Massime sull’informazione
Il congresso internazionale “Informazione, valori, democrazia”, organizzato dall’Università Luiss in collaborazione con l’Università Lumsa
di Federico Tomassi
Piuttosto che fare una cronaca del congresso
internazionale “Informazione, valori, democrazia” tenutosi a
Roma dal 6 all’8 settembre 2000, a cura dell’Università
Luiss-Guido Carli di Roma, con la collaborazione
dell’Università Lumsa di Roma, abbiamo preferito ridurre a massime alcuni
degli interventi, sintetizzandoli il più possibile.
Oltre ai relatori citati in queste pagine, hanno partecipato al convegno anche l’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali della Chiesa cattolica; il professor Johan Galtung, sociologo (Norvegia); il professor Giampiero Gamaleri, docente di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa presso la facoltà di Lettere dell’Università Roma Tre; il professor Roger Laughton, Head of Media School della Bournemouth University; il professor Michel Mathien, docente presso l’Università Robert Schuman di Strasburgo; il professor Renato Parascandalo, giornalista televisivo, direttore editoriale di Rai Educational; il professor Robert A. White, ordinario nella facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana.
Professor Mario Arcelli
rettore dell’Università Luiss-Guido Carli di Roma

Non dobbiamo dimenticare che la percentuale degli
utenti attivi in internet oscilla intorno al 10% e che l’agorà virtuale si
concentra nei Paesi ricchi ad economia avanzata.
La nuova divisione di classi che si profila non è più ormai tra capitalisti e proletari, ma tra chi sa e chi non sa, tra chi ha la possibilità di accesso alle informazioni e chi non la ha. […]
Occorre dotare i giovani di conoscenze e di strumenti tali da consentire loro di giocare in anticipo e di padroneggiare i cambiamenti, anziché subirli. Soprattutto oggi appare necessario dotare i giovani di un metodo critico, che permetta loro di non essere soffocati o inglobati dal flusso continuo di informazioni, spesso distorte o fuorvianti. È necessario, insomma, metterli in grado di selezionare e gestire le informazioni. […]
Occorre far sì che le reti telematiche siano considerate un’occasione di verità, che si costruisce attraverso un processo continuo di ricerca critica e di discussione pubblica. I due grandi principi dell’informazione sono stati sintetizzati nelle parole del Santo Padre Giovanni Paolo II: «Dire la verità e rispettare la dignità della persona umana». […]
Gli effetti delle innovazioni tecnologiche nel campo delle telecomunicazioni si distinguono in effetti virtuosi ed effetti perversi, soprattutto nella sfera economica ed istituzionale.
Sono effetti positivi: l’apertura di nuovi mercati, l’abbattimento delle posizioni di monopolio, la flessibilità del lavoro, il flusso di informazioni e la correlativa possibilità di controllo sulle medesime.
Sono effetti negativi: il sorgere di nuovi poteri globalizzanti e livellanti, la facilità di evasione dalle norme civili, penali e tributarie mediante il possibile anonimato, la discriminazione tra i pochi che ne usufruiscono e i molti che ne sono privi, e, infine, la solitudine del cittadino di fronte al computer, con i conseguenti danni fisici e psichici.
Professor Dario Antiseri
dell’Università Luiss-Guido Carli di Roma
A proposito della verità, dell’obiettività di una persona e dell’oggettività di una informazione. Quest’ultima equivale alla controllabilità dei fatti narrati.
L’informazione è sempre parziale, ma non deve essere faziosa. Il giornalista deve essere pronto a correggere i propri errori. È dagli errori individuati e corretti che si impara. Sbagliano gli scienziati, sbagliano i giornalisti.[…]
Il giornalismo non muore soltanto per l’acquiescenza ai padroni di turno, ma anche a causa della perdita di fiducia generata dalla pervicace copertura di errori e di menzogne.
Il grande clinico bolognese Augusto Murri osservava che tra i trattati che si studiano nella facoltà di Medicina, manca il manuale degli errori.
