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ORGANISMI INTERNAZIONALI
tratto dal n. 04 - 2009

OSCE. Incontro con il segretario generale

Cooperare per pacificare


L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che comprende anche gli Usa, il Canada e i Paesi dell’ex Unione sovietica, è una delle poche istituzioni di cui la Santa Sede è membro effettivo e non semplice osservatore. Intervista con Marc Perrin de Brichambaut, in occasione della sua udienza dal Papa, sul ruolo che l’Osce può avere nell’attuale contesto geopolitico


Intervista con Marc Perrin de Brichambaut di Gianni Cardinale


Per la prima volta il segretario generale dell’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – ha chiesto, e ottenuto, una udienza con un Papa. È successo il 15 aprile quando l’ambasciatore Marc Perrin de Brichambaut, che ricopre l’incarico dal giugno 2005, ha incontrato Benedetto XVI alla fine della tradizionale udienza generale del mercoledì. 30Giorni ha approfittato dell’occasione per porre alcune domande al diplomatico, che durante la sua permanenza a Roma ha incontrato anche il “ministro degli Esteri” vaticano, l’arcivescovo Dominique Mamberti. L’Osce è un organismo internazionale forse poco conosciuto, ma a cui la Chiesa cattolica riserva storicamente una particolare attenzione. Non è per combinazione, infatti, che la Santa Sede ne è membro effettivo e non semplice osservatore.

Marc Perrin de Brichambaut, segretario generale dell’Osce, 
in udienza con Benedetto XVI, il15 aprile 2009 [© Osservatore Romano]

Marc Perrin de Brichambaut, segretario generale dell’Osce, in udienza con Benedetto XVI, il15 aprile 2009 [© Osservatore Romano]

Eccellenza, qual è il ruolo e l’importanza che riveste l’Osce nell’attuale contesto geopolitico?
MARC PERRIN DE BRICHAMBAUT: L’Osce è sempre stata un’organizzazione fuori dal comune, fin dagli inizi, perché si fonda sull’idea della possibilità di costruire la sicurezza di tutti partendo dalla cooperazione tra i Paesi dell’Europa, gli Usa, il Canada e gli Stati dell’ex Unione Sovietica. Opera in tre ambiti: quello relativo alle questioni politiche e militari, che ha l’obiettivo di costruire la fiducia reciproca; quello che riguarda le questioni economiche e ambientali, presente fin dalla nascita dell’Osce; e quello concernente diritti umani, buon governo, Stato di diritto, elezioni democratiche e tutti gli elementi che favoriscono il processo di democratizzazione. Al momento l’Osce è l’unica organizzazione internazionale al mondo a occuparsi della libertà dei mezzi di comunicazione, per garantire il rispetto della libertà di parola in tutte le sue forme.
L’Osce fin dalla sua fondazione vede la Santa Sede presente come membro effettivo. Dal suo punto di vista qual è l’importanza del contributo che la Santa Sede dà a questa organizzazione?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: La Santa Sede desidera da sempre essere presente in tutti gli ambiti. Ascoltando gli interventi dei suoi rappresentanti si nota come l’attenzione principale sia rivolta alla protezione dell’innata dignità dell’essere umano, alle questioni legate alla famiglia, ma anche alla libertà di religione e di fede. Fin dall’inizio la Santa Sede è stata un elemento decisivo nella promozione del ruolo dell’Osce nel campo della lotta contro ogni forma di discriminazione. Inizialmente si poneva maggiormente l’accento sull’antisemitismo, ma poi l’impegno si è esteso alla lotta contro la discriminazione nei confronti dei musulmani e dei cristiani. Nel marzo di quest’anno c’è stata per la prima volta una tavola rotonda dedicata al tema della discriminazione nei confronti dei cristiani, che è stata molto animata e intensa, alla quale ha partecipato anche l’onorevole Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, nominato rappresentante personale della Presidenza dell’Osce contro razzismo, xenofobia e discriminazione, con particolare riferimento alla discriminazione dei cristiani.
Qual è l’importanza di questo ruolo, ricoperto appunto dall’europarlamentare Mauro?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Diciamo che allo stato attuale l’azione che ci si attende da lui è molto simbolica, perché non dispone di strumenti amministrativi e quindi non può contare su una forte azione di intervento. È soprattutto un portavoce, ma l’Osce è l’unica organizzazione internazionale ad avere questo tipo di rappresentanza. Persino il Consiglio d’Europa – col quale collaboriamo su questi temi – non ha niente di simile.
Lei è francese e la Francia è famosa anche per la sua cosiddetta laïcité. Come vede la presenza di un organismo religioso come la Santa Sede in un organismo politico come l’Osce?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: La tradizione francese del secolarismo non elimina in alcun modo la possibilità di avere una presenza religiosa molto attiva. La Francia ha sempre accettato il fatto che, dopo i Patti Lateranensi, la Santa Sede è diventata nell’arena internazionale un protagonista dotato di tutte le caratteristiche di uno Stato sovrano, con un suo territorio, una sua popolazione, un suo governo. Per il diritto internazionale, la Santa Sede ha tutti gli attributi di uno Stato sovrano. E l’Osce vede la presenza anche di altri piccoli Stati, come Monaco, Liechtenstein, Andorra, attivamente presenti. L’Osce si fonda sulla natura sovrana degli Stati e ogni Stato mantiene, perciò, uguali diritti e doveri.
Un recente meeting dell’Osce a Vienna [© Osce]

