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IL VIAGGIO DEL PAPA NELLA...
tratto dal n. 09 - 2009

Le annotazioni del cardinale Giovanni Coppa

Una presenza che lascerà il segno


Riflessioni del cardinale Giovanni Coppa sul viaggio di Benedetto XVI, cui ha partecipato. Nunzio apostolico a Praga dal 1990 al 2001, accompagnò anche Giovanni Paolo II nei viaggi apostolici del 1995 e del 1997 nel Paese slavo


del cardinale Giovanni Coppa


Benedetto XVI al suo arrivo all’aeroporto di Praga, con il presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, il 26 settembre 2009 [© Associated Press/LaPresse]

Benedetto XVI al suo arrivo all’aeroporto di Praga, con il presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, il 26 settembre 2009 [© Associated Press/LaPresse]

Si è appena conclusa la visita pastorale di papa Benedetto XVI nella Repubblica Ceca, da lui voluta per vivere con le diocesi di Boemia e Moravia la festa liturgica, che è anche festa nazionale, di san Venceslao, patrono della nazione, e per lasciare un messaggio di speranza nella riscoperta dei valori spirituali. È stato un viaggio di intenso spessore religioso, storico e culturale. Per me, che avevo avuto la grazia di vivere le visite di Giovanni Paolo II nel 1995 e nel 1997, questa di papa Benedetto ha rivestito un interesse particolare.


Sabato 26 settembre
L’arrivo e la sosta al Bambino Gesù di Praga
Alla vigilia, sulla stampa ma anche nelle attese del mondo cattolico, si era colta una certa sfiducia nella riuscita della visita papale: è noto che la Repubblica Ceca è la nazione con più alto tasso di atei, scettici e non credenti in Europa, l’unica dei Paesi dell’ex Cortina di ferro a non avere ancora stipulato un accordo tra governo e Santa Sede. Ricordo i commenti alquanto sarcastici dei miei colleghi ambasciatori a Praga, specie cattolici, sull’accoglienza della popolazione a Giovanni Paolo II, il pur amatissimo primo Papa slavo, nella sua prima visita nel Paese slavo: mettevano a confronto l’entusiasmo e le folle dei loro rispettivi Paesi per i viaggi papali con gli sparuti gruppetti che si erano fermati a osservare abbastanza freddamente il corteo papale. Perciò, quest’anno non potevo certo dimenticare quelle osservazioni già fin dalla cerimonia ufficiale di benvenuto all’aeroporto, pur cordiale, impeccabile e solenne come sempre per la presenza del capo dello Stato con la signora, le autorità, il picchetto di militari per gli onori alla bandiera per accogliere l’illustre ospite. Però mi aveva già felicemente colpito la folla venuta all’aeroporto, in un primo momento nascosta dalle manovre militari, ma poi apparsa nella sua variopinta composizione di persone giovani e anziane, e di bambini che agitavano le bandierine con i colori vaticani. Al formarsi del corteo papale, e lungo tutto il percorso fino alla città, non potevo reprimere una certa sfiducia e delusione, nel vedere le stesse scene dei precedenti viaggi apostolici: gruppetti di persone qua e là, che, sì, sventolavano anch’essi le bandierine, ma non certo una folla oceanica. Tuttavia, all’entrata in città per la visita al Bambino Gesù di Praga nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, ove il Santo Padre ha fatto la sua prima sosta, ecco la prima, enorme sorpresa. La folla che attendeva il Papa aumentava sempre più, fino a riempire gli spazi adiacenti alla chiesa di San Tommaso, la vicina piazza di Malá Strana. La via verso la chiesa del Bambino Gesù era tutta occupata da due ali di folla, che solo le transenne potevano contenere: applaudivano a non finire al Santo Padre, al suo arrivo e dopo il benvenuto del “Grande Sindaco” di Praga con i sindaci di tutti i distretti della Città d’Oro. La chiesa era pienissima, specie di famiglie accorse in gran numero con i loro bambini, anche piccolissimi, che hanno dato alla cerimonia un carattere di impareggiabile giocondità. L’incontro era infatti dedicato specialmente alla famiglia. Benedetto XVI ha pregato davanti all’immagine taumaturgica del Bambino, gli ha lasciato in dono una corona d’oro, poi è salito all’altare per ricevere i saluti e tenere il suo messaggio alle famiglie. Un’atmosfera che non avevo ancora vissuto a Praga, in quel bagno di gente semplice ed entusiasta, in quel gioioso brusio di tanti ragazzini, che hanno dato al Papa un indimenticabile benvenuto, affettuoso e scevro di qualsiasi ufficialità. Alla ripresa del tragitto, la sorpresa è continuata: altra gente faceva ala al Santo Padre per tutto il percorso di due chilometri, dalla chiesa del Bambino alla nunziatura apostolica, dimora del Papa in quei giorni; erano tutti festanti; nella via di Sant’Orsola, sede della Rappresentanza pontificia, si era radunata una vera folla, nonostante le transenne, composta da molti papà e mamme con i propri bambini in braccio; vi sono stati applausi a non finire quando il Santo Padre è sceso dalla “papamobile” e si è avvicinato ai fedeli, salutandoli con l’ampio gesto delle mani, sorridente e mite com’è il suo carattere. La scena si è ripetuta molte volte, sia quando il Papa usciva dalla nunziatura per i vari impegni di ogni giorno, sia quando vi rientrava: un numero incalcolabile di persone ha preso regolarmente posto in quella via, dimostrando attaccamento e amore verso il Papa. Eppure erano gli abitanti di quella Praga descritta come antipapale e indifferente. Ho pensato varie volte durante quei giorni, mentre aspettavamo il Santo Padre o lo riaccompagnavamo dopo le funzioni: «Finalmente Praga ha scoperto chi è il Papa, che cosa è il Papa: uno che non chiede nulla per sé, ma che si dona agli altri, nella benedizione, nel sorriso, nell’affettuosità. Uno che ama i bambini, li predilige e li benedice come Gesù».

