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LIBRI
tratto dal n. 11 - 2008

Gli Acta Apostolicae Sedis

La riforma della Curia



di Davide Nordio


Il cardinale Giuseppe Sarto sul monte Grappa il 4 agosto 1901

Il cardinale Giuseppe Sarto sul monte Grappa il 4 agosto 1901

Il 18 settembre 1858 Giuseppe Sarto veniva ordinato sacerdote. Iniziava così quella “carriera” ecclesiastica che lo avrebbe portato fino al soglio di Pietro con il nome di Pio X e poi agli onori degli altari, unico pontefice del XX secolo ad aver percorso tutto il “cursus honorum” da cappellano a parroco, canonico, vescovo e infine cardinale e patriarca e l’unico finora a essere stato canonizzato. Per trovare un altro papa santo occorre risalire a san Pio V, il papa della battaglia di Lepanto, morto nel 1572.
Coincidenza vuole che quest’anno, oltre al centocinquantesimo anniversario della consacrazione sacerdotale di papa Sarto, si celebrino anche due centenari che lo riguardano in prima persona: quello della riforma della Curia romana (con la costituzione Sapienti Consilio) e quello dell’istituzione degli Acta Apostolicae Sedis, ovvero il “bollettino ufficiale” della Chiesa: entrambe le iniziative, da lui volute, testimoniano il carattere riformatore del suo pontificato. Un aspetto questo che negli anni seguenti alla sua canonizzazione (1954) è stato quasi dimenticato, almeno a livello divulgativo. Non certo dagli storici della Chiesa, visto che Roger Aubert ebbe a definire il Pontefice «conservatore e riformatore al tempo stesso». Il forte contributo riformista di Pio X emerge anche nell’opera del professor Carlo Fantappiè uscita quest’anno con il suo studio sul Codice di Diritto canonico, anche questo voluto da Pio X e portato a buon punto durante il suo pontificato, ma poi emanato dal suo successore Benedetto XV, da cui il nome di “Codice pio-benedettino”.
La riforma della Curia romana, il Codice di Diritto canonico e lo sguardo nuovo circa i rapporti tra la Chiesa e il mondo testimoniano il grande impegno di Pio X nel traghettare la Chiesa nell’epoca moderna. Un lavoro che avrebbe voluto cominciare il suo predecessore Leone XIII (i due erano legati da profonda stima e affetto reciproci), ma che invece toccò a papa Sarto, il quale seppe usare la sua proverbiale determinazione nel condurre in porto in pochi anni quei rinnovamenti che ne avrebbero richiesti molti di più.
Prendiamo ad esempio la riforma della Curia romana. L’assetto che aveva quando Pio X venne eletto nel 1903 era più o meno quello dato da Sisto V nel lontano 1588. Come scrive lo storico Silvio Tramontin «i successivi ritocchi ne avevano più appesantito che semplificato la struttura, che appariva palesemente anacronistica e sconnessa, particolarmente dopo la fine del potere temporale e la cessazione delle funzioni a esso relative». Incrostazioni e sovrapposizioni avevano di fatto bloccato la “macchina” che governava la Chiesa. Nella sua altrettanto proverbiale praticità lo stesso Pio X, senza mezze parole, affermava che «alcune Congregazioni [i “ministeri” della Curia, ndr] non hanno più ragione di esistere, mentre altre sono sovraccariche di lavoro. Lo stesso affare è trattato da più Congregazioni cosicché l’interessato può rivolgersi a suo arbitrio a quella che, fatti i calcoli, più gli è conveniente». L’impegno di rendere la Curia più funzionante e funzionale veniva anche dall’osservazione, sempre da parte di Pio X, che «una materia che potrebbe essere trattata da un solo dicastero viene trattata a tozzi e bocconi da parecchi, il che importa lungaggini, accrescimento di lavoro per le comunicazioni e assai di frequente confusione e disordini nell’insieme delle disposizioni». Il Papa entrò personalmente in merito anche a questioni più che pratiche: «Alcuni uffici», scrive nei suoi appunti, «hanno un personale esuberante, altri invece deficiente [...] Le retribuzioni per alcuni uffici sono troppo pingui, per altri nulle o irrisorie [...] Le tasse sono varie, spesso arbitrarie e non sempre in tutto ragionevoli». La riforma della Curia prende avvio seguendo tre obiettivi: l’abolizione di tutti quegli uffici legati all’amministrazione dello Stato Pontificio che ancora sopravvivevano nonostante fossero passati oltre trent’anni dalla presa di Porta Pia; la fissazione dei compiti dei dicasteri attraverso l’accorpamento o la soppressione di alcune Congregazioni e la distinzione del potere amministrativo da quello giudiziario. Alla fine si ebbero undici Congregazioni a cui era stato tolto l’aspetto giudiziario affidato a tre tribunali: la Penitenzieria, la Rota (sorta di Corte di Appello) e la Segnatura Apostolica (la Corte di Cassazione). Un compito non facile, come afferma ancora Tramontin, «perché anche se si trattava di una amministrazione ecclesiastica, consuetudini radicate e privilegi acquisiti l’ostacolavano». Invece la determinazione di Pio X fece in modo che la Curia cambiasse volto in soli due anni, dopo oltre tre secoli di immobilismo.


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