Rubriche
tratto dal n.04/05 - 2011


MONDO

La morte di bin Laden e quella di Hitler


Osama bin Laden <BR>[© Associated Press/LaPresse]

Osama bin Laden
[© Associated Press/LaPresse]

«La morte di Osama bin Laden, per alcuni versi, riporta la memoria a sessant’anni fa, a un uomo asserragliato in un bunker tra le macerie della Berlino in sfacelo. Adolf Hitler pose fine alla propria vita il 30 aprile 1945 e l’annuncio della sua fine venne dato il primo maggio. Anche la morte di Bin Laden è stata annunciata un primo maggio». Dalla Stampa del 3 maggio.





ITALIA/1

Pisapia e don Giussani


Giuliano Pisapia mentre vota al liceo Berchet, per le recenti amministrative, Milano, 29 maggio 2011 [© LaPresse]

Giuliano Pisapia mentre vota al liceo Berchet, per le recenti amministrative, Milano, 29 maggio 2011 [© LaPresse]

Pisapia, da studente, affascinato da don Giussani. È il titolo di un piccolo articolo del 14 maggio apparso sulla cronaca di Milano del Corriere della Sera. Nell’articolo, il nuovo sindaco di Milano racconta del suo rapporto con don Giussani, suo insegnante di religione al liceo Berchet; in particolare dei pranzi a casa con il sacerdote ambrosiano, ai tempi del liceo, tutti intorno al tavolo con la mamma, il papà e gli altri (sei) fratelli «a parlare di Dio, del mondo, del ruolo che ognuno di noi avrebbe avuto».
Del rapporto con don Giussani, Pisapia aveva parlato anche in un’altra intervista, rilasciata a Giuseppe Frangi per il settimanale Vita, il 28 febbraio del 2005, a cominciare dal primo, sorprendente, incontro: «Entrò in classe e ci chiese se ritenevamo giusto che un genitore cattolico educasse i propri figli secondo quei principi. Uno di noi gli rigirò la domanda: lei ritiene giusto che un genitore comunista educhi il proprio figlio secondo i principi in cui crede? Don Giussani non ebbe un attimo di esitazione. E rispose di sì». Da allora, prosegue Pisapia nell’intervista su Vita, iniziò a frequentare il sacerdote e il gruppo di ragazzi che gli ruotava attorno: «Ogni domenica andavamo nella Bassa milanese, una zona economicamente depressa. Nelle cascine facevamo vita di condivisione, si mangiava e si giocava. Poi parlavamo anche di fede, ma senza nessuna pretesa di indottrinamento [...]. Don Giussani aveva una carica umana enorme. E bandiva tutte le formalità. La sua forza era il dialogo. Voleva che fossimo noi stessi, che avessimo il coraggio di difendere il nostro pensiero, anche se era contrario al suo. Non partiva mai dai dogmi, come facevano gli altri preti. Ci voleva liberi. Così con lui potevamo parlare di tutto, anche di questioni nostre che non c’entravano con la fede». La strada del giovane avrebbe preso poi altre direzioni: il ’68, l’impegno nella politica, in particolare nella sinistra italiana. Eppure Pisapia annette a quell’incontro giovanile un’importanza fondamentale, come riconosce sempre nell’intervista a Giuseppe Frangi: «Senza Giussani non so se avrei capito il senso di stare dalla parte dei deboli. E poi mi ha insegnato che l’esperienza conta di più di qualsiasi lettura. È un valore che ho ritrovato nella sinistra. Ma la prima volta che mi fu chiara fu in quei cortili della Bassa milanese».





