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Clemens August von Galen

Deploriamo amaramente
L’ultimo intervento pubblico di von Galen


 

Alcuni brani del discorso che il vescovo pronunciò a Münster il 16 marzo 1946 dopo aver ricevuto a Roma da Pio XII la porpora c

     Alcuni brani del discorso che il vescovo pronunciò a Münster il 16 marzo 1946 dopo aver ricevuto a Roma da Pio XII la porpora cardinalizia
      
     Miei cari diocesani, [...]
     vi ringrazio che mi festeggiate oggi che ritorno come cardinale di Santa Romana Chiesa in questa nostra cara città, nella mia cara patria [...].
     Il Santo Padre mi ha conferito questa dignità, e posso assicurarvi che sono davvero sopraffatto dalla bontà, dall’amabilità e dalla grazia condiscendente che il Vicario di Cristo, il Successore di san Pietro, mi ha personalmente dimostrato con questo onore e con l’amore con cui mi ha accolto. Ma quando il capo della Chiesa compie un atto come questo, non si tratta di un onore fatto a una singola persona [...].
     Migliaia di persone sentivano dolorosamente con me e come me che la verità di Dio e la giustizia di Dio, la dignità umana e i diritti umani venivano messi da parte, disprezzati e calpestati; con me e come me lo sentivano come un’amara ingiustizia anche verso il vero bene del nostro popolo se la religione di Cristo veniva compressa e sempre più confinata [...]. Sapevo che molti avevano sofferto gravi pene, molto più gravi di quelle che io stesso dovevo personalmente soffrire, in quelle persecuzioni della verità e della giustizia, che abbiamo sperimentato.
     Non potevano parlare, potevano solo soffrire. Essi forse agli occhi di Dio – per i quali la sofferenza, sì la sofferenza, ha un peso molto superiore che non l’agire e il parlare –, e forse anche molti di coloro che si trovano ora qui, hanno meritato in realtà di più agli occhi santi di Dio, perchè hanno sofferto più di me.
     Ma mio diritto e mio dovere era quello di parlare e ho parlato, per voi, per le innumerevoli persone che sono qui riunite, per le innumerevoli persone della nostra cara patria tedesca, e Dio ha benedetto le mie parole, e il vostro amore e la vostra fedeltà, miei cari diocesani, hanno tenuto lontano da me quella che avrebbe potuto essere la mia fine, ma forse hanno anche impedito che io ricevessi la ricompensa più bella, la gloriosa corona del martirio [appena percettibile perché detto con un filo di voce].
     La vostra fedeltà lo ha impedito. Perché voi stavate dietro a me, e i potenti sapevano che il popolo e il vescovo formavano nella diocesi di Münster una unità inscindibile, e che, se avessero colpito il vescovo, tutto il popolo si sarebbe sentito colpito.
     [...] Ora il Santo Padre ha chiamato tre vescovi tedeschi nel collegio dei cardinali e ha voluto, con ciò, dimostrare davanti a tutto il mondo (quel mondo che in gran parte vede ora nella Germania – almeno per quanto risulta dalle espressioni dell’opinione pubblica in molti altri Paesi – solo la fine di un sistema delittuoso e contrario al cristianesimo, che è incline a disprezzare e rigettare tutto ciò che è tedesco, che è incline a considerare tutto il popolo tedesco un gruppo di delinquenti), ebbene, il Santo Padre ha voluto dimostrare davanti a tutto questo mondo, eleggendo i tre cardinali tedeschi, che non la pensa così. Egli ha dimostrato davanti a tutto il mondo che conosce la Germania meglio di coloro che ci giudicano così e così ci vogliono condannare e maledire.
     Egli ha dimostrato che, nonostante il torto e i delitti di molti tedeschi, che deploriamo amaramente e di cui dobbiamo sopportare le conseguenze con la distruzione delle nostre città e non solo, gran parte del nostro popolo non ha reso omaggio a principi cattivi e pagani, e che vi sono molte migliaia, anzi milioni di tedeschi, che, come persone onorate, meritano realmente che sia resa anche a loro libertà e giustizia, come a tutti gli altri popoli del mondo, a tutti gli altri figli di Dio su questa terra [...].

 

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