Ogni anno a Genzano di Roma
Lo dicono con i fiori
Mentre continua – e non voglio davvero sottovalutarne la portata – la discussione sul modo di evidenziare le radici cristiane dell’Europa – ho avuto occasione di riflettere su una delle profonde inserzioni religiose nella vita di un caratteristico comune dei Castelli Romani, nei quali per altro verso non mancano tracce dei contrasti che suscitava l’esercizio del potere temporale dei papi...
Giulio Andreotti

Ogni anno, in occasione della festività del Corpus Domini, nel comune di Genzano di Roma si svolge la manifestazione dell’”infiorata”, un immenso tappeto floreale composto da 13 quadri che si estende per circa duemila mq sulla centrale via Italo Belardi che sale verso la chiesa di Santa Maria della Cima
Con legittimo orgoglio i cittadini vi spiegano come si realizzano questi quadri; con la selezione dei bozzetti il cui schema sarà disegnato sul selciato e affidato agli infioratori. Vi è la paziente raccolta di trecentocinquantamila fiori (accanto alle essenze vegetali) che vengono conservati nelle grotte della città con un certosino lavoro di separazione dei petali dalle corolle.
Ma ascoltate con interesse anche le cronache di alcune edizioni di questa singolare manifestazione, che colpì l’attenzione – e ne scrissero – di letterati come Gogol e Andersen, ma anche di personaggi come Massimo D’Azeglio e Garibaldi che, invitato dalle autorità genzanesi a passare sul grande tappeto di fiori, si astenne dicendo: «Certe cose divine non si calpestano».
L’emozionante esperienza vissuta nei giorni scorsi, anche con l’inaugurazione di una mostra cronistorica stabile delle infiorate, mi conferma nella convinzione che il nuovo programma di sviluppo economico-sociale della nazione debba essere imperniato sul patrimonio artistico che l’Italia possiede (l’Unesco lo stima oltre la metà di tutte le opere di pittura, di scultura e architettoniche esistenti nel mondo) oltre che sul paesaggio, sulle tradizioni, sui circuiti storici.
Pregai un giorno il grande Federico Zeri di formulare questo progetto, ma non volle, eccependo per quel che attiene al paesaggio, che a suo avviso è in parte notevole compromesso. Era stanco e non vi fu il tempo per discutere ancora e convincerlo. Tuttavia io non cambio idea e spero che sul piano nazionale o per iniziativa di alcune regioni si prendano le opportune progettazioni. In questi giorni, celebrandosi il centenario della nascita, viene ricordato con il dovuto rispetto Ezio Vanoni cui si deve lo schema di sviluppo degli anni Cinquanta, così lungimirante.
L’Italia Turistica (con la T maiuscola) che io auspico sarà capace oltretutto di fronteggiare le difficoltà competitive che nei settori produttivi la concorrenza internazionale renderà sempre più aspre. Commuoversi e dare l’allarme per la crisi Fiat è più che giusto. Ma se non si concepiscono nuove strade costruttive c’è il rischio di avvitarsi in una spirale involutiva.
Sono grato ai genzanesi per avermi dato lo spunto per rinnovare una convinzione che considero non solo fondata, ma anche senza alternative.