Angelo dei contadini
o bolscevico cattolico?
A sessant’anni dalla morte di Guido Miglioli. Il suo ruolo nel cattolicesimo democratico, in particolare nelle lotte contadine
di Franco Leonori

Guido Miglioli
Basterebbero i nomi coi quali si cercò di caratterizzare questo singolare e complesso personaggio – l’angelo dei contadini, il cattolico populista, l’antifascista irriducibile o il bolscevico bianco – per rendersi conto di come Miglioli fu un uomo che lasciò, indubbiamente, un segno nella politica italiana e anche in quella internazionale. Non so quanto, nel ricordarlo, io possa essere obiettivo, visto che dall’inizio del 1946 (subito dopo lo scioglimento della Sinistra cristiana della quale ero stato un attivo dirigente) fui per otto anni, fino alla sua morte, per sua scelta, il suo segretario particolare.
Questa scelta caratterizza un certo candore, una certa singolare onestà del personaggio. Pure essendo stato a lungo parlamentare e dirigente politico, a causa di un lungo e sofferto esilio Miglioli era sostanzialmente povero. Mi ricordo che spesso viaggiava in treno di notte (gratuitamente per i suoi trascorsi parlamentari) per evitare le spese dell’albergo. A me che l’avevo conosciuto durante le vicende della Sinistra cristiana, disse: «Vorrei tanto che tu mi aiutassi sul piano politico, ma non ho i soldi per pagarti». Fu proprio questo che mi fece decidere!
Ma tornando alle lontane battaglie di Guido Miglioli, va detto che il suo ruolo nel cattolicesimo democratico e in particolare nelle lotte contadine, nella formazione di quelle che furono chiamate le Leghe bianche, fu fondamentale. Miglioli era nato nel 1879 a Casalsirone, un paesino del Cremonese. In quella zona iniziò a svolgere le sue battaglie nel mondo contadino. Furono battaglie coraggiose e decisive che, alla fine, portarono al famosissimo “lodo Bianchi”, prima grande conquista contrattuale e sindacale nel mondo contadino fatta dai cattolici attraverso un tentativo di accordo con tutte le altre forze sindacali.
Ma queste battaglie sindacali si unirono anche alle precoci e importantissime battaglie politiche dei cattolici democratici in una fase, quella prima della guerra, nella quale per i cattolici stessi era purtroppo vigente il non expedit, la non partecipazione a una attiva vita politica, attenuata dal Patto Gentiloni che cercava, in qualche modo, di trovare una strada per questa partecipazione.
Tra i tanti elementi importanti di queste battaglie mi soffermerò su un episodio legato allo sviluppo dell’Unione popolare, organismo politico dei cattolici, e all’attività della Democrazia cristiana di origine murriana. Al Congresso di Modena, tenutosi dal 9 all’11 ottobre del 1910, ci fu un’ala sinistra capeggiata da Miglioli, seguito da don Sturzo, Bertini, Chiri, Cecconelli e Colombo, che ottenne pieno successo con le sue mozioni che gettavano le basi per una futura azione politica autonoma dei cattolici italiani. E Alcide De Gasperi, sul giornale Il Trentino del 16 novembre del 1910, sottolineava l’importanza di questi interventi.

Contadini delle campagne ferraresi negli anni Venti
È noto come, nel Parlamento, egli svolgesse un’azione incessante sul piano delle rivendicazioni del mondo contadino, ma anche una durissima e molto contrastata azione neutralista di fronte all’ipotesi della guerra che lo fece oggetto di pesanti contestazioni.
Partecipò, insieme a Sturzo e a De Gasperi, alla fondazione del Partito popolare, e anche in quel frangente egli fu da un lato contrastato dai cattolici moderati e dall’altro entusiasticamente appoggiato da quelli progressisti. Basterebbe pensare a quello che accadde al primo Congresso del Partito popolare, a Bologna.
Eletto in Parlamento per il Partito popolare, Miglioli proseguì la sua battaglia sul piano politico e sindacale, da un lato guidando l’ala sinistra del partito, e dall’altro schierandosi, sin dall’inizio, contro ogni collaborazione con il fascismo: nel momento del suo avvento, fondò infatti insieme ad altri due parlamentari della sinistra popolare, Donati e Ferrari, il giornale Il Domani d’Italia, che sarà fino all’ultimo profondamente antifascista.
La sua vita nel Partito popolare fu molto contrastata, ma la sua popolarità raggiunse l’apice al Congresso di Venezia, dove registrò un successo quasi trionfale.
