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RECENSIONE
tratto dal n. 02/03 - 2008

La vita cristiana della valle del Biois


Gli autori, attraverso materiale archivistico quasi totalmente inedito, offrono un quadro dello sviluppo sociale e religioso di questo territorio, dove è nato e cresciuto papa Luciani


di Stefania Falasca


Loris Serafini e Flavio Vizzutti,
<I>Le chiese dell’antica pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois. Documenti di storia e d’arte</I>, edito a cura delle parrocchie di Canale d’Agordo, Vallada Agordina, Caviola e Falcade 2007, pp. 566

Loris Serafini e Flavio Vizzutti, Le chiese dell’antica pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois. Documenti di storia e d’arte, edito a cura delle parrocchie di Canale d’Agordo, Vallada Agordina, Caviola e Falcade 2007, pp. 566

Un piccolo comprensorio di tre comuni e quattro parrocchie nell’alta provincia bellunese, un tempo riuniti in una sola realtà religiosa, sociale e culturale, è la pieve di San Giovanni Battista a Canale d’Agordo, centro e cuore della vita cristiana dell’intera valle del Biois, nella quale il piccolo Albino Luciani ebbe la sua primissima formazione catechistica e religiosa. Nato e battezzato in casa, il futuro Giovanni Paolo I fu presto portato al sacro fonte della pieve per il completamento dei riti battesimali. Nella pieve di San Giovanni di Canale ricevette la prima comunione, la cresima, la chiamata al sacerdozio e da qui iniziò il suo ministero pastorale come vicario parrocchiale. La sua formazione spirituale nell’infanzia fu curata dal pievano don Filippo Carli, egli stesso nato e cresciuto all’ombra della stessa secolare istituzione.
La fede e la formazione di Luciani non nascono casualmente, ma sono il frutto di una secolare tradizione cristiana locale, che ebbe il proprio epicentro nello sviluppo sociale e religioso della stessa pieve. Pertanto, gli studiosi Loris Serafini e Flavio Vizzutti (il primo archivista e ricercatore, il secondo storico dell’arte e delle arti applicate) hanno voluto analizzare a fondo il territorio in cui Luciani è cresciuto, sondando ingenti moli di materiale archivistico, quasi totalmente inedito, per offrire una risposta allo sviluppo cristiano e culturale di questo territorio, che ha offerto alla Chiesa universale un papa, tre vescovi, un generale dei Somaschi (dei quali tre furono padri conciliari al Concilio ecumenico Vaticano II), oltre 130 sacerdoti e una trentina di personalità, tra le quali lo scultore Giovanni Marchiori (1696-1778), il pittore Giuseppe Zais (1709-1781), il gesuita padre Felice Cappello (1879-1962), la scrittrice Carmela Ronchi (1905-1978), lo scultore Augusto Murer (1922-1985).
In maniera molto equilibrata è stato intersecato lo sviluppo storico con quello artistico di tutte le ventuno chiese e oratori del territorio, dalla più antica, San Simon – di cui si ha notizia fin dal 1185 – alla più recente, la chiesa parrocchiale di San Pio X di Caviola (1966), ma soprattutto si è voluto ricostruire la società che le ha realizzate e i motivi. Per cui la parte storica, curata da Loris Serafini, comincia con lo studio generale della struttura di questa antica pieve, ricordando come, per poterla istituire, gli abitanti avessero pagato uno sfortunato viaggio a Roma al loro cappellano perché chiedesse direttamente al Papa la grazia dell’erezione della nuova giurisdizione parrocchiale, e come l’infelice prete bavarese fosse morto durante la strada del ritorno senza essere riuscito a far avanzare le pratiche. Nell’analisi condotta da Serafini vengono alla luce dati molto significativi, quali l’importanza assunta da ben sei confraternite storiche, ognuna delle quali aveva un importante compito spirituale o materiale, come la cura degli ammalati e dei forestieri, la recita del Rosario, la partecipazione al viatico dei moribondi, il suffragio per le anime dei defunti e così via; o l’estrema importanza della presenza di cappellani stipendiati dalla popolazione che, oltre al compito di celebrare le messe nei vari villaggi, avevano fin dalla fine del Seicento il dovere di insegnare a leggere e a scrivere ai figli dei loro benefattori creando le basi di una scuola elementare che si svilupperà sotto il governo asburgico a partire dal 1814.
L’attaccamento ai valori religiosi ha in questa vallata indici molto elevati. Oltre alle numerose chiese edificate, decine e decine di crocifissi e immagini sacre segnano i crocicchi delle antiche strade, e la devozione degli abitanti fece sì che tutte le chiese fossero dotate di molti terreni e donazioni che permisero loro non solo di automantenersi, ma pure di acquistare opere d’arte talvolta di rilievo eccezionale, come il ciclo di affreschi di Paris Bordon nella chiesa di San Simon, il tabernacolo di Andrea Brustolon nella chiesa della pieve di Canale d’Agordo o l’altare maggiore della chiesa di Celat. E proprio di questo patrimonio fa un’approfondita analisi Vizzutti che, dopo aver fatto una cernita tra le numerosissime opere d’arte presenti nelle varie chiese, traccia con grande competenza un profilo delle più importanti e significative. Lo studioso analizza varie categorie artistiche: l’affresco, la scultura (riferita soprattutto all’altaristica locale del Seicento-Settecento), la pittura, il disegno, l’oreficeria, scegliendo per ogni chiesa i pezzi più caratteristici.
La pieve di San Giovanni Battista

La pieve di San Giovanni Battista

Tutto l’insieme fa venire alla luce la preziosità e la varietà del patrimonio artistico locale, facendo intuire che la comunità locale, pur costretta dalla povertà e dalla durezza della vita di montagna a non pochi sacrifici e all’emigrazione stagionale, seppe aprirsi alla conoscenza e all’arte e, sebbene con grandi sforzi economici, acquistò le più belle opere e suppellettili per le proprie chiese: era gente che aveva visto adorne le chiese delle grandi città tirolesi o venete in cui andava a lavorare.
L’opera termina con una importante appendice in cui sono riportati e trascritti i canti liturgici che venivano eseguiti nella pieve di Canale d’Agordo, ossia l’antica liturgia del patriarcato di Aquileia, sotto la cui influenza essa è sempre rimasta. Si tratta di oltre un’ottantina di melodie su testi liturgici latini tramandate di generazione in generazione, raccolte dalla viva voce degli ultimi anziani cantori viventi e trascritti in musica da Andrea Fiocco.
Il volume, che ha una presentazione di Giuseppe Andrich, vescovo di Belluno-Feltre, è stato pubblicato per preparare l’importante cinquecentocinquantesimo anniversario della fondazione della pieve di Canale d’Agordo, il 3 settembre 2008, anno in cui si celebra pure il trentesimo anniversario dell’elezione e morte di Giovanni Paolo I e il cinquantesimo anniversario della sua consacrazione episcopale, avvenuta in San Pietro a Roma per le mani di papa Giovanni XXIII, il 27 dicembre 1958.


Il volume può essere richiesto presso la parrocchia di Canale d’Agordo, piazza Papa Luciani n. 20 – 32020 Canale d’Agordo (Bl); tel./fax 0437.590280; e-mail: parrocchiacanale@alice.it


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