Rubriche
tratto dal n.02 - 2000


Suor Nìrmala.

«Noi non c’entriamo nulla. È Dio che ci ha dato la grazia»


Suor Nìrmala

Suor Nìrmala

«Domanda: “Spesso la vostra esperienza viene ammirata, ma non sempre capita: persino all’interno della Chiesa sembra troppo estrema”. Risposta: “Anche Gesù ha vissuto la stessa esperienza. A coloro che Egli chiama dà anche la grazia per vivere la sua chiamata. Noi non c’entriamo nulla. È Dio che ci ha dato la grazia. La grazia della vocazione. Con la sua grazia tutto è possibile, senza tutto è difficile”». Dall’intervista di Cristiana Caricato a suor Joshi Mary Nìrmala, superiora generale delle Missionarie della Carità fondate da Madre Teresa di Calcutta, andata in onda su Sat2000 e pubblicata su Avvenire del 30 gennaio.




Papa.

La debolezza umana di Pietro


Il rinnegamento di Pietro

Il rinnegamento di Pietro

«“Tu sei il Cristo”: su questa professione di fede di Pietro, e sulla conseguente dichiarazione di Gesù: “Tu sei Pietro” si fonda la Chiesa. Un fondamento invincibile, che le potenze del male non possono abbattere: vi è a sua tutela la volontà stessa del “Padre che sta nei cieli” (Mt 16, 17)». «Ecco la promessa di Cristo, nostra consolante certezza: il ministero petrino non si fonda sulle capacità e sulle forze umane, ma sulla preghiera di Cristo, che implora il Padre perché la fede di Simone “non venga meno” (Lc 22, 32)». «Il nostro varcare la Porta Santa, per attingere la grazia del Grande Giubileo, deve essere animato da un profondo spirito di conversione. In questo ci è di aiuto proprio la vicenda di Pietro, la sua esperienza della debolezza umana, che lo portò, poco dopo il dialogo con Gesù appena ricordato, a dimenticare le promesse fatte con tanta insistenza e a rinnegare il suo Signore». «Decisivo nella vicenda fu quel che avvenne nella notte tra il giovedì e il venerdì della Passione. Cristo, condotto fuori della casa del sommo sacerdote, fissò Pietro negli occhi. L’apostolo, che lo aveva appena rinnegato tre volte, folgorato da quello sguardo, comprese tutto. Gli tornarono alla mente le parole del Maestro e si sentì trafiggere il cuore. “E uscito, pianse amaramente” (Lc 22, 62). Il pianto di Pietro ci scuota nell’intimo, sì da spingerci ad un’autentica purificazione interiore. “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”, egli aveva esclamato un giorno, dopo la pesca miracolosa (Lc 5, 8). Facciamo nostra, carissimi fratelli e sorelle, questa invocazione di Pietro, mentre celebriamo il nostro santo Giubileo. Cristo rinnoverà anche per noi – lo speriamo con umile fiducia – i suoi prodigi: ci concederà in misura sovrabbondante la sua grazia risanatrice e compirà nuove pesche miracolose, cariche di promesse per la missione della Chiesa nel terzo millennio».
Alcuni brani dell’omelia di Giovanni Paolo II pronunciata il 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro apostolo, nel corso della celebrazione eucaristica giubilare della curia romana.




Giacomo Biffi.

Il cardinale cita sant’Ambrogio: «Tamar è più giusta di me»