Un manuale degli errori (dei tipi di errori) dei giornalisti non dovrebbe far parte di una rigorosa e approfondita formazione epistemologica del giornalista?
Professor Massimo Baldini
ordinario di Semiotica presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma
Il dibattito sull’obiettività e sulla cosiddetta verità oggettiva ha dato luogo ad ampie e vivaci discussioni, talora fortemente vacue. Il giornalista migliore è un giornalista oggettivo, che spiega scientificamente i fatti e non li interpreta ideologicamente. È un giornalista i cui articoli contengono più argomentazioni che esclamazioni.
Dottor Angelo Bertani
vicedirettore di Famiglia Cristiana
I media informano, certo. Ma che valore morale ha tutto ciò? Ci sono quelli che dicono: «Un valore immenso perché oggi si può conoscere tutto, subito, in tutto il mondo». Altri dicono: «Prevale l’inquinamento delle notizie, anzi le notizie inutili soffocano la verità». Forse non saremo mai obiettivi, ma come cristiani dobbiamo cercare di esserlo il più possibile. I media non solo informano, ma comunicano: ogni comunicazione unidirezionale è immorale e solo quella a due direzioni, cioè reciproca, è morale. I media ci offrono, oggi, una grande occasione.
Professor Ermanno Bocchini
docente di Diritto dell’informazione presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma
La manifestazione del pensiero è attiva, passiva e riflessiva. […]
Manca una disciplina dell’informazione nella Corte costituzionale e nel Codice civile. Manca una chiara definizione di che cosa si intende per libertà dei media. Donde la necessità di inquadrare l’informazione nel diritto pubblico e in quello privato. […]
Il diritto dell’informazione sta tra mercato, etica e deontologia. I principi del diritto dell’informazione sono: a) la liberalizzazione delle telecomunicazioni; b) il servizio pubblico equivale a tutela degli interessi generali; c) la normativa antitrust presuppone il divieto di posizioni dominanti nel mercato dell’informazione.
Padre Pasquale Borgomeo S.J.
direttore generale di Radio Vaticana
Il ritardo della riflessione giuridica provoca la mancanza di una legislazione adeguata. Questo spiega alcuni fenomeni di capitalismo selvaggio dei media. Tale ritardo si spiega, in parte, con la rapidità del progresso tecnologico. […]
La legislazione sulla protezione della proprietà intellettuale, nell’ambito audiovisivo, è largamente superata. […]
I prodotti audiovisivi sono una merce. Una merce che produce cultura. La posta in gioco è né più né meno che una scelta di modello di società. […]
Quando si pensa all’influenza dei media nella formazione dell’opinione pubblica e quindi anche del suffragio politico, che è lo strumento fondamentale del sistema democratico, si comprende immediatamente la necessità di regole etiche per l’esercizio dell’attività dei media. Lasciare questo esercizio solo alla dinamica delle leggi di mercato significa accettare che tra gli elementi costitutivi della democrazia, l’economia vinca sull’etica, sul sociale, sulla politica, sulla cultura. […]
Bisogna che i responsabili politici, il mondo della cultura, i giuristi abbiano sempre più coscienza che la regolamentazione per l’esercizio dell’attività dei media, di tutti i media, riflette il modello di società che si vuole costruire e nella quale si vuole vivere.
Professor Juvenal Ilunga (Congo)
docente presso l’Università Urbaniana, vicerettore del Seminario maggiore di Propaganda Fide
L’ostacolo fondamentale al sorgere della democrazia in Africa deriva da una comunicazione distorta tra il popolo e chi ha il potere. Tale distorsione ha la sua radice nell’aver trascurato il senso e il valore della comunicazione nelle società africane tradizionali e nell’aver adottato il sistema occidentale senza averne capito bene i meccanismi. Vi è quindi la necessità di ricercare i valori culturali africani, capaci di promuovere la democrazia.
