Rubriche
tratto dal n.09 - 2009


L’economia sociale di mercato


Flavio Felice, IL’economia 
sociale di mercato/I, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz) 2008, 114 pp., euro 8,00

Flavio Felice, IL’economia sociale di mercato/I, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz) 2008, 114 pp., euro 8,00

È un libretto denso di riflessioni, dottrinali e storiche, sul rapporto tra economia e politica, alla ricerca della definizione di un modello di sviluppo capace di garantire una ricchezza stabile; cento pagine che cercano di delineare, attraverso l’analisi di diverse teorie, uno scenario della situazione economica e finanziaria anche attuale e dei suoi diversi attori, ciascuno nei rispettivi ruoli e nelle specifiche competenze: istituzionale, bancaria, manageriale, politica. Accanto a una ricostruzione storica della teoria dell’economia sociale di mercato come via alla stabilità e al rigore (Mario Monti), Flavio Felice vuole rendere conto di come una distinta corrente del pensiero sociale cattolico, il cattolicesimo liberale di Luigi Sturzo, abbia recepito, sviluppato e partecipato a divulgare i principi, i valori – in breve, la filosofia politica – che sottendono questa teoria economica. Ne è prova la convinta adesione del fondatore del Partito popolare alla prospettiva teorica inaugurata da Wilhelm Röpke, testimoniata in un articolo che assume quasi le tinte di un testamento “economico”, in quanto apparso due giorni dopo la morte di Sturzo, il 10 agosto 1959: «Il professor Röpke», scrive Sturzo, «non poteva meglio mettere in evidenza il problema dell’economia moderna che richiamandosi al canone fondamentale della moralità. Senza questa non regge economia pubblica, non regge economia privata». Secondo Felice, in Italia solo Einaudi e Sturzo hanno compreso appieno l’economia sociale di mercato, dottrina che legittima uno “Stato forte” che interviene e va oltre lo Stato classico, liberale.
L’economia sociale di mercato è dunque una vera lezione di economia; si inserisce come contributo nel dibattito in corso sulla soluzione della crisi in atto, almeno sul piano concettuale; offre una risposta di dimensione storica – anche se il libro è in parte descrittivo, come ha affermato Antonio Magliulo nel corso della presentazione avvenuta all’Istituto Sturzo agli inizi dell’aprile scorso – al ruolo che l’economia sociale di mercato può svolgere in questo momento di crisi del capitalismo.




Politica economica e Dottrina sociale


Antonio Fazio, IGlobalizzazione. Politica economica e Dottrina sociale/I, Tau editrice, Todi (Pg) 2008, 84 pp., euro 12,00

Antonio Fazio, IGlobalizzazione. Politica economica e Dottrina sociale/I, Tau editrice, Todi (Pg) 2008, 84 pp., euro 12,00

