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RICCARDO PAMPURI
La comunione dei santi e la preghiera
di Lorenzo Cappelletti
San Riccardo Pampuri
(1897-1930) è sepolto nella chiesa parrocchiale di Trivolzio, di cui
era nativo.
Pubblichiamo il racconto di don Angelo Beretta, parroco
di questo piccolo paese fra Milano e Pavia, su come in questi anni, assieme
ai miracoli di san Riccardo, sia cresciuta la devozione a lui, e su come,
in particolare negli ultimi dieci anni della sua vita, don Giussani
l’abbia proposto quasi a immagine vivente di ciò che gli stava
più a cuore.
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 | | La chiesa parrocchiale dei Santi martiri Cornelio e Cipriano in Trivolzio, dove è conservato e venerato
il corpo di san Riccardo Pampuri | | |
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Nel febbraio 1995 don Giussani diceva: «Noi siamo
in un tale degrado universale che non esiste più niente di ricettivo
del cristianesimo se non la bruta realtà creaturale. Perciò
è il momento degli inizi del cristianesimo, è il momento in
cui il cristianesimo sorge, è il momento della resurrezione del
cristianesimo. E la resurrezione del cristianesimo ha un grande unico
strumento. Che cosa? Il miracolo. È il tempo del miracolo. Bisogna
dire alla gente di invocare i santi perché sono stati fatti per
questo». Don Giussani, che anche quando parlava dell’Eucarestia
amava dire che furono le circostanze che suggerirono al Signore
quell’“idea”, fra tutte la più geniale,
pronunciò quelle parole anche in forza dell’incontro, come
racconta don Beretta, con san Riccardo Pampuri.
Nei dieci anni che seguirono, come abbiamo detto, don
Giussani ha invitato più volte a rivolgersi a san Riccardo (lo
documenteremo in forma più sistematica in un prossimo articolo) e ha
continuato a frequentarlo. Ricorda don Angelo Beretta che anche in
occasione del suo ottantesimo compleanno (15 ottobre 2002), don Giussani
aveva espresso il desiderio di andare a celebrare la messa a Trivolzio, ma
varie circostanze glielo impedirono. «Quando ormai pensava che non
avrebbe più potuto venire, il 22 gennaio 2003 arriva a Trivolzio.
Era una giornata molto fredda. Ha celebrato la santa messa stando in piedi
e rifiutando la carrozzella che gli offrivano. Ha distribuito la comunione
ai presenti e con loro ha pregato per i malati e per tutte le varie
necessità. Al termine abbiamo parlato un po’ anche del
restauro della cascina per il centro di accoglienza che non eravamo ancora
riusciti ad iniziare. All’uscita della chiesa si è
intrattenuto con alcuni che stavano venendo da san Riccardo». Pure le
ultime parole pubbliche di don Giussani, per l’intenzione della santa
messa dell’11 febbraio 2005, giorno anniversario del riconoscimento
pontificio della Fraternità di Comunione e liberazione, pochi giorni
prima della sua morte avvenuta il 22 febbraio 2005, furono un invito alla
dolce memoria di Gesù all’opera nei santi: «Ricordiamoci
spesso di Gesù Cristo, perché il cristianesimo è
l’annuncio che Dio si è fatto uomo e soltanto vivendo il
più possibile i nostri rapporti con Cristo noi
“rischiamo” di fare come lui».
A chi fosse a suo agio più con termini teoretici
che narrativi, si potrebbe far notare che in questa vicenda viene in
rilievo la verità dogmatica della comunione dei santi che il Credo
degli Apostoli pone tra gli effetti dello Spirito Santo e con cui papa
Paolo VI termina il Credo del popolo di Dio, in consonanza non casuale con la sensibilità di don
Giussani: «Crediamo nella comunione di tutti i fedeli di Cristo, di
coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la
loro purificazione e dei beati del cielo, i quali tutti insieme formano una
sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l’amore
misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre
preghiere, secondo la parola di Gesù “Chiedete e
riceverete”».
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 | | Una fotografia del santo ancora giovane medico | | |
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Erminio Filippo Pampuri, poi
fra Riccardo, nasce il 2 agosto 1897 a Trivolzio (Pv). Decimo di undici
figli, rimasto orfano della madre a soli tre anni, viene accolto in casa
degli zii materni, a Torrino, frazione di Trivolzio. Nella locale chiesa
parrocchiale viene battezzato, riceve il sacramento della Cresima e la
prima Comunione. Nel collegio vescovile Sant’Agostino di Pavia compie
gli studi ginnasiali e liceali, si iscrive poi all’Università
di Pavia dove, il 6 luglio 1921, si laurea a pieni voti nella
facoltà di Medicina, dopo essere stato militare durante la Prima
guerra mondiale e avere ricevuto la medaglia di bronzo per aver portato in
salvo i medicinali. Dal 1921 al 1927 fu medico condotto a Morimondo,
donandosi con tanto amore agli ammalati (veniva chiamato “il dottor
carità”) e collaborando con il parroco alle varie
attività della parrocchia. Nel luglio del 1927 entra
nell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli, assumendo il nome di
fra Riccardo. Muore a Milano il 1° maggio 1930. I funerali si svolgono
a Trivolzio, nel cui cimitero viene sepolto. Il 16 maggio 1951 il corpo
viene collocato nella locale chiesa parrocchiale, dove tuttora è
custodito, visibile e venerato.
Giovanni Paolo II lo beatifica il 4 ottobre 1981 e lo
proclama santo il 1° novembre 1989.
San Riccardo Pampuri è festeggiato il 1°
maggio (giorno della sua morte). Viene ricordato anche il 16 maggio (giorno
della traslazione del suo corpo).

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