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TEMPO DEL MIRACOLO
Trivolzio la piccola Lourdes padana
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Febbraio 1995-febbraio 2005: la devozione di don Giussani e le sorprese del Signore. Testimonianza di don Angelo Beretta, parroco della parrocchia dei santi martiri Cornelio e Cipriano in Trivolzio, dove č conservato e venerato il corpo di san Riccardo Pampuri |
di Angelo Beretta
Se all’inizio del 1995
mi avessero detto che in pochi anni il paese di Trivolzio, allora poco
noto, sarebbe stato conosciuto in tante parti dell’Italia e anche del
mondo, certamente non sarei riuscito a crederlo.
Trivolzio è un piccolo paese (poco più di
mille abitanti), situato tra Milano e Pavia. La parrocchia ha un campanile
imponente (che si vede passando sull’autostrada Milano-Genova) e una
bella chiesa costruita nel 1500 dai francescani che sono poi stati
scacciati da Napoleone.
Nella chiesa c’è il corpo di un santo,
nato qui: Riccardo Pampuri. Fino al 1995 era considerato uno dei tanti
santi proclamati da papa Wojtyla.
San Riccardo Pampuri è nato a Trivolzio, ha
fatto il medico condotto per sette anni a Morimondo, a trent’anni
è entrato nell’ordine dei Fatebenefratelli ed è morto
giovane, a 33 anni. È stato sepolto (1930) nel cimitero di Trivolzio
e portato poi nel 1951 nella chiesa parrocchiale e da subito ha donato
grazie e miracoli a quelli che lo invocavano, ma era conosciuto solo nella
nostra zona e dai Fatebenefratelli (è stato il loro primo santo dopo
il fondatore san Giovanni di Dio).
Attraverso san Riccardo, qui a Trivolzio dal febbraio
1995 sono capitate cose umanamente impensabili di cui io sono stato il
testimone, cose non pensate o programmate da me: io mi sono limitato a non
ostacolare ciò che il Signore voleva e attuava.
Vorrei tentare di dire alcune cose di tutto quello che
è successo dal febbraio 1995 al febbraio 2005.
Incomincio con il presentarmi
Sono nato nel 1938 a Pavia e sono vissuto sempre qui
nel Pavese.
All’età di dodici anni sono entrato in
seminario e dopo tredici anni, il 28 giugno del 1963, sono diventato prete.
Sono diventato prete per annunciare Gesù Cristo. Avendo, come dice
san Giovanni, creduto all’Amore di Dio, sono diventato prete per
annunciare e diffondere questo Amore. I miei primi cinque anni da prete
sono stati vissuti con tanto entusiasmo in un oratorio alla periferia di
Pavia; poi ho insegnato religione a scuola e sono stato parroco prima in un
piccolo paese dove la frequenza alle funzioni era molto alta e poi in un
paese più grande, molto legato allora a un certo tipo di ideologia,
dove la gente veniva poco in chiesa (è stato andando a Lourdes che
ho incominciato a constatare che tanta gente frequenta ancora la chiesa,
cosa che oggi a Trivolzio riscontro ogni giorno).
Nel 1988 sono andato in pensione dalla scuola e il
vescovo mi ha inviato a Trivolzio dicendomi che avrei trovato un grande e
bell’oratorio e un beato: Riccardo Pampuri. A essere sincero devo
dire che mi sentivo molto attratto dall’oratorio nel quale con i
ragazzi e giovani pensavo di riuscire a fare grandi cose, mentre san
Riccardo lo conoscevo poco. E subito ho iniziato a rinnovare
l’oratorio, anche se, non sviluppandosi il paese, le famiglie
invecchiano e diminuiscono i ragazzi. A un anno e mezzo dal mio arrivo a
Trivolzio (1° novembre 1989), Riccardo Pampuri è stato
proclamato santo. E io ho avuto la fortuna di concelebrare la santa messa
della canonizzazione con il Papa. È stato un evento commovente,
attorno all’altare c’erano quasi tutti gli abitanti di
Trivolzio. Io ero là con il Papa, cardinali, vescovi... Io, povero
prete, che però avevo la fortuna di essere parroco di Trivolzio, la
patria del santo. Al ritorno abbiamo organizzato grandi festeggiamenti cui
hanno partecipato in tanti, e anche tanti spagnoli, poiché il
miracolo riconosciuto per la canonizzazione di Riccardo Pampuri riguardava
un ragazzo spagnolo.
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 | | Fedeli durante il bacio della reliquia di san Riccardo | | |
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Ritorno alla normalità
Passano i mesi e qui a Trivolzio tutto torna normale.