Sant’Ambrogio

Sant’Ambrogio

«La “metànoia”, quando non è meramente verbale o rituale, induce a non ritenere astratto o esagerato l’antico detto della Imitazione di Cristo: “Omnes fragiles sumus, sed tu neminem fragiliorem teipso tenebis” (I 2, 4: “Tutti siamo fragili, ma tu non vorrai considerare nessuno più fragile di te”). A questo proposito c’è una pagina straordinaria di sant’Ambrogio, dove il vescovo di Milano commenta, applicandola a se stesso, la parola che nel racconto genesiaco Giuda riferisce a Tamar, la nuora così intraprendente e spregiudicata nell’ottenere ciò che, secondo lei, le era dovuto: “È più giusta di me” (Gen 38, 26). Può essere utile ai nostri fini ascoltare le considerazioni del santo dottore.
“Ogni volta che si tratta del peccato di uno che è caduto, concedimi di provarne compassione e di non rimbrottarlo altezzosamente, ma di gemere e piangere, così che mentre piango su un altro, io pianga su me stesso dicendo: ‘Tamar è più giusta di me’. Può darsi che sia caduta una giovinetta, ingannata e travolta dalle occasioni, che sono incitamento ai peccati. Pecchiamo noi vecchi, la legge di questa nostra carne si ribella in noi alla legge del nostro animo e ci trascina prigionieri verso il peccato, così che facciamo ciò che non vorremmo. Quella ha una scusa nella sua età, io non ne ho nessuna: essa infatti deve imparare, io devo insegnare. Dunque ‘Tamar è più giusta di me’. Biasimiamo l’avarizia di qualcuno? Cerchiamo di ricordarci se noi stessi non ci comportiamo mai con avarizia; e se ci comportiamo così... diciamo ciascuno per conto nostro ‘Tamar è più giusta di me’. Se ci siamo adirati gravemente contro qualcuno, un laico ha una responsabilità minore di un vescovo per aver fatto qualcosa in preda all’ira. Riflettiamo allora e diciamo: ‘Costui, che è rimproverato per la sua ira, è più giusto di me’... Non arrossiamo dunque di dire la nostra colpa più grave di quella di colui che riteniamo di dover rimproverare, dal momento che così disse Giuda che rimproverava Tamar; e, ricordandosi della propria colpa, esclamò: ‘Tamar è più giusta di me’” (De paenitentia II, 73-77)».
Dal testo della meditazione su conversione e rinnovamento proposta dal cardinale Giacomo Biffi l’8 febbraio, davanti al personale dei vari dicasteri vaticani raccolti nell’Aula Paolo VI per prepararsi al Giubileo della curia romana.
Precedentemente l’arcivescovo di Bologna aveva detto: «La cultura in cui siamo immersi indubbiamente non favorisce l’insorgere in noi di un autentico pentimento. E non già perché – come di solito si dice – non ci sia più il senso del peccato: il moltiplicarsi delle accuse e delle denunce, l’indignazione sempre più diffusa per le prevaricazioni e le disonestà che arriviamo a scoprire, la ricerca delle responsabilità storiche dei personaggi e delle istituzioni, ci dicono che oggi il senso del peccato è acutissimo. Ma è il senso del peccato “altrui”; un’attenzione che può anche essere legittima, ma che per la nostra conversione e il rinnovamento personale non serve» (questo brano è stato particolarmente apprezzato del cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano, in una intervista a Radio Vaticana del 21 febbraio).





Ruini
Un bypass o forse quattro

Il 29 gennaio il cardinale Camillo Ruini è stato sottoposto a un intervento di bypass aortocoronarico al Policlinico Gemelli di Roma. La notizia è trapelata solo due giorni dopo. Nei comunicati ufficiali non è specificato quanti bypass gli siano stati applicati. Secondo indiscrezioni non confermate – ma neanche smentite ufficialmente – sarebbero quattro. Il 6 febbraio il Papa al termine dell’Angelus ha rivolto «un affettuoso saluto» al cardinale «in attesa del suo imminente rientro in servizio». Ruini in effetti è uscito dal Policlinico due giorni dopo. Il Papa lo ha ricevuto in udienza il 19 febbraio. Ruini, 69 anni compiuti proprio il 19 febbraio, è vicario del Papa a Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana dal ’91.


