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IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE |
Un sacramento decisivo per la salvezza delle anime
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Intervista con il vescovo Gianfranco Girotti, reggente del Tribunale della Penitenzieria apostolica |
Intervista con Gianfranco Girotti di Gianni Cardinale
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 | | Gesł risorto con i due discepoli di Emmaus | | |
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Il Tribunale della Penitenzieria apostolica è il più
antico dicastero vaticano attualmente in attività e ha la competenza su
tutto ciò che attiene al cosiddetto “foro interno”, anche non sacramentale.
Si occupa, in pratica, di trattare le cause che riguardano le assoluzioni
dalle censure e le dispense riservate al Papa. È un dicastero che ha
fini esclusivamente spirituali, la cui attività è ordinata
direttamente alla “salus animarum”, e che per questo ha l’obbligo di rispondere
celermente alle richieste che arrivano: non va mai in vacanza. È
l’unico organo che funziona pienamente anche durante il periodo della
sede vacante, quando tutti gli altri uffici della Santa Sede possono
adempiere solo all’ordinaria amministrazione.
La Penitenzieria lavora con discrezione e solitamente
non finisce sotto i riflettori dei mass media. Ma ogni regola ha la sua
eccezione e così, recentemente, anche la Penitenzieria ha avuto il
suo momento di ribalta sulla stampa italiana e internazionale. È
successo in occasione del “Corso sul ‘foro
interno’” che la Penitenzieria ha tenuto dal 3 all’8
marzo scorso. A fare “rumore” sono state in particolare alcune
affermazioni fatte dal reggente – il numero due dopo il cardinale
James Francis Stafford – della Penitenzieria, il vescovo Gianfranco
Girotti, francescano conventuale. 30Giorni lo ha intervistato.
Eccellenza, ha avuto una vasta eco sui mass media il
fatto che lei, nella sua relazione al “Corso sul ‘foro
interno’” organizzato di recente dalla Penitenzieria apostolica
e in una intervista rilasciata a L’Osservatore
Romano, abbia ripescato una ricerca
dell’Università Cattolica di Milano, pubblicata nel 1998, da
cui si evince che in Italia la Confessione è un sacramento poco
“frequentato”…
Gianfranco Girotti: Si
tratta in effetti di dati sconfortanti, per certi versi inquietanti. Anche
perché riguardano un Paese, l’Italia, in cui il processo di
secolarizzazione è certamente meno sviluppato rispetto ad altre
realtà del mondo occidentale. Il che fa pensare che altrove la
realtà sia anche peggiore. Papa Luciani, di venerata memoria, diceva
che dopo il Concilio di Trento aumentarono le confessioni e diminuirono le
comunioni: dopo il Concilio Vaticano II, invece, sono aumentate le
comunioni, ma sono diminuite le confessioni.
La ricerca in questione risale a dieci anni fa. Ce ne
sono state altre successive?
Girotti: No, a nostra
conoscenza non sono state fatte altre ricerche.
Avete la sensazione che ci sia una ripresa?
Girotti: Purtroppo no. Non
si avvertono segnali in questo senso.
Eppure durante il Giubileo del 2000 sembrava che la
confessione fosse tornata in auge, specialmente tra i più giovani.
Girotti: È stato
così. Ma purtroppo, si è rivelata una, seppur felice,
parentesi. A quanto risulta, non c’è stata quella inversione
di tendenza duratura che pure si era auspicata e per certi versi sperata.
Nei santuari invece molti fedeli si accostano al
sacramento della Confessione.
Girotti: Questo è
vero, i santuari sono delle isole felici in questo senso. È un
conforto e una gioia per tutta la Chiesa che in questi luoghi siano sempre
tantissimi quelli che si accostano al sacramento della Penitenza. Ed
è anche la dimostrazione della bontà di una sana devozione
popolare, che a volte però viene guardata con troppo sospetto da chi
si ritiene intellettualmente superiore.
Sempre prendendo spunto da alcune sue dichiarazioni,
sui mass media è passata la notizia che la Chiesa abbia aggiornato
la lista dei peccati, aggiungendone di nuovi…
Girotti: In effetti da parte
di alcuni organi di stampa si è fatto credere che la Chiesa abbia
rubricato una nuova serie di peccati. Non è così, ovviamente.
