Rubriche
tratto dal n.11 - 1998


La posta del direttore


Il libro di Quirino Paganuzzi Pro papa Pio ripubblicato da 30Giorni

Il libro di Quirino Paganuzzi Pro papa Pio ripubblicato da 30Giorni

PAPI SANTI

Meglio beatificarli un secolo dopo la morte

Gentile senatore, comprendo il suo affetto per Pio XII che ha trasfuso in parecchi scritti, anche recenti. Mi sembra però che il diplomatico israeliano che suggerisce di mettere da parte la procedura di canonizzazione non abbia torto. Con questo non voglio davvero dire che poteva fare di più a difesa dei perseguitati – ebrei e non ebrei – perché non sono uno storico, non ho ricordi personali né mi sento di sedere in cattedra, ora per allora. Ma i santi è necessario che possano essere salutati e pregati da tutti senza riserve di alcun genere. Mi farebbe piacere sapere che ne pensa. Ma se la mia curiosità le sembra indelicata metta pure al cestino.
Complimenti per 30Giorni. Sa che mi dispiacque quando cessarono le pubblicazioni di Concretezza?
Saluti e solidarietà.

Eugenio Penoglio
Milano, Italia

Non credo di essere mosso da motivi di gratitudine personale verso Pio XII per la bontà e la confidenza di cui mi gratificò quando ero poco più che un ragazzo (gli anni della Fuci). La mia è la doverosa reazione verso un atteggiamento denigratorio che con ingiustizia e petulanza torna spesso ad affiorare contro un Papa che si trovò a guidare la Chiesa in uno dei periodi più difficili della storia.
La questione della santità o, meglio, della santificazione è diversa; specie sui tempi del riconoscimento si possono avere opinioni difformi. Pensi che per opportunità storico-politica è bloccato l’iter riguardante Pio IX, che – per quel che so – è da tempo perfezionato. A me questo sembra un eccesso di prudenza, perché le controversie legate al vecchio Stato Pontificio sono superatissime. Nel centenario del 20 settembre 1870 vi fu una solenne messa a Porta Pia e il cardinale vicario (Dell’Acqua) fu ospite d’onore nell’aula di Montecitorio dove ebbe luogo la celebrazione ufficiale.
Comunque l’idea di far passare un secolo dalla morte può essere ragionevole, anche per evitare che i papi per cui non si attivano le procedure di beatificazione siano considerati di serie inferiore.
Non esiste del resto un misuratore oggettivo per valutare il grado eroico della perfezione nelle creature umane. La Chiesa è al riguardo molto attenta e documentata.

G. A.


SCUOLA PRIVATA

Tornando alla Costituzione

Caro onorevole, quando l’ho salutata questa mattina al Gesù non avevo ancora letto il suo articoletto sugli aiuti alla scuola privata. La motivazione di un emendamento ha un valore giuridicamente impegnativo o in caso di un provvedimento con legge ordinaria c’è il rischio di un ricorso alla Corte Costituzionale? Non devo ricordare a lei che la conosce quale sia la situazione penosa in cui ci dibattiamo. Se crede, mi risponda su 30Giorni. È un problema di cui parliamo moltissimo, senza aver trovato finora sbocchi. Lo risolverà l’onorevole D’Alema? In questo caso intoneremmo il salmo Salutem ex inimicis nostris.
Molti auguri.

una delle Maestre Pie Filippini
Roma, Italia

Non si tratta di punti discutibili. Il verbale della seduta del 29 aprile 1947 dell’Assemblea costituente è chiarissimo.
«Corbino: Vorrei chiarire brevemente il mio pensiero. Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa. Si tratta della facoltà di dare o di non dare».
«Codignola: Dichiaro che voteremo a favore dell’aggiunta Corbino (cioè “senza oneri per lo Stato”) chiarendo ai colleghi democristiani che con questa aggiunta non è vero che si venga ad impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali; si stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere tale aiuto».
L’onorevole Codignola era la punta dell’iceberg laicista e la sua conferma interpretativa – sia pure con la specificazione delle scuole professionali – ha un notevole valore.
Ma è un tema su cui ritorneremo per esteso.