ITALIA/2

Napolitano, Obama e “il momento di opportunità”


Giorgio Napolitano e Barack Obama a Varsavia, il 27 maggio 2011 [© Presidenza della Repubblica italiana]

Giorgio Napolitano e Barack Obama a Varsavia, il 27 maggio 2011 [© Presidenza della Repubblica italiana]

«L’Europa deve guardare in faccia a nuove realtà e nuove sfide e deve dimostrare di essere capace di far fronte alle proprie responsabilità in un mondo globalizzato. Tra tali responsabilità, vi sono quelle che sorgono dagli avvenimenti di portata rivoluzionaria che hanno investito Nord Africa e Medio Oriente. E a questo proposito stimoli importanti, e seri interrogativi, ci sono stati posti dal recente address del presidente Obama  “A Moment of Opportunity”, e dal suo discorso qui stasera. È essenziale che come europei anche noi vediamo nei cambiamenti in Africa e in Medio Oriente “un momento di opportunità”, non semplicemente una fonte di incertezze e preoccupazioni». Così il presidente della Repubblica Italiana in riferimento a un incontro con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, avvenuto a margine del summit dei capi di Stato dell’Europa centrale che si è tenuto a Varsavia. Le parole del presidente Napolitano sono state riportate dal Corriere della Sera del 28 maggio.





Brevi


Chiesa/1
Etchegaray, papa Benedetto XVI e i nuovi inizi del cristianesimo


«Di papa Benedetto si ha talvolta la sensazione di conoscere tutto, a partire dalla sua enorme e densa produzione teologica. Ma a dire il vero si comincia appena a scoprirlo, o piuttosto a scoprire cos’è un Papa nell’esercizio della sua funzione pastorale, nel senso che è un pastore che guida il suo gregge soprattutto nelle tempeste. Eletto Papa, Benedetto è diventato parroco; la Chiesa ha scoperto un pastore e non solo un teologo, e il mondo un suo irrinunciabile punto di riferimento [...]. Sì, proprio così. Non ha forse esordito definendosi un “operaio nella vigna del Signore”? La sua omelia della Domenica delle Palme è stata, in questo senso, esemplare: ha parlato dell’umiltà di Dio, che ha scelto la via della Croce per manifestare in forma estrema il suo amore. Il pontificato di papa Benedetto va per queste strade». Così il cardinale Roger Etchegaray su Avvenire del 19 aprile. Prosegue il porporato: «Nella conversazione con Peter Seewald, c’è un passaggio fondamentale: “Il Papa vuole oggi che la sua Chiesa si sottometta a una purificazione fondamentale... Si tratta di far vedere Dio agli uomini, di dire loro la verità. La verità sui misteri della Creazione. La verità sull’esistenza umana. E la verità sulla nostra speranza, al di là della sola nostra vita terrena” [...] Tutto potrebbe sintetizzarsi in questo pensiero: “il cristianesimo è in perenne stato di nuovo inizio”».

 


Bartolomeo I <BR>[© Associated Press/LaPresse]

Bartolomeo I
[© Associated Press/LaPresse]

Chiesa/2
Bartolomeo I, le calamità naturali e le perversità spirituali


«Le distruzioni della natura provocate dai terremoti e dalle onde oceaniche, insieme con la minaccia di devastazione proveniente da un’esplosione nucleare, allo stesso modo dei sacrifici umani derivanti dai conflitti militari e dalle azioni terroristiche, rivelano che il mondo vive un terribile tormento e angoscia per la pressione delle forze naturali e spirituali del male [...]. Ciononostante, la risurrezione di Cristo è veramente reale e garantisce al fedele cristiano la certezza, e al resto dell’umanità la possibilità, di trascendere le conseguenze avverse delle calamità naturali e della perversità spirituale». È un passaggio dell’omelia della notte di Pasqua di sua santità Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, riportata su Avvenire del 26 aprile scorso.

