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LIBRI
Dialogare nonostante
la guerra fredda
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Nel libro La democrazia alla prova
viene ricordata la figura di Mario Gozzini.
Fu un ponte tra le tre diverse anime,
quella cattolica, quella laica
e quella marxista, che formarono
la Repubblica Italiana |
di Fabio Silvestri
Può sembrare strano
parlare di dialogo in una fase di transizione storica quale è quella
che stiamo vivendo, in cui la dialettica politica appare cristallizzarsi,
assai pericolosamente, in rigido e (in non rari casi) semplicistico
rapporto di forze in continua lotta tra loro per la conquista di un
consenso che sembra, pragmaticamente, essere sempre più fine a
sé stesso. Al che consegue, con tutta evidenza, l’affermarsi
di una concezione della politica che rivela, per larghi aspetti, una
profonda e preoccupante crisi di identità, e che rischia di smarrire
il senso di sé stessa e del proprio ruolo di confronto, composizione
e mediazione di spinte, anche tra loro profondamente conflittuali, in vista
del “bene comune” e dell’utile collettivo.
Eppure – e non si può non
sottolinearlo assumendo una corretta prospettiva storica – nonostante
la condizione di decadimento etico e morale in cui sembra versare
attualmente, per lungo tempo l’operare politico ha fatto del
“dialogo” e del confronto tra le diverse posizioni
(quand’anche esse si rivelavano duramente e rigidamente
contrapposte), se non il principale, certamente uno degli elementi
determinanti e qualificanti l’essenza stessa della politica. Tanto da
potersi dire, senza paura di essere smentiti, che se quella ricerca e
quella volontà di dialogo non fossero state costantemente presenti,
con ogni probabilità la nostra storia contemporanea sarebbe stata
(nel bene e nel male) assai diversa da quella che noi conosciamo.
Il che, poi, assume una valenza del tutto peculiare
quando a essere oggetto di analisi è la questione del dialogo tra
laici e cattolici, questione che costituisce, in qualche modo, un elemento
di lunga durata nella storia del nostro Paese, e che ha assunto, di volta
in volta, forme storiche profondamente differenti, così come
profondamente differenti si sono rivelati gli esiti e le opzioni politiche
che da quel complesso rapporto dialogico sono, più o meno
direttamente, scaturiti.
Pensiamo (tanto per fare un esempio storicamente
macroscopico) a come forze politiche di diversa ispirazione ideologica
abbiano costantemente collaborato e cooperato, pur nel quadro di una dura
contrapposizione politica imposta dalle logiche della guerra fredda, nel
ricostruire uno Stato uscito profondamente provato dalla tragica esperienza
della Seconda guerra mondiale.
Oppure pensiamo a come, nel secondo dopoguerra, sia
stato proprio grazie al dialogo tra le forze laiche e le forze cattoliche
che, per la prima volta nella vicenda storico-politica del nostro Paese,
sia stato possibile avviare un autentico progetto di organizzazione
democratica dell’assetto societario. Su questo piano, non si
può non ricordare che la stessa Costituzione repubblicana fu il
frutto di un processo che accomunò, nella ricerca di un sistema di
valori profondamente condivisi sul quale fondare l’edificazione del
nascente Stato repubblicano, pressoché tutte le forze politiche
italiane. Nessuna delle quali intese mai revocare in dubbio quel comune
cammino, neppure quando le contingenze storiche, e gli assetti
internazionali fissati a Yalta, imposero che una parte quantitativamente
assai rilevante di quelle forze, in particolare quelle comuniste e
socialiste, venissero (per così dire) “sbarcate” dal
governo della nazione.
Alcune peculiari forme che il dialogo tra laici e
cattolici assunse negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo appena
tramontato, costituiscono l’oggetto del volume di Giambattista
Scirè La democrazia alla prova (pubblicato da Carocci), che ha scelto come angolo
visuale dal quale osservare quel complesso e articolato rapporto il punto
di vista assunto da Mario Gozzini, figura che ebbe un ruolo di singolare
rilievo nel confronto culturale, prima che politico, di quegli anni, e
sull’analisi delle cui carte la ricerca dell’autore si è
largamente concentrata.
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 | | Giambattista Scirč,
La democrazia alla prova, Carocci, Roma 2005,
512 pp., euro 34,60 | | |
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Attraverso la ricostruzione della personalità e
delle posizioni teoriche, culturali e politiche che ispirarono
l’azione dello stesso Gozzini – il quale, come ricorda Mario G.
Rossi nella prefazione al volume, costituì il «punto di
riferimento di un confronto e di una progressiva convergenza di
intellettuali e politici cattolici e laici, liberaldemocratici e
marxisti» – vengono in realtà riportati alla ribalta
(osservandoli “da vicino”) i profili di alcuni dei più
significativi esponenti del mondo politico di quegli anni, e non solo di
quegli anni. Tra cui quelli di Pietro Ingrao, Lucio Lombardo Radice, Luigi
Longo, Enrico Berlinguer, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Aldo Moro,
Giorgio La Pira, Ferruccio Parri e Adriano Ossicini, la cui posizione
assume un rilievo del tutto particolare avendo condiviso con Parri e con lo
stesso Gozzini, sin dalla sua genesi, l’esperienza politica della
Sinistra indipendente.
Esperienza, questa, che rappresentò in qualche
modo la concretizzazione, sul piano politico e parlamentare,
dell’intero progetto portato avanti da Mario Gozzini, e che ebbe come
proprio punto di riferimento l’esperienza del “Dialogo alla
prova”, la quale non rappresentò solo «un punto di
svolta del confronto tra cattolici e marxisti», ma, più
ampiamente, «un passaggio di fondamentale importanza del processo di
allargamento e di consolidamento della democrazia italiana, avviato con
l’esperienza di governo del centrosinistra negli anni
Sessanta». Le cui radici, però, non possono non essere
rintracciate nel grande impegno profuso, nel corso del precedente
quindicennio, dalle forze di governo (come, per molti aspetti, anche dalle
forze di opposizione) in direzione della promozione di una reale
stabilizzazione democratica della nascente Repubblica Italiana, e
all’interno di un contesto politico nazionale e internazionale assai
più difficile e drammatico di quello che fece da sfondo alla vicenda
storica del centrosinistra, così come all’esperienza
gozziniana del “Dialogo alla prova”, che proprio dal
ripensamento degli esiti sociali e politici di quella vicenda prese le
mosse.
Il che non significa, in alcun modo, mettere in dubbio
il significato e la rilevanza delle battaglie condotte da Gozzini sul piano
culturale, e poi sul piano politico e parlamentare, nella speranza (per
molti aspetti non andata delusa) che, attraverso l’incontro ideale e
la collaborazione operativa tra quelle forze che egli considerava
“progressiste”, sarebbe stato possibile non solo salvaguardare
la democrazia italiana e un rinnovato slancio riformistico, ma promuovere
(in qualche misura anche utopisticamente) «un cambiamento radicale
della società e dei rapporti internazionali».

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