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CULTURA
tratto dal n. 04 - 2008

Con una serena baldanza


Intervista con monsignor Luigi Negri, il vescovo di San Marino-Montefeltro che non teme di intervenire senza timori reverenziali sui temi più dibattuti


Intervista con monsignor Luigi Negri di Gianni Cardinale


Monsignor Luigi Negri è il vescovo di San Marino-Montefeltro, una delle più piccole diocesi della Penisola, che però è l’unica a insistere su un altro Stato, qual è la Repubblica del Titano. Negri, 66 anni, è anche uno dei presuli più conosciuti a livello nazionale visto che non teme di intervenire sui temi dell’attualità sociale, culturale e anche politica. E lo fa con stile diretto e senza tirarsi indietro se è il caso di polemizzare. Ordinato prete nel 1972 dal cardinale Giovanni Colombo, ha la peculiarità di essere stato eletto vescovo nell’ultimissima fase del pontificato di Giovanni Paolo II e di essere stato consacrato agli inizi del papato di Benedetto XVI. Quanto basta insomma per vedere più da vicino questo presule lombardo che è stato, giovanissimo studente al liceo classico Berchet di Milano, tra i primi a seguire don Luigi Giussani nell’avventura che ha portato alla nascita di Comunione e liberazione.

Monsignor Luigi Negri con Robert Spaemann al Meeting per l’amicizia fra i popoli, Rimini, 22 agosto 2007

Monsignor Luigi Negri con Robert Spaemann al Meeting per l’amicizia fra i popoli, Rimini, 22 agosto 2007