Martini
Desidero Gerusalemme, ma ora appartengo a Milano

«Mi stupisco anch’io di quanto forte sia il mio legame con Gerusalemme. Esso ha un’origine affettiva profonda, è quasi come un archetipo della coscienza. Si è sviluppato negli anni, durante i molti soggiorni in quella città, che sono iniziati quando, come rettore del Pontificio Istituto Biblico, avevo anche responsabilità per la casa che l’Istituto ha a Gerusalemme, vicino alla porta di Giaffa. È da quel tempo che è iniziato il mio sogno di vivere un giorno nella Città santa, dedicando il mio tempo alla preghiera e allo studio. Ormai sono vicino alla realizzazione di questo sogno, e ci penso spesso. È un pensiero che mi conforta. Vorrei esprimere, con questo gesto, anche la mia vicinanza alle sofferenze e alle attese dei popoli che vivono colà, a partire dal popolo ebraico». Così il cardinale Carlo Maria Martini, in una lunga intervista concessa ad Avvenire (domenica 6 febbraio) a firma (fatto insolito) del direttore Dino Boffo. Occasione: il ventesimo anniversario del suo ingresso ufficiale a Milano, avvenuto il 10 febbraio 1980. Martini è stato nominato arcivescovo della metropoli lombarda il 29 dicembre 1979 ed è stato consacrato il 6 gennaio 1980.
Il 13 febbraio, davanti ai fedeli raccolti in Duomo, sempre per festeggiare il suo ventennio ambrosiano, Martini ha raccontato: «Qualche tempo fa portavo a Giovanni Paolo II le ragioni per cui desidererei essere lasciato andare a Gerusalemme. Il Papa, pensandoci un po’ su, mi disse: “Ma io penso che lei appartenga ora soprattutto a Milano, più che ad altre realtà”. E credo che avesse colto giusto...». Due giorni dopo Martini ha compiuto 73 anni.


Sodano
Pinochet ha diritto di tornare in Cile

«Augusto Pinochet ha diritto a rientrare nel suo Paese». Lo ha affermato il segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano, a margine dell’incontro avuto la mattina del 17 febbraio con il presidente uscente cileno Eduardo Frei. Secondo Sodano, ha riferito l’Ansa, si tratta di «un caso umanitario e giuridico che preoccupa il governo cileno e anche la Santa Sede». In precedenza Frei era stato ricevuto in udienza da Giovanni Paolo II.


Nomine
Un rugbista a Westminster

Il 15 febbraio è stata resa pubblica la nomina del nuovo arcivescovo di Westminster. Il successore del cardinale Basil Hume, scomparso prematuramente nel giugno dello scorso anno, sarà Cormac Murphy O’Connor, 68 anni, dal ’77 vescovo di Arundel e Brighton, rettore del Collegio Inglese a Roma dal ’71 al ’77. La nomina è stata accolta positivamente dalla stampa inglese e dalle comunità anglicana e metodista locali. Nella sua prima conferenza stampa Murphy O’Connor ha dichiarato di non sentrsi né progressista né conservatore. Una curiosità: da giovane il nuovo arcivescovo di Westminster era un appassionato della palla ovale: «Come rugbysta» ha detto «giocavo al centro».


Parcheggi
Inaugurazione papale al Gianicolo. Mancano Rutelli e Minniti

Non accade spesso che il Papa nel corso di un discorso ufficiale saluti delle persone che non sono presenti. È successo il 31 gennaio, durante l’inaugurazione ufficiale del parcheggio del Gianicolo. Giovanni Paolo II nel salutare le autorità ha citato il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Marco Minniti, e il prefetto di Roma, Enzo Mosino. Ma nessuno dei tre era presente.


Ripensamenti
Albright: in Russia si sta peggio che col comunismo

«Nelle Repubbliche che un tempo formavano l’Unione Sovietica oggi si vive peggio che sotto il regime comunista. A sostenerlo non è un nostalgico veterostalinista, ma il segretario di Stato americano Madeleine Albright. Davanti ai partecipanti al Forum economico mondiale di Davos, la Albright, in procinto di partire per Mosca, ha tracciato un bilancio molto negativo della situazione economica e sociale nell’ex Urss. Negli ultimi dieci anni la vita per i cittadini, ha spiegato, è diventata quasi ovunque più dura. “La gente fa ormai un parallelo tra democrazia e disuguaglianza, insicurezza e disfacimento del tessuto sociale”, ha sottolineato la Albright». Da la Repubblica del 31 gennaio.