Occorre soffermarsi a lungo sulla parola e sul consiglio degli anziani.
Professor Jader Jacobelli
coordinatore della Consulta Qualità della Rai
In tempo di “pensiero debole” come il nostro, si finisce per concludere quasi sempre che l’obiettività non esiste, che è impossibile, e quindi ogni giornalista va assolto. Ma se l’obiettività non esiste, può e deve esistere l’imparzialità, che è un valore concreto da perseguire. […]
Ma ancora il diritto all’informazione non è stato ufficialmente costituzionalizzato, anche se alcuni giuristi sostengono che sia implicito in diverse norme della Costituzione. […]
Pretendiamo – pretendiamolo sempre di più – che l’informazione sia imparziale; questo può renderci cittadini consapevoli e responsabili delle scelte che siamo chiamati a compiere.
Professoressa Donatella Pacelli
docente di Sociologia della comunicazione presso l’Università Lumsa di Roma
Si può intravedere una linea di demarcazione per cui certi media sono impiegati in prevalenza da certe fasce d’età. I media tradizionali (soprattutto stampa e televisione) avrebbero un pubblico adulto o infantile mentre i nuovi media avrebbero un pubblico giovane.
Dottor Mario Petrina
presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
Il giornalista deve essere sempre obiettivo. Egli deve essere in grado di esercitare una forma di critica attiva anche verso gli uomini e le idee che condivide. Il giornalista può avere degli amici, il giornale non deve averne. […]
Pongo in primo luogo questa necessità di obiettività e di critica, che deve contrastare il turpe costume della lottizzazione e della politicizzazione ad oltranza.
Professor Piero Pisarra
dell’Istituto Cattolico di Parigi
Sempre più di frequente, i media si rivolgono a consumatori e non a cittadini o persone. Si parla di target, di audience e non più, o non solo, di lettori o di spettatori. […]
Quali sono gli spiragli, gli spazi di libertà, di discernimento e di creatività, perché media e persona non siano termini antitetici?
Professor Dennis F. Redmont
direttore dell’Associated Press per l’Italia
La credibilità dei media è a rischio. Questo è stato un anno di mea culpa per i media americani. Dallo scandalo Watergate in poi la credibilità dei media è in calo.
Le cause di questa débâcle sono molte: la fretta di sbaragliare la concorrenza, la scarsa revisione dei testi e le nuove forme giornalistiche come i resoconti (o i filmati nel caso della televisione) di eventi che i giornalisti, in realtà, non testimoniano in prima persona.
Infine l’arrivo di internet ha tolto alcuni filtri tradizionali che permettevano al pubblico di ricevere notizie con commenti e analisi. Ora le gente può ricevere informazioni che non sono state verificate.
Questo nuovo tipo di giornalismo è stato chiamato il giornalismo assertivo, contro il giornalismo della verifica. Il giornalismo assertivo prende quello che si sente e lo divulga, sia che si tratti di illazioni, dichiarazioni o invenzioni. Il vero giornalista prende le “dritte” e le dichiarazioni, ma poi le verifica.
Don Vincenzo Rini
presidente della Federazione italiana settimanali cattolici
Di fronte ai ragazzi in età evolutiva, abbiamo diversi strumenti di comunicazione: i media attivi (quali il libro e il giornale), i media passivi (la televisione e il cinema), nonché i media interattivi, nei quali il ragazzo deve agire, dialogare con lo strumento, sentendosi di fronte ad esso, protagonista. Sono questi i nuovi media, come internet, con le loro varie possibilità, senza trascurare il telefonino (con i suoi velocissimi sviluppi telematici) e i videogiochi.
Diversa è l’influenza che i diversi media possono avere nei confronti dei bambini e dei ragazzi in età evolutiva. I nuovi media possono essere strumento di astrazione dalla realtà. Il rischio più grave è quello di togliere il ragazzo dalla realtà “reale” per inserirlo in una realtà “virtuale”. Urgente è allora l’intervento da parte della famiglia, della scuola e della Chiesa.