Eccellenza, lei è stato eletto vescovo il 17 marzo 2005, ed è stato il penultimo presule italiano a essere nominato da papa Wojtyla. Il ricordo e il debito che ha nei suoi confronti?
LUIGI NEGRI: Giovanni Paolo II è stato, subito dopo don Giussani, il grande incontro della mia vita. È stato per me una testimonianza limpida e forte, capace di riproporre l’avvenimento cristiano al cuore dell’uomo del nostro tempo, scoprendo al di sotto dei disastri personali e sociali, etici e culturali determinati dalla modernità, uno spazio di attesa vero. Ho ancora in mente il grande discorso che fece al congresso su “Evangelizzazione e ateismo” il 10 ottobre 1980, in cui, dopo aver fatto una disamina sulla distruzione dell’uomo sotto il fuoco incrociato dei vari “ismi”, parlò dell’esistenza di una nuova attesa religiosa. Ecco, l’esperienza che avevo fatto, l’incontro fra la mia persona e l’avvenimento di Cristo testimoniatomi dalla Chiesa attraverso la persona di don Giussani, si riproponeva davanti ai miei occhi stupiti con la figura di Giovanni Paolo II, il quale incarnava la missione come dialogo tra Cristo e il cuore dell’uomo. Di questo grande Papa poi ho studiato con autentica passione il magistero che, secondo me, rappresenta un sicuro vademecum per l’uomo, per il cristiano del terzo millennio.
A questo proposito: lei nella sua diocesi ha creato la Fondazione internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della Chiesa…
NEGRI: È una iniziativa che mi sta particolarmente a cuore. L’ho voluta fondare poco dopo il mio arrivo in diocesi proprio perché ritengo che l’aspetto più profetico del magistero di Giovanni Paolo II sia quello che riguarda la dottrina sociale della Chiesa. Proprio perché il terzo millennio sembra essere decisivo per verificare se l’uomo potrà rimanere al centro della sua vita personale e della storia, o se invece rimarrà disintegrato dai nuovi ideologismi e totalitarismi che lo minacciano, di cui il più terribile sembra essere quella tecnoscienza, come tentazione di disporre dell’uomo semplicemente come un oggetto.
Si è mai chiesto perché Giovanni Paolo II la ha nominata vescovo?
NEGRI: In effetti non avevo particolari meriti, per così dire, se non l’appartenenza a Cl e il lavoro intellettuale che mi ero duramente guadagnato all’Università Cattolica. Quando è stata pubblicata la mia nomina nell’organigramma della mia diocesi di Milano non ricoprivo nessuna casella, se non quella di sacerdote residente, il livello più basso della gerarchia ecclesiastica diocesana. Credo che il Papa abbia ritenuto che una forte e autentica esperienza ecclesiale e il mio lavoro intellettuale fossero ragioni adeguate per guidare una parte, piccola o grande non ha importanza, del popolo di Dio.
Lei è stato consacrato vescovo il 7 maggio 2005 per le mani del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. Nel frattempo Giovanni Paolo II aveva concluso la sua vita terrena ed era diventato papa il cardinale Joseph Ratzinger col nome di Benedetto XVI. Conosceva il nuovo Pontefice?
NEGRI: Avevo incontrato il cardinale Ratzinger due o tre volte, in occasione degli incontri che si facevano qualche volta a Roma, alle Cappellette di San Luigi – vicino alla Basilica di Santa Maria Maggiore – con monsignor Giussani, l’allora monsignor Angelo Scola e monsignor Massimo Camisasca. In alcuni momenti nodali dello sviluppo teorico e pratico di Cl, Giussani sentiva il bisogno di un confronto con il cardinale Ratzinger. Come ho sempre detto, dell’attuale Pontefice mi ha sempre colpito l’amabilità di temperamento, che gli invidio non poco, unita a una grande forza intellettuale e una capacità educativa straordinaria. Ai giovani della mia diocesi di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù ho scritto che Giovanni Paolo II è stato un grande padre, ma se a un grande padre non seguono dei grandi maestri tutto quello che lui ha iniziato rischia di inaridirsi. Ecco, Benedetto XVI è il grande maestro che i giovani si aspettavano.
Lei è il pastore di una piccola diocesi italiana. Come ha cercato di svolgere la sua missione?
NEGRI: È vero, è una piccola diocesi, che però, avendo al suo interno uno Stato, ha una dimensione locale e internazionale. Ho cercato di far percorrere a questo popolo cristiano, di cui mi sono sentito padre fin dal primo istante in cui sono stato destinato a questo incarico, il grande, affascinante, ma a volte tremendo cammino che va dalla fede all’impegno sociale, culturale e politico senza soluzione di continuità. Sono assolutamente convinto, come afferma con lucidità il beato Giovanni XXIII nell’enciclica Mater et magistra e Paolo VI nella Evangelii nuntiandi, che la grande tragedia della Chiesa moderna sia stata la separazione tra fede e vita, fra fede e impegno sociale, culturale e politico.
La sua diocesi è composta di due parti ben definite: San Marino e il Montefeltro…
NEGRI: Nel Montefeltro per grazia di Dio la fede legata alla vita è ancora particolarmente viva, anche grazie alla grande tradizione di arte cristiana che caratterizza questa terra. Si tratta di una terra particolarmente legata alle chiese della Croazia e a Ravenna, di cui la diocesi è suffraganea, e quindi ha un forte legame con l’Oriente cristiano. Ma è stata sempre graniticamente legata a Roma. Il primo vescovo feretrano ricordato nella cronotassi, Agatone, partecipò a un sinodo romano e il Papa gli concesse l’onore di mettere la sua firma subito dopo quella dei cardinali. Ma questa tradizione deve essere attualizzata, non può ridursi a cimelio.
E a San Marino come è la situazione?
NEGRI: Lì la situazione è differente. La tradizione cristiana, pur presente, è combattuta in modo forte da un edonismo materialista che rende necessario e attuale il primo annuncio della fede. Un annuncio che per fortuna vede come protagonisti molti laici ben motivati e anche un clero ammirevole nella sua dedizione al ministero sacerdotale.
Benedetto XVI ha emanato il motu proprio Summorum Pontificum con cui ha liberalizzato la messa cosiddetta di san Pio V. Lei è subito intervenuto per ringraziare il Papa per questo suo gesto. Perché?
NEGRI: Semplicemente perché si è trattato di un gesto esemplare, di una corretta interpretazione del Concilio Vaticano II, che non può essere concepito e interpretato in maniera dialettica nei confronti della Tradizione. Non posso pensare che la fede dei nostri genitori e nonni, che si esprimeva anche attraverso la partecipazione alla messa preconciliare, non era una fede adulta rispetto a quella di chi, come noi, è cresciuto con il nuovo rito. E poi il Papa ha concesso questa opportunità a chi vuole, non l’ha imposta. Non vedo quindi perché ci possano essere resistenze, se non per motivi ideologici più che teologici.
La Cattedrale della diocesi di San Marino-Montefeltro, Pennabilli (Pesaro)

