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RIFORME ELETTORALI
tratto dal n. 01 - 2007

I documenti pontifici del XX secolo sul conclave

Così è cambiata la regola dei due terzi



di Gianni Cardinale


PIO X
«Il terzo e ordinario modo, o meglio, la forma di elezione del Romano Pontefice è quella che viene denominata per scrutinio. A questo riguardo confermiamo totalmente e riproponiamo la legge già introdotta sapientemente dai nostri predecessori e conservata in seguito per molti secoli scrupolosissimamente, per la quale è stabilito che debba essere riconosciuto Romano Pontefice solamente colui sul quale si siano concentrati almeno i due terzi dei cardinali presenti in conclave mediante voti a scrutinio segreto (Alessandro III, Concilio Lateranense III, cap. 6, cost. Licet de vitanda I,6; Gregorio XV, cost. Aeterni Patris, § 1)».
Costituzione Vacante sede apostolica, n. 57, 25 dicembre 1904.


PIO XII
«Il terzo e ordinario modo, o meglio, la forma di elezione del Romano Pontefice è quella che viene denominata per scrutinio. A questo riguardo confermiamo totalmente la legge già promulgata e conservata in seguito per molti secoli scrupolosissimamente, la quale stabilisce che per la valida elezione del vescovo di Roma sono necessari due terzi dei voti (Alessandro III, Concilio Lateranense III, cap. 6, cost. Licet de vitanda I, 6; Gregorio XV, cost. Aeterni Patris, § 1), tuttavia inseriamo questa sola innovazione e stabiliamo che ai due terzi dei suffragi sia aggiunto un voto in più senza del quale l’elezione sia ipso iure nulla e invalida cosicché sia da considerarsi Romano Pontefice solamente colui sul quale si siano concentrati almeno i due terzi dei cardinali, più uno, presenti in conclave mediante voti a scrutinio segreto».
Costituzione apostolica Vacantis apostolicae sedis, n. 68, 8 dicembre 1945.


GIOVANNI XXIII
«Il terzo e ordinario modo, o meglio, la forma di elezione del Romano Pontefice è quella che viene denominata per scrutinio. A questo riguardo confermiamo totalmente la legge già promulgata e conservata in seguito per molti secoli scrupolosissimamente, la quale stabilisce che per la valida elezione del vescovo di Roma sono necessari due terzi dei voti. Se il numero dei cardinali presenti non potesse essere diviso in tre parti uguali per la validità dell’elezione del Sommo Pontefice è richiesto un altro voto. Come è evidente se, il Pontefice eletto si trova nel conclave anche lui deve essere calcolato nel numero dei cardinali».
Motu proprio Summi pontificis electio, n. XV, 5 settembre 1962.


PAOLO VI
«Il terzo e ordinario modo di eleggere il Romano Pontefice è quello per scrutinio. A questo riguardo confermiamo in pieno la legge anticamente sancita e da allora osservata scrupolosamente, la quale stabilisce che per la valida elezione del Sommo Pontefice sono necessari due terzi dei voti. Parimente, vogliamo mantenere in vigore la norma, stabilita dal nostro predecessore Pio XII, la quale prescrive che ai due terzi dei voti deve aggiungersi sempre un altro suffragio (cfr. Vacantis apostolicae sedis, n. 68). [...]
A questo punto [dopo dieci giorni di scrutini andati a vuoto] il cardinale camerlengo di Santa Romana Chiesa consulterà gli elettori circa il modo di procedere. Non dovrà essere abbandonato il criterio di esigere, per una votazione efficace, i due terzi dei voti più uno; salvo che tutti i cardinali elettori, all’unanimità, cioè nessuno eccettuato, si pronuncino per un diverso criterio, che può consistere nel compromesso (cfr. n. 64) o nella maggioranza assoluta dei voti, più uno, o nel ballottaggio fra i due, che nello scrutinio immediatamente precedente hanno riportato il maggior numero di suffragi».
Costituzione apostolica Romano pontifici eligendo, nn. 65 e 76, 1° ottobre 1975.


GIOVANNI PAOLO II
«Aboliti i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, la forma di elezione del Romano Pontefice sarà d'ora in poi unicamente per scrutinium.
Stabilisco, pertanto, che per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono i due terzi dei suffragi, computati sulla totalità degli elettori presenti. [...]
[Dopo tredici giorni di scrutini andati a vuoto] I cardinali elettori saranno invitati dal camerlengo ad esprimere parere sul modo di procedere, e si procederà secondo quanto la maggioranza assoluta di loro avrà stabilito.
Tuttavia non si potrà recedere dall’esigere che si abbia una valida elezione o con la maggioranza assoluta dei suffragi o con il votare soltanto sui due nomi, i quali nello scrutinio immediatamente precedente hanno ottenuto la maggior parte dei voti, esigendo anche in questa seconda ipotesi la sola maggioranza assoluta».
Costituzione apostolica Universi dominici gregis, nn. 62 e 75, 22 febbraio 1996.


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