La sua posizione intransigente però lo mise (specialmente a causa del rapporto tra popolari e fascismo e a causa dell’allontanamento di Sturzo e degli atteggiamenti filofascisti della Curia) ai margini del partito, dal quale fu estromesso. I fascisti lo perseguitarono, gli distrussero lo studio e lo malmenarono. Nel Natale del 1926 Miglioli fuggiva in Svizzera.
Con lo scioglimento del Partito popolare e il consolidamento della dittatura fascista, Miglioli fu, dopo l’allontanamento di Sturzo, uno dei tre grandi esuli del Partito popolare stesso: Ferrari, Donati e lui, proprio i tre che avevano fondato Il Domani d’Italia. In Italia i popolari furono ridotti al silenzio e De Gasperi finì in carcere.
Ma il ruolo dei popolari in esilio fu molto diverso, visto che Miglioli, spinto anche dai suoi orientamenti in campo contadino, si legò profondamente all’Internazionale contadina, che era di fatto sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Pur con una profonda autonomia politica e con una seria polemica sulla mancanza di libertà, specie di quella religiosa, stabilì profondi legami con l’Unione Sovietica dove si recò più volte scrivendo anche un famoso saggio sulla collettivizzazione delle campagne sovietiche. Queste posizioni lo allontanarono da una parte dell’antifascismo, specie da quello cattolico, ma non impedirono che egli fosse perseguitato, che finisse più volte in carcere e che alla fine, catturato dai fascisti, fosse mandato per lungo tempo al confino.
Al confino avvenne un suo primo incontro con una persona che poi gli fu particolarmente vicina, sia come medico che come amico, pure in una distinzione politica abbastanza seria. Questa persona era Adriano Ossicini che lo andò a trovare a Pescopagano. Ossicini aveva già incontrato al confino un altro popolare, il clericofascista Martire, che, nonostante le sue posizioni d’estrema destra, fu condannato per la sua ribellione contro le leggi razziali.
Adriano Ossicini rimase ammirato per le coraggiose battaglie di Miglioli nel mondo contadino, ma dissentì sempre dalle sue posizioni che riteneva venate, in generale, da un certo populismo e scarsamente polemiche contro lo stalinismo e contro le deformazioni del comunismo sovietico.

La dedica di Guido Miglioli alla signora Bianca, la mamma di Adriano Ossicini, sul frontespizio di una copia del suo libro Con Roma e con Mosca
Miglioli non voleva affatto entrare nella Sinistra cristiana; desiderava entrare nella Democrazia cristiana. Ne fece richiesta, accettata dalla Democrazia cristiana di Cremona, ma bocciata da De Gasperi e dalla Dc a Roma. Miglioli rimase profondamente scosso da questo rifiuto e, per non rimanere isolato anche nelle sue battaglie nel mondo sindacale, si avvicinò sempre più in questo campo ai comunisti. Di grande interesse fu, alla fine del 1946, un suo lungo dibattito giornalistico con don Mazzolari sui problemi legati ai rapporti non solo politici tra cattolici e comunisti.
La sofferenza per il rifiuto di De Gasperi lo segnò profondamente sul piano politico e umano, ma ciononostante non aprì mai su questo una aperta polemica. Ricordo che Ossicini, una volta, domandò a De Gasperi perché aveva rifiutato l’ingresso di Miglioli nella Democrazia cristiana. De Gasperi gli rispose: «Mi sono opposto sia all’ingresso di Miglioli che a quello di Martire, non perché Martire fosse stato clericofascista» infatti aveva poi pagato la sua posizione contro il razzismo con tre anni di duro confino «né perché Miglioli era stato nell’Internazionale contadina. Erano due protagonisti che caratterizzavano, come tali, due posizioni estreme, polemiche, a destra e a sinistra, incompatibili con il complesso equilibrio dell’unità dei cattolici».
Miglioli, a differenza di Ossicini che, come del resto don Sturzo, ne temeva i rischi religiosi, reputava l’unità dei cattolici assolutamente giusta, ed era del tutto insensibile a questi rischi. La sua preoccupazione, invece, era legata al fatto che questa unità, che riteneva politicamente vincente, potesse favorire il prevalere nella Democrazia cristiana dell’ala moderata. In questo senso ci consigliò – e in particolare consigliò sempre Ossicini, che per ovvie ragioni rifiutò – di entrare nella Democrazia cristiana per rafforzarne la sinistra. Dava la stessa indicazione fornita da Togliatti a Rodano che... la rifiutò entrando invece nel Partito comunista!
