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LOURDES
tratto dal n. 05 - 2009

Una grazia felice


Rosa Adorni va a Lourdes, s’immerge nella vasca e la sclerosi multipla che da tempo l’affligge appare regredita. Un fatto che interessa il bureau médical


di Davide Malacaria


Rosa Adorni

Rosa Adorni

Felicità è la parola che più ricorre nel suo dire. La ripete in continuazione. Come un ritornello, una parola che gli sta in fondo al cuore e che di tanto in tanto riemerge sulle labbra, come qualcosa che non si può contenere. E colora quel suo dire di una gioia cristallina. Ed è difficile darle torto. Da poco è uscita da una situazione tragica: la salute minata da un male terribile che l’ha prostrata per lunghi e faticosi anni. Fino a quando tutto è cambiato, d’improvviso, d’incanto, dopo un pellegrinaggio a Lourdes. Rosa Adorni, di Ripi, in provincia di Frosinone, ha cinquantadue anni e una semplicità genuina, che quanto ha subìto ha reso ancor più disarmante. Ci racconta della malattia che ha iniziato a tormentarla da quando, vent’anni fa, sono iniziati i primi sintomi. Problemi di vista all’inizio, che le facevano vedere le cose doppie, diplopia è il termine tecnico. E poi difficoltà a tenersi in equilibrio, come quando è caduta mentre trasportava un secchio d’acqua, rompendosi una gamba, o, ancora, quando crollando a terra si è rotta i denti. E poi i dolori vari, a volte strazianti, e l’emiparesi e tutto il resto. Sintomi di qualcosa di vago che, puntualmente, i dottori classificavano nel campo delle patologie psicosomatiche, se andava bene, se, cioè, non venivano ipotizzati problemi mentali. Pare siano vicende comuni a chi è affetto dalla sclerosi multipla. È Paola Amicizia, che accompagna la sua amica al nostro incontro, a spiegarci che errori di valutazione di questo genere capitano spesso quando la malattia inizia a manifestarsi. Lei è presidente dell’Aism della zona di Frosinone (Associazione italiana sclerosi multipla) ed è lei che ha convinto Rosa al viaggio. «Io a Lourdes ci vado ogni anno, da quando ho fatto un voto per mia cognata, ammalata di sclerosi multipla, voto poi rinnovato quando mio figlio è caduto in coma diabetico... Ogni anno ci porto tutte le persone che assistiamo. Ci appoggiamo all’Associazione Siloe, che organizza tutto per bene».
Ma negli anni passati Rosa non è della partita. Non partecipa a questi pellegrinaggi. Da quando ha saputo la natura del male è caduta in prostrazione. Era stato uno psichiatra, il dottor Alessandro De Sanctis, uno dei tanti medici a cui si era rivolta, a consigliarle di fare una risonanza magnetica. Si era nel 2001, ma poi la risonanza l’ha fatta nel 2004. Da allora è seguita dal Centro sclerosi dell’Aism di Frosinone. Ma ormai, dopo anni senza le medicine che avrebbero potuto frenare l’avanzata del male, i danni risultano notevoli. «La paziente non riesce a compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana», recita uno dei tanti bollettini medici che registrano l’evolversi della malattia. E Rosa racconta di giornate intere trascorse sul divano, alla mercé dei dolori più vari. E poi, ogni anno, puntuale, l’invito dell’amica Paola. Quel pellegrinaggio a Lourdes sempre rinviato, ché il dolore vinceva sulla speranza.
Però quest’anno ha accettato, cedendo all’insistenza dell’amica. E racconta dei preparativi per la partenza e di quell’attesa ansiosa, così strana, a ripensarci adesso. «Mi sentivo di dover andare, non vedevo l’ora di partire», racconta. Un presentimento? Una chiamata? O forse, più semplicemente, una speranza nuova, quella che era riuscita finalmente a vincere l’apatia dei giorni e del dolore.
Poi il viaggio. Ne racconta l’amica Paola, come di un’altra e nuova fatica, con Rosa capace solo di bisbigliare di tanto in tanto un qualche «grazie» ai volontari che l’accudivano.
