Rubriche
tratto dal n.12 - 2008


LITURGIA

«Tre tende leggere»


ITrasfigurazione/I, Beato Angelico, Museo di San Marco, Firenze

ITrasfigurazione/I, Beato Angelico, Museo di San Marco, Firenze

«Ho qui davanti a me, percorsa con trepidazione, poi con perplessità e ora con disincanto, la “Nuova versione Cei” della Bibbia, quella che dovrebbe rivelare al popolo italiano i tesori di sapienza dell’Antico e del Nuovo Testamento»: queste, in sintesi, le impressioni che la lettura della nuova traduzione della Sacra Bibbia, edita a ottobre, ha suscitato nel professor Carlo Ossola. Alla pubblicazione, curata dalla Conferenza episcopale italiana e dall’Unione editori e librai cattolici italiani (Uelci), Ossola ha dedicato un articolo sull’inserto domenicale de Il Sole-24Ore del 28 dicembre, intitolato Tenda, non farti capanna, nel quale, tra l’altro, si legge: «I molti volgarizzamenti dei Testi sacri hanno, per fortuna, creato nella memoria e nella liturgia un sostrato consolidato, difficilmente scalfibile: sicché si può dire che nelle parti più narrative il testo biblico sembra scorrere come sempre, offrendoci la storia di un popolo in cammino verso la terra promessa e verso la salvezza. Purtroppo i guai cominciano là dove si altera la sapienza della Settanta (testo greco) o della Vulgata (testo latino), che avevan calibrato con misura e coscienza di teologia e di storia la difficile dicibilità della Rivelazione divina». Ossola mostra come esempio «la Trasfigurazione (Mt 17, 1-9; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36), la gloria di Gesù, lo stupore ammirato degli apostoli. La conclusione, in tutti e tre i testi – come oggi sono tradotti –, è così ricapitolata nelle parole di Pietro: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Tre capanne? Tutte le versioni precedenti dicevano: “Facciamo tre tende” (greco: skhnàw treîw; latino: tria tabernacula, cioè appunto “tre tende”. Tre tende leggere, di chi è in viaggio e in cammino, tende di deserto e di preghiera (tabernacula). Ora, forse per un omaggio alle radici ebraiche, divengono ben costrutte “capanne”. Se anche alle lontane origini così fosse la terminologia ebraica, dove è finita la coscienza storica della Tradizione cristiana che da duemila anni si è nutrita del greco della Settanta e dellaVulgata di Girolamo? [...] Siffatta traduzione entra in smaccato contrasto con il cuore stesso teologico non solo del cristianesimo, ma persino dell’Antico Testamento, ove leggiamo, anche nella nuova traduzione (i traduttori evidentemente non si sono parlati, non hanno usato il computer per le concordanze, pur facili ormai, creando tremende cacofonie di senso): “Quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio: ‘Va’ e di’ a Davide, mio servo: Così dice il Signore: Non mi costruirai tu una casa per la mia dimora. Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele (ma in realtà è: uscire Israele dall’Egitto) fino a oggi. Io passai da una tenda all’altra e da un padiglione all’altro’” (1Cronache 17, 3-6)».





Scristianizzazione/1
(1977-2007): il crollo dei praticanti in Italia

Il 22 dicembre su la Repubblica è apparsa un’inchiesta sulla spiritualità in Umbria, nella quale, recita il sottotitolo, si assiste a un «boom di visite nei monasteri, di ritiri devozionali, di confessioni».
Tra gli intervistati, il vescovo di Foligno, Gualtiero Sigismondi, che, tra le altre cose, spiega: «Il guaio è che troppe iniziative celano l’assenza d’iniziativa: prima di stare in piedi, dobbiamo metterci in ginocchio».
«Stupisce il boom delle confessioni, tante persone chiedono ascolto», afferma a sua volta il vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia.
Il reportage è corredato da statistiche. la Repubblica scrive che i praticanti in Italia, nel 1977, erano il 48%, mentre nel 2007 il 9,5 %. Di questi ultimi l’85% avrebbe superato i 65 anni di età.


Scristianizzazione/2
Il Triveneto, i giovani e la Chiesa

«Svanisce tra i giovani l’immagine del Dio cristiano, vacilla il dogma che Cristo sia figlio di Dio, aumenta la distanza dalla Chiesa istituzione. È il risultato di una limpida inchiesta sul mondo giovanile, condotta da Alessandro Castagnaro, presidente dell’Osservatorio socio-religioso triveneto, e benedetta dal vescovo di Trieste, monsignor Eugenio Ravignani». Questo l’inizio di un articolo di Marco Politi pubblicato su la Repubblica del 31 dicembre, nel quale si dettaglia, cifre alla mano, la crescente scristianizzazione dei giovani di Trieste, Venezia e Pordenone. Così si conclude l’articolo: «Ma anche all’interno della Chiesa i vescovi devono porsi molti interrogativi. A Venezia, ad esempio, è patriarca una delle personalità intellettualmente più brillanti della Chiesa italiana, eppure il messaggio ecclesiale non sembra riuscire a penetrare in profondità nel mondo giovanile».


