Per un nuovo inizio del movimento liturgico
Sta per uscire in Italia, edito dalle Edizioni San Paolo, Introduzione allo spirito della liturgia, un libro del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, già pubblicato in tedesco e in inglese. Con il consenso dell’autore e della casa editrice, ne anticipiamo alcune pagine
Alcune pagine del nuovo libro del cardinale Joseph Ratzinger
Il volume Introduzione allo spirito della liturgia di cui anticipiamo alcune pagine, è l’opera del
cardinale Joseph Ratzinger che le Edizioni San Paolo (240 pagine, lire
34.000) manderanno in libreria a febbraio. Il libro è uscito in
Germania, col titolo Der Geist der Liturgie.
Eine Einführung, per i tipi della
casa editrice Herder a gennaio del 2000 ed è già alla quinta
edizione. A settembre negli Stati Uniti la Ignatius Press ne ha stampato la
versione in lingua inglese (The spirit of
liturgy). Presto dovrebbe apparire anche la
versione francese.
Il volume è diviso in quattro parti, precedute da una Premessa. La prima è sulla essenza della liturgia. La seconda riguarda il tempo e lo spazio nella liturgia (da questa parte è preso il capitolo sull’“Altare e l’orientamento della preghiera nella liturgia” che pubblichiamo in queste pagine). La terza parla di arte e liturgia. La quarta si interessa della forma liturgica.
Riguardo al tema della celebrazione della messa verso il popolo o meno, è da segnalare che nella Institutio generalis della terza editio typica del Messale Romano, già stampata ma che entrerà giuridicamente in vigore solo quando verrà pubblicato il Messale in questione, si trova una piccola variazione rispetto all’edizione precedente (1975). Nella nuova Institutio si specifica che la celebrazione verso il popolo «expedit ubicumque possibile sit». Questa aggiunta è stata letta da alcuni come un obbligo assoluto a celebrare verso il popolo. La Congregazione per il culto divino, con una nota dello scorso 25 settembre ha escluso questa interpretazione.

Una delle mie prime letture
dopo l’inizio degli studi teologici, al principio del 1946, fu
l’opera prima di Romano Guardini Lo
spirito della liturgia, un piccolo libro
pubblicato nella Pasqua del 1918 come volume inaugurale della collana
“Ecclesia orans”, a cura dell’abate Ildefons Herwegen,
più volte ristampato fino al 1957. Questa piccola opera può a
buon diritto essere ritenuta l’avvio del movimento liturgico in
Germania. Essa contribuì in maniera decisiva a far sì che la
liturgia, con la sua bellezza, la sua ricchezza nascosta e la sua grandezza
che travalica il tempo, venisse nuovamente riscoperta come centro vitale
della Chiesa e della vita cristiana. Essa diede il suo contributo
perché si celebrasse la liturgia in maniera “essenziale”
(termine assai caro a Guardini); la si voleva comprendere a partire dalla
sua natura e dalla sua forma interiori, come preghiera ispirata e guidata
dallo stesso Spirito Santo, in cui Cristo continua a divenire a noi
contemporaneo, a fare irruzione nella nostra vita.
Vorrei arrischiare un paragone, che come tutti i paragoni è in gran parte inadeguato, ma che aiuta a capire. Si potrebbe dire che la liturgia era allora – nel 1918 –, per certi aspetti, simile a un affresco che si era conservato intatto, ma che era quasi coperto da un intonaco successivo: nel messale, con cui il sacerdote la celebrava, la sua forma era pienamente presente, così come si era sviluppata dalle origini, ma per i credenti essa era ampiamente nascosta da istruzioni e forme di preghiera di carattere privato. Grazie al movimento liturgico e – in maniera definitiva – grazie al Concilio Vaticano II, l’affresco fu riportato alla luce e per un momento restammo tutti affascinati dalla bellezza dei suoi colori e delle sue figure. Ma nel frattempo, a causa dei fattori climatici, minacciato da diversi restauri o ricostruzioni, rischia di essere distrutto, se non si provvede rapidamente a prendere le misure necessarie tali da porre fine a tali influssi dannosi. Naturalmente non si deve tornare a coprirlo di intonaco, ma è indispensabile un nuovo rispetto nel trattarlo, una nuova comprensione del suo messaggio e della sua realtà così che l’averlo riportato alla luce non rappresenti il primo gradino della sua definitiva rovina.