Quindi l’arrivo e la consueta sistemazione in albergo. E la mattina seguente, a messa. Subito dopo Paola l’accompagna alle piscine. «Erano le 11.30 di lunedì 27 aprile», ricorda Rosa con precisione, ché quella data dice che non se la scorda più finché campa. E sembra riecheggiare quel brano del Vangelo, quando l’apostolo Giovanni annota il suo primo incontro con Gesù, laggiù, in riva al Giordano: «... erano circa le quattro del pomeriggio».
Insomma le piscine, si diceva. «Volevo tuffarmi... e infatti mi sono proprio tuffata. Ho pianto e urlato...», ricorda. E dice che a un angolo c’era una statuina della Madonna. E lei ad accarezzarla e a baciarla. Un effluvio di lacrime, come se qualcosa si fosse sciolto nel profondo, in qualche angolo remoto del cuore. Poi la portano fuori e, come capita a tanti, è già asciutta. Paola la riporta in albergo, in carrozzella, com’era venuta. «Avevo la mente un po’ intorpidita», ricorda Rosa di quell’annebbiato ritornare.
Arriva in albergo, dove nel frattempo si sono radunati tutti gli altri. Poi l’imprevedibile. Si raddrizza come non le accadeva da anni e butta il bastone. E, improvvisa, scoppia la felicità. Non sente più dolore, grida agli astanti. E ride e balla. E tutti in sala le si avvicinano, la guardano e, commossi, scoppiano a piangere. Paola la incalza: «Digli che dicevi». E lei: «Ah sì... certo... Dicevo: “Certo Madonna mia, butto il bastone... sì, lo butto”».
Le chiediamo se ha avuto una qualche visione. No, risponde. Avrebbe potuto inventarla, la visione, e invece, semplice e sincera: «No, era un qualcosa che sentivo dentro, una sorta di dialogo interiore...», dice confusa, ma con quella semplicità disarmante che rende così credibile il suo racconto.
«Il giorno dopo spingevo le carrozzelle degli altri...», spiega d’un fiato. E la vita è cambiata. E tutto è cambiato. I dolori sono passati e la capacità motoria migliorata. E di molto. Il dottore che la segue, Simone Di Rezze, è rimasto sbalordito, riferisce Paola, che prova a contattarlo al telefono mentre parla con noi. Purtroppo il dottore non vuole parlare di quanto avvenuto, ma conferma che la sua paziente è migliorata del cinquanta per cento. Il marito di Rosa, che ha seguito la testimonianza della moglie in silenzio, dice che a lui sembra di più, ma fa nulla. Non è medico e non gliene importa granché. È solo contento di quel che è successo. Anche lui ha lo sguardo sincero e racconta di una lontana visita a un monastero di clausura come di una cosa bella che partecipa di quanto accaduto alla moglie. «Mentre stavamo lì ad ascoltare le preghiere di quelle suore mi sembrava che in clausura ci stavamo noi... sembrava di stare in paradiso...».
«Ora non ho più dolori e cammino senza bastone», riprende Rosa, dopo aver annuito convinta al racconto del marito. «Oggi mi sono pure fatta un bagno. Ho fatto tutto da sola: erano anni che mi era impossibile...», prosegue. E si esibisce anche in un piegamento che metterebbe in difficoltà lo scrivente.
Quello che è successo alla signora Rosa ha interessato anche la televisione. Ci hanno fatto pure una trasmissione e un passaggio al telegiornale. Ma c’è anche chi l’ha presa male. E ha mandato lettere anonime, piene di cattiverie, che chiudono con un paradossale «prega per me».
Questa è la storia di Rosa, che un destino felice ha portato a Lourdes. Lei che non c’era mai stata. E dove la Madonna, a quanto pare, le ha fatto la grazia. D’improvviso, senza stare a pensarci su due volte, senza fare graduatorie tra chi stava là sotto ad aspettare la sua carezza gentile. E tutti si sono commossi, quelli che erano andati su con Rosa e poi quelli dell’accoglienza di Lourdes, che si sono precipitati da lei, a informarsi, per vedere se era il caso di scomodare il bureau médical, quello che deve verificare i miracoli che, come fiori, di tanto in tanto sbocciano vicino a quella grotta benigna.
Invierà la documentazione, Rosa, quando l’avrà. Senza fretta. Il medico ha detto di fare i passi normali, già stabiliti. Quindi la risonanza magnetica fissata a settembre resta a settembre. A Lourdes possono attendere. La felicità, quella che le scoppia in cuore mentre parla, no. Quella ha fretta...


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