti: È stato così. Ma purtroppo, si è rivelata una, seppur felice, parentesi. A quanto risulta, non c’è stata quella inversione di tendenza duratura che pure si era auspicata e per certi versi sperata.
Nei santuari invece molti fedeli si accostano al sacramento della Confessione.
Girotti: Questo è vero, i santuari sono delle isole felici in questo senso. È un conforto e una gioia per tutta la Chiesa che in questi luoghi siano sempre tantissimi quelli che si accostano al sacramento della Penitenza. Ed è anche la dimostrazione della bontà di una sana devozione popolare, che a volte però viene guardata con troppo sospetto da chi si ritiene intellettualmente superiore.
Sempre prendendo spunto da alcune sue dichiarazioni, sui mass media è passata la notizia che la Chiesa abbia aggiornato la lista dei peccati, aggiungendone di nuovi…
Girotti: In effetti da parte di alcuni organi di stampa si è fatto credere che la Chiesa abbia rubricato una nuova serie di peccati. Non è così, ovviamente. I peccati sono sempre quelli. Il decalogo non è cambiato, il Vangelo neppure. E neanche il catechismo. È ovvio che con il progresso l’uomo acquisisce nuove potenzialità per compiere il bene, ma anche, ahimé, la capacità di compiere nuove forme di trasgressione della legge divina. Ma questo non vuol dire che si possa parlare di nuovi peccati. Sono già abbastanza quelli codificati, non è il caso aggiungerne altri.
Eppure hanno colpito i riferimenti, da lei fatti, a peccati contro l’ecologia e a quelli commessi in conseguenza delle manipolazioni genetiche…
Girotti: In entrambi i casi si tratta di nuove forme di violazione della stessa legge di Dio, che prima non erano possibili, e che vanno ovviamente segnalate. Ma è fuorviante, ripeto, parlare di nuovi peccati. Anche se capisco che giornalisticamente questa formula può piacere.
Il presidente venezuelano Hugo Chávez, leggendo alcuni dispacci di agenzia riguardanti i “nuovi peccati”, si è complimentato del fatto che il Vaticano lo avrebbe “copiato” nella condanna della ricchezza smodata…
Girotti: In realtà il presidente Chávez dovrebbe sapere che nel vecchio Catechismo, che forse lui avrà studiato da piccolo, la Chiesa elencava quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. E di questi quattro, due erano peccati per così dire sociali: l’oppressione dei poveri e la frode nel salario degli operai. Credo che in questo il presidente Chávez non abbia scoperto nulla. La Chiesa non copia nessuno: segue solo Gesù e il suo Vangelo.
Eccellenza, i dati e le frasi che hanno avuto ampia eco sui mass media sono stati diffusi in occasione del “Corso sul ‘foro interno’” che la Penitenzieria ha organizzato dal 3 all’8 marzo scorso. Di cosa si tratta?
Girotti: Sono circa quindici anni che la Penitenzieria organizza questi corsi. Inizialmente erano stati concepiti per aiutare i giovani sacerdoti ad affrontare il delicato compito di amministrare il sacramento della Penitenza ai fedeli. Col passare degli anni però, a frequentarlo si presentano anche preti con più anzianità di servizio, per così dire, che però desiderano essere aiutati a confessare bene.
Perché organizzate questo Corso sul “foro interno”?
Girotti: Perché a volte i sacerdoti novelli, ma non solo loro, hanno una preparazione un po’ lacunosa a livello dottrinale, canonistico, e anche pastorale. E poi anche perché a volte nel clero si avverte una scarsa attenzione e una certa trascuratezza nell’amministrare questo sacramento che pure è decisivo per la salvezza delle anime.
Quanti sono i partecipanti?
Girotti: Il Corso è iniziato quasi in sordina, con 50-60 aderenti, che però, anno dopo anno, sono sempre aumentati. Quest’anno abbiamo raggiunto la cifra di circa 700 partecipanti. Si tratta di un piccolo record, oltretutto inatteso, tanto che l’usuale udienza finale concessa dal Papa non si è tenuta, come era previsto, nella Sala Clementina ma nella più capiente Aula delle Benedizioni.
Da dove vengono i partecipanti al Corso?
Girotti: Sono soprattutto italiani, ma partecipano anche sacerdoti stranieri che sono nella Penisola per motivi di studio o formazione.
Eccellenza, la Penitenzieria si occupa anche delle indulgenze. Con l’attuale pontificato sembrano essersi moltiplicate…
Girotti: Senz’altro. E si sono moltiplicate per il semplice motivo che si sono moltiplicate le richieste. E ne arrivano di nuove ogni giorno. Anche da dove uno non se l’aspetterebbe. Negli ultimi anni solo dalla Germania ne sono arrivate ottocento, a fronte delle duecento provenienti dall’Italia. E la Germania è il Paese dove la rottura della Riforma partì proprio sulla questione delle indulgenze… Sono così tante le richieste complessive che questa Penitenzieria sta rafforzando proprio l’ufficio che si occupa delle indulgenze.


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