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Editoriale
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Tra i lavori ai quali mi sono dedicato, assume un ruolo importante la lettura dei documenti pontifici per partecipare al volume Le encicliche sociali dei Papi |
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 | | La crocifissione, Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova | | |
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Tra i lavori ai quali mi sono dedicato, assume un ruolo
importante la lettura dei documenti pontifici per partecipare al volume Le encicliche sociali dei Papi coordinato
da Igino Giordani. Si evince una netta linea di continuità nella preoccupazione di
salvaguardare appunto la socialità.
La massima del “guai al solo” non
può apparire in contraddizione con l’elogio della solitudine
definita “sola beatitudo”.
Del resto il cristianesimo nasce nella
collegialità del collegio degli apostoli entro il quale, però, vi è
anche la figura del traditore (Giuda).
L’ultimo documento papale si intitola
efficacemente Caritas in veritate. Le encicliche non sono soltanto testi di cultura e di
meditazione ma rappresentano un preciso indirizzo di vita.
Gesù ha detto che lo riconosceremo
nell’amore degli uomini stessi; purtroppo è
un’esperienza rara e contrastata e non a caso l’amore
disinteressato è definito come attributo della divinità. Dio
stesso è definito amore (Deus caritas est) in una sintesi di rara e toccante efficacia in cui vi è il
riassunto di tutta la teologia cristiana impostata sull’amore.
Lungo i secoli, invece, il rapporto tra gli uomini si
è sempre meno ispirato alla comprensione reciproca e alle
convergenze e purtroppo pesano fortemente i contrasti e le divisioni. A una
concezione superficiale dei rapporti che vede nel contrasto la regola di
vita dobbiamo sostituire la coscienza del Dio-Amore che riassume
efficacemente tutto il Nuovo Testamento.
L’umanesimo cristiano è certamente agli
antipodi della realtà conflittuale che contrassegna la filosofia
dell’homo homini lupus, e che purtroppo ancora caratterizza molto gli uomini.
Amore e morte. Dal Calvario Gesù insegna.

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