L’esposizione, dedicata al soldato di ventura abruzzese che si convertì e rivoluzionò la sanità del suo tempo, comprende le reliquie, le lettere, i libri, la strumentazione medica. E anche il crocifisso che gli disse: «Vai avanti, pusillanime, che quest’opera è mia, non tua…»
di Piergiorgio Greco
Parla abruzzese la barella, così come il campanello per chiamare
l’infermiere, così come la famosa tecnica del cambio delle len
San Camillo de Lellis soccorre gli appestati, G. Guglielmi, 1746, Musei Vaticani
Parla abruzzese la barella, così
come il campanello per chiamare l’infermiere, così come la famosa tecnica del
cambio delle lenzuola senza spostare il malato dal letto. E parla abruzzese la
“consegna” che gli stessi infermieri devono riempire alla fine del loro turno,
o la stessa suddivisione del lavoro in turni, ma anche le regole per
l’aerazione e l’illuminazione delle corsie ospedaliere, così come la “comoda”,
la sedia che funge da gabinetto. In una parola: parla abruzzese l’assistenza
infermieristica moderna perché parla o, meglio, parlava abruzzese l’inventore
di tutto questo, san Camillo de Lellis. Il burrascoso soldato di ventura, nato a
Bucchianico (Ch) il 25 maggio 1550, amante del gioco e dalla vita dissoluta,
dopo la conversione rivoluzionò il modo stesso di intendere la sanità con la
sua genialità, la sua concretezza, la sua passione, ma anche, se non
soprattutto, reintroducendo nell’ambiente ospedaliero un’esperienza che il
Rinascimento umanista – siamo tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo –
aveva rovinosamente obliterato: la carità per la persona che soffre. E allora,
sembra di sentire il timbro tutto abruzzese di questo sacerdote gigante
allorquando ammoniva energicamente – stressava diremmo noi lavoratori del Terzo
millennio – i suoi infermieri intenti ad assistere i malati, gli appestati, i
derelitti: «Più cuore! Più anima alle mani!». È proprio questo il titolo della grande
mostra in svolgimento a Bucchianico dallo scorso 10 luglio fino al 20 novembre
prossimo, nell’ambito dell’evento “Camillo de Lellis. L’incantevole carità”
organizzato dal Centro culturale Jacques Maritain di Chieti e dai Ministri
degli infermi, più noti come Camilliani, l’ordine religioso fondato da san
Camillo, oggi presente in tutto il mondo. L’esposizione, pensata nei
sotterranei del santuario in piazza Roma dagli architetti Angelo Molfetta,
direttore artistico dell’evento, e Marco Cimini, si articola in trentatré
pannelli e una serie di documenti e oggetti relativi al santo – lettere, libri,
strumentazione medica, abiti, fino al crocifisso che gli disse: «Vai avanti,
pusillanime, che quest’opera è mia, non tua…». Il tutto in un percorso
suddiviso in cinque sezioni didattiche, che si conclude con il “pezzo forte” di
tutta la mostra: il cuore di san Camillo, giunto appositamente dalla casa
generalizia di Roma, gentilmente concesso dal superiore dell’Ordine, padre
Frank Monks, che spiega: «Quando sono venuti a chiedermi l’importante reliquia,
gli amici del Maritain avevano un entusiasmo tale che non potevo dire di no!». «A ben vedere» spiega il professor
Maurizio Roccioletti, presidente del Centro Maritain, «il cuore non è solo la
fine ma anche l’inizio della mostra. Camillo de Lellis, infatti, non lo si
capirebbe fino in fondo se non si prendesse in considerazione che cosa è il
“cuore” dell’uomo, cioè quella sete di verità e di felicità che mobilita
chiunque, come riportato nel primo pannello. Ebbene, la grandezza del patrono
dei malati sta nel fatto che disse sì con energia e senza scendere a
compromessi a chi compiva totalmente il suo cuore: Gesù, incontrato a
venticinque anni lungo la strada che lo conduceva da San Giovanni Rotondo a
Manfredonia, nelle Puglie. Era il 2 febbraio 1575: da allora Camillo si diede
anima e corpo ai suoi “signori e padroni”, i malati e i sofferenti. Per tale
ragione» aggiunge «la riscoperta di questo grande santo è rivolta
prioritariamente al mondo della sanità, oggi più che mai interessato a
cambiamenti che spesso lasciano in disparte la dignità della persona che
soffre».
Un’immagine della mostra
L’occasione dell’evento, che gode
dell’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, è il quattrocentesimo
anniversario della presenza dei Ministri degli infermi a Bucchianico: come si
evince dalla lettera esposta nella prima teca, il 14 novembre del 1604 Camillo
si disse d’accordo all’apertura di una fondazione nel suo paese natale. Oltre alla mostra, gli organizzatori hanno
pensato una serie di avvenimenti culturali incentrati sulla figura del “gigante
della carità”: concerti di musica rinascimentale, letture antologiche, convegni
scientifici, concorsi per scuole (il programma completo sul sito www.sancamillo2004.it). Ma senza dubbio, come dimostrano gli
almeno duemila visitatori che in questi mesi sono giunti a Bucchianico, resta
proprio la mostra il “cuore” di tutto (c’è tempo fino al 20 novembre per
prenotare le visite guidate chiamando il 333 9309558). «I messaggi di monsignor Giussani» dice
Roccioletti «ma anche quelli del cardinal Sodano e del ministro della Salute
Sirchia sono il riconoscimento di un lavoro svolto con passione e coraggio.
Siamo certi» conclude «che l’incontro con Camillo è l’incontro con un uomo
vero, possibile ancora oggi per quanti sono realmente e onestamente alla
ricerca della verità e della felicità».