 


Sacro Collegio
La morte dei cardinali Saldarini e García-Gasco


Il 18 aprile, a 86 anni, è venuto a mancare il cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino dal 1989 al 1999. Il 1° maggio è poi morto il porporato spagnolo Vicente Agustín García-Gasco, 80 anni, dal 1992 al 2009 arcivescovo di Valencia. Al 31 maggio – dopo che hanno compiuto 80 anni i cardinali Bernard Panafieu (il 26 gennaio), Ricardo J. Vidal (il 6 febbraio), Camillo Ruini (il 19 febbraio), William H. Keeler (il 4 marzo) e Sergio Sebastiani (l’11 aprile) – il Sacro Collegio risulta composto da 198 porporati di cui 115 elettori.


Fernando Filoni

Fernando Filoni

Santa Sede
Filoni prefetto di Propaganda Fide e Becciu sostituto alla Segreteria di Stato


Il 10 maggio l’arcivescovo pugliese Fernando Filoni, 65 anni, è stato nominato prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli in sostituzione del cardinale indiano Ivan Dias che ha compiuto 75 anni. Sacerdote dal 1970 nella diocesi di Nardò, è entrato nel servizio diplomatico vaticano nel 1981 e nel 2001 è stato eletto arcivescovo e nunzio apostolico in Giordania e Iraq. Diventato nunzio nelle Filippine nel 2006, dal 2007 era sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. In questo ultimo incarico, sempre il 10 maggio, è stato nominato l’arcivescovo sardo Giovanni Angelo Becciu, 63 anni, dal 1972 sacerdote nella diocesi di Ozieri. Entrato nel servizio diplomatico vaticano nel 1984, nel 2001 Becciu è stato eletto arcivescovo e nunzio apostolico in Angola. Dal 2009 era rappresentante pontificio a Cuba.

 


Shimon Peres e Giorgio Napolitano a Gerusalemme il 15 maggio 2011. Il presidente della Repubblica Italiana ha ricevuto il premio Dan David [© Presidenza della Repubblica italiana]

Shimon Peres e Giorgio Napolitano a Gerusalemme il 15 maggio 2011. Il presidente della Repubblica Italiana ha ricevuto il premio Dan David [© Presidenza della Repubblica italiana]

Medio Oriente/1
Peres, l’accordo tra Hamas e Fatah e la pace tra israeliani e palestinesi


Per Shimon Peres negoziare con Hamas è possibile. In una serie di interviste rilasciate alla stampa israeliana, il capo dello Stato ebraico ha commentato l’accordo firmato il 4 maggio scorso al Cairo tra i due principali partiti palestinesi: Hamas, che governa a Gaza ed è indicato dagli israeliani come un’organizzazione terroristica, e Fatah, al potere in Cisgiordania. «Se vogliono unirsi, che si uniscano. Quando iniziai a negoziare con Arafat», ha ricordato Peres, «tutti mi dicevano: “Non c’è speranza”. Oggi lo stesso vale per Hamas. Il nome non mi interessa, contano i contenuti. Tutto può succedere». È meglio però che le trattative avvengano lontano dai riflettori: «In pubblico ciascuna parte deve dimostrare alla sua gente di essere forte e aggressiva, ma nel loro cuore i leader sanno che non c’è alternativa alla pace. Per questo dobbiamo tenere distinte le apparenze dal potenziale nascosto».

 


Medio Oriente/2
La fine dell’embargo a Gaza e la politica degli Stati Uniti


«Gaza, la striscia palestinese dei senza terra, da ieri non è più una prigione. Dopo quattro anni il passaggio di Rafah, al confine con l’Egitto, è stato riaperto. Il Cairo di Hosni Mubarak l’aveva chiuso come ritorsione alla rivolta dei fondamentalisti di Hamas contro l’Anp del presidente laico Abu Mazen. Ieri la giunta militare egiziana, nata dalla cosiddetta “primavera araba”, ha deciso di cancellare il divieto». Questo l’inizio di un articolo apparso sul Corriere della Sera del 29 maggio, che si concludeva così : «È anche chiaro che il segnale di Gaza si coniuga con quella spinta internazionale, guidata da Obama, per poter giungere ai due Stati, Israele e Palestina, che vivano in pace e sicurezza».