È emblematica questa polemica, perché caratterizza la complessità e anche certe contraddizioni delle posizioni politiche di Miglioli. In mia presenza, Miglioli disse un giorno a Ossicini: «Mi è difficile essere d’accordo con te, perché tu hai, a mio avviso, due... “deviazioni”: quella di sopravvalutare i rischi religiosi dell’unità dei cattolici e quella di una polemica rigida, senza alcuna comprensione di certe difficoltà, contro Stalin e l’Unione Sovietica».
Questa critica alle “deviazioni” di Ossicini risulta chiara in una affettuosa dedica che Guido Miglioli scrisse inviando, il lunedì di Pasqua del 1954, una copia del suo libro Con Roma e con Mosca alla mamma di Adriano, Bianca, che era stata una fervente “migliolina” nel Partito popolare (a differenza del padre di Ossicini, Cesare, che era stato, come affermò Miglioli, «un tenace sturziano»).
Questo è il testo della singolare dedica: «Alla “mamma Bianca”, che trova il conforto contro le “deviazioni” figliali nel ricordo purissimo di Venezia, nella speranza che arde sempre nell’anima cristiana di procedere, attraverso l’amore, a ogni superiore conquista: ecco il pensiero di queste pagine tormentate e tormentatrici, che mi riaffermano nel cuore degli anziani e in quello dei giovani della progenie di “Cesare”».
La fase finale delle battaglie politiche di Guido Miglioli è nota. Il suo avvicinamento sempre più impegnativo alle lotte dei socialisti e dei comunisti, specie sul piano sindacale, l’autorevole partecipazione con essi alla “Costituente della terra” e, alla fine, la sua adesione (con il Movimento cristiano per la pace, da lui fondato) alle battaglie del Fronte democratico popolare.
Tutto questo non solo l’allontanò decisamente da un retroterra politico tradizionale e da molte sue amicizie, ma gli procurò una dura polemica anche con Ossicini, che, proprio a Bologna, nel dicembre del 1947, durante l’assemblea costitutiva del Fronte democratico popolare, denunciò pubblicamente questo Fronte come un errore politico e disse a Miglioli che ancor più era un errore un evanescente Movimento cristiano per la pace e che entrambi sarebbero stati duramente sconfitti.

La copertina del libro di Franco Leonori No Guerra, ma Terra!, dedicato alla figura di Guido Miglioli
Questa sconfitta segnò duramente Miglioli sul piano politico e personale e avviò il suo declino. Egli seguitò ad avere contatti da un lato, a Milano, con la sorgente corrente della “Base” della Democrazia cristiana legandosi su un piano di amicizia con Granelli e con Mancora, e dall’altro con un suo amico personale di tante battaglie, Ruggiero Grieco; dichiarò più volte però che ormai nella realtà italiana, egemonizzata da una politica centrista e con il tipo di polemica dell’opposizione che egli non condivideva, un suo ruolo purtroppo non trovava spazio. Di grande interesse è, in questo senso, un lungo carteggio con Grieco – contenente una argomentata polemica sui problemi dei contadini della Val Padana – pubblicato successivamente dall’onorevole Zanibelli.
Alla fine, una durissima malattia, un terribile cancro all’esofago, lo tenne per lunghi mesi degente a Milano nella clinica Capitanio.
Ricordo che a un certo punto espresse il desiderio, prima di morire, di incontrarsi con l’antico amico Alcide De Gasperi, il quale, nell’estate del 1954, dopo il Congresso di Napoli, prima di tornare nel suo Trentino, si fermò a Milano.
Fu un incontro non solo commovente, ma, come è noto, di grande rilievo politico. Miglioli si doleva per il fatto che a Napoli, oltre alla presidenza del Consiglio, De Gasperi avesse perduto la segreteria del partito. De Gasperi rispose che, al di là dei fatti personali, questo non avrebbe modificato il ruolo della Democrazia cristiana, che sarebbe stata egemone ancora in Italia per alcuni decenni. Lamentò però che i partiti si stavano burocratizzando e ampliando in modo tale da avere bisogno di un impegno rischioso sul piano delle spese.
De Gasperi morì poco dopo. Miglioli concluse la sua esistenza alla fine di ottobre del 1954. Forse in conclusione si può ricordare una sua affermazione, dal testamento spirituale che mi ha allora consegnato. In sostanza Miglioli sosteneva che la decisiva importanza delle battaglie nel mondo contadino andava oltre la difesa dei contadini stessi, ma indicava un impegno nel quale, in qualche modo emblematicamente, questa difesa significava la difesa della natura, decisiva per la condizione umana, e che solo la difesa della natura poteva essere l’antitesi di ogni forma di guerra. Il suo appello finale fu «Terra, non guerra!».