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CHIESA
tratto dal n. 08 - 2009

ARGENTINA. Battesimi a Buenos Aires

Il battesimo è una cosa semplice


Nell’arcidiocesi di Buenos Aires tutti i sacerdoti sono invitati a rendere più semplice possibile il ricevere il battesimo. Evitando fariseismi e pretese che aumentano la scristianizzazione. Il solo fatto di chiedere il battesimo per sé o per i propri figli «è già un frutto della grazia di Dio»


di Gianni Valente


<I>Pietro battezza i neofiti</I>, Masaccio, Cappella Brancacci, chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

Pietro battezza i neofiti, Masaccio, Cappella Brancacci, chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

A Mataderos non hanno risparmiato energie né fantasia. Volantini nelle buche della posta, cartelloni appesi alle fermate dei bus, locandine nelle vetrine dei negozi, manifesti agli incroci più trafficati. Quattro ragazzini sono passati pure strada per strada, con un carrito e sopra l’altoparlante. Il messaggio era semplice e diretto, che tutti lo sentissero e tutti lo capissero: non sei ancora battezzato? Non hai ancora battezzato i tuoi figli? Vieni presto, è facile, basta iscriversi, non aspettare altro tempo, non rinunciare a questo dono del cielo. Nell’ex quartiere-mattatoio di Buenos Aires – area industriale riconvertita in zona abitativa, dopo che la recessione del 2001 aveva desertificato i capannoni, i depositi e le fabbriche – continua ad arrivare gente nuova, attirata dai prezzi a metro quadrato ancora a buon mercato. E il parroco Fernando Giannetti coi suoi amici volevano farlo sapere proprio a tutti, che anche lì ricevere il battesimo è più semplice che comprar casa. L’ultima volta, a inizio luglio, alla prima fiesta popular del bautismo si sono presentati quasi in centocinquanta, a chiedere il battesimo per sé o per i propri figli. Compresa quella ragazza di un quartiere lontano che aveva visto i manifesti di Mataderos passando per caso col bus. Una breve ciarla prebattesimale alle undici, per ricordare a tutti cosa succede quando ci si battezza usando l’acqua e le formule del rito, e poi la messa, con la chiesa gremita di genitori, parenti e padrini, seguita dalla festa parrocchiale con la banda, le pizze e gli hamburger. Durante la festa, più di trenta persone hanno dato il proprio nome per la prossima messa con i battesimi già fissata per fine ottobre, e tanti neobattezzati si sono iscritti ai corsi per la comunione e per la cresima. Don Fernando un po’ si sorprende che la cosa abbia fatto rumore, che ne abbia scritto perfino La Nación, il quotidiano più diffuso del Paese, presentandola come una campagna per rendere “più facile” l’accesso al battesimo. Ripete che lui e i suoi collaboratori non avevano alcuna intenzione di inventarsi cose originali. Volevano solo raggiungere «quelli che per varie circostanze della vita non si sono battezzati, far sapere loro che c’era un’occasione trasparente e non complicata per ricevere il battesimo, senza aggiungere condizioni a quella contemplata dal Codice di diritto canonico, ossia che siano i genitori a richiedere il battesimo per i figli minori».
Don Fernando un po’ si sorprende, ma si deve pur riconoscere a Silvina Premat – la giornalista che ha scritto la “nota” per La Nación – un discreto fiuto professionale. Ché nella Chiesa e nel mondo di oggi, ripetere che il battesimo è una cosa semplice rischia davvero di diventare una notizia.

