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Presto beata
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A settant’anni dalla morte, Antonietta Meo sarà presto la più giovane beata non martire nella storia della Chiesa |
di Stefania Falasca
Quell’ultima mattina
come le altre. Aveva chiesto che venisse. A riposarsi nel cuore della sua
Antonietta. Aveva chiesto al papà di sollevarla un poco dai cuscini
per accomodarsi a riceverlo nell’eucaristia: Lui, il suo cuore. E il
papà aveva tirato su quel suo corpicino mutilato, martoriato dalla
stretta mortale di un male inesorabile, e l’aveva sentito
abbandonarsi tra le braccia, gli occhi ancora intensi, vivi, in
quell’ultimo sorriso.
Erano le sei di un mattino di settant’anni fa.
Sabato 3 luglio 1937. Si era spento così, nella stanzetta di una
clinica romana a due passi dal Celio, il respiro di una vita brevissima
segnata in modo straordinario dalla grazia di Dio. Antonietta non aveva
ancora compiuto sette anni. Un pugno di anni. Da quel 15 dicembre 1930,
quando Antonietta Meo, Nennolina per i suoi, nella casa romana di via
Statilia, a pochi passi da Santa Croce in Gerusalemme, era stata messa al
mondo. Pochi anni scanditi dalla vivacità e dalle cose comuni a
quell’età: i giochi, l’asilo, la scuola, le vacanze e i
sacramenti: la prima comunione e la cresima, a quei tempi, per disposizione
di Pio X, anticipate. E poi quel male che aveva cominciato a roderle le
ossa, portandola all’amputazione di una gamba, alla resezione di tre
costole fino a spostarle il cuore. E la serena disarmante fortezza di
quella bambina così piccola, dentro a tanta sofferenza, che lasciava
in tutti sconcerto. Dalle sue letterine il mistero di un amore viscerale,
di quella sapienza che si nasconde ai superbi e si rivela ai piccoli, di
chi lietamente, per grazia, ha dato tutto. Il mistero di una predilezione
assoluta: «Caro Gesù eucaristia, sono tanto, proprio tanto
contenta che tu sei venuto nel mio cuore. Non partire più dal mio
cuore resta sempre con me!»; «Caro Gesù, io ti amo
tanto, io mi voglio abbandonare nelle tue mani […] io mi voglio
abbandonare nelle tue braccia e fa’ di me di quello che tu
vuoi»; «tu aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la
tua grazia nulla posso fare»; «Caro Gesù, ti prego per
quell’uomo che fa tanto male»; «ti prego per quel
peccatore che tu sai…»; «Caro Gesù, io ti voglio
tanto bene e ti amo tanto! Io voglio stare con te sul Calvario»;
«dammi tu la forza necessaria per sopportare questi dolori che ti
offro per i peccatori […] non voglio che tu mi guarisci, ma anime,
anime. Dammi anime! dammene tante! Dammene tante, caro Gesù».
Così Antonietta. Così l’opera di Dio in una bambina ha
confuso, spiazzato, disarmato, toccato il cuore di tanti, credenti e non. Consummatus in brevi, explevit tempora multa.
Conversioni e grazie accompagnarono la morte di
Nennolina e la sua fama di santità si diffuse tanto spontaneamente e
immediatamente da oltrepassare non solo i confini della sua parrocchia di
Santa Croce in Gerusalemme, ma anche quelli di Roma e d’Italia. Nel
1938 furono pubblicate due biografie che già nel 1940 furono
tradotte in diverse lingue, persino in cingalese e armeno. Le sue letterine
fecero il giro del mondo. A cinque anni esatti dalla sua morte il centro
nazionale della Gioventù femminile di Azione cattolica, presieduto
allora da Armida Barelli, si costituì promotore della causa di
canonizzazione e il 22 aprile 1968 si aprì la fase diocesana del
processo che si chiuse il 23 marzo 1972. Ma il motivo della tenera
età creò non pochi ritardi e difficoltà nello
svolgimento della causa e il caso fu affrontato da illustri
personalità ecclesiastiche. Solo dopo la dichiarazione della Sacra
Congregazione delle cause dei santi nel 1981, con la quale la Chiesa
pienamente ha riconosciuto che anche i bambini possono compiere atti eroici
di fede, speranza e carità, e possono pertanto essere elevati agli
onori degli altari, la causa di Antonietta Meo fu ripresa e per il
crescente interesse dei fedeli, nel maggio del 1999, si costituì a
Roma l’“Associazione Nennolina”. Dal 5 luglio 1999 la sua
tomba è meta continua di pellegrinaggi. Antonietta riposa in una
piccola cappella adiacente a quella che conserva le reliquie della passione
di Gesù all’interno della Basilica di Santa Croce in
Gerusalemme. Lì dove, il 28 dicembre, giorno della festa dei Santi
Innocenti, era stata battezzata.
Non è più lontano il giorno in cui la
vedremo salire agli onori degli altari.
Il 3 luglio scorso, in occasione del suo settantesimo dies natalis, alla celebrazione
eucaristica in sua memoria nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme ha
partecipato, insieme al postulatore della causa, don Mario Sensi, anche
monsignor Sandro Corradini, promotore della fede della Congregazione delle
cause dei santi. Al termine della celebrazione il postulatore e monsignor
Corradini hanno voluto, con un gesto di delicatezza, consegnare la Positio appena stampata a
Margherita Meo, l’anziana e riservata sorella di Nennolina; a lei,
cui nel lontano 1941, la mamma aveva voluto dedicare il quaderno di memorie:
«Alla mia cara Margherita perché ricordi la sua sorellina
attraverso gli episodi in maggior parte da lei stessa vissuti». Con
la recente pubblicazione della Positio la strada verso la beatificazione si è fatta ora
davvero più corta. Motus in fine velocior. La Congregazione delle cause dei santi ha infatti fissato
ai primi del prossimo ottobre la data per la consulta dei teologi. A questa
tappa, dopo la riunione dei cardinali, seguirà a breve la
proclamazione delle virtù eroiche e Antonietta sarà
dichiarata venerabile. Anche il processo super
miro, istruito nella diocesi di Dallas in
Texas, per il miracolo di una guarigione straordinaria attribuita
all’intercessione di Nennolina, è giunto a buon punto. Si
attende per la primavera del prossimo anno la beatificazione. Se tutto si
svolgerà speditamente Antonietta Meo diverrà presto la
più giovane beata non martire elevata agli onori degli altari, la
più piccola nella storia della cristianità.

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