Di santi, papa Wojtyla ne ha fatti tanti... e Trivolzio è una
parrocchia come tante altre, a messa alla domenica siamo praticamente solo
noi, ogni tanto c’è qualche forestiero. Certo, ci sono persone
che vengono a pregare san Riccardo, ma sono poche e della nostra zona. Solo
al 1° maggio, giorno della morte e perciò data della festa
liturgica di san Riccardo, arriva per tutto il giorno tanta gente. Vicino
all’altare di san Riccardo ho messo un registro ove poter mettere una
firma o una preghiera, un’invocazione, una domanda al santo: dal 1989
al 1995, ne furono riempiti solo tre. Ed ecco che mentre stavamo pensando
se era possibile organizzare qualche manifestazione per il 1997, centenario
della nascita di san Riccardo, un sabato mattina del febbraio 1995 vengo
chiamato in chiesa e la trovo piena di gente. «San Riccardo ha fatto
un miracolo», mi si dice. Certo, san Riccardo di miracoli ne ha fatti
certamente, altrimenti non sarebbe santo. La gente che è in chiesa
appartiene a Comunione e liberazione e mi mostrano una copia di Tracce dove c’è il
racconto della vita del nostro santo e il racconto di un miracolo appena
fatto da san Riccardo. Da quel momento è iniziato il pellegrinaggio
di tantissima gente qui a Trivolzio. Al sabato sera ci sono molti giovani e
alla domenica ci sono famiglie con tanti bambini. (Alcuni di Cl conoscevano
già san Riccardo: qui vicino, a Coazzano, c’è una casa
dei Memores Domini da tanto tempo
dedicata al beato Riccardo Pampuri, e Lorenzo Frugiuele, che ha scritto una
vita in versi di san Riccardo, veniva già prima del 1995 a pregarlo
per avere aiuto nella sua malattia).
Il mese dopo (marzo 1995) Tracce pubblica la vita e i miracoli di un altro santo medico
contemporaneo di san Riccardo, Giuseppe Moscati di Napoli, ma la gente di
Napoli arriva a Trivolzio. Da allora, dal febbraio 1995, tutti i
sabati sera e tutte le domeniche la chiesa è piena. Solo il giorno
di Natale non c’è quasi nessun forestiero al mattino, ci siamo
solo noi di Trivolzio.
A volte, specialmente nei primi mesi del 1995, la
domenica mattina mi chiedevo: ma oggi verrà ancora tantissima gente?
E poi la chiesa si riempiva. Eppure a Trivolzio non c’è un
ristorante, non c’è nulla di particolare: c’è
solo un santo e la gente viene solo per questo. Quando non fa freddo, in
oratorio, all’aperto, ci sono anche trecento persone a mangiare al
sacco... D’inverno c’è solo un salone in cui non stanno
più di cento persone. E la gente viene da ogni parte d’Italia
e, possiamo dire, anche da tutto il mondo. Ormai ci sono gruppi che da
varie parti d’Italia – non solo da Milano, Torino, Bologna,
Genova, ma anche da Palermo, Bari, Verona, Cagliari, Venezia –
organizzano periodicamente pellegrinaggi a Trivolzio. È bello vedere
gruppi numerosi di giovani, di famiglie, di amici venire qui tutti insieme
a chiedere guarigioni, grazie o anche soltanto aiuto per la vita
quotidiana.
Incontro con monsignor Giussani
Colui che ha indicato san Riccardo a Cl è stato
monsignor Giussani. Io non appartengo a Cl, ne avevo sentito parlare da don
Giulio Bosco, un mio compagno di seminario che, diventato prete, era andato
a Milano a studiare e ha iniziato Cl a Pavia. Purtroppo don Giulio è
morto giovane in un incidente in montagna e io non ho avuto più modo
di incontrare Cl. Il nostro rettore di seminario, divenuto poi vescovo,
monsignor Luigi Maverna, ci diceva che dobbiamo essere preti di Gesù
Cristo. Oggi, anche senza essere di Cl, mi trovo in mezzo a persone di
Comunione e liberazione, e ormai ci conosciamo bene. Le prime volte il
popolo di Cl veniva con un certo timore qui in chiesa, ma poi, vedendosi
accettati, sono venuti sempre più volentieri. Io sono convinto che
dobbiamo essere attenti a ciò che il Signore compie in mezzo a noi e
favorire il bene anche se non lo abbiamo organizzato noi.
