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ARCHEOLOGIA CRISTIANA
L’area di San Lorenzo presso la via Tiburtina
e le vicende costruttive della Basilica
di Simonetta Serra
Sovraintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma
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 | | Planimetria archeologica della Basilica laurenziana (rielaborata in base alla pianta di Richard Krautheimer) | | |
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«Il quarto giorno prima delle idi di agosto: anniversario di Lorenzo,
via Tiburtina». Con questa scarna notizia il redattore del Cronografo Romano del 354, il
più antico calendario conosciuto della Chiesa di Roma, ricorda la
commemorazione del martirio di san Lorenzo, che fonti più tarde
collocano all’anno 258. Il corpo dell’arcidiacono venne sepolto
da Ippolito e Giustino in un terreno di proprietà della vedova
Ciriaca. Nei pressi della sepoltura del martire, originariamente posta
all’interno della catacomba detta di San Lorenzo o di Santa Ciriaca,
si sviluppò, già a partire dall’età
costantiniana, un vasto santuario di cui facevano parte tre chiese, due
monasteri e molto probabilmente un battistero.
La monumentalizzazione del santuario ebbe inizio nella
prima metà del IV secolo con l’imperatore Costantino il quale
edificò una Basilica nelle vicinanze della tomba di san Lorenzo.
L’aula costantiniana, a lungo cercata dagli studiosi, è stata
identificata nel 1950 durante i lavori di rifacimento del muro di cinta del
contiguo Camposanto del Verano. L’edificio – completamente
esterno al perimetro dell’attuale Basilica – era del tipo
“a deambulatorio” o “circiforme” con navate
avvolgenti intorno all’abside, largo circa 35 metri e lungo circa 99
e, come si vide negli scavi effettuati nel 1957, doveva avere il pavimento
completamente occupato da sepolture (caratteristica comune a questo tipo di
edifici che sono infatti da considerare dei grandi cimiteri coperti). La
facciata, forse del tipo aperto, si trovava sul lato est, mentre a ovest,
il lato esterno del deambulatorio si apriva con sette ingressi in
corrispondenza di una strada che dalla via Tiburtina andava a Porta
Maggiore. Questa Basilica, di cui ad oggi sopravvivono solo pochissimi
resti, alla fine del XII secolo doveva essere in rovina e parte del
materiale di costruzione venne forse riutilizzato nel secolo successivo per
la costruzione della chiesa di Onorio III, quella cioè attualmente
esistente.
Alla fine del VI secolo il pontefice Pelagio II
(579-590) fece costruire una nuova basilica che incluse al suo interno la
tomba del martire: per realizzare questo edificio venne in parte tagliata
la collina in cui si sviluppava la catacomba. Il nuovo edificio, posto allo
stesso livello della tomba di san Lorenzo, era incassato nella collina con
i suoi lati est, nord e sud e l’unico ingresso, probabilmente a
doppia arcata, si trovava lungo la navata meridionale. L’edificio, a
tre navate, aveva l’abside a ovest e nartece a est con tre nicchie
sul muro di fondo. L’abside si apriva a ovest su una più
antica area martiriale, lì dove forse in origine si trovava la tomba
di san Lorenzo (la posizione di questa tomba coincide con il tombino
rotondo con decorazione a petali, posto tra i due amboni nella navata
centrale dell’attuale basilica), poi trasferita nella sua attuale
posizione con Onorio III. Gli scavi in questa zona, ancora visibili al
disotto del pavimento della chiesa attuale, hanno messo in luce
un’altra abside più avanzata rispetto a quella pelagiana;
funzione e datazione di questa struttura rimangono tuttora non
completamente chiarite. Le navate laterali dell’edificio pelagiano
erano sormontate da un matroneo che proseguiva anche sopra il nartece.
Della decorazione originaria della Basilica rimane lo splendido mosaico
dell’arco absidale, che ha subito nel corso dei secoli numerosi
restauri e integrazioni. Al centro è raffigurato Gesù Cristo
seduto sul globo affiancato da san Paolo, santo Stefano e
sant’Ippolito sulla destra e da san Pietro, san Lorenzo e papa
Pelagio II sulla sinistra. Alle estremità del mosaico sono le
raffigurazioni delle due città sante di Betlemme e Gerusalemme, al
disopra delle quali sono ancora ben conservate due finestre appartenenti
all’edificio pelagiano: queste si aprono ora verso la navata
centrale, ma in origine dovevano affacciarsi sulla sommità della
collina e illuminare l’aula sotterranea. All’edificio
originario appartengono anche le colonne, i capitelli e gli architravi: i
materiali, però, con la sola eccezione delle basi, sono tutti di
reimpiego. Le nicchie del nartece orientale vennero decorate nel corso
dell’VIII secolo da affreschi ora purtroppo molto danneggiati. Una
ricca decorazione pittorica aveva anche una nicchia posta all’angolo
nordoccidentale della chiesa, i cui affreschi (la datazione dei quali
è discussa e varia tra VIII e XI secolo) sono stati distaccati e
sono ora esposti lungo la navata laterale destra della basilica.
Tra il 1216 e il 1227, essendo ormai caduta in rovina
la grande Basilica “a deambulatorio” di epoca costantiniana ed
essendo troppo angusto lo spazio a disposizione nella Basilica di Pelagio
II, papa Onorio III realizzò la nuova Basilica che corrisponde
grosso modo all’edificio oggi visibile. Il Pontefice fece abbattere
l’abside della Basilica di Pelagio e, fatta spianare la collina sul
lato occidentale fino alla quota del circostante piano di campagna e della
prospiciente via Tiburtina, fece aggiungere le tre navate. La Basilica di
VI secolo, trasformata in presbiterio del nuovo edificio, venne in parte
colmata e venne realizzato il nuovo pavimento, ancora al suo posto,
rialzato di 1,60 metri sul piano delle navate. L’altare, collocato
perpendicolarmente alla confessione che inglobava la tomba di san Lorenzo
realizzata in quegli stessi anni, venne monumentalizzato con un ciborio,
che, realizzato nel 1148, era in precedenza collocato presso
l’originaria tomba del martire.
La Basilica medievale aveva un importante ciclo
pittorico con storie di santo Stefano e san Lorenzo nella parete della
controfacciata, datate al XIII secolo, andato distrutto quando
l’edificio, il 19 luglio del 1943, venne colpito da una bomba della
Royal Air Force. Ancora conservato invece, pur se molto restaurato,
è il ciclo di affreschi del portico ugualmente con storie di santo
Stefano e san Lorenzo, databile al XIV secolo.
L’attuale aspetto della Basilica è in gran
parte frutto dei restauri eseguiti alla metà dell’Ottocento da
Virginio Vespignani. In quell’occasione, al fine di liberare la
Basilica dall’umidità si provvide a isolare l’edificio
sui lati nord ed est che ancora erano incassati nella collina mentre
contestualmente si svuotava dalle terre l’edificio pelagiano. I
lavori di Vespignani si svolsero con il patrocinio di papa Pio IX
(1846-1878), il quale – alla sua morte – volle essere sepolto
nel nartece della Basilica. La sontuosa decorazione in stile neobizantino
venne progettata dall’architetto Raffaele Cattaneo, mentre la
decorazione pittorica si deve al pittore svizzero Ludwig Stein.
Nel bombardamento del 1943 andarono distrutti il tetto
della navata centrale, parte del pavimento, e anche il portico fu
seriamente danneggiato. I lavori di restauro che proseguirono per diversi
anni permisero – oltre allo svolgimento delle indagini archeologiche
– il risarcimento delle strutture architettoniche, ma non il recupero
delle decorazioni.

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