Il prima possibile
D’altro canto, hanno ragione anche don Guglielmo e gli altri parroci bonaerensi – come quello di San Diego, o quello del Niño Jesús –, che nei loro quartieri e in tutta la città hanno sparso la voce per ricordare a tutti che essere battezzati è una cosa semplice, che tutti lo possono chiedere, per sé e per i propri figli: la loro è tutt’altro che un’iniziativa stravagante inventata per finire sui giornali. Loro, come preti, si sono solo fatti carico delle circostanze concrete in cui si trovano a operare, facendo tesoro anche dei suggerimenti venuti dai propri vescovi, in piena comunione ecclesiale.
Sta di fatto che nella cattolica Argentina, dove per la bandiera hanno scelto i colori del manto della Madonna, e dove fino al 1994 un non cattolico non poteva diventare presidente della Repubblica, ci si è accorti che negli ultimi tempi cresce il numero di quanti – bambini, ragazzi, giovani, adulti – non hanno ancora ricevuto la grazia del battesimo. Succede per tanti motivi, condizionamenti culturali, psicologici e morali di vario ordine: perché non si hanno soldi per fare la festa, perché si aspetta il padrino che deve venire da lontano, perché i genitori si sono separati o non sono sposati canonicamente, e allora si pensa che la cosa non si possa fare. La diocesi bonaerense ha da poco stampato un sussidio, El bautismo en clave misionera, che rappresenta il testo orientativo per tutti i parroci. Che mostra come il problema fosse già da tempo al centro della sollecitudine pastorale della Chiesa locale.
I vescovi della metropolia di Buenos Aires – che comprende anche le diocesi di Morón, San Justo, Merlo-Moreno, San Martín, San Miguel, Gregorio de Laferrere, Avellaneda-Lanús e Lomas de Zamora – già nell’ottobre 2002, dopo attenta riflessione, avevano messo nero su bianco una serie di indicazioni pastorali per il battesimo dei bambini, adesso ripubblicate nel sussidio, con l’intento di «offrire a tutti, almeno, la grazia dell’accesso all’azione salvifica, dentro cui sta in primo luogo il battesimo». Il memorandum partiva dalla constatazione che «si è andato riducendo il numero di bambini che ricevono il battesimo». Tra le ragioni di questa riduzione si elencavano sommariamente la secolarizzazione crescente, l’estesa ignoranza religiosa, l’incremento di coppie con situazioni familiari irregolari, l’inadeguato dialogo pastorale con quanti si avvicinano alle parrocchie per chiedere il battesimo per i propri figli. Senza aggiungere recriminazioni o perdersi in elucubrazioni astratte, la strada suggerita dai vescovi è stata una sola: non aggiungere pesi, non accampare pretese onerose, sgombrare il campo da ogni difficoltà di ordine sociale, culturale, psicologico o pratico che possa fornire pretesto per rinviare o lasciar cadere il proposito di battezzare i propri figli. Obiettivo minimale dichiarato: fare in modo che nessun genitore se ne vada dai locali della parrocchia con l’idea che qualcuno, per qualche motivo, si è arrogato il potere di negare il battesimo a suo figlio.
Don Fernando Giannetti battezza una ragazza in occasione della festa popolare del battesimo nella parrocchia di Nuestra Señora de la Misericordia di Mataderos, a Buenos Aires, il 5 luglio 2009

Don Fernando Giannetti battezza una ragazza in occasione della festa popolare del battesimo nella parrocchia di Nuestra Señora de la Misericordia di Mataderos, a Buenos Aires, il 5 luglio 2009