Ritorniamo a monsignor Giussani. L’ho incontrato
quando è venuto la prima volta a celebrare la santa messa da
san Riccardo. Mi avevano telefonato che alle ore 11 sarebbe venuto un prete
a celebrare la santa messa. Mentre stavo preparando l’altare, vedo un
sacerdote in chiesa e gli chiedo se deve celebrare. Poco dopo gli domando
ancora se è lui che aveva telefonato. Alla sua risposta negativa, lo
invito ad aspettare, vado nella piazza della chiesa e vedo arrivare
monsignor Giussani. Era la prima volta che lo incontravo, eppure dopo poche
parole sembrava che mi conoscesse da sempre. Ha celebrato la santa messa,
poi è venuto all’oratorio a prendere un caffè, non con
il latte, ma con un grappino. Abbiamo parlato e mi sentivo veramente a mio
agio. A un certo punto mi chiede perché non comperiamo la cascina
che c’è a lato della piazza della chiesa e che era appena
rimasta disabitata, per creare un luogo di accoglienza. Io ero perplesso,
ma lui mi ha incoraggiato dicendomi: «Ti mando io i soldi per la
caparra», lasciando meravigliati quelli che lo accompagnavano.
È stato questo l’inizio del progetto per un luogo di
accoglienza, di ristoro e centro di spiritualità che, dopo dieci
anni di peripezie, speriamo presto di inaugurare. Tutto ciò è
nato per l’incoraggiamento, l’aiuto, l’entusiasmo che
monsignor Giussani mi ha trasmesso nelle sue visite a san Riccardo qui a
Trivolzio.
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 | | I registri posti vicino all’urna di san Riccardo | | |
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I miracoli
Oggi Trivolzio viene chiamata “la piccola
Lourdes” per i numerosi miracoli e grazie che san Riccardo ottiene
dal Signore per tutti quelli che lo invocano. Molti li troviamo raccontati
sui registri vicino all’urna di san Riccardo (alcuni sono stati
riportati da Gabriella Meroni nel libro A san
Riccardo, Piemme). Sono tante grazie e miracoli
non pubblicizzati, ma fatti conoscere solo agli amici, per i quali si
ringrazia san Riccardo lì sul registro. Accanto all’urna di
san Riccardo ci sono oggi non più uno, ma quattro registri e se dal
1989 al 1995 ne erano stati compilati solo tre, dal 1995 a oggi ne sono
stati riempiti ben 143, con una media di più di uno al mese. Notizie
di miracoli giungono non solo da ogni parte d’Italia, ma anche
dall’America del Nord e del Sud, dall’Africa, dall’Asia.
Nella chiesa di Saint John, nel Minnesota, c’è una statua di
san Riccardo, regalata da monsignor Giussani, davanti a cui i malati della
Mayo Clinic vanno a pregare e chiedere aiuto. Dobbiamo sottolineare che i
miracoli non sono solo guarigioni, ma anche conversioni, aiuto ad accettare
la volontà di Dio nei momenti di difficoltà. Ci sono poi
coppie che ottengono la nascita di figli, ci sono giovani e ragazze che non
solo ottengono aiuto per gli esami o per il lavoro, ma anche per trovare il
compagno o la compagna giusta per tutta la vita. In particolare moltissimi
vengono a chiedere aiuto per capire il piano che Dio ha su di loro e
corrispondere al suo disegno.
Come si diffonde questa devozione
La devozione a san Riccardo ha cominciato a diffondersi
in mezzo al popolo di Cl in particolare attraverso le parole di monsignor
Giussani. Ma la devozione al nostro santo si espande sempre di più,
anche oltre i confini di Cl, soprattutto con il passaparola.
C’è stata poi anche la trasmissione televisiva
“Miracoli” in cui è stato presentato san Riccardo. Dopo
la trasmissione sono arrivate centinaia di telefonate e lettere per
chiedere notizie e immagini del santo. Piero Vigorelli, autore della
trasmissione, ha pubblicato anche il libro Miracoli, attualmente distribuito in edizione economica, in cui
è segnalato anche il mio numero di telefono: non passa settimana che
non riceva telefonate da gente di tutta Italia con richieste di
informazioni. Attualmente abbiamo anche un sito internet, in cui ci sono le
preghiere in varie lingue e le notizie di ciò che avviene qui a
Trivolzio. Speriamo di poterlo migliorare sempre di più.
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 | | Il centro di accoglienza nei pressi
della parrocchia di Trivolzio ed alcune immagini di san Riccardo | | |
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Senza nostro merito
Tutto quello che è successo dal febbraio 1995
non è avvenuto per un piano prestabilito o per un nostro disegno: da
parte mia c’è stato solo l’impegno di dire di sì
coll’accettare e favorire quello che il Signore ci indicava. Tutto
è nato spontaneamente.
