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CRISTIANESIMO
tratto dal n. 02/03 - 2008

La preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori per la visita al Santissimo Sacramento



Recensione a cura di don Giacomo Tantardini


Gaetano Andrisani, <I>Una preghiera 
di sant’Alfonso</I> (Saggi storici casertani 19), Caserta 2008, 158 pp., euro 15,00

Gaetano Andrisani, Una preghiera di sant’Alfonso (Saggi storici casertani 19), Caserta 2008, 158 pp., euro 15,00

«All’ora del vespro entrai in una chiesa di questo mondo. Vi si stava recitando, davanti a Gesù eucaristico esposto, una preghiera di mia antica conoscenza. Era un’orazione della mia fanciullezza: mi accorsi che la ricordavo quasi integralmente a mente». Sono parole dell’ottantenne scrittore e giornalista Gaetano Andrisani e la preghiera recitata in quella chiesa fu scritta più di due secoli fa da sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787). Proprio una casuale visita vespertina a San Nilo, parrocchia in quel di Gaeta, è all’origine del libro Una preghiera di sant’Alfonso, che Andrisani ha concepito per festeggiare, come annuncia nell’esergo, il compimento dei propri «quattro quinti di secolo». L’autore propone sue «riflessioni personali», suoi «sentimenti e aspirazioni» scaturiti dalla lettura di un’orazione che «da quando fu scritta, adattata al linguaggio e agli usi correnti, ma sempre intatta nella struttura e nei contenuti [...], si è ripetuta e si ripete infinite volte in tutte le chiese del mondo».
Composta da un «santo delle mie terre, un grande santo, al quale con suo decreto dell’11 marzo 1871 Pio IX conferisce meritatamente il titolo di dottore della Chiesa», la preghiera, il cui testo viene riportato nel libro per intero, è stata suddivisa in trenta parti, trenta frasi che danno il titolo ad altrettanti capitoli con le riflessioni dell’autore. I commenti di Andrisani sono punteggiati anche da ricordi personali. Come quello, commosso, solo accennato, di Montini, che l’autore, da giovane, ebbe modo di conoscere: «Giovan Battista Montini, sempre problematico e intenso, allora sostituto alla Segreteria di Stato pontificia, poi Paolo VI, ci dettava le meditazioni alla Domus Pacis, durante la tre giorni dei presidenti diocesani della Gioventù cattolica organizzata...».
Trenta capitoli, s’è detto. Probabilmente il numero trenta, come multiplo di tre, non è casuale, visto che Andrisani stesso individua in questa preghiera uno schema d’impostazione ternario, «nel quale non ci spiace scorgere la devozione del santo alla Trinità: tre le azioni del Signore che se ne sta notte e giorno nel sacramento: aspetta, chiama, accoglie. Tre gli atteggiamenti di fondo dell’orante: vi credo, vi adoro, vi ringrazio. Tre le dichiarazioni: vi saluto, vi amo, vi dono. [...] Tre gli atti finali: unisco, offro, prego».
Per realizzare questo lavoro su una preghiera «dettata dal cuore» e carica «di aperture caritative verso gli altri», Andrisani ha compulsato molti testi, soprattutto il Catechismo della Chiesa cattolica e «Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger, amato e stimato nostro papa Benedetto XVI». Il libro risulta prezioso soprattutto perché può rappresentare un invito a ripetere questa bella preghiera.
Proprio per questo abbiamo pensato di pubblicare qui di seguito l’intera orazione nella suddivisione in trenta frasi, e, accanto ad alcune di esse, un pensiero dell’autore.

1. Signor mio, Gesù Cristo,
Sei il mio Signore, il mio tutto. Deus meus et omnia. Il possesso che indica l’aggettivo presuppone una scelta, che certamente è mia nel senso che è accettazione consapevole di una sudditanza, ma è pure del Signore che ti dà fiducia e credito. Non vos me eligistis, sed ego elegi vos.

2. che per l’amore che portate agli uomini,
Benedetto XVI, nella sua prima lettera enciclica, appunto Deus caritas est, discute della differenza tra “eros” e “agape” e afferma che l’eros di Dio per l’uomo è insieme totalmente agape, non soltanto perché viene donato del tutto gratuitamente, senza alcun merito precedente, ma anche perché è amore che perdona.

