Cinque secoli di storia attraverso le medaglie
I cinquecento anni dell’attuale Basilica Vaticana. Un intervento del prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana sulla storia della nuova Basilica di San Pietro attraverso le medaglie emesse dai papi che l’hanno edificata
di Raffaele Farina sdb

Il dritto della medaglia di fondazione posta da papa Giulio II nelle fondamenta della nuova Basilica di San Pietro il 18 aprile 1506, con il busto del Pontefice (con camauro e cappa) circondato dalla scritta “IVLIVS LIGVR PAPA SECVNDUS MCCCCCVI”
Fin dal suo apparire, essa manifestò subito lo scopo per cui era nata: propagandare, celebrare e consegnare alla storia tutti quei personaggi, papi, imperatori, principi, nobili e non, che avessero lasciato un’impronta significativa in qualsiasi campo dell’agire umano. Da quel momento, sul dritto del tondello metallico cominciarono a campeggiare le fattezze del celebrato e, sul rovescio, le sue imprese: le guerre combattute, le paci stipulate, le benemerenze acquisite nei confronti del popolo, gli interventi in campo politico, economico, sociale, e anche i monumenti edificati; e tutto questo, rispecchiando di volta in volta anche le tendenze artistiche del momento, ora affollando le scene di significati simbolici e allegorici, ora rappresentando i soggetti nel modo più realistico possibile, con uno stile ridotto all’essenziale.
I papi compresero fin dal suo nascere l’importanza di questa nuova forma d’arte come mezzo di comunicazione immediato e destinato a un pubblico numeroso, e ciò sia per la sua facilità di lettura sia per la sua maneggevolezza, sia, non ultimo, per i costi di produzione relativamente bassi, almeno per gli esemplari in metallo non nobile. Così non tardarono ad affidare al piccolo tondello metallico, inciso sempre dai migliori artisti del momento, i loro più importanti atti non solo come supremi pastori della Chiesa universale, ma anche come sovrani di Stato. Anzi, soprattutto in quest’ultima veste essi vollero immortalare sulle medaglie il proprio operato in favore del loro popolo e della loro sede, la Città eterna; anche perché l’apparire nel mondo dell’arte della medaglia coincise, tra l’altro, quasi con l’inizio di tutti quegli interventi urbanistici e architettonici con i quali i pontefici vollero restituire all’Urbe il suo antico splendore, dopo la desolazione dei secoli precedenti. Pertanto, da quel momento non ci fu monumento, religioso o civile, la cui costruzione o il cui restauro non venissero celebrati da medaglie, le cosiddette “medaglie architettoniche”.

Veduta della Basilica di San Pietro in costruzione nel 1545, disegno conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana
Ma fu dal pontificato di Giulio II, il Pontefice che con arditissima decisione stabilì di riedificare dalle fondamenta la Basilica del Principe degli apostoli, che questa ha visto praticamente ogni momento significativo della sua semimillenaria storia immortalato da una medaglia, realizzata sempre dai più grandi artisti del tempo. A cominciare dal giorno della posa della prima pietra quando, quell’ormai lontanissima mattina del 18 aprile 1506, sabato “in albis”, Giulio II pose tra le fondamenta una splendida medaglia di Cristoforo Foppa, detto “il Caradosso”, con l’alzato della nuova San Pietro secondo il primitivo progetto del Bramante.
Quasi novant’anni più tardi si portò a compimento la costruzione della cupola michelangiolesca, uno dei più grandi capolavori di architettura mai realizzati; e questo fatto davvero epocale fu annunciato al mondo da una medaglia celebrativa, emessa nel 1590 da Sisto V, in cui al ritratto del Papa, sul dritto, si accompagna sul rovescio una visione prospettica di San Pietro con la cupola ormai terminata e con la facciata incisa ancora secondo il progetto di Michelangelo Buonarroti, in parte modificato una ventina d’anni più tardi da Carlo Maderno. È tuttavia il Seicento, il secolo del grande barocco romano, quello in cui la medaglistica interpreta perfettamente gli splendidi monumenti che i papi venivano erigendo all’interno della Basilica. Uno di questi è sicuramente il grandioso baldacchino, vero e proprio simbolo del primato di Pietro, opera di dimensioni gigantesche eppur perfettamente proporzionata all’immensità della chiesa, di cui è fulcro.