Già il vademecum del 2002 declina questa premura in una serie di indicazioni concrete a tutto campo. Chiarendo fin dal principio che nessuna controindicazione alla celebrazione del battesimo può venire dal livello di “preparazione” religiosa dei genitori e dei padrini, o dal loro grado di consapevolezza della responsabilità che si assumono riguardo all’educazione cristiana del bambino per cui chiedono il battesimo.
La catechesi battesimale – suggerivano i vescovi della metropolia bonaerense già sette anni fa – dovrà adattarsi alle condizioni di vita e alle possibilità reali dei genitori e dei padrini, soprattutto riguardo a orari e modalità. Andando, se serve, a domicilio, affinché questo dovere realizzi efficacemente la propria finalità e non si trasformi in un impaccio fastidioso con l’effetto di ritardare o annullare il battesimo richiesto. Addirittura, in casi particolari, si indica l’omelia della celebrazione battesimale come occasione valida e sufficiente per fornire gli insegnamenti essenziali richiesti.
Anche la scelta dei padrini – argomento molto avvertito dalla sensibilità “familista” latinoamericana – viene trattata con approccio sdrammatizzante, a partire dal dato implicito del suo carattere accessorio («la disciplina della Chiesa richiede soltanto che nella misura del possibile bisogna dare un padrino al bimbo che riceve il battesimo»). Il vademecum prende atto che i padrini «svolgono una funzione più che altro sociale, e salvo eccezioni non tendono a considerare sé stessi come educatori e garanti della crescita nella vita cristiana dei propri figliocci». Riconosce che «quando i genitori hanno offerto a qualcuno di essere padrino e questi ha accettato, risulta molto violento sostituirlo». Tiene conto del fatto che «nei settori sociali più umili e nei casi degli immigrati e delle madri single, per un pudore naturale alcuni battesimi sono rimandati anche di molti anni perché non si sono trovati padrini in possesso dei requisiti richiesti». Mentre occorre insistere «che i bambini nati da poco siano battezzati il prima possibile». Dispone che siano trattati con delicatezza e «carità pastorale» i casi in cui sono state scelte come padrini persone poco adatte al ruolo. Nell’ipotesi di pubblica incongruenza della vita del padrino con i principi della dottrina cattolica, si suggerisce addirittura l’escamotage di accettare il candidato proposto in qualità di testimone, come previsto per i cristiani non cattolici. L’obiettivo primario rimane sempre quello di «evitare che il battesimo sia differito indefinitamente o impedito in ragione della scelta dei padrini». Per non alimentare inutili lungaggini burocratiche, viene abrogata anche la necessità di richiedere e concedere permessi e “nulla osta” tra una parrocchia e l’altra. C’è perfino un eloquente richiamo all’atteggiamento accogliente che devono mostrare gli addetti alle segreterie parrocchiali, evitando pose inquisitoriali e intimidatorie da “funzionari del sacro” («molte volte», riconosce il memorandum, «quelli che non partecipano in modo abituale alla vita delle comunità parrocchiali non hanno animo di raccontare la propria situazione o di chiedere qualche spiegazione. Se ne vanno addolorati e disgustati, convinti che loro erano venuti a chiedere di battezzare il proprio bambino ma che non sono stati accolti e che sono stati loro posti molti ostacoli, che ai loro occhi sono solo seccature burocratiche»).
Le indicazioni del gruppo di vescovi argentini insistono sul rispetto con cui si deve accogliere ogni richiesta di battezzare i bambini, da chiunque provenga. «Quanti si avvicinano a chiedere il battesimo per il proprio figlio stanno facendo un passo molto importante, che deve essere valorizzato con delicatezza, in quanto espressione della religiosità (religión) del nostro popolo». Sopra ogni cosa, va assolutamente evitato l’arbitrio di vincolare l’amministrazione del battesimo alla pretesa di imporre «garanzie ipotecarie» sul destino del battezzando. Il Codice di diritto canonico prescrive che si debba avere una «speranza fondata» che il bimbo battezzato sia educato nella fede cattolica. Le indicazioni pastorali dei vescovi della metropolia di Buenos Aires su questo punto chiariscono che il semplice fatto di aver richiesto il battesimo per il proprio bambino è già elemento sufficiente per «supporre, salvo evidenza del contrario, che esiste una buona disposizione a educare il bambino nella fede». Quando questa garanzia sembra completamente assente da parte dei genitori, sarà la comunità cristiana, sotto la guida del parroco, a trovare i modi per supplire tali carenze, in quanto il battesimo non è una prestazione solitaria, ma «è amministrato in virtù della “fede della Chiesa”. Pertanto», scandisce bene il vademecum, a evitare ogni incertezza, «non può essere negato il battesimo ai figli di ragazze madri, di coppie unite dal solo vincolo civile, ai figli dei divorziati con un nuovo legame o di persone allontanatesi dalla pratica della vita cristiana». Padre Giannetti, alla luce della sua lunga esperienza pastorale, le considera cose ovvie: «Da tanti anni che sono prete», dice, «non ho mai sentito che nella regione di Buenos Aires si sia rifiutato o rinviato il battesimo di qualche bambino perché i genitori non erano sposati in chiesa. Sarebbe come voler far pagare ai figli le fragilità dei genitori, con una sorta di ricatto un po’ infame».