 


Mediterraneo/1
Bettiza e la guerra neocolonialista in Libia


«Comunque vadano a finire le cose, la storia non potrà non ricordare la pessima riuscita dell’intervento neocolonialista in Libia, ammantata dalla fraseologia del Tigellino buonista dell’Eliseo, Bernard-Henri Lévy, gran stimolatore in ogni senso di “bombe umanitarie”. Già il precedente intervento franco-britannico a Suez nel 1956 era stato controproducente, rafforzando il panarabista Nasser, fornendo a Kruscev un ottimo alibi per stroncare in parallelo con le armi la rivoluzione ungherese e favorendo in sostanza l’insediamento sovietico nel Medio Oriente». Così l’editoriale della Stampa dell’11 aprile, firmato da Enzo Bettiza.

 


Mediterraneo/2
Todorov: la guerra in Libia, il messianismo politico e il peccato originale


«Credo che purtroppo la guerra abbia una sua logica interna, che le impedisce di restare così circoscritta e chirurgica come sostiene chi la propone. Prima del 19 marzo le truppe di Gheddafi stavano per eseguire un massacro a Bengasi, ci ha ripetuto il presidente Sarkozy per convincere l’Occidente a intervenire. Sono stati allora legittimi i primi bombardamenti, quelli che hanno fermato l’avanzata del regime. Ma poi l’intervento pseudo-umanitario si è trasformato in un’altra cosa». Così il filosofo Tzvetan Todorov sul Corriere della Sera del 12 aprile, che aggiunge: «Siamo davanti a una nuova fase di messianismo politico. La prima è, appunto, quella napoleonica, dipinta da Goya. La seconda ondata messianica è stata quella del comunismo [...]. E ora assistiamo a un terzo risveglio del messianismo politico: la prima guerra del Golfo è stata un rodaggio, l’intervento del Kosovo, senza mandato dell’Onu, la prova generale, ed ecco poi Afghanistan, Iraq». E, alla domanda se sia possibile un no assoluto alla guerra, risponde: «No, e non credo sarebbe un bene. L’ambizione di estirpare totalmente il Male sarebbe ancora più dannosa: è la funzione del peccato originale di ricordarci, come diceva Romain Gary, che esiste una “parte inumana dell’umanità”. Dobbiamo però cercare di limitare al massimo le guerre non inevitabili. Come quella in Libia, per esempio».

 


Le bandiere della Turchia e dell’Unione europea davanti alla Moschea Nur-u Osmaniye a Istanbul

Le bandiere della Turchia e dell’Unione europea davanti alla Moschea Nur-u Osmaniye a Istanbul

Europa
Patten, la crisi dell’Unione europea e la Turchia


Una lucida analisi sulla situazione dell’Unione europea è apparsa sulla Stampa del 5 aprile, in un articolo a firma di Chris Patten, ex  governatore britannico di Hong Kong, ex commissario europeo per  gli Affari esteri e rettore dell’Università di Oxford. A tema la fragilità dell’Unione europea nel contesto politico internazionale. Come rispondere a tale crisi, si chiede Patten? «Per me la risposta», si legge nell’articolo, «si trova in Turchia. Un’Europa con la Turchia come membro avrebbe naturalmente un’economia più dinamica. La Turchia è un riferimento energetico regionale. Ha peso e rispetto nella propria regione grazie a formidabili forze di combattimento. E, soprattutto, la Turchia è oggi un modello per altre società islamiche che cercano di fare i conti con la democrazia, le libertà civili, lo Stato di diritto, un’economia aperta, il pluralismo e la religione. In qualità di membro dell’Ue, la Turchia dovrebbe aggiungere una nuova dimensione di enorme importanza storica. Gli europei dimostrerebbero che è possibile abbracciare una democrazia islamica e costruire un solido ponte tra Europa e Asia occidentale. Questo, a sua volta, potrebbe creare una nuova identità e immagine europea, dare all’Ue un nuovo motivo per esistere in questo secolo, un modo di respingere la politica di divisione del vecchio».

