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«Nam quid divinius isto ut puncto exiguo culpa cadat populi?»
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«Infatti qual cosa più divina di questa che in un breve istante crolli la colpa di un popolo?». Così si chiudono i versi di sant’Ambrogio, composti per il battistero dove Agostino divenne cristiano |
di Lorenzo Bianchi
«In fontibus qui beati Iohannis ascribuntur, Deo opitulante a beato
Ambrosio, cunctis fidelibus adstantibus et videntibus, in nomine sanctae et
individuae Trinitatis (Augustinus) baptizatus et confirmatus» («Nel fonte
battesimale intitolato a san Giovanni, con l’aiuto di Dio e alla presenza e
sotto lo sguardo di tutti i fedeli, da sant’Ambrogio Agostino fu battezzato e
confermato nel nome della santa e indivisa Trinità»). È nel battistero di San
Giovanni alle Fonti, dunque, secondo la tradizione conservata da Landolfo
seniore agli inizi del XII secolo, nella Historia mediolanensis (I, 9), che a Milano Agostino
ricevette da Ambrogio il battesimo nella veglia pasquale tra il 24 e il 25
aprile del 387.
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 | | Il cardinale Giovanni Battista Montini visita, il 5 luglio del 1961, i resti archeologici del battistero venuti alla luce in piazza Duomo durante i lavori per la metropolitana | | |
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Per l’edificazione di questo
battistero, i cui resti archeologici, adiacenti a quelli dell’antica basilica
dedicata alla vergine e martire santa Tecla, si trovano a circa quattro metri
sotto il sagrato antistante il Duomo (vi si accede dall’interno della
cattedrale), Ambrogio stesso compose un carme di otto distici in due strofe,
che, forse collocato lungo le pareti interne dell’edifico, doveva leggersi in
relazione agli otto lati della vasca battesimale. Similmente così accade, ad
esempio, per i versi composti da papa Sisto III (432-440) che si leggono nel
battistero di San Giovanni in Laterano a Roma (denominato anch’esso, fin dalle
origini, col nome di “San Giovanni in Fonte”), qui però sulle architravi che
uniscono le otto colonne disposte intorno alla vasca.
Tra le varie attribuzioni di edifici
che la tradizione riferisce ad Ambrogio, quella del battistero è sicura, grazie
alle indagini di scavo condotte nell’autunno del 1996 (dopo i primi scavi
compiuti nel 1961-62) che hanno offerto elementi di datazione certi: si tratta
di una moneta di Valente, imperatore dal 364 al 375 d.C., recuperata in uno dei
riporti che precedono l’edificio; dell’indicazione fornita dall’analisi al C14
di carboni presenti nella malta utilizzata in una delle paraste angolari
esterne; della cronologia al 387 d.C. +/- 145 anni emersa dall’analisi alla
termoluminescenza di un mattone impiegato nella stessa parasta (cfr. S.
Lusuardi Siena, M. Sannazaro, I battisteri del complesso episcopale milanese
alla luce delle recenti indagini archeologiche, in L’edificio battesimale in
Italia. Aspetti e problemi. Atti dell’VIII Congresso nazionale di Archeologia cristiana, 21-26
settembre 1998,
Bordighera 2001, pp. 647-674).
Anche il componimento epigrafico di
Ambrogio, certamente trascritto nell’VIII secolo e conservatoci poi dalla
tradizione manoscritta nel Codice Palatino Latino 833 (fol. 41r-v) di anonimo
del IX o inizio X secolo, custodito presso la Biblioteca apostolica vaticana,
deve riferirsi agli anni immediatamente precedenti il 387, forse al 386. Il
testo, oltre che nelle varie raccolte epigrafiche del XIX e XX secolo (De
Rossi, Bücheler, Corpus Inscriptionum Latinarum, Diehl), è stato ultimamente
ripubblicato nell’Opera omnia di sant’Ambrogio. Inni, Iscrizioni, Frammenti, a cura di S. Banterle, G. Biffi,
I. Biffi, L. Migliavacca, Milano 1994, pp. 96-99, con qualche leggera variante
rispetto al testo che si è potuto verificare sul codice, e che si riporta nella
pagina precedente (con la sola correzione di un evidente errore del copista).
Anche se sulla autenticità di alcuni
dei vari testi epigrafici attribuiti ad Ambrogio non tutti gli studiosi sono
d’accordo, tuttavia questo componimento in particolare non pone dubbi, sia
sulla base del confronto con scritti sicuramente ambrosiani (cfr. O. Perler, L’inscription
du baptistère de Sainte-Thècle à Milan et le “De sacramentis” de saint Ambroise, in Rivista di Archeologia
Cristiana, XXVII
1951, pp. 145-166), sia ancor di più per la corrispondenza archeologicamente
verificata con quanto rimane dell’antico battistero.
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 | | L’ingresso all’area archeologica al disotto del sagrato del Duomo di Milano. Sulla sinistra per chi entra è stata collocata la trascrizione dei versi composti da Ambrogio per l’edificazione dell’edificio battesimale di San Giovanni alle Fonti | | |
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Per la sua costruzione Ambrogio riprende
uno schema architettonico laico e imperiale, quello attestato a Milano dal
mausoleo imperiale di San Vittore al Corpo: un edificio a pianta esternamente
ottagonale; tipologia che in città verrà ripetuta più tardi anche in
Sant’Aquilino, sacello annesso a San Lorenzo e ancora integro nelle forme
originarie. Ma Ambrogio esplicitamente reinterpreta simbolicamente la forma
architettonica: il numero dei lati della vasca battesimale e dell’edificio che
la racchiude non è casuale, ma voluto, come è esplicitamente dichiarato nei
versi stessi. Così anche la stessa composizione epigrafica dedicatoria è
imperniata nella sua struttura sul numero otto (otto sono infatti i distici,
cioè la coppia di versi composti da esametro e pentametro).
