Rubriche
tratto dal n.02 - 1999

Lettere al direttore



La posta del direttore


TERESA DI LISIEUX

«L’unica cosa che voglio fare: cantare la misericordia di Dio»

Esimio direttore, forse la mia formazione evangelico-svizzera mi è di impedimento ma non sono riuscito a comprendere il significato della attribuzione di un dottorato della Chiesa alla piccola santa di Lisieux. Un collega della mia facoltà mi ha detto di aver letto un suo articolo nel quale avvicina questa figura al santo di Padova e Lisbona – un altro “Dottore” – che nella devozione corrente è rappresentato contornato semplicemente da gigli e da piccoli pani caritativi. Sarebbe forse opportuno che la rivista da lei diretta approfondisse l’argomento in modo accessibile ai non esperti in agiografia.
Complimenti per i sedici lustri che, mi dicono, porta molto bene.

Hans Picken
Zurigo, Svizzera


Le consiglio di leggere della santa la raccolta di Opere complete e potrà constatare come coesistano in Teresa di Lisieux caratteristiche di una profondità mistica straordinariamente comunicativa. Vi sono poi squarci affascinanti di stupore per la natura: un fiore, un prato, un piccolo uccellino. L’elogio per la natura è espresso in modo non meno efficace di quello storicamente riconosciuto a Francesco d’Assisi.
Teresa Martin avverte di aver molto da donare all’umanità e sente di poterlo fare più da morta che da viva. La malattia che la sta distruggendo la induce a pensare che il suo tempo quaggiù sarà breve, ma si rimette in tutto a Dio, preoccupata solo di non pesar troppo con le sue crisi alla vita della comunità.
C’è qualcosa di straordinario nello stesso svolgere della vita di Teresa, compreso il candore con cui riesce a rivolgere personalmente al papa Leone XIII la sua preghiera di poter entrare in clausura prima dell’età minima richiesta. Tutto il diario del viaggio in Italia è affascinante.
Ottenuta la delicatissima deroga, dedica la sua vocazione a due cause fondamentali: le missioni e la santità dei sacerdoti. Nel silenzio di una celletta e di una povera infermeria, la giovane carmelitana costruisce un ponte verso l’esterno, della Chiesa e del mondo, destinato continuamente ad ingigantirsi. E non è certo enfasi o suggestione che porterà Pio XI non solo a riconoscere ritualmente la santità ma a proclamare Teresa del Bambino Gesù e del Santo Volto patrona delle missioni.
Nelle prime pagine dei manoscritti autobiografici si legge: «Io non voglio fare che una sola cosa: cominciare a cantare quello che dovrò ripetere per l’eternità: la misericordia di Dio».
La dottrina di un santo non si misura a pagine o ad anni di vita terrena. Non mi sento capace di dare una risposta adeguata al suo quesito. Rinnovo l’invito a leggere quello che il piccolo fiore di Lisieux ha tracciato, consumando in breve – come dice la Scrittura – tempora multa.

G. A.




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