Nella Chiesa e nel mondo
mensile internazionale
diretto da Giulio Andreotti

Estratto del N. 2 - 2004

Venite per amore, venite per fede, o per umana solidarietà
Un appello dalla Terra Santa

Don Aldo Tolotto
Incaricato del Papa per l’Istituto Pontificio “Notre Dame” di Gerusalemme;
addetto culturale della Nunziatura apostolica in Israele

 

      Il tempo corre veloce e le festività pasquali si avvicinano a passi da gigante. Colgo l’occasione dunque per inviare a ognuno di voi i miei saluti dalla Città santa per eccellenza, Gerusalemme.
      Sì, Gerusalemme è santa perché:
      - Dio l’ha scelta come dimora dell’Arca dell’Alleanza e del suo popolo;
      - Dio l’ha voluta patria del suo Figlio unigenito Gesù Cristo;
      - è stata il pulpito dal quale il redentore Gesù ha annunciato il suo messaggio di amore e di pace;
      - è stata il teatro del mistero della salvezza dell’umanità e la sua terra ha succhiato le gocce di sangue che il Salvatore ha perso salendo sul Calvario;
      - è la testimone della resurrezione di Cristo;
      - è stata la culla della Chiesa di Dio e il trampolino della sua espansione;
      - è stata bagnata dal sangue dei primi martiri e di tanti altri che durante i secoli hanno dato generosamente la loro vita.
      Ma Gerusalemme ha sempre sofferto. Proprio perché era santa:
      - è sempre stata una città presa di mira dai popoli vicini fin dal principio della storia;
      - è stata sempre preda dei popoli più potenti, i quali, come la storia dimostra, si sono succeduti nei secoli soggiogandola e imponendole ogni sorta di tasse;
      - è sempre stata l’oggetto più caro e prezioso delle tre religioni monoteistiche;
      - è sempre stata l’obiettivo delle lotte religiose al fine di avere la supremazia su di essa.
      Per un motivo o per un altro, qualunque esso sia stato o sia adesso, le lotte, le guerre e la violenza non hanno mai cessato di colpire questa Città santa e la regione intera in cui si trova. Il messaggio di amore e di pace del Salvatore risuona ancora nelle viuzze e rimbomba nel cielo, ma non ancora sufficientemente nel cuore e nella mente dell’uomo, e in particolare nel cuore del discepolo e del credente.
      Quanti uomini e donne di grande fede hanno visitato i luoghi santi nei secoli passati...
      Basta accennare ai santi e in particolare a san Francesco di Assisi che nel 1219 è riuscito a raggiungere la Città santa dopo aver fallito nel primo tentativo.
      Basta pensare al numero incalcolabile di persone che, durante i secoli e malgrado i grandi disagi, hanno rischiato la vita pur di venire a visitare i luoghi santi.
      Basta pensare alle decine e decine di migliaia di persone che, dal 1888 fino al 1948, sono venute in pellegrinaggio e hanno alloggiato qui, al Centro di Notre Dame. Infatti una nave, ogni due settimane, portava cinquecento persone da Marsiglia fino a Tel Aviv-Giaffa e riportava altre cinquecento che avevano già visitato la Terra Santa. Da Giaffa poi i pellegrini salivano a Gerusalemme con due giorni di cammino...
      Le minacce, le guerre, gli attentati, il pericolo e i disagi di ogni genere sono sempre esistiti e tuttavia loro sono venuti a Gerusalemme. Ora da tre anni e mezzo i luoghi santi sono quasi vuoti, le vie quasi deserte, e la gente locale è disperata perché dimenticata e abbandonata da tutti… Perché?
      Non è perché il pericolo è aumentato, ma è la fiamma del calore umano nel cuore dell’uomo che si è affievolita.
      Non è perché la violenza è aumentata, ma è la fede che viene meno .
      Non è perché la guerra infuria, ma è perché l’egoismo regna.
      Non è perché il terrore spaventa, ma è perché il vero amore manca.
      Non è perché le condizioni di viaggio sono cambiate, al contrario, è stato l’interesse a deviare la rotta.
      Non è perché il costo è aumentato, è invece perché il piacere ha accecato il cuore e la mente.
      Gli ebrei della diaspora si salutavano dicendo: «L’anno prossimo a Gerusalemme». I musulmani, dopo il pellegrinaggio alla Mecca, spesso si recano anche a Gerusalemme. Da Gerusalemme Gesù continua a ricordarci il comandamento supremo dell’amore: ho freddo, ho fame, ho sete, sono ammalato, sono prigioniero, sono senza tetto, tutto a causa della vostra assenza. La mancanza di pellegrini ha contribuito a far crescere nei cuori dei due popoli delle muraglie di odio, di vendetta e di rancore.
      L’amore di Cristo ci ordina di abbattere i muri e di costruire ponti, sua santità il papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato più volte, e il migliore ponte sarà sempre quello di una presenza umana calda, amorosa e continua.
      La soluzione è una sola: venire in grande numero a visitare i luoghi santi, venire in continuazione, venire per amore, venire per fede, venire per umana solidarietà.
      Questa è l’unica maniera per costruire veramente la pace, sia nei cuori che fra i popoli. La vostra presenza aiuterà pian piano a ridare alla gente locale fiducia, a ridare loro identità, dignità, onore. La vostra presenza li aiuterà ad abbandonare ogni violenza e ingiustizia. La vostra presenza li aiuterà a costruire la loro vita e per conseguenza la loro società.
      Venite e non abbiate paura. Volere è potere. Venite e non tardate.
      Mi valgo della circostanza per porgere a ognuno di voi sinceri auguri di buona Pasqua e di ogni bene in Gesù risorto.
      Don Aldo Tolotto
     
(Incaricato del Papa per l’Istituto Pontificio “Notre Dame” di Gerusalemme; addetto culturale della Nunziatura apostolica in Israele)
     
 

 

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