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PELLEGRINAGGIO DEL PAPA A...
tratto dal n. 04 - 2010

«È bello essere amico di Gesù»


Alcuni brani dei discorsi di papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo, 11-14 maggio 2010


di papa Benedetto XVI


Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo <BR>[© Osservatore Romano]

Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo
[© Osservatore Romano]

Sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù
«Cari pellegrini, tutti voi insieme, con la candela accesa in mano, sembrate un mare di luce intorno a questa semplice cappella, eretta premurosamente in onore della Madre di Dio e Madre nostra, la cui via di ritorno dalla terra al cielo era apparsa ai pastorelli come una striscia di luce. Però sia Maria che noi stessi non godiamo di luce propria: la riceviamo da Gesù. La presenza di Lui in noi rinnova il mistero e il richiamo del roveto ardente, quello che un tempo sul monte Sinai ha attirato Mosè e non smette di affascinare quanti si rendono conto di una luce speciale in noi che arde però senza consumarci (cfr. Es 3, 2-5). Da noi stessi non siamo che un misero roveto, sul quale però è scesa la gloria di Dio. A Lui dunque sia ogni gloria, a noi l’umile confessione del nostro niente e la sommessa adorazione dei disegni divini, che verranno adempiuti quando “Dio sarà tutto in tutti” (cfr. 1Cor 15, 28). Serva incomparabile di tali disegni è la Vergine piena di grazia: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38)»

Recita del santo rosario, spianata del santuario di Fatima, 12 maggio


La fede in ampie regioni della terra rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata
«Nel nostro tempo, in cui la fede in ampie regioni della terra rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata, la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi,
ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore portato fino alla fine (cfr. Gv 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Cari fratelli e sorelle, adorate Cristo Signore nei vostri cuori (cfr. 1Pt 3, 15)!»

Recita del santo rosario, spianata del santuario di Fatima, 12 maggio


Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa
[ Rispondendo a una domanda di padre Lombardi sul terzo segreto di Fatima]
«Così direi, anche qui, oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia»

Intervista con i giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio


Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo [© Osservatore Romano]

Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo [© Osservatore Romano]

Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità
«”La Chiesa”, scriveva il papa Paolo VI, “deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa dialogo” (enciclica Ecclesiam suam, 67). [...] Proprio con lo scopo di “mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo” (Giovanni XXIII, costituzione apostolica Humanae salutis, 3), si è realizzatoil Concilio Vaticano II, nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita»

Incontro con il mondo della cultura, Lisbona, 12 maggio


Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia
«Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?»

Omelia nella santa messa, Lisbona, 11 maggio


Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo [© Osservatore Romano]

Papa Benedetto XVI durante il viaggio apostolico in Portogallo [© Osservatore Romano]

Dite ai vostri coetanei che è bello essere amico di Gesù e vale la pena seguirlo
«Carissimi fratelli e giovani amici, Cristo è sempre con noi e cammina sempre con la sua Chiesa, la accompagna e la custodisce, come Egli ci ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Non dubitate mai della sua presenza! Cercate sempre il Signore Gesù, crescete nella amicizia con lui, ricevetelo nella comunione. Imparate ad ascoltare la sua parola e anche a riconoscerlo nei poveri. Vivete la vostra esistenza con gioia ed entusiasmo, sicuri della sua presenza e della sua amicizia gratuita, generosa, fedele fino alla morte di croce. Testimoniate a tutti la gioia per questa sua presenza forte e soave, cominciando dai vostri coetanei. Dite loro che è bello essere amico di Gesù e vale la pena seguirlo. Con il vostro entusiasmo mostrate che, fra tanti modi di vivere che il mondo oggi sembra offrirci – apparentemente tutti dello stesso livello –, l’unico in cui si trova il vero senso della vita e quindi la gioia vera e duratura è seguire Gesù. Cercate ogni giorno la protezione di Maria, Madre del Signore Gesù Cristo e specchio di ogni santità. Ella, la Tutta Santa, vi aiuterà a essere fedeli discepoli del suo Figlio Gesù Cristo»

Omelia nella santa messa, Lisbona, 11 maggio


C’era soltanto Lui, dalle sponde del Lago di Galilea fino alle piazze di Gerusalemme, solo o quasi solo nei momenti decisivi: Lui in unione con il Padre, Lui nella forza dello Spirito
«La “sproporzione” tra le forze in campo che oggi ci spaventa, già duemila anni fa stupiva coloro che vedevano e ascoltavano Cristo. C’era soltanto Lui, dalle sponde del Lago di Galilea fino alle piazze di Gerusalemme, solo o quasi solo nei momenti decisivi: Lui in unione con il Padre, Lui nella forza dello Spirito. Eppure è avvenuto che, alla fine, dallo stesso amore che ha creato il mondo, la novità del Regno è spuntata come piccolo seme che germina dalla terra, come scintilla di luce che irrompe nelle tenebre, come alba di un giorno senza tramonto: è Cristo risorto. Ed è apparso ai suoi amici, mostrando loro la necessità della croce per giungere alla risurrezione»

Omelia nella santa messa, Porto, 14 maggio


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