Un recente meeting dell’Osce a Vienna [© Osce]

Parlando di questioni più specifiche, nei giorni scorsi c’è stato il primo incontro al vertice tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente russo per i sessant’anni della Nato. Quali possono essere i futuri sviluppi di questo dialogo riguardo all’Osce e ai progetti della Russia relativamente alla sicurezza europea?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: L’effetto a breve termine – perché ovviamente ne esiste uno anche a lungo termine – sull’Osce dei rinnovati rapporti tra Usa e Russia, sarà, a mio avviso, particolarmente rilevante in due direzioni: la prima è relativa alla questione georgiana. Quella della Georgia è tuttora una questione aperta e dolente, controversa, complicata e ancora irrisolta. Esiste a tutt’oggi una situazione di sicurezza particolarmente instabile nelle zone dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. La questione della presenza dell’Osce in Georgia non è stata ancora definita. Poi, naturalmente, l’altra direzione è relativa alla volontà della Federazione Russa di riaprire le discussioni sulla sicurezza paneuropea. Come è noto la Russia ha dichiarato di non gradire gli attuali accordi e di ritenere che Nato, Ue e Osce non abbiano fatto un buon lavoro. Vuole avviare un nuovo processo di discussione in cui poter esprimere il proprio disaccordo e le proprie riserve. Ed è quello che stanno facendo al momento. La prospettiva di una nuova serie di incontri tra i 56 Stati dell’Osce sembra ormai abbastanza sicura. Verranno organizzati dalla Grecia.
Quale potrà essere in futuro il rapporto tra l’Osce e la Nato?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Sono due organizzazioni diverse, con status, storia e prospettive differenti. Ciò nonostante, manteniamo contatti regolari e collaboriamo su particolari questioni. A essere sinceri, esiste una qualche rivalità tra il Consiglio Nato-Russia e l’Osce, perché alcune problematiche – come per esempio il controllo delle armi convenzionali per l’Afghanistan – possono essere discusse in tutti e due gli ambiti. Non c’è paragone tra la Nato, con i 16mila funzionari nel suo quartier generale, e l’Osce. Nella nostra sede centrale a Vienna lavorano solo trecento persone, ma fuori Vienna ne abbiamo 3.500 impegnate sul campo. Al momento per l’Osce operano ottocento unità in Kosovo e seicento in Bosnia. Ne avevamo trecento impegnate in Georgia...
Non erano di più in Georgia?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Trecento elementi erano già una presenza rilevante. Abbiamo una presenza abbastanza significativa anche negli Stati dell’Asia centrale. Al momento svolgiamo un ruolo decisamente importante nel conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabah.
Quale potrebbe essere secondo lei la prospettiva futura in Georgia?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Per quanto riguarda la crisi della sicurezza legata all’Abkhazia e all’Ossezia del Sud, le prospettive non sono purtroppo chiare. Ho lavorato fin dall’agosto scorso, tentando di far incontrare le parti... Ma senza molto successo, almeno per ora.
E in Nagorno-Karabah?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Là è in corso un processo più sistematico, con tre mediatori e gruppi di ministri che si incontrano regolarmente. C’è stato recentemente un nuovo impulso grazie all’incontro tra il presidente armeno e il presidente azero. È una situazione drammatica. Ci sono due eserciti in campo che sparano e si uccidono. Non bisogna quindi sottovalutare la brutalità del conflitto. Credo però che grazie agli ultimi sviluppi, con il presidente Obama che a Istanbul ha parlato con i turchi e gli armeni, ci sia la possibilità che la questione del Nagorno-Karabah e quella delle relazioni tra Turchia e Armenia siano affrontate in modo sistematico e coerente. La situazione è comunque difficile, molto difficile.
Nel frattempo si è aperto un nuove fronte in Moldova. Come state seguendo questa vicenda?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: In Moldova è sempre esistito un fronte aperto e la questione della transizione è ormai di vecchia data. C’è una nostra missione molto attiva; seguiamo costantemente la situazione. Come si sa, le elezioni in quel Paese sono state seguite dall’Osce, soprattutto dai funzionari dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr). Diciamo che è uno Stato postsovietico, ma è anche vicino all’Unione europea, fa affidamento alle rimesse degli emigranti in Europa. Quando ci si trova in Tagikistan, ci si sente lontanissimi dall’Europa. La Moldova invece è vicina, una volta apparteneva, almeno in parte, all’impero austriaco.
Barack Obama con il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan in visita alla Moschea Blu di Istanbul il 7 aprile 2009 [© Associated Press/LaPresse]

