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ITINERARI. SAN GIOVANNI A...
tratto dal n. 05 - 1998

«La fiamma non aveva potuto ardere quel corpo mercé del candore della sua verginità»




La tradizione del martirio di san Giovanni evangelista a porta Latina ha origini antiche. A Roma la memoria liturgica dell’avvenimento aveva luogo il 6 maggio e in una delle cosiddette “stazioni quaresimali”. Così, nella Historia delle Stationi di Roma, che si celebrano la Quadragesima (Roma 1588 ) di Pompeo Ugonio, si riassume la storia del martirio romano dell’apostolo:

Statione XXXIX - Sabato dappo la quinta domenica di Quadragesima a San Giovanni a porta Latina
«San Giovanni Apostolo e Evangelista, nella divisione che tra gli Apostoli si fece delle parti del mondo, nelle quali avessero a spargere l’Evangelio sortì la provincia d’Asia, dove avendo fondate molte chiese, risiedeva particolarmente nella città di Efeso, celebre per il famoso tempio di Diana. Quivi mentre attendeva ad insegnar la verità della legge di Christo, e estirpar la vana idolatria, si mosse da Domiziano la persecuzione contro i Christiani, che fu la seconda dopo quella di Nerone. Onde rivenuto san Giovanni dal Proconsole di Asia, secondo l’editto di Cesare gli comandò che dovesse negar Cristo e cessare di predicare più la sua religione. Il che ricusando san Giovanni di fare, con dire che bisognava più tosto obedire a Dio che à gli uomini, fu messo in prigione. Indi, per ordine dell’imperatore, con catene di ferro strettamente legato, fu condotto a Roma. Dove mostrando il glorioso Apostolo la medesima costanza in difendere la fede che aveva mostrato in Efeso, lo sentenziò Domiziano ad essere menato dinanzi alla porta della città chiamata latina, et quivi in un vaso d’oglio bollente essere arso, e martorizzato. Ma non fu prima là condotto, che il giudice al quale questa cura era stata commessa, lo fece aspramente flagellare, e per maggior ludibrio e dispreggio radere e tosare tutti i capelli. Così tutto ad un tempo e dileggiato e tormentato il forte soldato di Christo fu guidato alla sopradetta porta della città dinanzi la quale era un gran fuoco acceso, e sopraposto un caldaio d’olio grande e capace in quel mentre più fortamente bolliva gettarono gli empi ministri, e sommersero dentro l’Apostolo ignudo: ma non offendendolo punto quel cocente liquore, ne uscì, come dice Tertulliano, più puro e più gagliardo che non vi era entrato. Si vidde adunque che non aveva la fiamma potuto ardere ne corrompere quel corpo, che mercé del candore della sua verginità, d’ogni corrutione di carne e ardore di libidine s’era conservato libero e mondo. A sì gran miracolo restato Domiziano pieno di stupore e di meraviglia non volse più oltre si procedesse contra san Giovanni, ma mandandolo in esilio sull’isola di Patmos, ivi lo confinò dove scrisse, da divine rivelazioni illuminato, la sacra e misteriosa Apocalisse. Da quell’isola poi, morto Domiziano, essendo gli atti suoi dal Senato e dal seguente principe revocati e annullati, se ne ritornò in Efeso dove finì la vita».

Nel brano seguente, Pompeo Ugonio testimonia come, in base a ritrovamenti archeologici dell’epoca, risultasse verosimile la presenza sul luogo di un antico tempio di Diana, menzionato anche da Cicerone nell’orazione De responsu haruspicum:

«Si può ben andar considerando, perché causa il principe romano più tosto in questa che altra parte di Roma ordinasse che si facesse lo spettacolo del martirio di questo Santissimo Apostolo. È dunque da sapere che nella città di Efeso dove san Giovanni risiedeva e onde fu fatto venire a Roma era un famosissimo tempio di Diana, il quale a spese di tutta l’Asia si dice che in 220 anni fu fornito. [...] Hor perché in quella città dove Diana detta Efesia era in prezzo a tutte le genti, haveva san Giovanni e essa Diana come vano idolo disprezzata e gli altri dei Gentili liberamente dannati, non è improbabile che (per darli, come gli infedeli credevano, in Roma il giusto castigo) fusse condannato propriamente a patire la pena e il martirio dinanzi al tempio che era in Roma della medesima Diana».

Infine, Ugonio dà notizia delle reliquie che si conservavano in ricordo del martirio di san Giovanni e che venivano esposte alla venerazione dei fedeli il 6 maggio e il giorno della stazione quaresimale a san Giovanni a porta Latina:

«Delle reliquie di questa chiesa non ho notizia salvo di alcune che sono in San Giovanni in Laterano, le quali paiono proprie di questo luogo, toccando al martirio che patì san Giovanni e sono infrascritte:
pezzo di catena
le forbici con le quali fu tosato.
Nei giorni festivi e massime nella statione di questa chiesa si orna l’altare di altre reliquie, che si portano dal Laterano, dove per maggior sicurezza si conservano, havendo il Capitolo di questa chiesa il governo di questa. Nella cappelletta che è fuori dinanzi alla porta, è scritto nel marmo che vi è dentro, quivi essere riposto dell’oglio, del vaso, del sangue e dei capelli del Beato Evangelista Giovanni».


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