Rubriche
tratto dal n.01 - 2002


Roncalli in Bulgaria


Roncalli e Bossilkov per la nuova Bulgaria. Atti della Giornata di studio sulla Bulgaria, Pontificia Università Lateranense, Gold Press, Roma 2001, pp. 183, “ 5,16 (L. 10.000)

Roncalli e Bossilkov per la nuova Bulgaria. Atti della Giornata di studio sulla Bulgaria, Pontificia Università Lateranense, Gold Press, Roma 2001, pp. 183, “ 5,16 (L. 10.000)

«Volle bene a Gesù». L’espressione più sintetica della figura e dell’opera del beato Giovanni XXIII, ora esposto alla venerazione dei fedeli nella Basilica vaticana, viene riproposta con commozione nell’intervento che il suo segretario, Loris Capovilla, ha pronunciato nel gennaio 2001 in occasione della Giornata di studio sulla Bulgaria promossa dalla Pontificia Università Lateranense. Escono ora, in un agile volume, gli atti di questo convegno che ha voluto al centro delle proprie riflessioni le figure del “Papa buono”, che fu visitatore apostolico in Bulgaria dal 1925 al 1934, e del vescovo martire Eugenio Bossilkov, fucilato durante il regime comunista nel 1952 e beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998. Oltre allo splendido contributo di monsignor Capovilla, che ripercorre con affetto le tappe della difficile missione bulgara di Roncalli, spiccano gli interventi del metropolita Galaktion, delegato del patriarcato ortodosso di Bulgaria, che ha sottolineato il rapporto sempre vivo tra la Chiesa cattolica e il mondo dell’ortodossia bulgara; e di Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia e presidente della Conferenza episcopale bulgara, che ha ricordato lo spirito di preghiera e la disponibilità al martirio che il vescovo Bossilkov espresse nel 1948 a Roma in Santa Maria Maggiore davanti all’immagine della Salus populi romani. Il profilo di Eugenio Bossilkov è delineato nella relazione del padre Fernando Taccone, passionista – l’Ordine cui apparteneva il beato Bossilkov – che ha sottolineato la forza profetica della figura del vescovo martire bulgaro, fedele alla sua terra e alla sua tradizione, come egli stesso amava sottolineare: «Solo amando la propria terra, rispettando le sue leggi e le sue tradizioni, seguendo i principi cristiani insegnatici dai nostri genitori, contribuiremo al benessere dello Stato». Il libro offre un quadro interessante anche a chi voglia accostarsi alla storia recente del cristianesimo in Bulgaria, dall’indipendenza al regime comunista, alla drammatica realtà delle persecuzioni, fino alle prospettive di oggi, aperte anche grazie al contributo del beato Angelo Roncalli e del martire Eugenio Bossilkov.




La grazia nell’umile quotidiano


Giorgio Papàsogli, Questi borghesi… I beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Cantagalli, Siena 2001, pp. 366, “ 9,30 (L. 18.000)

Giorgio Papàsogli, Questi borghesi… I beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Cantagalli, Siena 2001, pp. 366, “ 9,30 (L. 18.000)

Lo scorso 21 ottobre Giovanni Paolo II ha beatificato, per la prima volta, una coppia di coniugi, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. La figura di questi sposi cristiani, genitori di quattro figli, che attraversa il nostro secolo, era stata affrontata nel 1974 in un’ampia biografia che porta la firma dello scrittore toscano Giorgio Papàsogli, scomparso nel 1996. L’onore degli altari ha dato occasione alla casa editrice Cantagalli di Siena per riproporre quest’interessante saggio, corredato dalla prefazione del teologo Bruno Forte e da un’Appendice, che riporta il discorso del cardinale vicario di Roma Camillo Ruini in occasione della chiusura della fase diocesana del processo canonico.
«È la storia anzitutto di un profondissimo amore umano, fatto di passione e di delicatezza» scrive Bruno Forte «di dedizione e di fedeltà totali». Un amore in cui, attraverso la normalità di una vita “borghese”, come accenna “provocatoriamente” il titolo del libro, si fa strada la presenza di Dio. I coniugi Beltrame Quattrocchi, scrive ancora Forte, «non sono i testimoni di una Grazia altra e lontana, né di una mondanità chiusa in se stessa e prigioniera della sua stessa caducità: essi ci dicono piuttosto come la Grazia passi attraverso gli affetti ed i valori umani, per le vie a volte perfino banali dell’umile quotidiano». Sotto questo aspetto, le lettere che i due sposi si scambiarono nei periodi di forzata lontananza – ampiamente citate all’interno della biografia – costituiscono una limpida testimonianza di questo particolare cammino di santità: «Non è la santità dei “folli di Dio”, che gridano con la loro diversità dal mondo l’imminenza dell’altra sponda e dell’altra Patria. […] Ciò che la piccola, grande santità di questi “borghesi” ci rivela possibile e bello è la santità vissuta nell’ordinarietà dei compiti, nell’intensità degli affetti, nell’attiva presenza alle vicende umane».