La Cattedrale della diocesi di San Marino-Montefeltro, Pennabilli (Pesaro)

Come ha vissuto questi tre anni da vescovo all’interno della Conferenza episcopale italiana?
NEGRI: Mi sono dedicato con particolare attenzione all’attuazione di quel progetto culturale cristianamente ispirato, che, a mio avviso, è stata una grande intuizione del cardinale Camillo Ruini e che ha avuto il grande sostegno sia di Giovanni Paolo II che di Benedetto XVI. È stata ed è una iniziativa provvidenziale che ha sottratto la Chiesa italiana alla subordinazione a centrali culturali, a esponenti di una intellighenzia estranea, se non avversa, alla vita ecclesiale e allo stesso avvenimento cristiano. Anche da prima della mia nomina episcopale ho partecipato con passione a tutti i forum organizzati a tal proposito. Entrando formalmente nel corpo episcopale della Penisola ho continuato, con umiltà e fedeltà al magistero, il lavoro svolto in precedenza.
Eccellenza, lei è un vescovo molto conosciuto anche per la sua presenza nel pubblico dibattito, dove spesso le sue prese di posizione vengono considerate troppo controverse, se non reazionarie…
NEGRI: Le rispondo con una frase di Jacques Maritain che sentii citare per la prima volta dal professor Giuseppe Lazzati, che certo non può essere accusato di essere stato un integrista o un destrorso. Lazzati ricordava che Gesù Cristo «pour se poser, il s’oppose». E noi cristiani non possiamo fare o essere diversamente. Personalmente non sono contro o a favore di nessuno: né nella Chiesa, né nella società. Ma mi pongo di fronte a ciò che accade nel mondo con una serena baldanza. Senza timori reverenziali. Capisco che è un atteggiamento che comporta come reazione l’affezione o l’odio. Ma anche Gesù era amato dai suoi e avversato dai nemici.
Questa sua attività pubblicistica e di conferenze non ruba troppo tempo alla sua missione in diocesi?
NEGRI: Assolutamente no. Quando scrivo o vado a tenere conferenze fuori diocesi, sempre invitato o con il consenso dei miei confratelli vescovi, lo faccio come servizio a tutta la Chiesa e utilizzando il cosiddetto tempo libero. Difficilmente leggo romanzi, non guardo la televisione, non gioco a carte. E non biasimo chi lo fa. Comunque non sottraggo neanche un minuto secondo alle responsabilità quotidiane della mia diocesi. Dalla visita ai sacerdoti anziani e malati, alle cresime, che amministro tutte personalmente.





La Fondazione internazionale Giovanni Paolo II

Un’intensa attività culturale

La Fondazione internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della Chiesa è un po’ il fiore all’occhiello della diocesi di San Marino-Montefeltro. Nata nel 2005 poco dopo l’ingresso in diocesi del neovescovo Luigi Negri, ha svolto nei tre anni passati una intensa attività culturale che si è espressa con numerosi incontri, seminari e mostre d’arte. La Fondazione, guidata da un Cda presieduto da monsignor Negri, e con il dottor Marco Ferrini come direttore generale, ha un Comitato d’onore che annovera numerose personalità, come i senatori Andreotti, Cossiga e Pera, o i cardinali Dziwisz, Bagnasco, Barbarin, Cordes, Cottier, Erdo, Levada, Martino, Ouellet, Poupard, Re, Rouco Varela, Ruini, Scola, Sepe e Simonis.


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