I peccati sono sempre quelli. Il decalogo non è cambiato, il Vangelo
neppure. E neanche il catechismo. È ovvio che con il progresso
l’uomo acquisisce nuove potenzialità per compiere il bene, ma
anche, ahimé, la capacità di compiere nuove forme di
trasgressione della legge divina. Ma questo non vuol dire che si possa
parlare di nuovi peccati. Sono già abbastanza quelli codificati, non
è il caso aggiungerne altri.
Eppure hanno colpito i riferimenti, da lei fatti, a
peccati contro l’ecologia e a quelli commessi in conseguenza delle
manipolazioni genetiche…
Girotti: In entrambi i casi
si tratta di nuove forme di violazione della stessa legge di Dio, che prima
non erano possibili, e che vanno ovviamente segnalate. Ma è
fuorviante, ripeto, parlare di nuovi peccati. Anche se capisco che
giornalisticamente questa formula può piacere.
Il presidente venezuelano Hugo Chávez, leggendo
alcuni dispacci di agenzia riguardanti i “nuovi peccati”, si
è complimentato del fatto che il Vaticano lo avrebbe
“copiato” nella condanna della ricchezza smodata…
Girotti: In realtà il
presidente Chávez dovrebbe sapere che nel vecchio Catechismo, che forse lui avrà
studiato da piccolo, la Chiesa elencava quattro peccati che gridano
vendetta al cospetto di Dio. E di questi quattro, due erano peccati per
così dire sociali: l’oppressione dei poveri e la frode nel
salario degli operai. Credo che in questo il presidente Chávez non
abbia scoperto nulla. La Chiesa non copia nessuno: segue solo Gesù e
il suo Vangelo.
Eccellenza, i dati e le frasi che hanno avuto ampia eco
sui mass media sono stati diffusi in occasione del “Corso sul
‘foro interno’” che la Penitenzieria ha organizzato dal 3
all’8 marzo scorso. Di cosa si tratta?
Girotti: Sono circa quindici
anni che la Penitenzieria organizza questi corsi. Inizialmente erano stati
concepiti per aiutare i giovani sacerdoti ad affrontare il delicato compito
di amministrare il sacramento della Penitenza ai fedeli. Col passare degli
anni però, a frequentarlo si presentano anche preti con più
anzianità di servizio, per così dire, che però
desiderano essere aiutati a confessare bene.
Perché organizzate questo Corso sul “foro
interno”?
Girotti: Perché a
volte i sacerdoti novelli, ma non solo loro, hanno una preparazione un
po’ lacunosa a livello dottrinale, canonistico, e anche pastorale. E
poi anche perché a volte nel clero si avverte una scarsa attenzione
e una certa trascuratezza nell’amministrare questo sacramento che
pure è decisivo per la salvezza delle anime.
Quanti sono i partecipanti?
Girotti: Il Corso è
iniziato quasi in sordina, con 50-60 aderenti, che però, anno dopo
anno, sono sempre aumentati. Quest’anno abbiamo raggiunto la cifra di
circa 700 partecipanti. Si tratta di un piccolo record, oltretutto
inatteso, tanto che l’usuale udienza finale concessa dal Papa non si
è tenuta, come era previsto, nella Sala Clementina ma nella
più capiente Aula delle Benedizioni.
Da dove vengono i partecipanti al Corso?
Girotti: Sono soprattutto
italiani, ma partecipano anche sacerdoti stranieri che sono nella Penisola
per motivi di studio o formazione.
Eccellenza, la Penitenzieria si occupa anche delle
indulgenze. Con l’attuale pontificato sembrano essersi
moltiplicate…
Girotti: Senz’altro. E
si sono moltiplicate per il semplice motivo che si sono moltiplicate le
richieste. E ne arrivano di nuove ogni giorno. Anche da dove uno non se
l’aspetterebbe. Negli ultimi anni solo dalla Germania ne sono
arrivate ottocento, a fronte delle duecento provenienti dall’Italia.
E la Germania è il Paese dove la rottura della Riforma partì
proprio sulla questione delle indulgenze… Sono così tante le
richieste complessive che questa Penitenzieria sta rafforzando proprio
l’ufficio che si occupa delle indulgenze.

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