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INEDITI
tratto dal n. 01 - 2014

Le lettere postume di Giulio Andreotti

Con lui è scomparso un modo di pensare al bene comune



del cardinale Fiorenzo Angelini


Andreotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante una seduta del Primo governo De Gasperi, nel 1948

Andreotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante una seduta del Primo governo De Gasperi, nel 1948

 
Nel leggere le lettere postume di un amico come Giulio Andreotti, che è stato per me sacerdote anche un alto esempio di vita umana e cristiana, si sono aggiunte all’emozione alcune domande. Perché, mi sono chiesto, c’è stata una stagione storica dove sembrava quasi naturale che emergessero politici come De Gasperi, Gonella, Sforza, Vanoni, Pella, Moro, Andreotti? Dov’è quella preparazione religiosa, sociale, culturale, civile, che veniva curata in tante aggregazioni, dall’Azione cattolica alla Fuci, da cui provenivano Andreotti e Moro? Con Andreotti è scomparso anche un modello di politico, un modo di pensare la politica e il bene comune. Un modello di politico che, pur avendo una grande cultura, pensava, come fa Andreotti in queste lettere, di dover sopperire alle lacune di base con l’impegno. Oggi il politico sembra, invece, senza radici e può arrivare ai vertici dello Stato e poi sparire con la stessa rapidità, senza lasciare una traccia. La lotta politica nella cosidetta prima Repubblica era durissima, ma era un duello di fioretto, non uno scontro con le mazze ferrate. La bellissima lettera scritta nel 1978 da Andreotti, mi fa pensare come, ancora oggi, sia sottovalutata l’alleanza (più nascosta che palese) tra lui e Enrico Berlinguer in quegli anni. Un rapporto di amicizia fatto di stima più che di frequentazione, tra due politici di tradizioni diverse. Andreotti, in realtà, è sempre stato la sponda più valida per Berlinguer nel suo tentativo di modernizzare il Pci, per farne un partito democratico e di governo. E ancora oggi, insoddisfatto di tutte le teorie storiche, io mi chiedo perché le Br scelsero di rapire Moro invece che Andreotti. Sul piano umano, la delicatezza di coscienza di Andreotti, la sua riservatezza, permisero a molte persone di dipingerlo come un ipocrita, un doppiogiochista. Niente di più falso. Qualcuno ha messo in dubbio anche la sincerità della sua fede, ma era un uomo che tutti i giorni usciva di casa all’alba per andare a messa prima di andare a lavorare. In una tasca della giacca aveva il rosario, nell’altra qualche banconota per l’elemosina ai poveri. E anche dal punto di vista teologico e dottrinale dava dei punti a parecchi di noi cardinali.


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