 


Vladimir Putin <BR>[© Associated Press/LaPresse]

Vladimir Putin
[© Associated Press/LaPresse]

Russia
Putin cita san Francesco


In un intervento pubblico, il premier russo Vladimir Putin ha dichiarato che non è ancora giunto il momento di candidarsi per le prossime elezioni presidenziali, né per lui né per l’attuale presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, perché, ha spiegato, «se noi ora daremo dei segnali sbagliati, metà dell’amministrazione e più di metà del governo smetteranno di lavorare in attesa dei cambiamenti». Invece, ha aggiunto, «tutti sul loro posto concreto devono, come faceva san Francesco, zappare ogni giorno il proprio orticello». Le dichiarazioni di Putin sono state riportate da Avvenire del 14 aprile.

 


Italia
Nomine a Orvieto, Vigevano, Nocera, Catanzaro, Vicenza, Nuoro e Vallo


Il 5 marzo il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Orvieto-Todi (Italia), presentata dall’agostiniano Giovanni Scanavino, 72 anni da compiere a dicembre, e ha nominato amministratore apostolico ad nutum Sanctae Sedis della medesima diocesi Giovanni Marra, 80 anni, arcivescovo emerito di Messina.
Il 12 marzo Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Vigevano (Italia), presentata da monsignor Claudio Baggini, 75 anni ad agosto. Gli succede monsignor Vincenzo Di Mauro, 60 anni a dicembre, originario di Monza, dallo scorso novembre coadiutore con il titolo ad personam di arcivescovo.
Il 24 marzo il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, presentata da monsignor Gioacchino Illiano, 76 anni a luglio. Gli subentra monsignor Giuseppe Giudice, 55 anni, ordinato sacerdote nel 1986 per il clero della diocesi di Teggiano-Policastro, attualmente parroco delle parrocchie di Sant’Anna e di Sant’Antonio da Padova, in Sala Consilina, e direttore dell’Ufficio catechistico e dell’Ufficio scuola della medesima diocesi.
Il 25 marzo Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, presentata da monsignor Antonio Ciliberti, 76 anni. Prende il suo posto monsignor Vincenzo Bertolone, 65 anni, originario di San Biagio Platani, provincia e arcidiocesi di Agrigento, ordinato sacerdote nel 1975, appartiene alla congregazione dei Servi dei Poveri. Membro dell’Istituto internazionale del Santo Volto di Cristo, Bertolone dal 1988 al 2001 è stato officiale della congregazione per i Religiosi, divenendone nel 2003 sottosegretario. Dal marzo 2007 era vescovo di Cassano allo Ionio.
Il 16 aprile Benedetto XVI  ha nominato vescovo di Vicenza monsignor Beniamino Pizziol, 64 anni, sacerdote dal 1972, dal 2008 ausiliare di Venezia.
Il 21 aprile il Papa ha nominato vescovo di Nuoro monsignor Mosè Marcia, 68 anni, sacerdote dal 1973, dal 2006 ausiliare di Cagliari.
Il 7 maggio il Papa ha nominato nuovo vescovo di Vallo della Lucania monsignor Ciro Miniero, 53 anni, del clero napoletano, sacerdote dal 1982, dal 1999 al 2008 economo diocesano dell’arcidiocesi partenopea.

