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RECENSIONI
tratto dal n. 04 - 2010

Il prete che voleva bene al Papa


In occasione dei cinquant’anni dalla morte di don Mazzolari sono state pubblicate alcune opere che consentono a tutti di accostarsi alla sua originale e sempre attuale testimonianza


di Walter Montini


Don Primo Mazzolari con i ragazzi di Bozzolo

Don Primo Mazzolari con i ragazzi di Bozzolo

Sono uscite molte pubblicazioni su don Primo Mazzolari, in occasione dei cinquant’anni dalla sua morte (avvenuta il 12 aprile 1959), celebrati, con molte iniziative, civili e religiose, lo scorso anno. Il rischio è che, per quell’inspiegabile legge umana che celebra e dimentica, dimentica e celebra, un po’ a fasi alterne, scenda di nuovo l’oblio su questo grande testimone del Novecento italiano e sulle sue opere.
Hanno dedicato servizi a Mazzolari molte prestigiose testate: quella dei gesuiti, La Civiltà Cattolica, con un articolo di dodici pagine sul numero di gennaio 2009; L’Osservatore Romano, che ha presentato il libro curato da padre Leonardo Sapienza, Il prete di “Adesso”, un’agile antologia di articoli mazzolariani attenti proprio alla dimensione sacerdotale; 30Giorni, che gli ha dedicato numerose pagine e ha ristampato il libro Anch’io voglio bene al papa; su Il Sole 24Ore del 12 aprile, Emma Fattorini ha pubblicato un interessante articolo, Don Primo e le donne, che ha avuto anche un contraddittorio; per non citare altri giornali e riviste, i convegni, le celebrazioni commemorative; e molti altri contributi che è impossibile rendicontare compiutamente.
All’esperienza del quindicinale fondato da Mazzolari, Adesso, fa riferimento padre Leonardo Sapienza nel suo libro Il prete di “Adesso”. Il titolo sta a significare che il cristiano non deve guardare con nostalgia al passato, né rifugiarsi in un’utopia del futuro, bensì impegnarsi subito e a fondo con ogni sua forza. Un giornale di battaglia, dunque, nelle cui pagine trovavano spazio tutti i temi cari a don Primo: l’appello a un rinnovamento della Chiesa, la difesa dei poveri e la denuncia delle ingiustizie sociali, il dialogo con “i lontani”, la promozione della pace in un’epoca di guerra fredda. Sono note le vicende occorse al quindicinale. Il 15 gennaio 1949 uscì il primo numero. Il suo carattere innovativo e coraggioso provocò l’intervento del Vaticano, così che nel febbraio del 1951 il giornale dovette cessare le pubblicazioni. Contro don Mazzolari scattarono misure personali: proibizione di predicare fuori diocesi e divieto di pubblicare articoli senza la preventiva revisione ecclesiastica. Poté riprendere nel novembre dello stesso anno, ma con la direzione di un laico, Giulio Vaggi. Don Primo collaborò ancora, utilizzando spesso pseudonimi, come quello di Stefano Bolli.
Lo sforzo di Leonardo Sapienza costituisce un piccolo ma significativo contributo al ricordo di questo testimone del secolo scorso.
Nelle librerie sono comparsi nuovi volumi. Tra questi è senza dubbio da segnalare il libro di Anselmo Palini, Primo Mazzolari. Un uomo libero: una pregevole rivisitazione del pensiero e dell’azione del parroco di Bozzolo, lungo le dimensioni essenzialmente biografiche di un uomo libero, di una coscienza libera, capace di scelte esistenziali coraggiose. Il lavoro di Palini è ricco di riferimenti all’attività pastorale e all’impegno civile di Mazzolari, alle prese con i problemi e con le sfide del suo tempo: ne esce il ritratto di un uomo pienamente inserito nella storia del Novecento italiano, un personaggio con cui fare i conti se si vuole capire il travaglio presente nella Chiesa e nella società civile a cavallo degli anni del Concilio. Un lavoro che consente così di affrontare un lungo viaggio attraverso i principali avvenimenti dei primi sessant’anni del secolo scorso. Scrive don Bruno Bignami, neopresidente della Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo, in una presentazione del libro: «Il ritratto dipinto da Palini fa emergere la centralità di scelte in ambito sia ecclesiale che sociale. Scelte non facili ma affrontate sempre con dignità e cuore aperto. Affiora un Mazzolari appassionato servo della Chiesa, capace di aperture e confronto coi lontani. La sua testimonianza nasce dal dovere di “gettare ponti” nel tentativo di costruire un tessuto di comunione e condivisione nel secondo dopoguerra. Il criterio evangelico di attenzione all’altro si fa fantasia operativa nel mondo ecclesiale. E necessità di cui si avverte l’urgenza anche nella Chiesa attuale».
Sono due opere, queste di padre Sapienza e di Palini, non specialistiche; hanno un carattere divulgativo che consente a tutti di accostarsi alla originale e sempre più attuale testimonianza offerta da don Primo Mazzolari con la propria vita e le proprie scelte.
Ecco, infine, ancora fresco di stampa, con una curata veste grafica, un volume di 750 pagine, curato da Guido Formigoni e Massimo De Giuseppe, che raccoglie, in edizione critica e in ordine cronologico, tutti gli interventi di don Primo Mazzolari sul tema della pace e della guerra: Scritti sulla pace e sulla guerra. Profetico l’inizio dell’ultimo scritto di Mazzolari, La pace e le bombe, riportato nel volume e apparso su Adesso il 15 aprile 1959: «Noi non siamo tranquilli sulla vicenda della pace. Nonostante le assicurazioni, che si moltiplicano, man mano che diminuisce non la buona volontà, così difficile a valutarsi, ma le garanzie della pace, che dipendono dagli uomini e da certe condizioni, che pongono limiti alle iniziative ed ostacoli agli stessi colpi di testa».


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