Film
Padre Pio in una chiesa di Nepi

Andrà in onda i primi di maggio su Canale 5, ad un anno dalla sua beatificazione, un film dedicato a Padre Pio. Nel ruolo principale ci sarà Sergio Castellitto, già interprete del fortunato don Milani televisivo. Alcune scene della fiction sono state girate nella chiesa del Rosario a Nepi, Viterbo.


Diplomazia/1
Basic Agreement tra Santa Sede e Olp. Proteste di Israele

Il 15 febbraio la Santa Sede e l’Olp hanno firmato un accordo quadro (Basic Agreement). L’atto della diplomazia vaticana ha suscitato vibrate proteste da parte israeliana. Sopratutto per il punto in cui si afferma «che una soluzione equa della questione di Gerusalemme, basata sulle risoluzioni internazionali, è fondamentale per una pace giusta e duratura in Medio Oriente e che azioni e decisioni unilaterali che alterano il carattere specifico e lo statuto di Gerusalemme sono moralmente e giuridicamente inaccettabili».


Diplomazia/2
Zur in Russia. Mullor García alla Pontificia Accademia Ecclesiastica. Giglio alla Lega araba

Il 29 gennaio l’arcivescovo Giorgio Zur, tedesco, 70 anni, è stato nominato rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa. Prende il posto dello slovacco-americano John Bukovsky, 76 anni. Zur dal ’98 era presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Entrato nel servizio diplomatico nel ’62, ha lavorato in India, Messico, Burundi, Uganda e in Segreteria di Stato. Arcivescovo dal ’79, è stato pronunzio in Zambia e Malawi (’79-85), nunzio in Paraguay (’85-90), pronunzio in India e Nepal (’90-98).
A presiedere la scuola diplomatica della Santa Sede, al posto di Zur, è stato nominato l’11 febbraio lo spagnolo Justo Mullor García, 68 anni. Nel servizio diplomatico dal ’59, è diventato arcivescovo nel ’79 ed è stato nunzio in Costa d’Avorio (’79-85), rappresentante presso la sede Onu di Ginevra (’85-91) e nunzio apostolico nei Paesi baltici (’91-97). Negli ultimi tre anni è stato nunzio in Messico. L’8 febbraio Paolo Giglio, dal ’95 nunzio apostolico in Egitto, è stato nominato anche primo rappresentante presso la Lega araba, l’organizzazione che raggruppa 24 Paesi arabi e che ha sede nel Paese nordafricano.


Curia/1
Il record di Law

Il 2 febbraio il cardinale statunitense Bernard Francis Law, 69 anni, è stato nominato membro della Congregazione per i vescovi. Attualmente l’arcivescovo di Boston è il porporato non di curia membro del maggior numero di dicasteri romani, ben nove. Oltre che della “fabbrica dei vescovi”, Law fa parte delle Congregazioni per le Chiese orientali, per il culto divino, per l’evangelizzazione dei popoli, per il clero, per i religiosi, per l’educazione cattolica. Il porporato è inoltre membro dei Pontifici Consigli per la famiglia e della cultura.


Curia/2
Frigerio capo ufficio a Propaganda Fide

Il 31 gennaio, il giorno dell’inaugurazione del parcheggio del Gianicolo, don Luciano Frigerio, milanese, 43 anni, è stato nominato capo ufficio di Propaganda Fide. In pratica prenderà il posto dell’ex delegato dell’amministrazione del dicastero, Angelo Mottola, di cui era il numero due, promosso nel luglio dello scorso anno nunzio in Iran. A Frigerio comunque, che aveva la qualifica di capo contabile, non è stata data la carica di delegato che rimane quindi formalmente vacante.


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