Benedetto XVI in preghiera davanti al Bambino Gesù di Praga, venerato nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, il 26 settembre 2009 <BR>[© Osservatore Romano]

Benedetto XVI in preghiera davanti al Bambino Gesù di Praga, venerato nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, il 26 settembre 2009
[© Osservatore Romano]

Un pomeriggio pieno: nella Sala Spagnola al Castello…
Alle ore 16,30 il Santo Padre è giunto al Castello di Praga, dove doveva trascorrere un pomeriggio assai intenso: erano infatti in programma la visita di cortesia al presidente della Repubblica, e l’incontro con le autorità, seguito immediatamente dal canto dei Vespri nella Cattedrale di San Vito insieme con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici impegnati nel servizio della Chiesa.
Il Papa si è soffermato anzitutto col presidente, quindi, recandosi all’incontro programmato con le autorità nella Sala Spagnola, ha previamente salutato il premier, i presidenti del Senato e della Camera, e altre importanti personalità, tra le quali il presidente Havel. La Sala era gremita nei suoi ottocento posti a sedere. Dopo il cordiale indirizzo di saluto del presidente della Repubblica, l’Orchestra filarmonica ceca ha eseguito il grandioso Te Deum di Antonín Dvorák, uno dei più famosi compositori cechi dell’Ottocento. Si potrebbe dire senza esagerazione che, in questa storica occasione, Praga non abbia voluto smentire la sua superba tradizione musicale, della quale va fiera. Come tutti sanno, Mozart dedicò a Praga l’omonima sinfonia KV504, e vi risiedette ospite del compositore Dusek nella villa Bertramka, ove, il 29 ottobre 1787, terminò l’introduzione del Don Giovanni a poche ore dalla prima mondiale dell’opera, da lui stesso diretta; nell’agosto 1791, l’anno della morte, diresse a Praga la prima della Clemenza di Tito. Il boemo Gustav Mahler fu direttore del teatro nazionale di Praga, e sia la Boemia sia la Moravia hanno dato alla storia universale della musica nomi come Smetana, Janácek, Martinu fra gli altri. In una cornice di tale elevatezza culturale e storica, si è levata la voce del Papa a ricordare il valore della libertà nella vita umana, e la strenua difesa della verità, oggi quantomai necessaria. Il discorso di Benedetto XVI ha avuto un grande impatto emotivo, quando ha ricordato che la bandiera presidenziale che sventola sul Castello, dominando Praga, porta come motto Veritas vincit: «La verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e di donne di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del bene comune».

… e in Cattedrale
Al termine, il Santo Padre si è recato nella Cattedrale, che sorge nell’area del Castello, affollata in tutta la sua maestà. Lo storico tempio, iniziato sotto la direzione dell’architetto e scultore Petr Parlér, è dedicato ai santi Vito, Venceslao e Adalberto, dei quali contiene le reliquie; tutto in argento è il monumento sepolcrale di san Giovanni Nepomuceno. Vi sono anche custodite le spoglie del cardinale Francesco Tomásek, l’eroe della rivoluzione di velluto, qui tanto venerato. Il Santo Padre ha cantato i Vespri, mentre ormai calavano le ombre della sera, e ha rivolto il suo primo incoraggiamento alla Chiesa in Repubblica Ceca: «L’amore risplenda in ogni vostra parrocchia e comunità»; e ricordando le sofferenze vissute sotto la dittatura, ha augurato che «tutte le componenti ecclesiali possano rafforzare i valori spirituali e morali nella vita della società odierna»; dopo aver espresso i suoi auguri alle scuole cattoliche, all’opera benefica della Caritas, al lavoro tra la gioventù, si è rivolto in modo particolare ai vescovi e ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai seminaristi, ricordando gli impegni del presente Anno sacerdotale. Alla fine, con un gesto molto significativo, ha incontrato i monaci e le suore di clausura, presenti in tutta la Repubblica Ceca con fiorenti comunità contemplative.


