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EDITORIALE
tratto dal n. 01 - 2013

Gratitudine e preghiera


L’omelia del cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, nella santa messa in suffragio del senatore Giulio Andreotti, nel giorno trigesimo della sua morte.

Roma, parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini, 6 giugno 2013


del cardinale Angelo Sodano


San Giovanni Battista dei Fiorentini a Roma, quando si sono celebrati i funerali del senatore Andreotti il 7 maggio scorso

San Giovanni Battista dei Fiorentini a Roma, quando si sono celebrati i funerali del senatore Andreotti il 7 maggio scorso

 

Cari concelebranti, distinte autorità, amici tutti!

Il 6 maggio scorso l’Angelo del Signore passò accanto al capezzale del nostro compianto presidente Giulio Andreotti, chiamandolo a un’altra vita. Egli chiudeva i suoi occhi a questo mondo e li apriva alla luce dell’eternità.

Come voi ben sapete, negli ultimi tempi egli aveva sentito crollare la sua salute e poco a poco si andava preparando ad andare incontro al suo Signore, tenendo sempre ben accesa nelle sue mani la lampada della fede.

Con san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, egli avrebbe potuto ripetere le parole del Cantico delle creature: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale». Ma con grande intuito teologico il nostro caro senatore disse un giorno che preferiva lodare il Signore prima di tutto per «sorella vita», ringraziando così il Signore per tutti i doni che gli aveva dato. Certo, con spirito di fede, egli si era preparato a lodarlo anche per «sorella morte», conscio com’era che tutti veniamo da Dio e a Lui tutti dobbiamo ritornare per tutta l’eternità. Però, questo è noto a tutti voi, fu veramente la fede la stella polare della sua esistenza.

 

La nostra preghiera

Fratelli e sorelle nel Signore, oggi, nel giorno trigesimo della dipartita da questo mondo del nostro caro Giulio, noi ci siamo riuniti intorno all’altare, per due motivi particolari: primo per ringraziare il Signore per avercelo dato e poi per affidarlo con la nostra preghiera nelle mani misericordiose del Padre che sta nei cieli. Lo facciamo in questa bella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini che gli era tanto cara, così come gli era tanto caro quest’angolo caratteristico dell’Urbe, che gli evocava secoli e secoli di storia. Questa stessa chiesa, la sua cara parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini era una seconda casa. E poi gli ricordava, come a tutti noi, il grande papa Leone X, il fiorentino Giovanni de’ Medici, che all’inizio del 1500 aveva voluto erigere questo tempio grandioso. Una chiesa che ricordava al nostro caro presidente oltre alla fede anche il genio di tanti artisti, che qui lavorarono, dal Sangallo a Michelangelo, da Raffaello al Maderno. E questa era anche la sua chiesa parrocchiale. Il parroco qui presente ben ricorda il suo affetto per questa comunità, ma questa chiesa era per lui anche un simbolo della grandezza di Roma e della sua missione nel mondo.

 

Il senatore Giulio Andreotti, scomparso a Roma il 6 maggio 2013, in una foto scattata nel suo studio privato in piazza San Lorenzo in Lucina

Il senatore Giulio Andreotti, scomparso a Roma il 6 maggio 2013, in una foto scattata nel suo studio privato in piazza San Lorenzo in Lucina

La nostra gratitudine

Oggi noi ci siamo riuniti intorno all’altare per ringraziare il Signore per la vita del nostro caro presidente Giulio Andreotti. Per ricordarlo, oggi sono qui convenuti numerosi i suoi cari familiari, qui vi sono tanti suoi amici, qui vi sono pure tanti anonimi estimatori di questa bella figura del laicato cristiano dei nostri tempi.

Di fronte alla morte e anche di fronte alla morte dei familiari più stretti noi possiamo ricorrere alla bella preghiera di sant’Agostino, che, qui vicino, a Ostia, nell’ora della morte di sua madre Monica diceva: «O Signore, non ci lamentiamo perché ce l’hai tolta, piuttosto Ti ringraziamo perché ce l’hai data». Del resto, è quanto ci ha ricordato la prima lettura di questa santa messa, che ci ha fatto meditare su quanto san Paolo scriveva ai Romani del tempo, ai primi cristiani di Roma: li invitava a guardare a Dio anche di fronte alla morte, dicendo che il cristiano «vive e muore per il Signore» (Rm 14, 7-8).