Dottor Paolo Scandaletti
dell’Unione cattolica della stampa italiana
I prodotti del mondo delle comunicazioni ci inseguono. Noi abbiamo ben poco per decodificare i linguaggi, valutare criticamente i possibili effetti sulle singole persone e, in generale, sul costume. L’era dell’accesso a internet ed il magico web stanno sollevando un polverone che complica ulteriormente il quadro. […]
Occorre distinguere tra informazione e pubblicità, tenendo presente che oltre ai giornalisti, in questo campo operano molti comunicatori (autori, programmisti, registi di radio e televisione, pubblicitari e addetti alle relazioni esterne) che gestiscono anch’essi le notizie, ma in qualche caso, non di interesse generale, bensì settoriale o aziendale. […]
Vi è necessità di una tutela maggiore per i minori. Va notato che la Carta di Treviso che, finalmente, sancì la tutela dei minori, non è mai stata sottoscritta dagli editori. […]
Siamo ben lontani dal giornalismo deontologicamente corretto. Occorre offrire prodotti credibili: singole notizie autentiche e verificate, linguaggi precisi e comprensibili.
Purtroppo superficialità, imprecisione, incompletezza, protagonismo del cronista, tentazione giustizialista, tendenza a dare spazio al male e al negativo, sono scorie professionali che hanno pesantemente condizionato la credibilità dei giornalisti.
Come può consolidarsi un’autentica e generalizzata cultura “alta” della professione giornalistica? Si spera nell’università: è necessario insegnare i “fondamentali” della filosofia e della storia, del diritto e dell’economia. È necessaria la laurea in giornalismo e una preparazione sistematica dentro le università. Gli atenei dovranno mettere a disposizione i mezzi indispensabili e i docenti migliori.
L’Ordine dei giornalisti può trovare, in questa congiuntura, una doppia funzione: il primo compito è quello di gestire con mano salda la deontologia professionale; il secondo compito è quello di fare maturare una cultura della professione intesa come servizio reso ai cittadini. A partire dalle rettifiche e dalle lettere dei lettori, alle quali deve darsi il giusto risalto. […]
La linea della massima utilità d’impresa, riferita più al bilancio che alla qualità, sta arrecando seri danni alla utilità-bontà-credibilità del prodotto informazione. I fatti di cronaca sono “visti” sui terminali delle agenzie o raccolti al telefono di seconda mano.
I processi informatici hanno rivoluzionato i modi e i tempi delle redazioni e delle tipografie. E internet diventa fonte di notizie difficili da verificare, usate spesso per colpi a sensazione. […]
L’Ordine dei giornalisti, come osservatorio permanente sullo stato dell’informazione nel Paese, potrebbe suggerire interventi di legge là dove vi fosse carenza. Ad esempio sull’uso di internet. È certo impossibile il controllo della rete mondiale di interconnessione. Ma se i singoli Stati esigessero, sulla falsariga del registro-stampa presso i tribunali italiani, un direttore responsabile per le cosiddette News e per i “siti informativi”, forse qualche progresso sarebbe possibile. […]
È entrato in vigore, di recente, un Codice etico dei giornalisti, approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Non sarebbe male seguire l’attività dei cosiddetti comunicatori di enti e aziende. E degli autori di programmi di radio e televisione, chi se ne occupa? La fiction, i quiz e il varietà televisivo spesso “incidono” più del telegiornale. A quando un codice deontologico anche per loro?
Il cittadino potrebbe entrare nei collegi di valutazione deontologica sull’operato dei giornalisti e negli organismi dell’Ordine, troppo spesso autoreferenziali, e potrebbe entrare nel Comitato nazionale di etica dei media, che l’Unione cattolica della stampa italiana ha proposto. Il Comitato, simile a quello di bioetica, dovrebbe essere composto dai rappresentanti degli editori, dei giornalisti e dei cittadini. […]
Il testo della nuova legge per l’editoria, approvata dal governo italiano nel marzo scorso, non è ancora divenuto legge. Se è vero che esso reca vantaggi alle grandi testate, è da chiedersi se non venga messo così a rischio il pluralismo culturale e sociale garantito da quelle piccole, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.
