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EDITORIALE
tratto dal n. 01 - 2002

Un Papa scomodo?


Quando il Papa denuncia con forte allarme la perdita di valore dell’istituto familiare o invoca una legislazione che tuteli i diritti del nascituro (primo tra i quali quello di nascere) cominciano i distinguo, le riserve, le eccezioni di competenza. Riecheggia, anche se non così precisamente formulato, il "si sanctus oret" con il quale si vorrebbe impedire agli uomini di Dio l’esercizio della pastorale e della evangelizzazione applicata


di Giulio Andreotti


Il Papa tra i giudici e gli avvocati della Rota Romana all’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano, il 28 gennaio 2002

Il Papa tra i giudici e gli avvocati della Rota Romana all’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano, il 28 gennaio 2002

Anche nei circoli politici si ha spesso occasione – tra una seduta e l’altra – di parlare del Santo Padre, riscontrando in genere apprezzamenti positivi per le linee-guida della Santa Sede; ad esempio per la dilatazione della rete diplomatica vaticana con punte significative come Israele, la Libia e l’Autonomia nazionale palestinese. Molti commenti, favorevoli, si sono avuti anche per la Giornata di Assisi; che è stata un grido accorato di speranza in un mondo inquieto, senza guerre formali, ma con tante violenze e con un intreccio pauroso di impulsi terroristici, privati e pubblici.
Quando però il Papa denuncia con forte allarme la perdita di valore dell’istituto familiare o invoca una legislazione che tuteli i diritti del nascituro (primo tra i quali quello di nascere) cominciano i distinguo, le riserve, le eccezioni di competenza. Riecheggia, anche se non così precisamente formulato, il si sanctus oret con il quale si vorrebbe impedire agli uomini di Dio l’esercizio della pastorale e della evangelizzazione applicata.
Nelle ultime settimane, su due temi Giovanni Paolo II si è appunto soffermato con vigore: sulla crisi della famiglia e sulla tutela dell’embrione. Faccio una premessa che mi sembra necessaria, richiamando alla memoria dei disattenti l’articolo 29 della Costituzione italiana: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Nella stessa Carta fondamentale è previsto anche l’aiuto statale alle famiglie numerose; mentre dagli atti preparatori della Carta stessa si registra che per pochissimi voti non fu sancita la indissolubilità del matrimonio.
Vi è quindi un avvicinamento oggettivo tra le posizioni che il Papa assume in materia e le doverose posizioni delle autorità civili, da noi e altrove (penso alle forti preoccupazioni che aveva in proposito il presidente Mitterrand).
Non voglio davvero dare rilievo più del necessario alle persone dei papi e al loro personale curriculum precedente l’elezione pontificia. Tuttavia quando consideriamo la biografia di Giovanni Paolo II, con la dura realtà giovanile, il lavoro da operaio, le persecuzioni rosse e brune ed anche la breve ma appassionata attività teatrale, possiamo ritenere che vi sia una carica umana in quello che il Papa dice, che non avrebbe forse se si fosse formato in un quadro classico di vita piccolo-borghese e di seminario tradizionale. Spero che nulla ci sia di irriguardoso nel dir questo. Comunque lo sento e non vedo perché dovrei tacerlo
L’annuo discorso inaugurale della Rota offre sempre spunti di forti riflessioni. Dobbiamo davvero rassegnarci all’idea che modernità voglia dire pratico ripudio delle tradizioni? Quando fu introdotto il divorzio in Italia emerse il tema specifico delle norme che regolano i matrimoni, essendo previsto dagli Accordi Lateranensi il riconoscimento statale del matrimonio cosiddetto concordatario, celebrato quindi soltanto in chiesa. La Corte Costituzionale stabilì che non vi era vulnus internazionale e così sia. Caldeggiai allora una proposta che tendeva ad evitare il referendum sul divorzio: la dissolubilità doveva essere riservata ai matrimoni del municipio, lasciando per chi sceglieva il rito religioso l’accettazione implicita del più severo diritto canonico. Avemmo critiche bilaterali e generali. Gabrio Lombardi e gli altri proponenti del referendum considerarono l’iniziativa come uno scippo della possibilità di cancellare la legge; viceversa gli altri ritenevano antirisorgimentale questo ossequio verso le leggi ecclesiastiche. Il referendum si celebrò e come è noto il voto popolare fu in percentuale più divorzista di quel che erano state le Camere.
Resta tuttavia un inconveniente per quel che attiene non ai divorzi ma alle rilevazioni di nullità iniziale (nelle cronache dei giornali si parla erroneamente di annullamenti rotali). Il diritto canonico è norma per i fedeli, mentre non è raro il caso che uno o ambedue i coniugi si sposino in chiesa per considerazioni di tradizione e di opportunità. Non mi rincresce davvero. Ma se non si è, come ho detto, fedeli, si può anche predisporre o postdisporre attestazioni di falsi motivi appunto di nullità. Di qui il richiamo ripetuto ai giudici ecclesiastici ad essere molto attenti e severi.
Quando, poi, il Papa indica come sintomi di degrado le convivenze di fatto che viceversa si vorrebbero sempre di più equiparare alle famiglie per così dire regolari, afferma un indirizzo che non può essere sottovalutato e negletto.
In quanto all’aborto, forse le conoscenze scientifiche sono oggi più precise e angoscianti. La vita comincia dalla procreazione ed appare sempre più arbitrario stabilire che fino ad un certo numero di settimane la cosa possa essere distrutta. Anche se è un durus sermo, credo ineludibile l’obbligo culturale e morale di prendere internazionalmente in esame il tema nell’ambito dei diritti umani.
Pur essendo connesso e non ignorandone la consistenza, non aggiungo qui il discorso sulla curva demografica che sta rapidamente invecchiando la popolazione italiana. Rilevo soltanto una oggettiva convergenza con gli ammonimenti del Santo Padre. Si dirà – ed è vero per un verso – che si rivolge ai cattolici richiamandoli ai propri doveri; ma vi sono regole e condizioni di sviluppo della società civile che da una conformità a quanto la Chiesa insegna nel suo magistero non possono che trarre impulsi e conseguenze positive.
Non voglio davvero dare rilievo più del necessario alle persone dei papi e al loro personale curriculum precedente l’elezione pontificia. Tuttavia quando consideriamo la biografia di Giovanni Paolo II, con la dura realtà giovanile, il lavoro da operaio, le persecuzioni rosse e brune; ed anche la breve ma appassionata attività teatrale, possiamo ritenere che vi sia una carica umana in quello che il Papa dice, che non avrebbe forse se si fosse formato in un quadro classico di vita piccolo-borghese e di seminario tradizionale. Spero che nulla ci sia di irriguardoso nel dir questo. Comunque lo sento e non vedo perché dovrei tacerlo.


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