Home > Archivio > 06/07 - 2008 > «Speriamo sia una sorpresa»
LOURDES
tratto dal n. 06/07 - 2008

In attesa della visita del Papa a settembre

«Speriamo sia una sorpresa»


«Qui nessuno deve fare discorsi o capire i discorsi altrui». Intervista con Jacques Perrier, vescovo di Tarbes e Lourdes, a centocinquant’anni dalle apparizioni della Madonna a Bernadette


Intervista con Jacques Perrier di Davide Malacaria


Madonna di Lourdes

Madonna di Lourdes

Correva l’anno 1858 quando a una piccola bambina apparve qualcosa di bellissimo, lassù, presso la grotta di Massabielle. Quella cosa là, Aquerò, come la chiama all’inizio la piccola Bernadette Soubirous, apparirà tante volte, diciotto in tutto, a riempire di stupore quella fanciulla e, presto, il mondo intero. Sono passati centocinquanta anni da allora, anni di grazie e di miracoli fioriti in questo luogo così benedetto. Abbiamo chiesto al vescovo di Lourdes e Tarbes di spiegare come vive tale ricorrenza questa diocesi tanto singolare. A settembre anche il Papa giungerà qui; anche lui, umile pellegrino, a confondersi alle folle che accorrono a questa Grotta, che ha visto così da vicino la grazia e la misericordia celeste.