Il risiko della finanza


Giampiero Cantoni, Economia morale di mercato. Lavoro e risparmio al tempo dell’euro, Spirali, Milano 2001, pp. 160, 
“15 (L. 29.044)

Giampiero Cantoni, Economia morale di mercato. Lavoro e risparmio al tempo dell’euro, Spirali, Milano 2001, pp. 160, “15 (L. 29.044)

Esce per la casa editrice Spirali una raccolta di interventi che il senatore Giampiero Cantoni ha affidato, da due anni a questa parte, alla rubrica economica “Contromano” del settimanale Panorama, più alcuni articoli usciti su Libero di Vittorio Feltri.
Economista, imprenditore, banchiere, professore di Economia internazionale presso la Libera Università San Pio V di Roma, e oggi anche politico, il senatore Cantoni si esprime in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori. È questo un pregio non trascurabile per un volume che spazia, con singolare libertà di sguardo, dai temi del mercato globale alla moneta unica, al lavoro, fino ai rischi di uno statalismo ingessato. «La mia visione dell’economia e della finanza» spiega lo stesso Cantoni nella nota introduttiva al volume «nella luce della politica, vorrei dire che si è fatta più larga, forse più umanistica. Ma non desidero adoperare parole grosse. So che il rigore deve coniugarsi alla considerazione dei deboli». Di qui le osservazioni, che emergono dalle pagine di Cantoni, sui rischi concreti di un neocapitalismo sempre più privo di regole e senza volto, dominato quasi esclusivamente dal «risiko finanziario», un gioco in cui «non ci sono più regole certe tranne che quelle della follia e della speculazione la quale premia sempre e solo il signor nessuno». Chi è questo signor nessuno? Sono le banche, «le quali dominano e condizionano sempre di più anche la politica». Sono “cose di sinistra”? Cantoni risponde di no: «Un autentico liberismo e un sano capitalismo sono cosa diversa da chi soffia nelle bolle speculative». Oggi come oggi invece «si perdono e si guadagnano montagne non più russe ma himalayane di denaro in un gioco dove i risparmiatori finiscono quasi sempre tosati. Chi guadagna è chi è vicino alle fonti delle grandi decisioni strategiche».
Da qui il titolo che sintetizza la sostanza del pensiero di Cantoni: Economia morale di mercato. Che è come dire: il capitalismo non può pensare di dettare legge senza tener conto di altri fattori, politici e sociali, come insegna in questi giorni il caso argentino. Senza una considerazione del problema sociale, il libero mercato rischia solo di travolgere i più deboli. E di spingerli alla disperazione, con conseguenze difficilmente prevedibili: «In questa danza globale» scriveva Cantoni in un articolo del gennaio 2001 «nessuna carta hanno in mano i Paesi poveri. L’economia è sempre più potente della politica. Spostamenti enormi di masse finanziarie sovrastano tutte le decisioni dei governi. E allora, nell’impotenza dei vari Bush e Prodi, occorrerà sperare nel buon senso di chi sta seduto a questo tavolo da gioco e tiene il banco […]. Un certo umanesimo deve entrare nelle teste ciniche dei grandi giocatori. Se troppi popoli saranno privati di forza finanziaria, il rischio sarà quello di una gigantesca crisi mondiale. E, alla fine, qualcuno ribalterà il tavolo da gioco».


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