3. ve ne state notte e giorno in questo Sacramento

4. tutto pieno di Pietà, e d’Amore,

5. aspettando, chiamando, ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarvi,

6. io vi credo presente nel Sacramento dell’Altare;
Papa Montini scrive: «Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta e tramandata, e che è proposta dalla Chiesa come divinamente rivelata».

7. vi adoro dall’abisso del mio niente,
L’espressione usata da Alfonso Maria de’ Liguori, l’abisso del mio niente, è indicativa della virtù del santo certamente, ma di più dell’altezza della sua preghiera di adorazione.
L’umiltà è il fondamento della preghiera, ma è pure la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera. Agostino di Tagaste dice l’uomo mendicante di Dio.

8. e vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte;

9. specialmente di avermi donato voi stesso in questo Sacramento,
Alfonso de’ Liguori nell’Introduzione per la visita del Santissimo Sacramento, con la chiarezza che distingue ogni suo scritto e con la vigoria che gli dà la carità che dentro gli urge, annota:
«La santa fede insegna, e noi siamo obbligati a crederlo, che nell’ostia consacrata vi sta realmente Gesù Cristo sotto le specie di pane. Ma bisogna che intendiamo insieme ch’Egli sta ivi su i nostri altari come in trono d’amore, e di misericordia, per dispensare grazie, e per dimostrare l’amore che ci porta, col voler dimorare di giorno e di notte così nascosto fra noi».

10. di avermi data per Avvocata la vostra Santissima Madre Maria,

11. e d’avermi chiamato a visitarvi in questa chiesa.

12. Io saluto oggi il vostro amantissimo Cuore, ed intendo salutarlo per tre fini.
L’indifferenza religiosa è la piaga del nostro tempo: certamente è meglio avere uno che parla contro invece di uno che non ha proprio interesse alla materia.

13. Primo, in ringraziamento di questo gran dono.

14. Secondo, per compensarvi tutte le ingiurie che avete ricevute da tutt’i vostri nemici in questo Sacramento.

15. Terzo, intendo con questa visita adorarvi in tutt’i luoghi della terra, dove voi sacramentato ve ne state meno riverito, e più abbandonato.

16. Gesù mio, io v’amo con tutto il cuore.
Lo dice sant’Agostino: vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, e con tutto il proprio agire.

17. Mi pento d’avere per lo passato tante volte disgustata la vostra bontà infinita.

18. Propongo colla grazia vostra di più non offendervi per l’avvenire.
Allora c’è la grazia di Dio che invoca sant’Alfonso e che, santificante e deificante, dono gratuito che Dio fa della sua vita, è infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla.

19. Ed al presente miserabile qual sono io mi consacro tutto a voi,

20. vi dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie.

21. Da oggi avanti fate voi di me e delle mie cose tutto quello che vi piace;
Tutto ciò che ti piace non può non piacere a me, perché tu sei la bontà infinita, la pienezza dell’essere, la gioia dell’esistere.

22. solo vi cerco e voglio il vostro santo amore,

23. la perseveranza finale,
La preghiera, comunque, è indispensabile per la salvezza. È proprio sant’Alfonso che scrive: chi prega certamente si salva, chi non prega certamente si danna.

24. e l’adempimento perfetto della vostra volontà.

25. Vi raccomando le anime del purgatorio, specialmente le più divote del Santissimo Sacramento, e di Maria santissima.

26. Vi raccomando ancora tutt’i poveri peccatori.
Chi è che mai ha peccato? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Donna, va’ e non peccare più. Ti siano rimessi i peccati. La misericordia di Dio è infinita e in essa riponiamo tutta la nostra fiducia.

27. Unisco in fine, Salvatore mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del vostro amorosissimo Cuore,

28. e così uniti gli offerisco al vostro Eterno Padre:

29. lo prego in nome vostro che per vostro amore gli accetti e gli esaudisca.
La santa umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito ci insegna a pregare Dio nostro Padre. L’invocazione del santo nome di Gesù è la via più semplice della preghiera continua. Ripetuta spesso da un cuore umilmente attento, non si disperde in tante parole, ma custodisce la Parola e produce frutto con la perseveranza.

30. Amen.


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