Un sacerdote confessa una donna durante il pellegrinaggio al santuario di San Cayetano, a Buenos Aires, il 7 agosto 2009 [© Reuters/Contrasto]

Un sacerdote confessa una donna durante il pellegrinaggio al santuario di San Cayetano, a Buenos Aires, il 7 agosto 2009 [© Reuters/Contrasto]

Basta chiedere
Senza volerlo, le indicazioni pastorali dei vescovi argentini per facilitare i battesimi ripropongono un approccio al primo sacramento che nella vicenda storica della Chiesa è stato ciclicamente messo in questione, in America Latina e non solo. Già ai tempi del primo annuncio cristiano nel continente americano, i francescani dovettero ingaggiare stressanti dispute teologiche per difendere la loro scelta di facilitare al massimo il battesimo degli indios. Oggi le obiezioni provengono da quella che il sussidio definisce cultura «ilustrada»: l’idea diffusa di quanti più o meno esplicitamente sostengono che il battesimo vada amministrato solo a chi mostra di essere pronto, cioè a chi manifesta «consapevolezza» del suo significato, dando prova di conoscere le sue implicazioni e offrendo sicure garanzie di impegno con le promesse battesimali.
Il sussidio ripropone in sintesi i termini del confronto, trovando per il criterio della “facilitazione” confortanti assonanze e sponde nei Padri della Chiesa e nelle belle intuizioni di padre Rafael Tello, il teologo dei poveri e della devozione popolare scomparso nel 2002. Proprio padre Tello, senza polemica, descrive la mentalità «ilustrada» come quell’approccio che identifica il battesimo come rito d’acquisizione di «una spiritualità in grado di conferire all’uomo la capacità di realizzare azioni spirituali». Una concezione in cui si vede affiorare il vecchio equivoco, quello che secondo il poeta Charles Péguy snatura il cristianesimo in una specie di «religione superiore per classi superiori»: l’idea secondo cui la salvezza viene dalla conoscenza, e dalla capacità di autocorrezione fondata sulla conoscenza. Invece, trovando conforto in Agostino e Tommaso, in Ippolito, Cipriano e Cirillo di Gerusalemme, il dossier di Buenos Aires riconosce che «nel nostro contesto storico-culturale il battesimo comporta enormi conseguenze per l’annuncio, e il non amministrarlo, o il porre ostacoli a che la gente si avvicini, favorisce la decristianizzazione del nostro popolo». Come già avvenne in epoca tardoantica per la rigidezza del catecumenato «la tendenza a porre molte pretese, con la quale si rese difficile l’accesso ai sacramenti, in pochi secoli produsse una grande decristianizzazione dell’Europa che dopo dovette essere rovesciata con una azione di senso opposto, la quale ebbe come principali protagonisti i monaci d’origine “barbara”». Nella pretesa di condizionare l’amministrazione dei sacramenti a chissà quali garanzie di “preparazione”, il sussidio coglie anche il rischio di un certo “fariseismo” che converte tutto in mera “formalità” burocratica: «Nessuno può pensare davvero che ascoltando qualche lezione i genitori e i padrini divengano per questo motivo abilitati a educare nella fede e nella vita cristiana» i propri bambini. Mentre il rischio assodato è di intimidire e allontanare tutte le persone che per un motivo o per l’altro hanno l’impressione di non essere “degne” o “idonee” a ricevere i sacramenti o a chiederli per i propri figli.

