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ROMA E I SUOI SANTI
tratto dal n. 01 - 2014

ROMA. La Cappella dedicata a san Francesco nella Chiesa del Gesù

Francesco per compagno


Nella chiesa più importante per i gesuiti, dove riposano le spoglie di sant’Ignazio di Loyola, c’è un ciclo pittorico del XVI secolo dedicato alla vita del poverello di Assisi. 
A testimonianza che Francesco è sempre stato, ed è, il prototipo autorevole per ogni compagno di Gesù


di Lorenzo Cappelletti


La Cappella del Sacro Cuore nella chiesa del Gesù a Roma ornata con il Ciclo francescano, realizzato tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo;

La Cappella del Sacro Cuore nella chiesa del Gesù a Roma ornata con il Ciclo francescano, realizzato tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo;

 
Forse non tutti sanno che fin dalle sue origini il Gesù di Roma – la chiesa dove riposa sant’Ignazio di Loyola, costruita nel luogo dove sorgeva la chiesetta di S. Maria della strada, assegnata al Santo in seguito all’approvazione della Compagnia nel 1540 – contiene una cappella dedicata a san Francesco d’Assisi, tutta ornata con pitture che ripercorrono episodi della vita del Serafico. Il cosiddetto “Ciclo francescano del Gesù” naturalmente è conosciuto e studiato in ambito specialistico, ma è pressoché ignoto alla gran parte dei fedeli e dei pellegrini e forse anche a molti studenti e professori delle Università e Facoltà teologiche romane. Non può però continuare a rimanere negletto ora che il Papa venuto “quasi dalla fine del mondo” ha preso il nome di Francesco. Anche perché la collocazione di questo ciclo pittorico fa capire quanto la scelta di quel nome da parte di Jorge Mario Bergoglio, per quanto affiorata in modo occasionale, come è stato raccontato, in sede di conclave, non sia stata un coup de théâtre, ma affondi le sue ragioni nella storia e nella tradizione della Compagnia di Gesù.
Ebbene, l’ultima delle cappelle che si aprono sulla destra del Gesù (pendant dell’altra, a sinistra, dedicata alla Madonna della strada), adibita attualmente a cappella del Santissimo Sacramento e sull’altare della quale sta la famosissima immagine del Sacro Cuore di Gesù di Pompeo Batoni, in origine era stata dedicata a san Francesco d’Assisi per volontà di san Francesco Borgia (+ 1572), secondo generale dei gesuiti dopo sant’Ignazio.
Sull’altare c’era la tela, ora collocata nell’atrio della Sacristia, raffigurante l’episodio delle stimmate. A fianco di essa, a formare un trittico, stavano una raffigurazione di santa Chiara come iniziatrice del Secondo ordine e una di sant’Elisabetta d’Ungheria come prodromo del Terzo. Anch’esse spostate ora nell’atrio della Sacristia. Sulle pareti della Cappella e del piccolo corridoio di accesso ad essa restano però tuttora gli altri sette quadri del Ciclo francescano. Disposti secondo simmetria. Nelle due specchiature prossime all’altare stanno, diciamo così, due scene di mistica ascensione di Francesco. Da una parte l’episodio di Rivotorto, di cui si parla già nella Vita prima di Tommaso da Celano (quella del 1229) e che viene ampliato nella Legenda di san Bonaventura (IV,4): Francesco è visto, da qualcuno dei suoi frati che lì si trovavano, come su un carro di fuoco. Dall’altra parte, Francesco è visto da un altro frate librarsi fra gli angeli. Si tratta probabilmente dell’episodio di cui si legge nella Vita seconda di Tommaso da Celano (quella del 1247), ma anche nella Legenda di san Bonaventura (X,4), laddove si dice che Francesco, nei boschi dove si ritirava a pregare, fu visto a volte di notte sollevato da terra in una nuvola luminosa essere messo a parte dei tesori della sapienza divina.
San francesco riceve le stimmate

San francesco riceve le stimmate

Sempre in forma simmetrica troviamo, all’ingresso della Cappella, la spoliazione che Francesco fa delle sue vesti al momento della sua conversione e, dalla parte opposta, Francesco morto, mostrato significativamente, secondo la versione attestata anch’essa dalle fonti più antiche, nella sua nudità (nudo sulla nuda terra) e attorniato dai suoi frati alla Porziuncola, mentre uno di loro vede la sua anima salire direttamente al cielo. 
Fra la spoliazione (della conversione e della morte) e l’elevazione (sul carro di fuoco e sulla nuvola), stanno due episodi di prodigiosa predicazione agli animali, ugualmente posti in forma simmetrica. Da una parte la predica agli uccelli, dall’altra l’ammansimento del lupo di Gubbio. C’è un’ulteriore scena di predicazione, in realtà, che non ha corrispondenza con nessun altro quadro, trovandosi all’altezza dell’apertura della cappella verso la navata: la predica al sultano. Di grande importanza nella biografia di Francesco d’Assisi e di grande attualità alla fine del Cinquecento.
C’è poi in affresco, sull’arco d’ingresso alla cappella, un’ottava scena, che nell’iconografia francescana non ricorre invece frequentemente. Si tratta dell’assalto del demonio che alla Verna cerca di precipitare dall’alto Francesco: episodio esemplato sulle tentazioni subìte da Gesù e riportato soltanto nello Specchio di perfezione. Benché probabilmente si tratti di un’aggiunta posteriore alla composizione del resto del ciclo, la sua collocazione dirimpetto al quadro delle stimmate, originariamente collocato in testa alla cappella, è perfettamente congrua.
Queste opere, accomunate da un’impronta devota e mistica tipica del primo Barocco, vennero realizzate fra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII da autori per lo più fiamminghi. Ambientate nella solitudine dei boschi o in poveri alloggi, esse mostrano Francesco come esempio di povertà, di semplicità evangelica e di distacco da ogni mondanità, secondo le esigenze e lo spirito di riforma che si andavano imponendo alla fine del Cinquecento. Sempre accompagnato dai suoi frati, vestiti con gli abiti dei francescani riformati, cappuccini o amadeiti, Francesco era ed è l’intercessore e il prototipo autorevole di ogni compagnia di Gesù e con Gesù.


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