Per comprendere l’insistenza su
questo numero (e spiegarsi il perché della diffusione della tipologia del
battistero di forma ottagonale, dei quali uno dei primi fu proprio quello di
San Giovanni alle Fonti, e il primo probabilmente quello di San Giovanni in
Fonte al Laterano), bisogna considerare che il numero otto, nella simbologia
degli antichi Padri della Chiesa, indica il giorno del Signore, la dies
dominica,
successivo al settimo, cioè al sabato. Mentre il numero sette richiama la
Genesi (i giorni della creazione) e chiude l’Antico Testamento, simboleggiando
la legge, l’otto si riferisce al Nuovo Testamento, al completamento e al
superamento della legge antica, alla nuova creazione, cioè alla venuta di Gesù,
alla rigenerazione attraverso il battesimo che libera dal peccato, a Gesù
Cristo risorto dalla morte, salvezza per tutti gli uomini.
Questo semplice e, per gli antichi,
usuale linguaggio simbolico, difeso da Ireneo di Lione contro le astratte
costruzioni degli gnostici (di Valentino e dei suoi seguaci in particolare),
viene chiaramente più volte richiamato altrove anche dallo stesso Ambrogio,
dove dice, ad esempio: «Septimus dies legis mysterium signat, octavus
resurrectionis» (Epistola 26, 8: «Il settimo giorno indica il mistero della legge,
l’ottavo quello della risurrezione»), oppure, più diffusamente: «Hebdomas
veteris Testamenti est, octava novi, quando Christus resurrexit, et dies
omnibus novae salutis illuxit. Ille dies, de quo ait propheta: “Hic dies, quem
fecit Dominus, exsultemus et laetemur in eo” (Ps 117, 24); de quo die se fulgor
plenae et perfectae circumcisionis humanis peccatoribus infudit. Propterea et
vetus Testamentum dedit partem octavae in circumcisionis solemnitate. Sed illa
adhuc in umbra latebat: venit sol iustitiae (Mal 4, 2) et consummatione passionis
propriae revelavit sui luminis radios: quos retexit omnibus, et vitae
claritatem aperuit aeternae» (Epistola 44, 4: «Il settimo giorno è dell’Antico Testamento,
l’ottavo del Nuovo, allorché Cristo è risorto, ed è apparso luminoso il giorno
di una nuova salvezza per tutti. Quel giorno, del quale dice il profeta:
“Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso”; da
quel giorno lo splendore della piena e perfetta circoncisione si è introdotto
tra gli uomini peccatori. Perciò anche l’Antico Testamento ha partecipato
all’ottavo giorno con la solennità della circoncisione. Ma quello rimaneva
ancora nascosto nell’ombra: è venuto il sole di giustizia e nel compimento
della propria passione ha rivelato i raggi della sua luce: e li ha scoperti a
tutti, e ha reso visibile lo splendore della vita eterna»).
Anche la concreta struttura stessa
del luogo, dunque, è conformata a rendere visibile, ad indicare agli occhi e
alla mente dei fedeli la nuova vita in Cristo, alla quale si accede attraverso il
sacramento del battesimo.
Versus Ambrosii ad fontem eiusdem
ecclesiae [sanctae Tecle]
OCTACHORVM SANCTOS TEMPLVM SVRREXIT IN
VSVS
OCTAGONVS FONS
EST MVNERE DIGNVS EO
HOC NVMERO DECVIT SACRI BAPTISMATIS AVLAM
SVRGERE QVO POPVLIS VERA SALVS REDIIT
LVCE RESVRGENTIS CHRISTI QVI CLAVSTRA RESOLVIT
MORTIS ET E TVMVLIS SVSCITAT EXANIMES
CONFESSOSQVE REOS MACVLOSO CRIMINE SOLVENS
FONTIS PVRIFLVI DILVIT INRIGVO
HIC QVICVMQVE VOLVNT PROBROSA[E] CRIMINA VITAE
PONERE CORDA LAVENT PECTORA MVNDA GERANT
HVC VENIANT ALACRES QVAMVIS TENEBROSVS ADIRE
AVDEAT ABSCEDET CANDIDIOR NIVIBVS
HVC SANCTI PROPERENT NON EXPERS VLLVS AQVARVM
SANCTVS IN HIS REGNVM EST CONSILIVMQVE DEI
GLORIA IVSTITIAE NAM QVID DIVINIVS ISTO
VT PVNCTO EXIGVO CVLPA CADAT POPVLI
Versi di Ambrogio presso il fonte
della medesima chiesa [Santa Tecla]:
L’edificio a otto nicchie è stato innalzato per gli usi sacri,
il fonte ottagono è degno di questo
dono.
È stato opportuno che su questo
numero sorgesse l’aula del sacro battesimo
per il quale ai popoli è stata
ridata la vera salvezza
nella luce di Cristo risorgente,
egli che apre
la prigione della morte e ridesta
dalle tombe gli esanimi,
e, liberando quelli che si
confessano colpevoli dalla macchia del peccato,
li lava nella corrente del fonte che
puro fluisce.
Qui tutti quelli che vogliono
abbandonare le colpe di una vita obbrobriosa
lavino il cuore, custodiscano
l’animo puro.
Qui vengano solleciti: e anche se
oppresso dalle tenebre uno avrà il coraggio di avvicinarsi,
se ne ripartirà più candido della
neve.
Qui si affrettino i santi: tutti i
santi sperimentano queste acque.
In esse è il regno e il disegno di
Dio.
O gloria della giustizia! Infatti
qual cosa più divina di questa
che in un breve istante crolli la
colpa di un popolo?
(traduzione di Lorenzo Bianchi)

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