Benedetto XVI con gli esponenti del Consiglio ecumenico delle Chiese 
nella Repubblica Ceca, nella Sala del Trono del Palazzo arcivescovile di Praga, il 27 settembre 2009 [© Osservatore Romano]

Benedetto XVI con gli esponenti del Consiglio ecumenico delle Chiese nella Repubblica Ceca, nella Sala del Trono del Palazzo arcivescovile di Praga, il 27 settembre 2009 [© Osservatore Romano]

Domenica 27 settembre
Celebrazione dell’Eucaristia a Brno, incontro con la Moravia
Dall’aereo presidenziale, col quale il Santo Padre è partito di prima mattina, mentre già si scorgeva il castello tristemente famoso dello Spilberk, e la svettante Cattedrale di Brno, si sono cominciate a vedere le centinaia di pullman e di autovetture, con cui i pellegrini erano giunti da tutta la Moravia, insieme con quelli di Boemia, Slovacchia, Germania e Polonia: è stata calcolata la presenza di circa 150mila persone, che riempivano la grande spianata accanto al nuovo aeroporto. La santa messa è stata un momento veramente storico che ha costituito il “bagno di folla” attorno al Papa dei credenti moravi, che gli hanno dimostrato il loro amore e la loro fedeltà alle tradizioni degli avi. Infatti, come il Papa ha ricordato varie volte durante il viaggio, la “Grande Moravia” è stata la culla dell’evangelizzazione dei popoli slavi, iniziata da Cirillo e Metodio, fratelli venuti da Tessalonica. Brno, seconda città della Repubblica e capitale della Moravia, è la diocesi con il maggior numero di vocazioni sacerdotali e religiose, con numerosissimi santuari mariani in tutta la regione, visitati ogni anno da folle di pellegrini. La tradizione morava è l’attaccamento ai due santi patroni d’Europa, che il diffusissimo canto moravo celebra, attestando a piena voce la volontà di restare fedeli alla loro “eredità”. Un’altissima àncora, che si ergeva accanto all’altare papale, ricordava il simbolo della visita del Papa in Moravia: partendo dalla Spe salvi, egli ha confidato di aver scelto come tema la speranza pensando «sia al popolo di quel caro Paese, sia all’Europa e all’umanità intera, che è assetata di qualcosa su cui poggiare saldamente il proprio avvenire».

L’incontro ecumenico nell’arcivescovado di Praga
Il Santo Padre è subito ripartito in aereo per Praga, dove lo attendeva un altro pomeriggio denso di eventi importanti. Anzitutto l’incontro con i rappresentanti del Consiglio delle Chiese e denominazioni cristiane della Repubblica Ceca, raccolti nella Sala del Trono del Palazzo arcivescovile di Praga: visi sorridenti e lieti, occhi fissi sulla figura bianca del Papa, un’accolta numerosa e non solo attenta, ma anche partecipe e consenziente alle sue parole. Si notava un’atmosfera profondamente diversa da quanto avvenuto nel 1995, quando non erano mancate forti opposizioni, specie da parte dei luterani e degli evangelici, alla canonizzazione del beato Jan Sarkander, vittima dell’intolleranza religiosa: papa Giovanni Paolo II ne era rimasto rattristato; ma l’atmosfera era già sensibilmente cambiata due anni dopo, durante l’incontro ecumenico nella Cattedrale di Praga. Intanto il dialogo ecumenico ha fatto grandi progressi: i rapporti tra il Consiglio ecumenico e la Chiesa cattolica, che partecipa alle loro riunioni in qualità di “osservatore”, e soprattutto la fraterna celebrazione annuale della Settimana di preghiere per l’Unità, hanno favorito una sempre maggiore comprensione reciproca, che sta portando i suoi frutti. L’incontro in arcivescovado ne era una espressione assai persuasiva. Alla fine dell’incontro, prima di recarsi al vicino Castello, Benedetto XVI, informato che la folla si era radunata nella piazza di Hradcany, pur trattenuta su tutti i lati dalle transenne, si è affacciato al balcone del Palazzo arcivescovile: lo storico balcone dal quale si affacciò il cardinale Tomásek.

