Home > Archivio > 04/05 - 2001 > Il miglior ricovero? A casa
LA SANITÀ A ROMA E NEL LAZIO
tratto dal n. 04/05 - 2001

Il miglior ricovero? A casa


L’assistenza domiciliare e l’outsourcing sono realtà che si stanno consolidando: aiutano a decongestionare gli ospedali e fanno risparmiare l’amministrazione pubblica. Ecco come


di Davide Malacaria


«La sanità ha tante sfaccettature, ed i miglioramenti in termini qualitativi e di risparmio economico possono passare attraverso strade diverse da quelle che normalmente si prendono in considerazione». Giuseppe Milanese, presidente della cooperativa Osa (Operatori sanitari associati), ormai la prima realtà italiana nel settore dell’assistenza domiciliare e dell’outsourcing (gestione dei servizi ospedalieri), spiega come alcuni medici hanno creato una nuova modalità di assistenza sanitaria.

Qual è il vantaggio dell’assistenza domiciliare?
Giuseppe Milanese: Il Sistema sanitario nazionale ha ormai perso il rapporto con il territorio. Una volta c’erano le condotte dove chiunque andava e trovava il medico, oggi c’è una distanza tra il paziente e il mondo sanitario. Per un qualsiasi malore i cittadini ricorrono subito all’ospedale, con conseguente sovraffollamento dei pronto soccorso e un aumento vertiginoso dei “ricoveri impropri”, ovvero di persone ricoverate inutilmente. Un modo efficace per uscire da questa situazione potrebbe essere il potenziamento dell’assistenza domiciliare. Società e cooperative che operano in questo settore, interrelate con il sistema dei medici di base, creerebbero una rete di protezione sanitaria là dove il sistema attuale non riesce ad arrivare.
Una sanità parallela?
Milanese: No, anzi. L’ospedale è il centro del Sistema sanitario e tale deve restare. Ma il servizio erogato da queste strutture può essere migliorato rendendo più agile un sistema ormai ingolfato. Ci sono fasi sia precedenti il ricovero sia successive che possono essere gestite a domicilio, attraverso équipes specializzate in continuità con quelle ospedaliere. A trarne beneficio sarebbe innanzitutto il paziente, che indubbiamente si troverebbe più a suo agio a casa che in ospedale. Ma anche il Sistema sanitario, che vedrebbe un abbattimento dei costi: infatti un giorno di ricovero ospedaliero costa dalle 500.000 alle 800.000 lire, molto di più di un giorno di assistenza domiciliare.
Non le sembra di parlare di un sistema sanitario alquanto utopistico?
Milanese: Nel caso dei malati di Aids, che certo non soffrono di una patologia di facile gestione, l’assistenza domiciliare è una realtà operativa consolidata che, tra l’altro, l’Osa svolge da anni. Nel caso specifico è stato dimostrato scientificamente che questa modalità di assistenza può migliorare sia la qualità della vita che la sopravvivenza stessa di pazienti. Inoltre la spesa sanitaria è nettamente minore rispetto a quella per un ricovero ospedaliero. Ma gli interventi domiciliari che si possono effettuare sono a 360 gradi. Ad esempio, l’Osa effettua assistenza fisioterapica, assistenza ai malati cronici e, non ultima, assistenza ai malati terminali. Tutte attività, fra l’altro, condotte in collaborazione con i centri universitari e ospedalieri che monitorizzano la qualità dell’assistenza. Insomma, altro che utopia…
Questo modello sanitario sembrerebbe favorire la privatizzazione della sanità…
Milanese: La liberalizzazione estrema della sanità, sul modello degli Stati Uniti, ha dimostrato limiti enormi in termini di equità sociale. Ma non solo. Pensata per ridurre i costi sanitari ha dimostrato l’esatto contrario. Questo perché la domanda sanitaria è derivata: il malato non sa bene di cosa ha bisogno; così accade che di fronte a una maggiore offerta sanitaria, aumenta la domanda. Invece occorre conservare il pubblico, ma allo stesso tempo decongestionare il sistema. Un modo per ottenere questo è incrementare l’outsourcing, ovvero l’esternalizzazione di alcuni servizi ospedalieri. L’Osa ha sperimentato l’efficacia della gestione del servizio infermieristico di alcuni reparti degli ospedali di Roma. Da una parte i lavoratori godono dei vantaggi propri dell’associazione cooperativa piuttosto che del lavoro dipendente, dall’altra gli ospedali si vedono eliminato il peso e il costo della gestione di un servizio che, pur rimanendo nel campo sanitario, è solo un supporto all’attività ospedaliera vera e propria, ovvero il rapporto diretto medico-paziente. Ma soprattutto il paziente gode di un’assistenza che, eliminata la burocrazia propria di un sistema ultracongestionato, riesce ad esprimere una migliore qualità. D’altronde se i sistemi sanitari di Francia e Germania ricorrono normalmente all’outsourcing qualche ragione ci sarà…
Sembrano aspetti marginali della sanità…
Milanese: Certo, per ora l’assistenza domiciliare e l’outsourcing in Italia sono aspetti marginali di un sistema. Ma che siano modelli operativi validi lo dimostra anche il fatto che varie leggi prevedano il ricorso e l’incremento di questo tipo di attività. La verità è che alle leggi non seguono decreti attuativi o norme certe che aiutino e tutelino chi opera in questo settore. Ne godrebbero anzitutto i cittadini, ma anche il Sistema sanitario che, affidando alcuni servizi a soggetti esterni, potrebbe meglio affrontare i tanti problemi che affliggono la sanità.


Español English Français Deutsch Português