Medaglia per la cattedra di San Pietro del 1667; sul dritto, il busto di Alessandro VII, con triregno e piviale, circondato dalla scritta “ALEXANDER VII PONT MAX”; sul rovescio, l’altare della cattedra, nell’abside della Basilica Vaticana, circondato dalla scritta “PRIMA SEDES FIDEI REGVLA ECCLESIAE FVNDAMENTVM”
Nell’abside si eleva un altro eccezionale monumento del barocco trionfante, l’altare della cattedra, geniale invenzione dello stesso Bernini, in cui il “trono” del pescatore di Galilea è alzato al cielo da quattro dottori della Chiesa d’Occidente e d’Oriente.
Splendida e luminosa opera, questa, che trova un’altrettanto splendida resa in quella che è, forse, la più bella medaglia coniata di tutto il XVII secolo, in cui “il metallo stesso si fa luce”: fra i capolavori della medaglistica di tutti i tempi, infatti, la medaglia della “cattedra”, incisa con passione da Gasparo Morone Mola su disegno autografo del Bernini, esalta, rendendone meravigliosamente l’imponenza e nel contempo la levità, questo splendido capolavoro barocco, voluto da Alessandro VII a supremo ornamento dell’abside della Basilica Vaticana.
Allo stesso Papa si deve la costruzione del colonnato, naturale completamento della piazza antistante la Basilica e monumento architettonico unico al mondo. La medaglia, che fu posta nelle fondazioni dell’immane opera, fu disegnata personalmente dal Papa; ma ne esistono tante altre che ce lo mostrano, coniate fino ai tempi moderni. Infatti il colonnato è diventato famoso quanto la stessa Basilica: una selva di colonne marmoree, che accoglie il fedele nell’abbraccio della Mater Ecclesia. E nella medaglistica l’aspetto architettonico e quello mistico-ecclesiologico si fondono in un’armonia sublime.
Abbagliati dai trionfi degli ori e dalla luce della cattedra, intimoriti dalla maestà del baldacchino, quasi sperduti nell’immensità della più grande chiesa cattolica del mondo, mentre ci si avvia verso l’uscita, si rimane colpiti da uno dei tanti capolavori scultorei custoditi nella Basilica, certamente il più grande e il più celebre, la Pietà di Michelangelo, simbolo eterno della Redenzione, della venerazione verso la Madre di Dio, ma anche dell’umano dolore. A tale capolavoro Paolo VI volle rendere omaggio con una medaglia che lo riproducesse, a ricordo anche dei lavori da lui compiuti nell’omonima cappella. Dovuta al bulino di Pietro Giampaoli, medaglista capace di stare alla pari con i grandi del passato, la medaglia ripropone il celeberrimo gruppo marmoreo non come copia, ma come reinvenzione moderna di un’arte senza tempo.
C’è infine nella Basilica di San Pietro, come nelle altre tre Basiliche patriarcali, un altro simbolo, quello del “perdono” di Dio, della riconciliazione tra Dio e l’uomo: la Porta Santa, le cui cerimonie di apertura e di chiusura compaiono anch’esse su centinaia e centinaia di medaglie, così come la semplice rappresentazione di essa, talora in forma reale, talaltra in forma allegorica.
Le medaglie cui abbiamo fatto cenno fino a questo punto vengono illustrate in modo chiaro ed esauriente nelle pagine di questo libro curato da Giancarlo Alteri, direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana ed edito da Collezioni Numismatiche e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Libro che raccoglie le ricerche e le testimonianze del lavoro di quanti, partendo dallo studio delle medaglie volute dai papi che hanno edificato San Pietro, hanno creato la collezione celebrativa del cinquecentesimo anniversario della fondazione della chiesa che s’innalza maestosa, solenne, sulla tomba del primo Pontefice.