Oltre ai relatori citati in queste pagine, hanno partecipato al convegno anche l’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali della Chiesa cattolica; il professor Johan Galtung, sociologo (Norvegia); il professor Giampiero Gamaleri, docente di Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa presso la facoltà di Lettere dell’Università Roma Tre; il professor Roger Laughton, Head of Media School della Bournemouth University; il professor Michel Mathien, docente presso l’Università Robert Schuman di Strasburgo; il professor Renato Parascandalo, giornalista televisivo, direttore editoriale di Rai Educational; il professor Robert A. White, ordinario nella facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana.
Professor Mario Arcelli
rettore dell’Università Luiss-Guido Carli di Roma

Un momento del congresso tenutosi a Roma nel settembre 2000
La nuova divisione di classi che si profila non è più ormai tra capitalisti e proletari, ma tra chi sa e chi non sa, tra chi ha la possibilità di accesso alle informazioni e chi non la ha. […]
Occorre dotare i giovani di conoscenze e di strumenti tali da consentire loro di giocare in anticipo e di padroneggiare i cambiamenti, anziché subirli. Soprattutto oggi appare necessario dotare i giovani di un metodo critico, che permetta loro di non essere soffocati o inglobati dal flusso continuo di informazioni, spesso distorte o fuorvianti. È necessario, insomma, metterli in grado di selezionare e gestire le informazioni. […]
Occorre far sì che le reti telematiche siano considerate un’occasione di verità, che si costruisce attraverso un processo continuo di ricerca critica e di discussione pubblica. I due grandi principi dell’informazione sono stati sintetizzati nelle parole del Santo Padre Giovanni Paolo II: «Dire la verità e rispettare la dignità della persona umana». […]
Gli effetti delle innovazioni tecnologiche nel campo delle telecomunicazioni si distinguono in effetti virtuosi ed effetti perversi, soprattutto nella sfera economica ed istituzionale.
Sono effetti positivi: l’apertura di nuovi mercati, l’abbattimento delle posizioni di monopolio, la flessibilità del lavoro, il flusso di informazioni e la correlativa possibilità di controllo sulle medesime.
Sono effetti negativi: il sorgere di nuovi poteri globalizzanti e livellanti, la facilità di evasione dalle norme civili, penali e tributarie mediante il possibile anonimato, la discriminazione tra i pochi che ne usufruiscono e i molti che ne sono privi, e, infine, la solitudine del cittadino di fronte al computer, con i conseguenti danni fisici e psichici.
Professor Dario Antiseri
dell’Università Luiss-Guido Carli di Roma
A proposito della verità, dell’obiettività di una persona e dell’oggettività di una informazione. Quest’ultima equivale alla controllabilità dei fatti narrati.
L’informazione è sempre parziale, ma non deve essere faziosa. Il giornalista deve essere pronto a correggere i propri errori. È dagli errori individuati e corretti che si impara. Sbagliano gli scienziati, sbagliano i giornalisti.[…]
Il giornalismo non muore soltanto per l’acquiescenza ai padroni di turno, ma anche a causa della perdita di fiducia generata dalla pervicace copertura di errori e di menzogne.
Il grande clinico bolognese Augusto Murri osservava che tra i trattati che si studiano nella facoltà di Medicina, manca il manuale degli errori.
Un manuale degli errori (dei tipi di errori) dei giornalisti non dovrebbe far parte di una rigorosa e approfondita formazione epistemologica del giornalista?