Barack Obama con il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan in visita alla Moschea Blu di Istanbul il 7 aprile 2009 [© Associated Press/LaPresse]

Recentemente l’Economist ha dedicato un editoriale alla questione della libertà di poter criticare le religioni...
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Ci sono stati accesi dibattiti nel Consiglio permanente dell’Osce quando ci fu in Danimarca la cosiddetta crisi delle vignette. E come si sa quel problema era ancora attuale al momento della designazione di Rasmussen a segretario generale della Nato. Ero presente a Istanbul quando, interrogato sulla questione davanti a Erdogan, Rasmussen ha scelto di scusarsi ufficialmente. Su questa questione particolare, ogni Paese in cui regni lo Stato di diritto si trova a dover combinare libertà diverse, tentando di mantenere una certa “proporzionalità”. Uno dei rapporti più complicati è quello tra la libertà di parola e il diritto alla privacy o il diritto al rispetto dei simboli religiosi. Di solito, in ambito nazionale sono i tribunali a trovare un giusto equilibrio. Ma quando si tratta della scena internazionale, con la globalizzazione e le comunicazioni, le cose si complicano. Credo che Miklos Haraszti, il rappresentante per la libertà dei mezzi di informazione, abbia lavorato bene e con dei professionisti sulla questione.
Cosa ci può dire dell’incontro avuto con Benedetto XVI?
PERRIN DE BRICHAMBAUT: Il Papa ha mostrato interesse e sollecitudine per il lavoro svolto dall’Osce nel promuovere la pace e la sicurezza tra i 56 Stati partecipanti. Il Pontefice ha anche manifestato il suo attaccamento alla libertà religiosa che l’Organizzazione si impegna ad affermare e a promuovere contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle religioni ebraica, islamica e cristiana.


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