Le università nazionali e le istituzioni culturali attorno al Papa
Il pomeriggio di quella giornata così importante ha raggiunto un altro culmine nell’incontro col mondo universitario e culturale della nazione, svoltosi nella storica Sala Vladislav nel Castello di Praga. La magnifica e austera Sala era stracolma di studenti, venuti con i quindici rettori delle università del Paese e con molti membri dei singoli corpi accademici. Dopo il saluto di uno studente, e l’indirizzo pronunciato dal rettore magnifico dell’Università Carlo di Praga – la prima in Europa centro-orientale, fondata da quel grande capo di Stato – il Santo Padre ha rivolto all’uditorio un discorso di grande profondità e impatto vitale. Al termine il Papa ha firmato il Libro d’oro dell’Università Carlo di Praga.


La santa messa presieduta da Benedetto XVI, a Stará Boleslav, nella ricorrenza liturgica di san Venceslao, patrono della Repubblica Ceca, il 28 settembre 2009 <BR>[© Associated Press/LaPresse]

La santa messa presieduta da Benedetto XVI, a Stará Boleslav, nella ricorrenza liturgica di san Venceslao, patrono della Repubblica Ceca, il 28 settembre 2009
[© Associated Press/LaPresse]

Lunedì 28 settembre
La celebrazione di san Venceslao
Quest’anno, la solennità del patrono della nazione ha raggiunto uno speciale splendore per la presenza del Santo Padre, il quale aveva scelto quel giorno come culmine più significativo della sua venuta in Repubblica Ceca. La santa messa è stata celebrata a Stará Boleslav, città risalente all’XI secolo, nel cui castello venne trucidato il duca, che stava recandosi ai divini uffici. Il suo culto rimase sempre vivo nel luogo, anche quando si sviluppò la nuova agglomerazione cittadina. Il Santo Padre ha fatto una sosta di preghiera nella chiesa di San Venceslao, dedicata al santo già dall’Xl secolo: si è recato nella cripta, che contiene i resti della precedente cappella dei Santi Cosma e Damiano, luogo del suo martirio, e la sua antica tomba di pietra. Ha venerato le reliquie del santo, là esposte per l’occasione, quindi ha pregato davanti alla storica immagine della Madonna, chiamata “Palladio della nazione Ceca”, perché donata dai santi Cirillo e Metodio alla nonna di Venceslao, allora bambino, santa Ludmilla: l’immagine, custodita nella vicina Basilica meta di continui pellegrinaggi, era stata trasportata nella cripta di San Venceslao perché il Santo Padre potesse raccogliersi davanti ad essa in preghiera. È seguito l’incontro con i sacerdoti anziani e malati, lì accompagnati dall’attigua casa di riposo per il clero, ed è stato un momento di grande commozione. La celebrazione eucaristica ha avuto luogo appena fuori della città, in un’ampia spianata dove si sono raccolti circa settantamila fedeli insieme con i giovani venuti da tutta la Repubblica Ceca per celebrare una speciale Giornata della gioventù ceca attorno al Papa. Ai presenti, ma specialmente ai giovani, Benedetto XVI ha proposto la figura del giovane santo ceco, modello di santità per tutti, afferrato totalmente da Cristo, tanto da avere «il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno», e ha auspicato che essi siano capaci di «camminare, come lui, con passo spedito verso la santità».

Il commiato
Il viaggio apostolico stava per finire. Nel pomeriggio era stata fissata, aPraga, la cerimonia ufficiale di congedo; e nelle strade si stava già raccogliendo la folla che voleva dare l’ultimo saluto al Papa. Nel frattempo, il Santo Padre aveva incontrato i collaboratori ecclesiastici, le suore e gli amici laici della Rappresentanza pontificia. Ma prima di scendere ha voluto affacciarsi al balcone dell’edificio per salutare i presenti, che lo hanno accolto con grandi applausi. Sulla via, poi, si è trattenuto ancora con alcune giovani mamme, che tenevano in braccio i loro piccoli e che li hanno presentati al Papa per essere benedetti. La cerimonia all’aeroporto, col discorso pronunciato in italiano dal presidente Václav Klaus, la risposta del Papa, conclusiva della visita, e il commiato dalle autorità civili e militari, offriva l’ultimo atto di devozione al Successore di Pietro in terra Ceca e Morava.
Certamente, questa visita densa di straordinari contenuti e di profondi messaggi, e soprattutto la presenza instancabile del Papa a eventi di enorme valore religioso, morale e civico, è destinata a lasciare il segno in questa nazione.


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