Questo libro che ora presento al pubblico vorrebbe rappresentare un aiuto a tale rinnovata comprensione. Le sue intenzioni coincidono quindi sostanzialmente con ciò che Guardini si era proposto a suo tempo; per questo ho volutamente scelto un titolo che ricorda espressamente quel classico della teologia liturgica. Solo che bisognava ripensare ciò che Guardini aveva elaborato alla fine della prima guerra mondiale riportandolo, in un contesto storico completamente diverso, alle problematiche, alle speranze e ai pericoli del nostro tempo. Come Guardini, anch’io non ho voluto sviluppare una trattazione o una ricerca di tipo scientifico, ma offrire un aiuto per la comprensione della fede e per una corretta attuazione della sua forma precipua di espressione nella liturgia. Se questo libro riuscisse a sua volta a essere di stimolo a qualcosa come un “movimento liturgico”, un movimento verso la liturgia e verso una sua corretta celebrazione, esteriore ed interiore, l’intenzione che mi ha spinto a tale lavoro sarebbe pienamente realizzata.
Roma, nella festa di sant’Agostino 1999
Joseph cardinal Ratzinger
Il volume è diviso in quattro parti, precedute da una Premessa. La prima è sulla essenza della liturgia. La seconda riguarda il tempo e lo spazio nella liturgia (da questa parte è preso il capitolo sull’“Altare e l’orientamento della preghiera nella liturgia” che pubblichiamo in queste pagine). La terza parla di arte e liturgia. La quarta si interessa della forma liturgica.
Riguardo al tema della celebrazione della messa verso il popolo o meno, è da segnalare che nella Institutio generalis della terza editio typica del Messale Romano, già stampata ma che entrerà giuridicamente in vigore solo quando verrà pubblicato il Messale in questione, si trova una piccola variazione rispetto all’edizione precedente (1975). Nella nuova Institutio si specifica che la celebrazione verso il popolo «expedit ubicumque possibile sit». Questa aggiunta è stata letta da alcuni come un obbligo assoluto a celebrare verso il popolo. La Congregazione per il culto divino, con una nota dello scorso 25 settembre ha escluso questa interpretazione.

L’Eucarestia, scultura di Maso di Banco, Museo dell’Opera, Firenze
Vorrei arrischiare un paragone, che come tutti i paragoni è in gran parte inadeguato, ma che aiuta a capire. Si potrebbe dire che la liturgia era allora – nel 1918 –, per certi aspetti, simile a un affresco che si era conservato intatto, ma che era quasi coperto da un intonaco successivo: nel messale, con cui il sacerdote la celebrava, la sua forma era pienamente presente, così come si era sviluppata dalle origini, ma per i credenti essa era ampiamente nascosta da istruzioni e forme di preghiera di carattere privato. Grazie al movimento liturgico e – in maniera definitiva – grazie al Concilio Vaticano II, l’affresco fu riportato alla luce e per un momento restammo tutti affascinati dalla bellezza dei suoi colori e delle sue figure. Ma nel frattempo, a causa dei fattori climatici, minacciato da diversi restauri o ricostruzioni, rischia di essere distrutto, se non si provvede rapidamente a prendere le misure necessarie tali da porre fine a tali influssi dannosi. Naturalmente non si deve tornare a coprirlo di intonaco, ma è indispensabile un nuovo rispetto nel trattarlo, una nuova comprensione del suo messaggio e della sua realtà così che l’averlo riportato alla luce non rappresenti il primo gradino della sua definitiva rovina.
Questo libro che ora presento al pubblico vorrebbe rappresentare un aiuto a tale rinnovata comprensione. Le sue intenzioni coincidono quindi sostanzialmente con ciò che Guardini si era proposto a suo tempo; per questo ho volutamente scelto un titolo che ricorda espressamente quel classico della teologia liturgica. Solo che bisognava ripensare ciò che Guardini aveva elaborato alla fine della prima guerra mondiale riportandolo, in un contesto storico completamente diverso, alle problematiche, alle speranze e ai pericoli del nostro tempo. Come Guardini, anch’io non ho voluto sviluppare una trattazione o una ricerca di tipo scientifico, ma offrire un aiuto per la comprensione della fede e per una corretta attuazione della sua forma precipua di espressione nella liturgia. Se questo libro riuscisse a sua volta a essere di stimolo a qualcosa come un “movimento liturgico”, un movimento verso la liturgia e verso una sua corretta celebrazione, esteriore ed interiore, l’intenzione che mi ha spinto a tale lavoro sarebbe pienamente realizzata.
Roma, nella festa di sant’Agostino 1999
Joseph cardinal Ratzinger