Professor Massimo Baldini
ordinario di Semiotica presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma
Il dibattito sull’obiettività e sulla cosiddetta verità oggettiva ha dato luogo ad ampie e vivaci discussioni, talora fortemente vacue. Il giornalista migliore è un giornalista oggettivo, che spiega scientificamente i fatti e non li interpreta ideologicamente. È un giornalista i cui articoli contengono più argomentazioni che esclamazioni.
Dottor Angelo Bertani
vicedirettore di Famiglia Cristiana
I media informano, certo. Ma che valore morale ha tutto ciò? Ci sono quelli che dicono: «Un valore immenso perché oggi si può conoscere tutto, subito, in tutto il mondo». Altri dicono: «Prevale l’inquinamento delle notizie, anzi le notizie inutili soffocano la verità». Forse non saremo mai obiettivi, ma come cristiani dobbiamo cercare di esserlo il più possibile. I media non solo informano, ma comunicano: ogni comunicazione unidirezionale è immorale e solo quella a due direzioni, cioè reciproca, è morale. I media ci offrono, oggi, una grande occasione.
Professor Ermanno Bocchini
docente di Diritto dell’informazione presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma
La manifestazione del pensiero è attiva, passiva e riflessiva. […]
Manca una disciplina dell’informazione nella Corte costituzionale e nel Codice civile. Manca una chiara definizione di che cosa si intende per libertà dei media. Donde la necessità di inquadrare l’informazione nel diritto pubblico e in quello privato. […]
Il diritto dell’informazione sta tra mercato, etica e deontologia. I principi del diritto dell’informazione sono: a) la liberalizzazione delle telecomunicazioni; b) il servizio pubblico equivale a tutela degli interessi generali; c) la normativa antitrust presuppone il divieto di posizioni dominanti nel mercato dell’informazione.
Padre Pasquale Borgomeo S.J.
direttore generale di Radio Vaticana
Il ritardo della riflessione giuridica provoca la mancanza di una legislazione adeguata. Questo spiega alcuni fenomeni di capitalismo selvaggio dei media. Tale ritardo si spiega, in parte, con la rapidità del progresso tecnologico. […]
La legislazione sulla protezione della proprietà intellettuale, nell’ambito audiovisivo, è largamente superata. […]
I prodotti audiovisivi sono una merce. Una merce che produce cultura. La posta in gioco è né più né meno che una scelta di modello di società. […]
Quando si pensa all’influenza dei media nella formazione dell’opinione pubblica e quindi anche del suffragio politico, che è lo strumento fondamentale del sistema democratico, si comprende immediatamente la necessità di regole etiche per l’esercizio dell’attività dei media. Lasciare questo esercizio solo alla dinamica delle leggi di mercato significa accettare che tra gli elementi costitutivi della democrazia, l’economia vinca sull’etica, sul sociale, sulla politica, sulla cultura. […]
Bisogna che i responsabili politici, il mondo della cultura, i giuristi abbiano sempre più coscienza che la regolamentazione per l’esercizio dell’attività dei media, di tutti i media, riflette il modello di società che si vuole costruire e nella quale si vuole vivere.
Professor Juvenal Ilunga (Congo)
docente presso l’Università Urbaniana, vicerettore del Seminario maggiore di Propaganda Fide
L’ostacolo fondamentale al sorgere della democrazia in Africa deriva da una comunicazione distorta tra il popolo e chi ha il potere. Tale distorsione ha la sua radice nell’aver trascurato il senso e il valore della comunicazione nelle società africane tradizionali e nell’aver adottato il sistema occidentale senza averne capito bene i meccanismi. Vi è quindi la necessità di ricercare i valori culturali africani, capaci di promuovere la democrazia.
Occorre soffermarsi a lungo sulla parola e sul consiglio degli anziani.
