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REPORTAGE DALLA CINA
tratto dal n. 09 - 2001

Nomine dei vescovi

In Cina non ci sono due Chiese




Quanti sono i vescovi cinesi in comunione col vescovo di Roma? La Guida alla Chiesa cattolica in Cina del 2000, una sorta di annuario della comunità cattolica cinese curato dal missionario francese Jean Charbonnier delle Missions Étrangères de Paris, riporta una lista di 78 vescovi «riconosciuti dal governo», definiti anche «ufficiali». Di questi, secondo dati forniti a 30Giorni da collaboratori del seminario nazionale di Pechino, poco meno dei due terzi hanno chiesto e ottenuto di essere riconosciuti dalla Sede Apostolica. Nella prassi invalsa negli ultimi tempi, la legittimazione canonica del nuovo vescovo da parte della Santa Sede viene di solito richiesta e concessa prima ancora che avvenga la nomina ufficiale e la liturgia di consacrazione. Essa è vincolata ad alcune condizioni. Innanzitutto, non possono essere approvati dalla Sede Apostolica i candidati alle sedi episcopali che hanno già un vescovo legittimo, sia pur non riconosciuto dal governo, secondo il principio canonico per cui ogni diocesi può avere un solo vescovo ordinario. Inoltre, il candidato deve essere conosciuto dai sacerdoti e dai fedeli della diocesi come un uomo di fede, con una fedeltà alla Chiesa pubblicamente espressa. E la consacrazione deve avvenire secondo il rito della Chiesa universale (fino alla fine degli anni Ottanta circolavano ancora rituali di consacrazione con annessa una formula di rinnegamento del Papa, che però veniva quasi sempre omessa se i vescovi consacranti volevano tutelare la validità sacramentale del rito).
La stessa Guida di padre Charbonnier riporta una lista coi nomi di 37 vescovi non riconosciuti dal governo, definiti anche come «non ufficiali» (lista pubblica che conferma quanto sia semplicistico parlare di vescovi e di comunità clandestine per indicare quell’area della Chiesa cattolica che rifiuta il controllo dell’Associazione patriottica). Tutti questi vescovi hanno ricevuto il riconoscimento canonico dalla Sede Apostolica. Ma quando, nel 1989, una ventina di esponenti dell’area non riconosciuta dal governo (vescovi e rappresentanti di vescovi) si sono riuniti per fondare la Conferenza episcopale cinese, la Santa Sede non ha dato nessun appoggio all’iniziativa e non ha mai riconosciuto il nuovo organismo episcopale.
È difficile prevedere se e in che modo Pechino e il Vaticano troveranno nel futuro prossimo un accordo sulla modalità di elezione dei vescovi cinesi. Lo scenario mostrato a 30Giorni da alcuni giovani sacerdoti di Shanghai descrive una trattativa bloccata. Nei pourparler indiretti avviati alla ricerca di un aggiustamento, la Santa Sede riafferma il proprio diritto alla nomina dei vescovi, ma secondo alcuni osservatori potrebbe esser disposta a scegliere il candidato all’interno di una terna selezionata dagli organismi della Chiesa cinese con l’approvazione del governo. Sull’altra sponda, il governo finora non accenna a voler rinunciare alla tradizionale politica di controllo delle attività religiose, comprese le nomine dei vescovi. E sembra disposto a concedere al massimo una sanzione formale alla prassi attualmente diffusa, in cui la Santa Sede concede da lontano la sua legittimazione a vescovi nominati con processi decisionali “democratici” tutti gestiti in loco, con una forte ingerenza degli organismi “patriottici” governativi.


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