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DEVOZIONE
tratto dal n. 10 - 2010

Il Rosario, una preghiera facile e bella


Omelia del cardinale Giovanni Battista Re Santuario della Madonna del Rosario Pompei, 3 ottobre 2010


Omelia del cardinale Giovanni Battista Re


Il cardinale Giovanni Battista Re

Il cardinale Giovanni Battista Re

In questa prima domenica di ottobre, mese dedicato al Rosario, è una grande gioia per me essere qui, pellegrino fra i pellegrini, davanti a questo splendido santuario, voluto dal beato Bartolo Longo come santuario del Rosario e che ora è diventato un centro internazionale del Rosario.
Al termine di questa celebrazione eucaristica, eleveremo insieme la tradizionale Supplica, una corale preghiera alla Madonna per invocare la sua materna protezione e per presentare a Dio, mediante la Beata Vergine Maria, i desideri profondi del nostro cuore e per trovare la forza necessaria per adempiere i nostri doveri e le nostre responsabilità.
La ricorrenza odierna ci invita a riflettere sul Rosario, una preghiera facile e bella che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani; preghiera profondamente amata dai santi e vivamente incoraggiata dai papi. È una preghiera semplice, ma efficace e ricca di contenuti biblici e teologici.
Questa preghiera non ha perso nulla del suo valore tra i ritmi della nostra società tecnologica. Anche nel terzo millennio rimane una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di spiritualità. Se è vero che, tra le preghiere, il primo posto va alla Liturgia, fonte e culmine della vita ecclesiale, non è meno vero che, tra le devozioni del popolo di Dio, al Rosario spetta un posto d’onore.
Esso è «catena dolce che ci rannoda a Dio», secondo la bella espressione del beato Bartolo Longo, «vincolo di amore che ci unisce agli angeli», «torre di salvezza» e «porto sicuro», perché ci affida all’intercessione potente di Maria e ottiene la grazia che ci salva.
La storia del Rosario mostra che la Chiesa, nei momenti difficili, ha fatto ricorso a questa preghiera, che possiede una forza particolare, per ottenere l’aiuto di Dio mediante l’intercessione della Madonna.
È preghiera che alimenta la nostra spiritualità e ci fa crescere come cristiani, perché, mediante Maria, porta a una conoscenza più profonda dei misteri di Cristo. Il Rosario, infatti, ci guida al cuore della vita cristiana e ci aiuta a contemplare e ad approfondire il mistero di Cristo e il posto della Beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa.
Il Rosario, con i suoi venti misteri, esprime la fede della Chiesa senza giri di parole e senza porre falsi problemi, e aiuta ad avere fiducia in Dio e ad abbandonarsi a lui.
Apparendo a Lourdes e a Fatima, la Madonna si è presentata con il Rosario in mano e ha raccomandato la recita del Rosario.
Papa Giovanni Paolo II, che è venuto due volte a pregare presso questo santuario durante il suo pontificato, confidò che fin dagli anni giovanili la preghiera del Rosario ha avuto un posto importante nella sua vita. Nella lettera apostolica sul Rosario, in occasione dell’anno del Rosario, Rosarium Virginis Mariae (del 16 ottobre 2002), il compianto Papa afferma: «Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. A esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto» (n. 2).
Egli soleva dire che recitare il Rosario era «pregare con Maria e alla scuola di Maria».
E diceva ancora: «Il Rosario, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore» (Rosarium Virginis Mariae, n. 1).
Padre Pio da Pietrelcina confidò a un suo figlio spirituale che, attraverso la recita del Rosario, la Madonna non gli aveva mai negato le grazie domandate (Giovanni Bardazzi, Un discepolo di Padre Pio, Prato 2003, p. 92). E quando, negli ultimi giorni della sua vita, fu chiesto a Padre Pio: «Che cosa ci lascia in eredità?», egli rispose: «Vi lascio il Rosario».
La storia è piena di testimonianze che ci mostrano come questa preghiera ha accompagnato sia gente comune sia personaggi e artisti famosi.
Nella parte mediana del grande affresco del Giudizio universale della Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo tra il 1536 e il 1541, spicca un particolare: uno dei risorti porge con la mano sinistra la corona del Rosario a un uomo e a una donna per aiutarli a salire in Paradiso aggrappandosi ad essa.
Con questa sobria raffigurazione pittorica, che nel capolavoro michelangiolesco è un piccolo particolare, l’artista ha espresso la convinzione che il Rosario è una preghiera importante per ottenere la salvezza eterna.
Nella casa di Alessandro Manzoni a Milano, in via del Morone n. 1, appesa in capo al letto si vede ancora oggi la sua corona: la recitava abitualmente. Nel suo romanzo I promessi sposi, Lucia, nel momento più drammatico della sua vita, tira fuori di tasca la corona e recita il Rosario (capitolo 21), e mentre lo sgrana sente spuntare e crescere nel cuore una fiducia indeterminata e una improvvisa speranza.
La facciata del santuario di Pompei <BR>[© Romano Siciliani]

La facciata del santuario di Pompei
[© Romano Siciliani]

Alcide De Gasperi, nelle Lettere dalla prigione, scritte alla moglie quando fu arrestato dai fascisti, dice che gli fu di sostegno spirituale la preghiera del Rosario, che nei primi giorni recitava «come poteva», cioè senza la corona. Poi la moglie gli inviò una corona del Rosario: lui lo recitava alla sera pensando che verso quell’ora anche la moglie e le sue bambine erano in preghiera e allora – così scriveva – «il mio spirito si inginocchia con voi».
Cristoforo Gluck, grande musico, durante i ricevimenti alla corte di Vienna, si appartava ogni giorno a recitare il Rosario.
Il beato Contardo Ferrini, professore universitario a Pavia, quando la sera aveva amici in casa, oppure era invitato da amici a cena, prima del congedo tirava fuori la sua corona e invitava gli amici a recitarlo insieme.
La pratica del Rosario in famiglia la sera era in passato molto diffusa. Oggi purtroppo si guarda la tv o una parte dei membri della famiglia è fuori casa.
Al giorno d’oggi c’è la moda di imparare tecniche yoga per rilassarsi, ripetendo in continuazione uno stesso “mantra” che aiuta a concentrarsi su sé stessi e a trovare la propria energia. Tante persone si sono dimenticate che questi “segreti” li avevano già “in tasca”. Basta prendere in mano una corona del Rosario. Essi cercano lontano ciò che, invece, possono trovare molto vicino. Cercano in moderni maestri ciò in cui i loro padri e i loro nonni erano già esperti: il Rosario.
Riscopriamo, dunque, il Rosario. Sentiamolo come angolo di contemplazione da assicurare, quasi come boccata di ossigeno, alle nostre giornate.
Facciamone un vincolo di unità per le nostre famiglie. La famiglia che prega unita, rimane unita.
Pratichiamolo come preghiera che accompagna i nostri viaggi, che si insinua tra un’occupazione quotidiana e l’altra, che occupa spazi vuoti di attesa, quasi a immettere piccoli squarci di cielo nel grigiore della routine quotidiana.
Lungi dall’essere una fuga dai problemi della propria famiglia e del mondo, il Rosario ci spinge a guardarli con occhio responsabile e sereno, e ci ottiene la forza di tornare a essi con l’aiuto di Dio. Il Rosario getta luce sul nostro cammino umano ed è la sorgente di speranza e di conforto che ci dà la forza per andare avanti.


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