Professor Jader Jacobelli
coordinatore della Consulta Qualità della Rai
In tempo di “pensiero debole” come il nostro, si finisce per concludere quasi sempre che l’obiettività non esiste, che è impossibile, e quindi ogni giornalista va assolto. Ma se l’obiettività non esiste, può e deve esistere l’imparzialità, che è un valore concreto da perseguire. […]
Ma ancora il diritto all’informazione non è stato ufficialmente costituzionalizzato, anche se alcuni giuristi sostengono che sia implicito in diverse norme della Costituzione. […]
Pretendiamo – pretendiamolo sempre di più – che l’informazione sia imparziale; questo può renderci cittadini consapevoli e responsabili delle scelte che siamo chiamati a compiere.
Professoressa Donatella Pacelli
docente di Sociologia della comunicazione presso l’Università Lumsa di Roma
Si può intravedere una linea di demarcazione per cui certi media sono impiegati in prevalenza da certe fasce d’età. I media tradizionali (soprattutto stampa e televisione) avrebbero un pubblico adulto o infantile mentre i nuovi media avrebbero un pubblico giovane.
Dottor Mario Petrina
presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
Il giornalista deve essere sempre obiettivo. Egli deve essere in grado di esercitare una forma di critica attiva anche verso gli uomini e le idee che condivide. Il giornalista può avere degli amici, il giornale non deve averne. […]
Pongo in primo luogo questa necessità di obiettività e di critica, che deve contrastare il turpe costume della lottizzazione e della politicizzazione ad oltranza.
Professor Piero Pisarra
dell’Istituto Cattolico di Parigi
Sempre più di frequente, i media si rivolgono a consumatori e non a cittadini o persone. Si parla di target, di audience e non più, o non solo, di lettori o di spettatori. […]
Quali sono gli spiragli, gli spazi di libertà, di discernimento e di creatività, perché media e persona non siano termini antitetici?
Professor Dennis F. Redmont
direttore dell’Associated Press per l’Italia
La credibilità dei media è a rischio. Questo è stato un anno di mea culpa per i media americani. Dallo scandalo Watergate in poi la credibilità dei media è in calo.
Le cause di questa débâcle sono molte: la fretta di sbaragliare la concorrenza, la scarsa revisione dei testi e le nuove forme giornalistiche come i resoconti (o i filmati nel caso della televisione) di eventi che i giornalisti, in realtà, non testimoniano in prima persona.
Infine l’arrivo di internet ha tolto alcuni filtri tradizionali che permettevano al pubblico di ricevere notizie con commenti e analisi. Ora le gente può ricevere informazioni che non sono state verificate.
Questo nuovo tipo di giornalismo è stato chiamato il giornalismo assertivo, contro il giornalismo della verifica. Il giornalismo assertivo prende quello che si sente e lo divulga, sia che si tratti di illazioni, dichiarazioni o invenzioni. Il vero giornalista prende le “dritte” e le dichiarazioni, ma poi le verifica.
Don Vincenzo Rini
presidente della Federazione italiana settimanali cattolici
Di fronte ai ragazzi in età evolutiva, abbiamo diversi strumenti di comunicazione: i media attivi (quali il libro e il giornale), i media passivi (la televisione e il cinema), nonché i media interattivi, nei quali il ragazzo deve agire, dialogare con lo strumento, sentendosi di fronte ad esso, protagonista. Sono questi i nuovi media, come internet, con le loro varie possibilità, senza trascurare il telefonino (con i suoi velocissimi sviluppi telematici) e i videogiochi.
Diversa è l’influenza che i diversi media possono avere nei confronti dei bambini e dei ragazzi in età evolutiva. I nuovi media possono essere strumento di astrazione dalla realtà. Il rischio più grave è quello di togliere il ragazzo dalla realtà “reale” per inserirlo in una realtà “virtuale”. Urgente è allora l’intervento da parte della famiglia, della scuola e della Chiesa.