«La Chiesa non ha modelli da proporre. I modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti i responsabili che affrontino i problemi concreti in tutti i loro aspetti sociali, politici e culturali che si intrecciano tra loro. A tale impegno la Chiesa offre, come indispensabile orientamento, la propria dottrina sociale». Così scriveva Giovanni Paolo II nella Centesimus annus (n. 43).
Parte da lontano la riflessione di Antonio Fazio circa i costanti intrecci intercorrenti tra la Dottrina sociale della Chiesa e i fenomeni economici, o di politica economica, di volta in volta emergenti. L’ex governatore della Banca d’Italia (dal 1993 al 2005, anni cruciali per l’economia non solo italiana) raccoglie in un libro, Globalizzazione. Politica economica e Dottrina sociale, alcuni contributi sul tema, facendosi carico delle ragioni storiche che stanno trasformando profondamente l’economia e la società, e riproponendo alcuni capisaldi della teoria cui si è ispirato nel suo operare da banchiere tomista (Tommaso D’Aquino è costantemente presente nella sua riflessione).
L’excursus storico parte dalla scoperta delle Americhe, primo esempio di globalizzazione. «Con la scoperta dell’America e della Via delle Indie oltre il Capo di Buona Speranza furono rivoluzionati gli scambi mondiali. Il Mediterraneo, che per due millenni era stato al centro dei commerci e degli scambi culturali tra le popolazioni dell’Europa, dell’Africa Settentrionale, del Medio Oriente, viene relegato in una posizione di secondaria importanza. Si posero allora problemi nuovi per l’economia europea. Si sconvolsero precedenti assetti di commercio e produzione [...]. Si configurarono nuovi rapporti di potenza e di alleanze tra gli Stati» (p. 23). L’analisi di Fazio prosegue sviluppandosi lungo alcuni fenomeni politico-economici e culturali che hanno segnato i tempi a noi più vicini: la rivoluzione industriale, la Rerum novarum del 1891, il giusto salario, lo sviluppo economico del XX secolo. «Si può forse dire che le conseguenze ultime del lungo ciclo storico iniziato alla fine del XVIII secolo con la rivoluzione industriale si sono, per alcuni aspetti, esaurite con la caduta del Muro di Berlino nel 1989: due secoli dopo!» (p. 35).
L’ultima lezione di Fazio (capitolo 14) è dedicata alla Dottrina sociale della Chiesa che, in costante aggiornamento anche rispetto al fenomeno più rilevante dei nostri tempi costituito dalla globalizzazione, si è dovuta misurare con i grandi mutamenti che hanno caratterizzato il XX secolo nell’economia, nella società, nei rapporti di forza tra le nazioni.




Rondi visto da vicino


Simone Casavecchia, IRondi visto da vicino/I, 
Edizioni Sabinae, Cantalupo in Sabina (Ri) 2008, 122 pp., euro 18,00

Simone Casavecchia, IRondi visto da vicino/I, Edizioni Sabinae, Cantalupo in Sabina (Ri) 2008, 122 pp., euro 18,00

Gian Luigi Rondi è, fin dal secondo dopoguerra, l’impersonificazione stessa della critica cinematografica, quella vissuta ai grandi festival internazionali, Cannes, Venezia e Berlino, fino al recente incarico di presidente del Festival internazionale del film di Roma; la critica sui grandi set dei cineasti più celebri, da quelli che hanno segnato il neorealismo italiano, Rossellini, Visconti, De Sica, passando per l’amore per l’arte di Fellini che ha sempre rapito il critico de Il Tempo.
In questo bel libro, Rondi visto da vicino, pubblicato da Edizioni Sabinae, il critico cinematografico per antonomasia si racconta conversando con Simone Casavecchia: parla della sua passione per il cinema di René Clair e per l’arte recitativa di Sophia Loren; della corrispondenza epistolare durata molti anni con Charlie Chaplin, ma anche della sua idea di cinema, un’arte che deve innanzitutto colpire il cuore e i sentimenti dello spettatore, ancora prima che la sua parte razionale: ecco perché Rondi spesso ha amato film imperfetti, disomogenei, ma che lo hanno colpito per le tematiche, i personaggi, o per un particolare stile innovativo. Svela sfumature e particolari della sua vita privata che inevitabilmente si intrecciano con quella pubblica: emergono ricordi, situazioni, personaggi che insieme vanno a comporre un documento storico interessante. Il libro è anche pieno di gustosi aneddoti su decine di personaggi che hanno illuminato la settima arte e gli schermi di tutto il mondo: quello di Rondi è uno sguardo a volte critico, se non severo, ma sempre complice e partecipe di chi ama il cinema e i suoi personaggi. Casavecchia, poi, rievoca il Rondi più propriamente organizzatore e operatore culturale, direttore di numerosi eventi, su tutti il Festival di Venezia che ha sempre sentito come una sua creatura.
In un momento in cui la critica su carta, quella gloriosa delle riviste specializzate e delle rubriche che impreziosiscono i settimanali, i mensili e i quotidiani, appare entrata in una grave crisi per l’impetuosa irruzione dell’editoria on line, questo libro ci fa apprezzare con stile lieve il gusto della critica pensata e scritta per la stampa.


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