Curia
Nuovi consultori alla Congregazione per il Clero

Il 30 dicembre il Santo Padre ha nominato quattordici nuovi consultori della Congregazione per il Clero. Cinque gli italiani: monsignor Giuseppe Sciacca, siciliano della diocesi di Acireale, prelato uditore del Tribunale della Rota Romana; don Valerio Michele Andriano, dell’arcidiocesi di Torino; don Davide Cito, milanese, della Prelatura personale dell’Opus Dei, professore di Diritto penale nella Pontificia Università della Santa Croce di Roma; don Enrico dal Covolo, salesiano, professore nella facoltà di Lettere cristiane e classiche della Pontificia Università Salesiana di Roma; don Alberto Franzini, della diocesi di Cremona.


Diplomazia/1
Zenari nunzio in Siria

Il 30 dicembre il Papa ha nominato nunzio apostolico in Siria l’arcivescovo veneto Mario Zenari, 63 anni, che dal 2004 era rappresentante pontificio in Sri Lanka.


Diplomazia/2
Primo ambasciatore residente delle Seychelles

Il 19 dicembre Benedetto XVI ha ricevuto le lettere credenziali dell’italiano Graziano Luigi Triboldi, nuovo ambasciatore – e primo residente a Roma – della Repubblica delle Seychelles presso la Santa Sede.


Diplomazia/3
Undici nuovi ambasciatori non residenti

Il 18 dicembre il Papa ha ricevuto le lettere credenziali di undici nuovi ambasciatori non residenti a Roma. Si tratta dei rappresentanti di Malawi, Svezia, Sierra Leone, Islanda, Lussemburgo, Madagascar, Belize, Tunisia, Kazakistan, Bahrein, Isole Figi.


Diplomazia/4
Accordo Santa Sede-Francia sui titoli di studio

Il 18 dicembre 2008, a Parigi, presso il Ministero degli Affari esteri ed europei, la Santa Sede e la Repubblica Francese hanno firmato un accordo sul mutuo riconoscimento dei gradi e dei diplomi dell’insegnamento superiore. Per la Francia ha firmato Bernard Kouchner, ministro degli Affari esteri ed europei. Per la Santa Sede ha firmato l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i rapporti della Santa Sede con gli Stati. La cerimonia ha avuto luogo nel salone della firma dei trattati del Quai d’Orsay. Il documento si compone di un Accordo e di un Protocollo addizionale. L’Accord sur la reconnaissance des grades et diplômes dans l’enseignement supérieur consta di sei articoli, nei quali vengono definiti l’oggetto dell’intesa, il suo campo d’applicazione, l’entrata in vigore, le modalità della sua messa in opera e della risoluzione delle eventuali controversie, come pure la sua durata. Il Protocollo aggiuntivo, per parte sua, elenca nei particolari i principi enunciati nell’Accordo, sui periodi di studio, gradi e diplomi, continuazione degli studi nello stesso grado di uno stesso livello o in un grado di un livello superiore.




PAPA

Apparuit gratia



L’immaginetta scelta dal Papa per il santo Natale, con una frase di san Paolo dalla Lettera a Tito 2, 11:
«È apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini»




MEDIO ORIENTE

Hamas, i confini del ’67 e la guerra


Una bambina palestinese al check point di Beituniya presso Ramallah [© Reuters/Contrasto]

Una bambina palestinese al check point di Beituniya presso Ramallah [© Reuters/Contrasto]

«Gilad Shalit, il giovane ostaggio franco-israeliano rapito da Hamas più di due anni fa, viene trattato bene. Hamas, e non l’Autorità palestinese, rappresenta il popolo. Ciò che Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non è riuscito a ottenere attraverso il negoziato, Hamas saprà ottenerlo con la forza. Le sue rivendicazioni sono cambiate: Hamas è pronta a un accordo con Israele sulla base dei confini del 4 giugno 1967. Ecco ciò che, in sostanza, mi ha detto a Damasco Khaled Meshaal, capo del Movimento islamico palestinese. È la mezzanotte del 26 dicembre 2008, vigilia dei bombardamenti israeliani su Gaza in risposta al lancio di missili su Israele». È l’inizio di un articolo dell’ebreo polacco Marek Halter, apparso su la Repubblica del 30 dicembre. Halter sottolinea come «parlare dei confini del ’67, per un uomo che solo qualche mese fa raccomandava la distruzione pura e semplice dello Stato ebraico, rappresenta un passo in avanti».


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