 

 

Guzmán Carriquiry <BR>[© Romano Siciliani]

Guzmán Carriquiry
[© Romano Siciliani]

Curia romana/1
Nomine al Consiglio per la Nuova evangelizzazione. Carriquiry segretario alla Cal


Il 13 maggio il Papa ha completato l’organigramma del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione, l’organismo creato nel 2010 con presidente l’arcivescovo Rino Fisichella, 60 anni; vicepresidente è stato nominato l’arcivescovo colombiano José Octavio Ruiz Arenas, 66 anni, dal 2007 vicepresidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, segretario il monsignore scozzese, ordinato sacerdote nella diocesi di Roma, Graham Bell, 47 anni, dal 2009 coordinatore di segreteria della Pontificia Accademia per la Vita.
Il 14 maggio il professor Guzmán Carriquiry, 67 anni, è stato nominato segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina. Uruguajano, sposato con quattro figli e otto nipoti, Carriquiry è il primo laico a diventare segretario di un organismo della Curia romana. Dal 1991 era sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici (fu il primo non chierico a raggiungere questo incarico).

 

 

Curia romana/2
Nuovo uditore della Rota Romana e nuovo sottosegretario al clero


Il 9 maggio il francescano David Maria Jaeger, nato a Tel Aviv, in Israele, 56 anni fa, sacerdote dal 1986, docente di Diritto canonico all’Antonianum di Roma, è stato nominato uditore della Rota Romana. Gli ultimi due uditori nominati erano stati, il 2 agosto 2010, monsignor Giovanni Vaccarotto, veneto, 71 anni, e il francescano Settimio Maroncelli, riminese, 68 anni.
Il 28 maggio monsignor Antonio Neri, 49 anni, sacerdote dal 1991 della diocesi di Molfetta, è stato nominato sottosegretario alla Congregazione per il Clero. Dal 2008 era officiale nel medesimo dicastero.

 


Diplomazia/1
Nuovi nunzi apostolici in Indonesia, Filippine, Ucraina, Svizzera e Macedonia


Il 23 marzo Benedetto XVI ha nominato nunzio apostolico in Indonesia l’arcivescovo Antonio Guido Filipazzi. Il presule, 48 anni, originario di Melzo (Milano) e ordinato prete dal cardinale Giuseppe Siri nel 1987, era stato eletto titolare di Sutri l’8 gennaio e consacrato vescovo il 5 febbraio da Benedetto XVI. La destinazione di Giakarta è stata ufficializzata solo dopo che in Vaticano è pervenuto il previsto gradimento formale del governo. Monsignor Filipazzi, nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1992, negli ultimi sette anni curava anche il “desk” Italia nella sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. E in quest’ultimo incarico gli è subentrato monsignor Carlo Alberto Capella, 44 anni, proveniente dalla “missione di studio” vaticana di Hong Kong.
Il 10 maggio l’arcivescovo pugliese Giuseppe Pinto, 59 anni, è stato nominato nunzio nelle Filippine. Dal 2007 era rappresentante pontificio in Cile.
Il 21 maggio l’arcivescovo statunitense Thomas E. Gullickson, 61 anni, è stato nominato nunzio in Ucraina. Dal 2004 era rappresentante in Trinidad e Tobago e in altri Stati delle Antille.
Il 28 maggio l’arcivescovo friulano Diego Causero, 71 anni, è stato nominato nunzio in Svizzera. Dal 2004 era rappresentante pontificio nella Repubblica Ceca.
Intanto il 4 maggio l’arcivescovo polacco Janusz Bolonek, 72 anni, dal 2008 nunzio in Bulgaria, è stato nominato nunzio anche in Macedonia.

 


Diplomazia/2
Nuovi ambasciatori di Croazia e Spagna presso la Santa Sede

L’11 aprile il Papa ha ricevuto le credenziali del nuovo ambasciatore di Croazia presso la Santa Sede. Si tratta di Filip Vucak, 60 anni, diplomatico di carriera, già rappresentante in Spagna dal 2003 al 2008.
Il 16 aprile è stata la volta del nuovo ambasciatore di Spagna, María Jesús Figa López-Palop, 60 anni, prima donna a ricoprire questo incarico. Diplomatica di carriera, negli ultimi quattro anni era stata sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri di Madrid.



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