Dottor Paolo Scandaletti
dell’Unione cattolica della stampa italiana
I prodotti del mondo delle comunicazioni ci inseguono. Noi abbiamo ben poco per decodificare i linguaggi, valutare criticamente i possibili effetti sulle singole persone e, in generale, sul costume. L’era dell’accesso a internet ed il magico web stanno sollevando un polverone che complica ulteriormente il quadro. […]
Occorre distinguere tra informazione e pubblicità, tenendo presente che oltre ai giornalisti, in questo campo operano molti comunicatori (autori, programmisti, registi di radio e televisione, pubblicitari e addetti alle relazioni esterne) che gestiscono anch’essi le notizie, ma in qualche caso, non di interesse generale, bensì settoriale o aziendale. […]
Vi è necessità di una tutela maggiore per i minori. Va notato che la Carta di Treviso che, finalmente, sancì la tutela dei minori, non è mai stata sottoscritta dagli editori. […]
Siamo ben lontani dal giornalismo deontologicamente corretto. Occorre offrire prodotti credibili: singole notizie autentiche e verificate, linguaggi precisi e comprensibili.
Purtroppo superficialità, imprecisione, incompletezza, protagonismo del cronista, tentazione giustizialista, tendenza a dare spazio al male e al negativo, sono scorie professionali che hanno pesantemente condizionato la credibilità dei giornalisti.
Come può consolidarsi un’autentica e generalizzata cultura “alta” della professione giornalistica? Si spera nell’università: è necessario insegnare i “fondamentali” della filosofia e della storia, del diritto e dell’economia. È necessaria la laurea in giornalismo e una preparazione sistematica dentro le università. Gli atenei dovranno mettere a disposizione i mezzi indispensabili e i docenti migliori.
L’Ordine dei giornalisti può trovare, in questa congiuntura, una doppia funzione: il primo compito è quello di gestire con mano salda la deontologia professionale; il secondo compito è quello di fare maturare una cultura della professione intesa come servizio reso ai cittadini. A partire dalle rettifiche e dalle lettere dei lettori, alle quali deve darsi il giusto risalto. […]
La linea della massima utilità d’impresa, riferita più al bilancio che alla qualità, sta arrecando seri danni alla utilità-bontà-credibilità del prodotto informazione. I fatti di cronaca sono “visti” sui terminali delle agenzie o raccolti al telefono di seconda mano.
I processi informatici hanno rivoluzionato i modi e i tempi delle redazioni e delle tipografie. E internet diventa fonte di notizie difficili da verificare, usate spesso per colpi a sensazione. […]
L’Ordine dei giornalisti, come osservatorio permanente sullo stato dell’informazione nel Paese, potrebbe suggerire interventi di legge là dove vi fosse carenza. Ad esempio sull’uso di internet. È certo impossibile il controllo della rete mondiale di interconnessione. Ma se i singoli Stati esigessero, sulla falsariga del registro-stampa presso i tribunali italiani, un direttore responsabile per le cosiddette News e per i “siti informativi”, forse qualche progresso sarebbe possibile. […]
È entrato in vigore, di recente, un Codice etico dei giornalisti, approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Non sarebbe male seguire l’attività dei cosiddetti comunicatori di enti e aziende. E degli autori di programmi di radio e televisione, chi se ne occupa? La fiction, i quiz e il varietà televisivo spesso “incidono” più del telegiornale. A quando un codice deontologico anche per loro?
Il cittadino potrebbe entrare nei collegi di valutazione deontologica sull’operato dei giornalisti e negli organismi dell’Ordine, troppo spesso autoreferenziali, e potrebbe entrare nel Comitato nazionale di etica dei media, che l’Unione cattolica della stampa italiana ha proposto. Il Comitato, simile a quello di bioetica, dovrebbe essere composto dai rappresentanti degli editori, dei giornalisti e dei cittadini. […]
Il testo della nuova legge per l’editoria, approvata dal governo italiano nel marzo scorso, non è ancora divenuto legge. Se è vero che esso reca vantaggi alle grandi testate, è da chiedersi se non venga messo così a rischio il pluralismo culturale e sociale garantito da quelle piccole, ma distribuite su tutto il territorio nazionale.