G. A.


Liturgia

Sulle sostituzioni del Sanctus nella messa

«Cristo, pensoso palpito,/ Astro incarnato nell’umane tenebre,/ Fratello che t’immoli/ Perennemente per riedificare/ Umanamente l’uomo./ Santo, Santo che soffri/ Per liberare dalla morte i morti/ E sorreggere noi infelici vivi/ D’un pianto solo mio non piango più,/ Ecco, ti chiamo, Santo,/ Santo, Santo che soffri».
Così Giuseppe Ungaretti in Mio fiume anche tu, nella serie di liriche di Roma occupata 1943-1944. Il riferimento è evidente al Sanctus, il canto che nella liturgia della santa messa conclude il “Prefazio”, l’azione di grazie dialogata che apre la “Preghiera eucaristica”. Nella redazione italiana che troviamo nel MessaleRomano oggi in uso esso suona: «Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’Universo./ I cieli e la terra sono pieni della tua gloria./ Osanna nell’alto dei cieli./ Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli». Questo canto, che «sembra… abbia fatto già parte del patrimonio di preghiere della comunità cristiana, e proprio di quella di Roma, sullo scorcio del primo secolo» (Jungmann), risulta dalla giustapposizione di due testi biblici: Isaia 6, 3: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti./ Tutta la terra è piena della sua gloria» (nella versione liturgica italiana, «il Signore Dio dell’Universo» ha reso male il «Dominus Deus exercituum» della Vulgata, meglio conservato nel «Dominus Deus sabaoth» del testo latino in uso prima dell’introduzione delle lingue nazionali nella liturgia: se chi ha tradotto ha voluto evitare un’eventuale ombra militaristica, ignorava che Dio è il Signore degli “eserciti”, delle “schiere”, e non si deve pensare qui soltanto alle schiere degli Angeli, ma, come osserva Jungmann, a «“tutto l’esercito” degli esseri creati da Dio nei sei giorni». Come infatti si legge in Genesi 2, 1: «Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere»). Il secondo testo è Matteo 21, 6: «Osanna al figlio di Davide!/ Benedetto colui che viene nel nome del Signore! [=Salmo 117, 26]/ Osanna nel più alto dei cieli!».
Sempre più spesso, nelle chiese italiane il Sanctus viene sostituito da un canto, che mi dicono ci giunga dallo Zaire, nel quale i testi biblici vengono rozzamente echeggiati e rifusi: ho chiesto, sulla liceità di questo che a me pare un arbitrio, un parere ufficiale alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il suo arcivescovo segretario mi ha cortesemente precisato, alla luce della attuale legislazione della Chiesa in materia, che tali sostituzioni di alcuni testi liturgici sono consentite, limitatamente alle messe celebrate per i bambini, solo in seguito a una formale autorizzazione, rilasciata volta per volta dal vescovo della diocesi. Ho inviato questa risposta al cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana, pregandolo con filiale, umile devozione di far rispettare, nella diocesi di Roma e in quelle di tutta Italia, queste norme che dovrebbero assicurare la sopravvivenza del Sanctus nella liturgia della messa. Sono trascorsi alcuni mesi dalla mia richiesta: nessuna risposta mi è giunta in proposito dall’eminentissimo porporato.
Con i miei ringraziamenti e i miei saluti più cordiali.

Michele Coccia
Roma, Italia






«L’UOMO CONTEMPORANEO ASCOLTA PIÙ VOLENTIERI I TESTIMONI CHE I MAESTRI»


Onorevole senatore, sono assai confuso per non aver ancora dato riscontro alla sua pregiatissima del 29 giugno u.s. A discolpa della mia negligenza vorrei addurre le mie frequenti assenze da Roma, ma la scusa ben vedo che non vale.
La mia risposta dunque alla sua gentile missiva potrebbe essere la seguente.
Anni addietro in una riunione di cardinali e presuli sul tema dell’apostolato dei laici, io avrei voluto citare una frase assai espressiva del compianto pontefice Paolo VI, ma non ricordandone esattamente i termini, il compianto cardinale Albino Luciani mi venne prontamente in aiuto. Il testo, che egli ben ricordava ad litteram, suona così:
«L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri... o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (2 ottobre 1974).
Dovetti ammirare la sua buona memoria e la prontezza nel togliermi d’imbarazzo.
Con cordiali, deferenti ossequi.
Dev.mo

cardinale Opilio Rossi
Roma, Italia




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