Rubriche
tratto dal n.03 - 1999


La posta del direttore


L’autobiografia di Heinrich Schlier

L’autobiografia di Heinrich Schlier

HEINRICH SCHLIER
«Vivere in questa Chiesa e in compagnia di questi uomini è felicità e grazia»

Egregio e caro direttore,
ho letto con crescente interesse, con intima gioia, con un pizzico di commozione e con tanta consolazione il Breve rendiconto di Heinrich Schlier allegato al numero di dicembre di 30Giorni. Vi ho trovato pagine limpide e lineari nel loro percorso e, allo stesso tempo, assai profonde sulle ragioni che lo hanno condotto a lasciare la Chiesa confessante per aderire al cattolicesimo.
Ringrazio di cuore Lorenzo Cappelletti che ha presentato con “intelletto d’amore” la figura e la conversione del grande esegeta tedesco. Credo che questo fatto meritasse veramente di essere divulgato a una più ampia cerchia di lettori.
Mi sembra poi che la vicenda di Schlier rappresenti un caso emblematico dei nostri tempi: un pastore e teologo di religione luterana che decide di diventare cattolico dopo lunghe riflessioni sul Nuovo Testamento e grazie a circostanze e incontri provvidenziali, è sicuramente una eccezionale testimonianza di verità e di onestà intellettuale, di docilità alla Parola di Dio, non meno del riconoscimento del fascino che la Chiesa cattolica continua ad esercitare sugli intellettuali e sugli uomini di buona volontà.
Mi ha colpito, in particolare, il paragrafo che riguarda l’unità della Chiesa, nota che appartiene alla sua essenza e che «va intesa come concreta, storica unità dei suoi fondamenti… e naturalmente dei suoi membri» (p. 53). La Chiesa realizza la volontà di quell’unità di amore di Dio che abbraccia tutto il mondo. Vivere in questa Chiesa e in compagnia di questi uomini è felicità e grazia.
Con viva riconoscenza e cordiali auguri.

Andrea Maria Erba
Vescovo di Velletri – Segni

P.S. Mi sono molto piaciuti diversi articoli sulla rivista di dicembre: segnalo particolarmente l’ampia recensione di L. Benoit a Il cavallo rosso di Eugenio Corti, straordinario scrittore della mia Brianza. Memorabili le fotografie che corredano l’articolo. Bravi!


REAZIONI
Sul padre Dupuis

Egregio ministro, non so se si ricorda di me in lontani incontri quando accompagnavo a Roma dal presidente De Gasperi don Edoardo Marzari. Ho seguito la sua carriera, quasi sempre condividendone le mosse. Ora però sono più che perplesso vedendo che il mensile da lei diretto appare favorevole alle stravaganze del padre Jacques Dupuis. È possibile che siate presi anche voi da queste frenesie di novismo per cui nulla più rimane di stabile e di sottratto all’opinabilità? Rifletta e non se la prenda a male. Di tanto in tanto sonnecchiava anche Omero.
Auguri per la Pasqua.

Marco Levi
Genova, Italia


Ricordo bene i colloqui romani di don Edoardo, negli anni difficilissimi del primo dopoguerra: immagino che lei fosse nel gruppo del Comitato di liberazione che lo accompagnava. Il suo rilievo si riferisce ad un passo – peraltro marginale – dell’intervista con il cardinale König, effettivamente troppo comprensivo per le posizioni del padre Jacques Dupuis. Per un riguardo, noi non censuriamo le espressioni dei nostri intervistati, cardinali o non. Posso però assicurarla che non partecipiamo affatto alla mania del novismo che nel caso specifico rischia, attraverso una singolare teologia del pluralismo religioso, di esaltare l’indifferentismo, come sta accadendo per certe punte confondenti dell’ecumenismo.
Forse Pio X (cito a memoria) era troppo severo nel dire che i ponti vanno gettati perché gli altri vengano a noi, e non viceversa. Ma il rispetto della Verità non può essere sottoposto a riduzioni di comodo.
Spero di aver fugato i suoi dubbi e le ricambio auguri e preghiere.

G. A.






I trapianti e la morte


La legge sui trapianti ha suscitato un dibattito nel quale si sono intrecciate le ragioni del cuore e quelle dell’etica e del diritto.
Crediamo giusto riportare la dichiarazione di voto fatta dal senatore cristiano-sociale Guido De Guidi, che tra i suoi precedenti ha una profonda attività svolta alla Pro Civitate Christiana di Assisi. È un piccolo trattato sulla morte, veramente commovente.