Le apparizioni della Madonna: un ricordo da celebrare o una memoria viva e operante?
JACQUES PERRIER: Basta guardare le file di persone che vengono in pellegrinaggio: se non si trattasse di qualcosa di vivo e operante non ci sarebbe tutta questa gente... Un flusso di pellegrini iniziato già durante le apparizioni, ancora prima delle guarigioni. Fin dall’inizio Lourdes ha esercitato un fascino, che non è venuto meno in centocinquant’anni di storia.
In questa ricorrenza i pellegrini sono aumentati?
PERRIER: Sono molto più numerosi degli altri anni. Abbiamo fatto un calcolo sui pellegrinaggi organizzati dai francesi: prendendo in esame un periodo di tempo analogo (febbraio di quest’anno e febbraio dell’anno scorso, ad esempio) si riscontra una forbice che varia da un più 100% a un più 20-25%, con un incremento medio del 50%. Tanti poi arrivano senza alcuna organizzazione. Un aumento dovuto a tante ragioni: l’annuncio molto anticipato del Giubileo, la possibilità di lucrare l’indulgenza e, perché no, la recente visita di Ingrid Betancourt... È come una palla di neve che inizia a rotolare a valle e poco a poco provoca una valanga...
Alla Chiesa il compito di facilitare questo pellegrinaggio...
PERRIER: Questo è un luogo di accoglienza. Fino a qualche anno fa eravamo in grado di assistere gli handicappati, da un po’ di tempo abbiamo iniziato a dare assistenza anche ai malati psichici. Dieci anni fa sono state costruite due strutture che possono ospitare fino a 1.500 ammalati. C’è poi la “Città San Pietro” che nasce per le persone che non sono in grado di sostenere le spese del pellegrinaggio. Ma credo che ci sia ancora da fare perché questo luogo diventi sempre più accogliente e sia più facile a tutti quelli che soffrono, per malattie o povertà, trovarvi assistenza e attenzione.
Qui, dove tutto è iniziato dalle apparizioni della Madonna a una bambina, è più evidente la predilezione del Signore per i piccoli?
PERRIER: In realtà, a guardare questa folla in cammino, ciò che colpisce è l’uguaglianza. A Lourdes nessuno ha il problema della condizione sociale. Siamo tutti uguali: i ceri che si portano sono tutti uguali, nessuno bada a come si veste né a come è vestito l’altro. Non ci sono privilegi. Certo, poi, alla Grotta o alle piscine i malati, i bambini piccoli hanno una priorità, una maggiore attenzione, ma vi si arriva tutti assieme. In parrocchia possono esserci persone che sanno esprimersi meglio di altre, che hanno una cultura superiore. E può capitare a chi ha meno cultura di sentirsi a disagio, di non comprendere certi discorsi. Qui nessuno deve fare discorsi o capire i discorsi altrui.
Lourdes o l’importanza dei miracoli per la fede cristiana...
PERRIER: In realtà le persone sono venute a pregare qui, intorno a Bernadette, prima che avvenissero guarigioni. Lo stesso vescovo, nel decreto che riconosce l’autenticità delle apparizioni, spiega che tale riconoscimento deriva dalla testimonianza di Bernadette, da quella delle altre persone della parrocchia e, da ultimo, dalle guarigioni. Lourdes è l’unico luogo al mondo in cui esiste una Commissione medica che ha il compito di verificare i miracoli. Ciò è frutto del contesto in cui sono avvenuti gli accadimenti di Lourdes: la cultura scientista, positivista e materialista di allora ha fatto sì che le guarigioni dovessero essere vagliate a fondo, perché ne fosse dimostrato il carattere inspiegabile. Ciò fa sì che tale Commissione sia caratterizzata da una rigorosità unica al mondo. Non c’è un altro santuario in cui ci sia una Commissione simile.
Tali miracoli sono legati al messaggio che la Madonna ha consegnato alla sua Chiesa?
PERRIER: Credo che volendo riassumere il messaggio di Lourdes in un’espressione, la più stupefacente è quanto Bernadette riporta al curato: «Io sono l’Immacolata Concezione». Una formula che può dire poco, come disse il curato cui Bernadette riferì le parole della Vergine. Una signora non si può chiamare così. «Io sono l’Immacolata Concezione»: è una formula estremamente originale. Questo mistero credo sia il cuore del messaggio di Lourdes. In secondo luogo Maria ha chiesto più volte di fare penitenza. In realtà non ha mai parlato di guarigioni. Non perché non siano importanti, o perché non appartengano a questo luogo, ma perché i miracoli avvengono anche altrove.
In un’intervista lei ha detto che, in occasione della ricorrenza del centocinquantesimo anniversario, «non abbiamo inventato nulla». Non inventare nulla: un modo per vedere l’opera di Dio?
PERRIER: In questi centocinquant’anni c’è stata una continuità. Come per gli ordini religiosi si parla del carisma del fondatore, così credo che anche i santuari abbiano un loro carisma fondante. Mi sembra che in questi centocinquant’anni non l’abbiamo mai tradito. La Madonna ha chiesto pellegrinaggi, penitenza, una cappella. Ma il messaggio di Lourdes non sono soltanto le parole della Madonna riportate da Bernadette, sono anche i suoi gesti, gli atti che la fanciulla ha compiuto al cospetto della Vergine. Mi pare che in questi anni la Chiesa sia stata fedele a quanto le è stato richiesto.
«Ecco il luogo del mondo dove tutto diviene facile», scrive Péguy nelle sue poesie dedicate alla Madonna, composte in occasione dei suoi pellegrinaggi a Chartres. Anche a Lourdes tutto – e in particolare la fede, la speranza e la carità – si fa facile?
PERRIER: Sì, un po’ più facile, perché le persone vedono dei segni. C’è la Grotta, ci sono i luoghi di Bernadette: la fede ne esce rafforzata. E chi sta qui un po’ di tempo ritorna con un di più di speranza. La carità... certo non siamo in paradiso, ma credo che in questo luogo si veda la carità all’opera. Fede, speranza, carità qui sono certamente parole meno ideali che nella vita ordinaria, che pure non deve essere disprezzata. Qui la realtà della fede si può vivere, nella vita ordinaria si è affaticati dalle occupazioni quotidiane. In questo luogo è evidente il significato delle beatitudini, qui si può immaginare il Vangelo come una realtà vivente e può fiorire la speranza che si possa vivere in un altro modo. In questo luogo è facile pregare, cosa così difficile nella vita ordinaria.
A settembre arriverà il Santo Padre…
PERRIER: Le visite di Giovanni Paolo II sono state una grande sorpresa. In particolare ricordo la prima volta che venne, nel 1983, quando, nella sorpresa generale, pronunciò un discorso vibrante contro la persecuzione religiosa. E poi l’ultima, nel 2004: prima di partire, nel santuario, quei dieci minuti di preghiera. Tutte le voci del santuario si sono spente e hanno iniziato a pregare insieme a lui. Ricordo quel raccoglimento adorante... un vero regalo. Spero che anche la visita di Benedetto XVI sia una sorpresa.


Español English Français Deutsch Português