Sì, diceva san Paolo, nessuno di noi vive e muore solo per sé stesso, ma sia che viva sia che muoia lo fa per il Signore, offrendo tutto a Lui, gioie e dolori, speranze e delusioni, le rose e le spine della vita, l’entusiasmo della gioventù e le prove della vecchiaia. Se viviamo per il Signore la nostra vita ha un senso, se moriamo per il Signore anche la nostra morte ha un senso. Sì, dice Paolo, noi siamo del Signore. Questo giudizio dell’apostolo ha sempre illuminato la vita del nostro caro defunto. Al Signore egli offriva, soprattutto negli ultimi tempi, gioie e dolori, ansie e bisogni, le rose e le spine della vita. Come un tempo fece offrendogli l’entusiasmo della gioventù così alla fine gli ha offerto le prove della vecchiaia.

Il nostro caro senatore avrebbe potuto fare sue le parole di un noto canto giovanile, che talora risuona nelle nostre parrocchie: «O Signore, quando busserò alla tua porta, avrò fatto tanta strada; avrò ceste di dolore, avrò grappoli d’amore, o mio Signore!».

Quante cose il nostro caro defunto ha fatto nella sua lunga vita al servizio della comunità, da Roma all’Italia, dall’Europa a tanti Paesi del mondo che lo ricordano. Per tale suo impegno di servizio noi oggi vogliamo ringraziare il Signore per i doni che gli ha dato.

Come sapete, negli ultimi anni della sua vita, le sue forze andavano diminuendo, ma sembrava che egli volesse ispirarsi al monito del grande Cicerone che già invitava gli anziani del suo tempo, nel trattato De senectute, a raddoppiare la loro attività intellettuale, cercando di aiutare i giovani con la loro saggezza.

In realtà, la longevità del senatore Andreotti è stata una risorsa di bene anche per tanta gioventù di oggi. Anche per questo noi vogliamo ringraziare il Signore!

 

Il nostro suffragio

Miei fratelli, vorrei infine invitarvi ad una seconda preghiera, e cioè alla preghiera di suffragio sempre cara ai credenti. La fede cristiana ci dice che nulla di meno che puro e santo entra al cospetto di Dio e per questo la Chiesa, nostra madre e maestra, ci insegna a pregare per i defunti, mettendo sulle nostre labbra la preghiera della liturgia: «Se per umana fragilità il nostro fratello ha peccato, la tua misericordia, o Padre, l’accolga fra le tue braccia».

È quanto ci ricordano le stesse parole del celebrante della santa messa, nel momento della consacrazione, quando ripete le parole rivolte da Gesù ai suoi apostoli nell’ultima cena: «Questo è il calice del mio sangue… versato per voi in remissione dei peccati». Sì, perché tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio.

 

Il cardinale Bergoglio e Andreotti al termine della messa in occasione delle cresime nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura nel 2006

Il cardinale Bergoglio e Andreotti al termine della messa in occasione delle cresime nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura nel 2006

Un cammino di speranza

Partiremo così di qui con il cuore ripieno di speranza cristiana. È il Signore che ci accompagna nel nostro viaggio terreno, anche fra le prove più dure della vita. Egli è sempre accanto a noi. Nel Vangelo che oggi è stato qui proclamato Egli ci ha anche promesso la felicità interiore, se vivremo alla luce del Vangelo che Egli ci ha annunziato, alla luce di quelle otto beatitudini che poco fa sono state proclamate. E la testimonianza di vita che il nostro fratello Giulio ci ha lasciato, ci sproni tutti a camminare nel solco delle beatitudini evangeliche. Sono beatitudini che promettono un premio ma non sulla terra, sono beatitudini che promettono un premio nella patria eterna del Paradiso.

Questa è la visione di speranza cristiana che ci ha lasciato il nostro caro fratello Giulio. In vita, egli sovente ha ripetuto la bella preghiera della Salve, Regina, esclamando: «Salve, o Regina, Madre di misericordia… vita, dolcezza e speranza nostra, salve!».

Con le Litanie Lauretane egli ha sempre invocato anche Maria come «porta del Paradiso».

Maria apra, quindi, tale porta al nostro fratello Giulio e l’introduca nel gaudio della patria eterna! Amen.



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