Roncalli in Bulgaria

Roncalli e Bossilkov per la nuova Bulgaria. Atti della Giornata di studio sulla Bulgaria, Pontificia Università Lateranense, Gold Press, Roma 2001, pp. 183, “ 5,16 (L. 10.000)
La grazia nell’umile quotidiano

Giorgio Papàsogli, Questi borghesi… I beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Cantagalli, Siena 2001, pp. 366, “ 9,30 (L. 18.000)
«È la storia anzitutto di un profondissimo amore umano, fatto di passione e di delicatezza» scrive Bruno Forte «di dedizione e di fedeltà totali». Un amore in cui, attraverso la normalità di una vita “borghese”, come accenna “provocatoriamente” il titolo del libro, si fa strada la presenza di Dio. I coniugi Beltrame Quattrocchi, scrive ancora Forte, «non sono i testimoni di una Grazia altra e lontana, né di una mondanità chiusa in se stessa e prigioniera della sua stessa caducità: essi ci dicono piuttosto come la Grazia passi attraverso gli affetti ed i valori umani, per le vie a volte perfino banali dell’umile quotidiano». Sotto questo aspetto, le lettere che i due sposi si scambiarono nei periodi di forzata lontananza – ampiamente citate all’interno della biografia – costituiscono una limpida testimonianza di questo particolare cammino di santità: «Non è la santità dei “folli di Dio”, che gridano con la loro diversità dal mondo l’imminenza dell’altra sponda e dell’altra Patria. […] Ciò che la piccola, grande santità di questi “borghesi” ci rivela possibile e bello è la santità vissuta nell’ordinarietà dei compiti, nell’intensità degli affetti, nell’attiva presenza alle vicende umane».
Il risiko della finanza

Giampiero Cantoni, Economia morale di mercato. Lavoro e risparmio al tempo dell’euro, Spirali, Milano 2001, pp. 160, “15 (L. 29.044)
Economista, imprenditore, banchiere, professore di Economia internazionale presso la Libera Università San Pio V di Roma, e oggi anche politico, il senatore Cantoni si esprime in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori. È questo un pregio non trascurabile per un volume che spazia, con singolare libertà di sguardo, dai temi del mercato globale alla moneta unica, al lavoro, fino ai rischi di uno statalismo ingessato. «La mia visione dell’economia e della finanza» spiega lo stesso Cantoni nella nota introduttiva al volume «nella luce della politica, vorrei dire che si è fatta più larga, forse più umanistica. Ma non desidero adoperare parole grosse. So che il rigore deve coniugarsi alla considerazione dei deboli». Di qui le osservazioni, che emergono dalle pagine di Cantoni, sui rischi concreti di un neocapitalismo sempre più privo di regole e senza volto, dominato quasi esclusivamente dal «risiko finanziario», un gioco in cui «non ci sono più regole certe tranne che quelle della follia e della speculazione la quale premia sempre e solo il signor nessuno». Chi è questo signor nessuno? Sono le banche, «le quali dominano e condizionano sempre di più anche la politica». Sono “cose di sinistra”? Cantoni risponde di no: «Un autentico liberismo e un sano capitalismo sono cosa diversa da chi soffia nelle bolle speculative». Oggi come oggi invece «si perdono e si guadagnano montagne non più russe ma himalayane di denaro in un gioco dove i risparmiatori finiscono quasi sempre tosati. Chi guadagna è chi è vicino alle fonti delle grandi decisioni strategiche».
Da qui il titolo che sintetizza la sostanza del pensiero di Cantoni: Economia morale di mercato. Che è come dire: il capitalismo non può pensare di dettare legge senza tener conto di altri fattori, politici e sociali, come insegna in questi giorni il caso argentino. Senza una considerazione del problema sociale, il libero mercato rischia solo di travolgere i più deboli. E di spingerli alla disperazione, con conseguenze difficilmente prevedibili: «In questa danza globale» scriveva Cantoni in un articolo del gennaio 2001 «nessuna carta hanno in mano i Paesi poveri. L’economia è sempre più potente della politica. Spostamenti enormi di masse finanziarie sovrastano tutte le decisioni dei governi. E allora, nell’impotenza dei vari Bush e Prodi, occorrerà sperare nel buon senso di chi sta seduto a questo tavolo da gioco e tiene il banco […]. Un certo umanesimo deve entrare nelle teste ciniche dei grandi giocatori. Se troppi popoli saranno privati di forza finanziaria, il rischio sarà quello di una gigantesca crisi mondiale. E, alla fine, qualcuno ribalterà il tavolo da gioco».