All’inizio la gente di Trivolzio si è
trovata anche sconcertata: non aveva più quel posto che da sempre
prima occupava in chiesa. Ma poi ha accettato i pellegrini. Io ho cercato
di capire il piano di Dio e di accettarlo e favorirlo e questa nostra
chiesa è diventata la “casa” di tutti quelli che vengono
a cercare un aiuto, un sostegno, una grazia da san Riccardo.
Nessuno ha cercato di approfittare del flusso della
gente, c’è solo uno – non di Trivolzio – che in
alcune domeniche viene a vendere il miele. Mi sono trovato, io che mi
sentivo più a mio agio in oratorio, a far nascere, a creare un
santuario con tutto quello che comporta: oggetti, immagini, ricordi... La
gente chiedeva qualche cosa per sentire vicino il santo.
All’inizio qualcuno aveva pronosticato che il
tutto non sarebbe durato più di sei mesi. Dal febbraio 1995 sono
passati dieci anni e siamo ancora qui, anzi stiamo per realizzare un Centro
di spiritualità attorno a san Riccardo. Per me è stato
bellissimo conoscere sempre di più e meglio san Riccardo, leggendo
le sue lettere e le testimonianze di chi lo ha conosciuto. È il
santo della quotidianità: fare tutto ogni giorno con amore e mettere
Dio, che per lui era “tutto”, al centro della vita. In questi
anni ho capito che bisogna lasciar fare al Signore, affidarsi a lui. I suoi
tempi e modi sono imprevedibili e non sono come pensiamo e vorremmo noi.
Un santo popolare
Nella Chiesa ci sono tantissimi santi, ma alcuni sono
più conosciuti e invocati dalla gente come sant’Antonio, santa
Rita, padre Pio. Anche san Riccardo sta diventando un santo sempre
più conosciuto e popolare. Colpisce la sua normalità: un
medico della mutua, diremmo oggi, che è stato in mezzo alla gente,
vivendo una vita normale, ma nell’amore («fare tutto, anche le
piccole cose, con amore grande»), un amore costante e quotidiano che
diventa eroico. Colpisce come Riccardo riesca a entrare nell’animo
dei giovani che lo sentono uno di loro. A lui chiedono aiuto nei vari
momenti della loro vita: studio, lavoro, problemi sentimentali e, in
futuro, per la vita familiare. San Riccardo ha vissuto in mezzo ai giovani
e ha cercato di trasmettere loro entusiasmo e amore per Cristo Gesù.
Colpisce anche l’entusiasmo con cui i bambini vengono a baciare la
sua reliquia e come le famiglie lo invocano come medico dei corpi e delle
anime.
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 | | Il campanile e il timpano della chiesa di Trivolzio | | |
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Come si prega san Riccardo qui nella chiesa di
Trivolzio
Qui da san Riccardo non si fanno funzioni particolari.
Si cerca di vivere bene la liturgia, in modo particolare la santa messa,
e al termine della messa, il sabato sera e la domenica,
c’è il bacio alla reliquia del santo. Questo bacio (chi non
desidera baciare, ma normalmente lo fanno tutti, può anche solo
toccare la reliquia), vuole essere un segno di vicinanza, come la gente in
Palestina toccava le vesti a Gesù, vuole essere un atto
d’amore verso un amico cui chiediamo aiuto. E poi cerchiamo di
favorire le confessioni. Chi viene a chiedere una grazia capisce che san
Riccardo, perché lo ascolti, vuole che sia in amicizia con il
Signore e questo avviene solo se siamo in grazia di Dio. Ed ecco allora che
arriva gente che da dieci, venti, o anche cinquant’anni, non si era
più confessata e che sente il bisogno di avere la grazia di Dio nel
cuore. Durante tutte le sante messe diciamo una preghiera per tutte le
intenzioni di quelli che vengono a chiedere aiuto a san Riccardo. Alla
domenica, alle ore 16.00, celebriamo la santa messa per le intenzioni di
tutti quelli che in settimana sono venuti da san Riccardo ad affidarsi a
lui presentandogli tutte le loro necessità e i loro problemi.
La piccola Lourdes padana
Dio sceglie luoghi dove far sentire in modo particolare
la sua presenza. In questi anni ha voluto scegliere anche la chiesa di
Trivolzio per distribuire, attraverso l’intercessione di san
Riccardo, aiuto e grazie. È lui, il Signore, che ha scelto. Noi
abbiamo cercato di non impedire questa sua scelta e di essere accoglienti
verso tutti quelli che vengono qui. San Riccardo continui a intercedere
presso il Signore e a donarci il suo aiuto e le sue grazie.
(Questa testimonianza è stata scritta nel 2005
dopo la morte di donGiussani
avvenuta il 22 febbraio 2005)

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