G. A.

Il dibattito sviluppatosi in questi giorni nell’aula del Senato sul disegno di legge relativo ai trapianti d’organo ha più di una volta, inevitabilmente, toccato il tema della morte.
L’accertamento della morte reale, il rispetto della volontà espressa in vita dal defunto, e il ruolo dei familiari in assenza di precise indicazioni, queste le principali disposizioni introdotte dalla nuova legge.
Le riflessioni sulla morte si sono richiamate più volte al cristianesimo come avviene spesso allorché si affrontano tematiche di forte valenza etica. Rimango sempre perplesso ascoltando tali accostamenti, che ritengo fuori luogo, anche perché non possono essere approfonditi, in sede parlamentare, con il necessario rigore. Intanto, però, si costringe il messaggio cristiano in una visione prevalentemente etica e moralistica, senza comprenderne la più ampia e positiva proposta di vita. La morte è stata evocata come evento individuale e come violenta sottrazione del bene prezioso della vita. Vorrei ricordare, a me stesso, e a quanti leggeranno queste righe, che per il credente sia la vita che la morte sono, allo stesso modo, considerate un dono. Anche la morte del corpo, questo insegna il messaggio religioso, può e deve essere vissuta come l’ultimo dono di sé. La morte sulla croce di Gesù Cristo è il dono per eccellenza offerto per la salvezza di ciascuno e di tutti.
Se la cultura occidentale non avesse caricato la morte di segni drammatici e cupi sovrapponendoli a quelli più sereni e positivi dell’autentica concezione cristiana, potremmo affrontarla e viverla come l’ultimo atto d’amore terreno. E in questa visione la cultura della donazione degli organi si potrebbe facilmente e ampiamente diffondere.







Lutti

di Giulio Andreotti

JEAN GUITTON
Tornerò con la dovuta ampiezza a ricordare Jean Guitton, al quale a Parigi hanno reso solenni onoranze funebri. Nei necrologi vi sono state ampie citazioni delle pagine del suo colloquio con il presidente Mitterrand attorno al mistero della morte.
Lungo tutto il pontificato di Paolo VI veniva ogni anno in Vaticano, per una udienza particolarissima, fissata nel giorno della Natività della Madonna. E nel breve soggiorno romano di settembre gratificava con la sua conversazione anche qualcuno di noi proveniente dalla Fuci montiniana.
Gli sono particolarmente grato anche per un affettuoso e motivato messaggio di solidarietà che mi inviò apprendendo le mie disavventure postgovernative.


CLEMENTE RIVA
Nell’omelia durante il rito di commiato di monsignor Clemente Riva, il cardinale Ruini ha elogiato la sua carità intellettuale. È una sintesi felice del geniale tipo di apostolato svolto per mezzo secolo in Roma da questo sacerdote rosminiano che con pari efficacia curò gli universitari; la “colonia” romana dei lombardi; le parrocchie del settore sud (come vescovo ausiliare) e le iniziative ecumeniche del Vicariato. Sotto quest’ultimo aspetto è stato molto profondo il messaggio del rabbino capo Toaff; mentre un pastore – anzi una pastora – ha preso la parola nella chiesa portando la solidarietà della comunità valdese. Sono davvero segni di tempi… nuovissimi.


giulio EINAUDI
Giulio Einaudi era un esempio di come si possano avere rapporti non solo cordiali, ma anche amichevoli tra persone molto distanti per collocazione politica. Le sue iniziative editoriali hanno raggiunto livelli di grande portata culturale, spesso con scelte coraggiose senza la minima prospettiva di profitto materiale. Ma di Giulio Einaudi ricordo anche le manifestazioni di affetto che per lui aveva particolarmente la mamma, signora Ida. Era una nota di intimità che dava all’appartamento presidenziale una caratteristica particolarmente calda.


FRANCESCO GRISI
Se ne è andato silenziosamente il giorno di Pasqua, nella quiete della serena Todi.
Di Francesco Grisi critici esperti ricorderanno e valuteranno l’opera letteraria. Per me resterà un esempio di autentica libertà culturale e di assoluto disinteresse. Quando molti uomini di lettere, di scienza e delle arti si affannavano a firmare manifesti, appelli e proteste, ben oltre le proprie convinzioni personali, per assecondare le punte di una moda vociferante, Francesco si prodigò nella attivazione di un sindacato di liberi scrittori, orgogliosi di non appartenere a “giri” compiacenti. Fu una iniziativa coraggiosa ed esemplare.




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