La folla di fedeli davanti al santuario intitolato a san Cayetano, il santo patrono del lavoro e del pane, nel giorno della sua festa, il 7 agosto 2009 [© Associated Press/LaPresse]

La folla di fedeli davanti al santuario intitolato a san Cayetano, il santo patrono del lavoro e del pane, nel giorno della sua festa, il 7 agosto 2009 [© Associated Press/LaPresse]

Senza sforzo e senza dolore
Ma la raccomandazione di favorire in ogni modo la celebrazione dei battesimi, adattandosi alle circostanze e lasciando cadere ogni artificiosa condizione autoprodotta arbitrariamente dalla prassi pastorale, non è una trovata per tempi di decristianizzazione, una scelta tattica per ammortizzare l’emorragia di fedeli. Il sussidio stampato a Buenos Aires suggerisce a più riprese che tale approccio è quello più consono e rispettoso della natura stessa del battesimo e degli altri sacramenti. Come scrive Cirillo di Gerusalemme nella sua Catechesi, citata dal vademecum bonaerense: «Cristo ricevette i chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi immacolati, e sperimentò il dolore; e a me, senza dolore né sforzo alcuno, mi si dà gratuitamente la salvezza per la comunicazione dei suoi dolori». Questa gratuità è il tratto proprio e imparagonabile che contrassegna tutta la dinamica dei sacramenti, così come la Chiesa li ha sempre amministrati, a partire dal battesimo: «L’iniziativa del battesimo», sta scritto nel memorandum, «proviene da Dio, che ispira ai genitori cristiani il chiederlo per i propri figli. Anche quando essi non sappiano dar ragioni adeguate [della propria richiesta, ndr] e anche senza saperlo, stanno agendo a motivo della libera e amorosa predilezione di Dio che vuole che quel bambino sia figlio suo in Gesù Cristo». E in un altro passaggio: «Crediamo che la decisione di portare a battezzare il bambino è già un frutto della grazia di Dio: lo Spirito Santo sta agendo nel cuore di quei genitori, e li muove a chiedere il battesimo per il proprio figlio». La pietà popolare – insiste padre Tello – è l’espressione del sensus fidei che ha riconosciuto e confessato per secoli, senza troppi discorsi, questa natura del battesimo come gesto gratuito del Signore: «Un fatto sensibile [il rito battesimale, ndr] percepito come il segno che Dio prende il battezzato con sé, unendolo a suo figlio Gesù Cristo». E chi confida «nell’azione misericordiosa di Dio che salva» non ci pensa nemmeno a porre goffi ostruzionismi al lavoro della grazia. Semmai, prova – per quello che può – a fare spazio, sgombrare la strada, perché il cammino sia più facile. Sa per istinto di fede che la Chiesa di Cristo non può tenere in ostaggio i doni del Signore. Perché quei doni non sono “roba sua”.

Come una piccola via per tutti
Tra i documenti di varia provenienza raccolti nel sussidio c’è anche un breve manuale di suggerimenti offerti ai genitori della parrocchia dell’Immacolata Concezione su come aiutare la crescita nella fede dei propri bambini nei primi anni di vita, dopo il battesimo. Suggerimenti offerti senza pretese, indicando gesti semplici, brevi e concreti, facendo tesoro anche di alcuni elementi orientativi proposti dalla moderna psicologia evolutiva. Piccoli consigli per favorire la crescita di bambini sani, fiduciosi e contenti. Così, per il primo anno di vita, si propone che i genitori, «insieme al bacio della buonanotte, benedicano il proprio bambino tracciando il segno della croce sulla sua fronte, chiedendo per lui la protezione del buon Dio». Per il secondo anno, il consiglio è quello di «fare visita alla chiesa del quartiere, perché diventi familiare al bambino». E visto che i piccoli, a quella età iniziano a imitare quello che vedono fare dagli altri, si invitano i genitori a «tirare qualche bacetto all’immagine di Gesù, della Vergine, di qualche santo prediletto, o a fare un po’ di silenzio. Sempre gesti semplici, e brevi». Per il terzo anno, quando comincia l’asilo e il bambino incontra nuovi piccoli amici, il consiglio è quello di raccontargli le storie del suo amico Gesù, insegnandogli l’Ave Maria e la preghiera all’Angelo custode…
Così, giorno dopo giorno, si cresce. Quasi senza accorgersi che ogni nuovo passo può essere semplice come il primo, per tutta la vita.


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